C’era poesia nell’aria, versi e parole fra i tuoi capelli.
Un caleidoscopio, un albero di mandorle, una bestemmia.
Poi si sono sciolti i nodi del destino, ed è tutto svanito,
il pitosforo ha tinto di bianco la mia solitudine,
e la pace ha pervaso la via per il mare.
Accosto l’orecchio al tuo petto ora, e non sento un cuore,
sento l’eco di spiagge remote, sento il rumore del sole.
È il verde, e il blu. Il giallo, e il rosso.
La confusione, la gioia, la libertà. Il sapore del mango.
Il mondo visto da dentro, come un bacio che assopisce.
Siamo spettatori e giocatori, ignari delle proiezioni della mente,
siamo corpi estranei, uniti soltanto negli atti d’amore.
Prendiamo vie separate, stella, crogioliamoci nei nostri mali.
Ci sono radici che affondano come denti nel cuore,
tentazioni, arcobaleni, ci sono mille e una tonalità.
Appare più chiaro oggi che distillo idee capricciose.
Dall’altopiano Andino vedo il tempo scorrere
vedo l’oceano scandire epoche, assorbire il male;
vedo l’oblio, e sogno di nutrire cuccioli di salice piangente.
Poi, mentre li sfamo con la mia tristezza,
attraverso i giardini del cuore e vedo dispiegarsi cose,
la mia infanzia, la nostra vita, il nostro tempo,
come un amore alla deriva. Come una mamma che piange.
Quando dovrai stringere i pugni, amore mio,
ricorda di quando ho soffiato vita fra i tuoi capelli.
Mentre attraverserai gli oceani, amore mio,
non ti dimenticare che io l’avevo già sognato.
Lascerai impronte ovunque, come tracce della tua presenza.
Ci sono letti che ti stanno aspettando per essere disfatti,
ci sono latitudini improbabili a cui fare all’amore,
ritroverai i nostri giorni andati, lentamente,
e poco prima di dormire catalogherai le tue incertezze,
annidandole nelle braccia di ciò che è stato:
onde di possibilità che travolgeranno i miei sogni.
Ancora, penserai, arriverà quell’attimo,
il riunirsi dopo giorni di separazione:
e dondolandoti in questa pace, ti addormenterai.
Io invece aprirò la porta, e ci sarà una pausa goffa:
in quel momento, fra il battito del cuore e le pause dell’orologio,
convergeranno una decade di momenti e di sentieri infiniti.
Prima di parlare, la mano ancora sulla porta, tu mi guarderai
sorridendo: il colletto della tua camicia sarà aperto
e la luce trasformerà la tua pelle liscia in un’ombra ammaliante.
Sarà proprio in quel momento, quando mancheranno le parole,
che i ricordi scorreranno come sangue nelle nostre vene.
Te ne sei andata, confusa, ed io ho paura di invecchiare.
Tu forse ora non lo sai, ma era la somma di te,
che mi seccava la gola.
Carlo

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