
Al nascere del sole
i suoi occhi
erano pieni d’amore
cercava tra la gente
stordita e indifferente
una ragione logica
di quel ch’era successo.
Al calar del sole
si accavallava la notte
in testa milioni di pensieri
non la facevano dormire
e quel cuscino
bagnato dalle lacrime
era l’unica cosa
per farla consolare.
Erano giorni cupi
nemmeno il tempo poteva aiutare
il freddo e il vento
gelavano ogni cosa
pure l’amore
seppur era tanto...
non è colpa mia, se hai confuso l'amore con il dolore
se chi ti ha illuso era un egoista senza cuore
ma io ti voglio, rivedere, ballare sulle note
ridere insieme e far diventare rosse le tue gote
nel tuo vestito, ho nascosto un filo di grano
ora non dire niente se lo cerca la mia mano
voglio sgranarti come una gialla spiga
voglio sentire che sta tremando la tua...vita
... non è colpa mia se dopo il sole c'è un temporale
io voglio solo poter dire ancora qual'è la morale
l'amore è bello anche se è già trascorso
o se va vissuto, dissetandosi, sorso a sorso
nel tuo vestito, ho nascosto un biglietto
ora non dire niente se cadrà nel tuo letto
voglio vedere i tuoi occhi, leggerlo, al mattino
e forse piangere per non avermi voluto vicino
non è colpa mia, se prima o poi affonda la nave
se non si muore ma si resta feriti grave
e si racconta la propria storia in ogni porto
e certe giorni si preferisce di esser morto
tra orecchini d'argento
foglie e petali scollati
in plastica verde e seta gialla
(straccetti di nuvole promettono polvere)
domani?
li confezionerò in corolla
sì domani
con stelo a raggiungere
quel diabolico gatto
(in perenne rosso equilibrio
sull'antenna parabolica del tetto)
e linfa in corsa dentro lo stelo
ad alimentare il fiore
sequenza attraente fra singole entità,
- anche fra me e te -
dolce e appassionata, gioiosa e fluente,
percorso su cui transitano i sentimenti,
le emozioni esistenziali,
l'ondosa corrente a cui ci si abbandona
con totale, fiduciosa trepidazione.
Armonia,
suono vibrante delle convivenze,
delle concordanze positive tra moltitudini,
fra diversi livelli di relazioni e interazioni.
Accordi minimi che si raggruppano
in consonanze sintoniche sempre più ampie,
in sincronie pervasive, che si distendono in ogni dove,
rotte a tratti da piccole o grandi dissonanze,
che subito si ricompongono in nuove, aggraziate affinità.
Ritmo,
cadenza continua, che pervade il tutto,
dal infinitesimo all'immane,
battito che sottostà ai singoli flussi melodici
e alle vaste distese armoniche,
scansione temporale delle alternanze
e degli infiniti movimenti, che governa
il respiro vitale di ogni singolo elemento
e di tutto l'universo

Verrà per sempre
come la pioggia
che scroscia senza interrompere,
questo amore così forte
che prende l'anima, la mente.
Vedrai i suoi occhi neri
così belli,
sarà difficile dimenticarli.
Verrà come la notte e il giorno,
la luna e il sole.
Ricorderai l'ultima volta.
Lei sorrideva così tanto
dopo aver fatto l'amore.
Come batteva forte il cuore
e poi quei baci infiniti.
Verrà l'amore...
Dopo così tanta pioggia
come un fiume in piena
sconvolgerà di nuovo i sensi
smarriti...
Un giorno di fine estate
Donna non smettere
di guardare il cielo,
non dimenticare
di lasciare un tuo sorriso
dove non c'è.
Donna lo sai
che il paradiso lo puoi toccare
se abbandoni il tuo cuore
dove le colline sono in fiore.
E poi la sera fermati
a guardare quel tramonto
a te caro.
Dalla finestra i colori
riflettono negli occhi.
assurda,vera,stupida e complicata malinconia
raccogli d'ogni pianto le mie gocce amare
e asciugale col fazzoletto dell'amore
e poi, come se fosse solo bene
cancellami da dosso ogni dolore.
E portami tra spazi poco conosciuti
dove la dimensione è nuovo suono
e cullami tra i seni tuoi e i tuoi occhi infiniti
come se stessimo costruendo un abbandono
Le nostre anime sono foglie e fiori di pesco
che colorano le immense primavere...
allora, fermati mentre dici: esco
e fammi innamorare ancora,
in queste sere...
di ricominciare

l'espressione immobile del viso, serrato
non traspare alcuna emozione
che pullula dentro
tra i passi sicuri nell'apparenza
La voce pacata
che riesce a solleticare
le corde della curiosità
sul velo che copre l'immagine
del ruolo
intravedendo fragilità
avvolta nel mistero
ma dagli occhi traspare
in simbiosi
dolcezza e tenerezza
vestite di gelida forza
E la medesima curiosità
guida i tuoi occhi attenti, insistenti
verso i miei
e silenziosi
agitano mari nascosti
inondano voli
sospirando
addentare la luna
e poi scivolare
sul fluido cerebrale
del tempo che ferisce
e non perdona.
Come può un uomo
piegare le stelle
e poi vomitare sangue
all’alba di un agognato tramonto.
Come può un uomo
sopportare il peso
di un cielo ombroso
pieno di sogni
e vuoto di Dio.
Come può un uomo
un padre, un figlio
e anch’io
sedersi sulla pietra miliare
scavare una buca
e poi sotterrare
l’amore, la bellezza
e ogni cosa che illude
ubriacato di luce
nell’imperfetto dolore
che induce a cercare
spiragli e profumi
in giorni perduti
nel frastuono di un bacio.
La natura ha abbandonato,
ferito ramo che muore piano
al triste destino.
Non irrorato, non omaggiato
da sguardi meravigliati, silente
al muro morente.
Quasi reciso da mano abile,
il destino ha deciso…
Tenero fiore dal colore
del sole, nato a forza, solitario,
in dono all’occhio di chi assorbe
nutre del messaggio velato.
Vive qui la vita.

in perfetta estasi
come un aliante
nel suo cielo
solo per avere
un po’ di tempo
solo per me
non mi fermare ora
sto per avere
un buon momento
come vento
sull’acqua cheta
sfioro e scivolo
spruzzando il caldo
attraverso la luce
volo come un supereroe
guardando ed ammirando
tutto dall’alto
non mi fermare ora
sto per avere
un po’ di tempo
solo per me
non mi fermare ora
sto per avere
un buon momento
fiamma del camino
illumino e riscaldo
rifletto la tua immagine
e plasmo la mia
con le mani disegno
arcobaleno
anche dove non c’è
non mi fermare ora
sto per avere
un po’ di tempo
solo per me
non mi fermare ora
sto per avere
un buon momento
Sì, sto bene. No, sto male.
Qui ho il tempo
che là non avrò
in questo contrario del tanfo,
ammaliante
come restare
nell'interno soffice
di un guanto,
io porto le tue labbra a sfiorare
un cavo sporco, di parole
che strisciano dai campanelli
lungo il muro fradicio.










