giochi che ci facevano
stare insieme con pochissimo
ci divertivamo un mondo
bastava un pezzo di carta
piegato destra, sinistra
la barca era pronta
una bacinella di acqua
iniziava la gara
quale era più bella?
quale andava più veloce?
giochi di ragazzini felici
innocenti
giochi che adesso
non conosce più nessuno
non sanno neppure
fare la barchetta di carta.

come un bimbo curioso,
con il naso schiacciato
ammiro affascinato
questa sera piovosa;
a miriadi le gocce
tormentate dal vento
s’abbattono sui muri
sugli alberi e le strade
sconvolgendo nell’aria
il giorno di gennaio:
oh gocce che scendete
per raggiungere il mare
donando nel passaggio
l’inizio della vita,
bagnate i malumori
degli umani sospiri
ma non vi trasformate
in nefaste matrigne.
e nel cuore mio,
la guerra e poi la pace.
E la ricerca estenuante
della "felicità dell'infelice".
Poi,
spesi il tempo
in spiccioli di vita
ed iniziai un'altra volta ancora
dopo ogni "tsunami", come se fosse
per me nuova primavera...
E son qua,
sono qua con questa mia inquietudine
sono qua
che faccio a pugni con le mie mille storie
con occhi pieni di lacrime di sale
e il vuoto a perdere
delle mie memorie.
Sono qua a recitar poesia,
ed a cercar di me
questa stracciata vita mia...
Sarà che forse non mi riconosco
Dove sarà la mia nuova dimora
Pensare al momento del trasloco
Da questa città vorrei allontanarmi
Se solo esistesse distesa galleggiante
da lì costruirei una passerella
a l’unica certezza che in me sopravvive:
la madre, lo spirito e l’inesistente.
"La navicella potrà essere trovata e la registrazione visualizzata solo se esistono civiltà avanzate che viaggiano nello spazio interstellare. Ma il lancio di questa bottiglia nell'oceano cosmico è un messaggio di grande speranza circa la vita su questo pianeta". Cit. Carl Edward Sagan
Siamo così lontani oramai,
che anche il nostro amore
si è fatto crittografato,
cifrato in sistema binario.
Qui, lo spazio intergalattico
è il mio pensiero divergente,
un ultimo atto creativo
necessario a questo nulla
come una congettura inutile:
vera solo per chi si rifugia
nel principio del terzo escluso.
Ho seguito l’ignoto, la coda
di luce della costellazione
di Andromeda, e ho cercato
di dimenticare di essere uomo.
Ma tu sarai sempre con me,
e ti ritroverò nei lobi temporali,
nelle pieghe della mia empatia
e al centro del mio ippocampo.
Il mio rapporto di indipendenza
dagli oggetti fisici del mondo
e la mia competenza intellettuale,
sono già come la voce delle stelle,
come il linguaggio della musica
in un universo in realtà muto,
come il tuo ricordo che svanisce
nell’apparente nulla siderale
ma si imprime nel lato destro
di un cervello alla ricerca di Dio.
L’inizio, o la fine, ma l’eterno.
modella l'aria
il fiato caldo
riempie il respiro
la pelle vellutata
disegna il colore degli occhi
desiderio in bellezza
scolpisce labbra pregne
matido di sudore
cresce e avvolge
profumo di corpo
sale e penetra
le illusioni diventano promesse
in patto d'amore
come un'appestata untrice,
uno sconquasso silenzioso.
Il ciglio deformato schiude
traiettorie inimmaginabili,
angosce latenti materializzate
nel regno dell'invisibilità.
Dove andiamo? Raggi obliqui
di un bieco sole rosso d'avanspettacolo
imperterriti sorridono dall'alto
sopra il fitto sipario grigio.
Ho l'emergenza d'un bacio
sbavato di rossetto ai guardrail
della bocca affinché mi perda
in un sentiero di fiabe
dal lieto fine.
...il cuore disse..
avanti un'altra...
ma io non avevo ancora aperto la porta...
mi disse il cuore ...
che importa...
avrà un'altra faccia,
un altro nome
un'altra gonna...
ma è sempre una donna...
io...rimasi in silenzio...
... un timido sorriso..
poi lei disse..
come stai...
io bene risposi
e guardandole bene il viso..
pensai...
però...somiglia tanto a lei...
lei mi guardò...
mi chiese cosa stessi pensando
..ed io bugiardo...
"pensavo a te"...
sfilano dentro pensieri
Scrosci lievi
dosi e ronzii per l’orecchio
Una storia infinita…
sento la voce narrante,
ardita la recito
come fosse la mia
Oh, la danza dei fiocchi di neve,
come va oltre
i vostri gelidi sguardi!
Mi perdonino,
dimentico l’arte
nel gioco di camuffare
la blanda apparenza
Come rosario recito nel proscenio,
sgrano la litania del mio essere,
felice invoco l’io rinnegato.
A lungo vagabonda su lidi deserti,
in solitari eremi di angoli bui,
libera di un sentire meschino,
ritta, orgogliosa, al destino dichiaro.
Tornata nei nati, traballante alla
gioia, m’incammino su fili di seta.
Ah, qual dolce sensazione, la libertà!
Assaporo, mando giù, nettare di vita.
Nel riflesso di vivida luce, solo
velluto d’accarezzare e bocca di rosa.

Ci sono ancora 394 posti liberi -
meno uno, la pioggerellina ha meno fantasia della neve,
eppure...
meno due, una bottiglia s'è spaccata cadendo senza trionfo
e inattesa ecco la tua voce,
meno tre, una granella di sassolini bianchi sul sentiero che porta a casa -
quasi avessi fatto voto di povertà
mi sta rendendo felice.
Ci sono ancora 391 posti liberi.
Ti terrebbe stretto a se per non lasciarti mai.
Le labbra si poserebbero sulle rose gote e ti cullerebbe tra le braccia riscaldandoti.
Ritornerebbe a quant'eri piccolo e fragile.
Perché uomo, ti vide di nuovo bambino.
A quando erano le sue braccia a proteggerti.
A quando era la sua mano a condurti nel mondo.
A quando erano le sue braccia a sollevarti ed era lei ad imboccarti.
Grande ma piccolo,
prendesti il volo
non curandoti delle tue ali spezzate.
Ti vide.
Ti guardò.
Con gli occhi di madre
dovette lasciarti andare
alla volontà di chi lei
opporsi non pote.
Non appoggiare mai il mento
Sopra i tuoi palmi
Non fermarti mai ad aspettare
Che qualcosa cambi
È già difficile trovarsi accanto
Chi ti raccolga dopo che avrai pianto
Non appoggiare gli occhi al vento
Non c’è altra vita che tu possa portare dentro
Sii tu l’artefice del tuo cambiamento
Presto asciuga le lacrime del tuo pianto
Non aver mai paura di andare avanti
E di giocarti tutto fino a che campi
Non c’è destino che ti possa dare tormento
Sii tu l’artefice di ogni tuo disegno
Non c’è una notte che possa darti torto
Se al mattino ti sarai già accorto
Che il mondo vive e ti respira addosso
Ripeti all’infinito "non c’è nulla che non posso"
Rimani calmo prendi un respiro
Fa tutto parte della vita perciò sei vivo
Per il dolore acuto che ti avvolge
Per il sorrise e la forza di chi i denti stringe
Non aver mai paura di andare avanti
E di giocarti tutto fino a che campi
Non c’è destino che ti possa dare tormento
Sii tu l’artefice di ogni tuo sentimento
sulla via intristita da alberi denudati
dal vento sadico e fustigati
a perenne sfida alla loro saldezza.
Rari pedoni si muovono come formiche
seguendo binari invisibili e divergenti,
stampando effimere orme sulla polvere,
al ritmo esasperante di scuri sbattenti.
Così è ora la mia vita, spoglia d'emozioni,
gravata da contingenze penose e tristi,
sempre più solitaria e desolata,
nel battere vuoto delle ore.










