pigiati in un treno
che conduce alla morte,
senza più spazio per muoversi,
senza più spazio per la vita.
Li chiamano Campi,
ma sono solo monumenti
a futura memoria,
perché l'umanità
non si dimentichi di noi,
anime bianche.
Noi, si, tutti uguali
eppure così diversi
in questo inferno
di Kapò e camere a gas.
Noi che sopravviveremo comunque
nei pettini che userete
per pettinare la vostra vanità,
nel sapone che non basterà
a lavare le vostre coscienze.
La natura dorme, al suono di
una dolce nenia, dalle fronde
protese, a muovere l’amaca di
dolci oblii.
Un leggero movimento,
vecchio albero secolare,
guarda sornione e balla, alla
carezza del vento intorno.
Oh, l’amato vivere m’è caro,
sotto lo sguardo d’un conforto
eterno.
Non farò certo crollare il mondo della poesia
se a una cabina elettrica anno 1931
metterò anch'io una porta, scrostata, di ferro verde.
L'estate prossima i rami gonfi di lucertole e di mele
ti copriranno talmente
che non esisteremo più per nessuno.
scaldera' il mio viso,
con gli occhi socchiusi,
sentiro' la tua voce.
Ascoltero' il tuo discorrere
leggero, mai banale,
con un pizzico d'orgoglio e tanta tristezza .
E come sempre
i miei occhi si veleranno......
lacrime di nostalgico amore.
Ingannata la mente
la ragione sbagliò direzione
consumando il valore della vita
tra i muri e la prigione di filo spinato.
Il vento leva i lamenti
portandoli lontano dal cuore
e il tempo ruba l'amaro
alla disarmonia del silenzio
a chi marchiati a fuoco
con la pelle attaccata alle ossa
attendono colori di giovani cieli
derubati del futuro e della dignità d'uomo
e in quella follia di falsi ideali
cadono come foglie strappate dal vento
in uno spettacolo senza nessuna gloria
e senza sporcare la falce
sotto i colpi della stupidità umana.
L’attesa cola, dagli angoli di una parola
Il vento ha steso gli animi e ha rubato passioni
C’è silenzio nel vicolo dei ricordi
Tu mi aspetti lì…sospesa
Io ho sempre la barba più lunga
Ho steso anche gli ultimi calzini
E il tempo mi ha sorpreso come un‘ombra
Riportandomi ai tuoi confini
E ti scopro cielo di mezza stagione
Fai le luci rosse nel tramonto
Ed io mi trovo ancora sveglio
A chiedermi perchè non dormo
Così è la sera, tra il vino e il tuo
sorriso acceso in mezzo al buio
nel mio vicolo dei tuoi ricordi
Mi chiedo io ora perché…
…tu non torni…
dell'universo alle miriade
di galassie, pianeti
ancora sconosciuti
sono particella
di pulviscolo atmosferico
in movimento incontrollato
che nell'aria va senza meta,
dove soffia il vento
Questa immensità non
impaurisce la mia anima,
la venero simile all'immensità divina
perchè Egli il Tutto ha creato
Orgogliosa di essere
piccolissima parte
di codesta creazione
vivo nel sano timore,
amo con tutta la passione
che colma il mio cuore,
gioisco nei momenti sereni
piango se trafitta sono
da dolori come spine di rosa
dalle estremità avvelenata
Consapevole di essere parte
di un progetto meraviglioso
ed ancestrale
mi inchino in rispettoso silenzio
prego, ringrazio la vita
di avermi donato al mondo
nell'umiltà del sentirmi piccola
grande donna,
al servizio della vita stessa
In un altro respiro
Per poi scomparire
In minuziosi cristalli
Di solitudine.
Osservo frammenti
Di vertiginosa allegria
Lasciando l’odore
Del pianto nella fragile
Sinfonia.
Particolare è il modo
Con cui vibro all’emozione
Piangendo lacrime
Di un nuovo respiro
Svuotando il peccaminoso
Peccato.
Costringo il mio altruismo
A ritirarsi nella metà
Cattiva del cuore impaurito.
Passaggi di silenzio
Rifioriscono seminando
Altri traguardi
Fatti di leccate di culo
Dove nessuno rinuncia
Al proprio assassino.
Io mi distinguo
Dalla lingua imbrattata
A quella voluminosa
Sorseggiando acqua
Di altri ruscelli
Dove dissetarsi
È abitudine sublime
Di sogni rocamboleschi
Come annusare respirando
In un bacio infinito
Saggiando il sapore
Di succulenti vaffanculo.
il vecchio barcollante
che cammina lentamente
sul marciapiede.
Non è ubriaco,
è un sognatore.
E’ attento all’inesistente
e forse ancora spera.
La sua felicità risiede
in attimi leggeri
e nel sogno incantato
della semplicità.
chiusa la porta
al clamore della via sottostante
Verdiana allevava conigli albini
su una tovaglia ricamata di zucchero e fragole
(ancora le foglie
s'inebriano di rubino e ametista
abbandonano languide i rami
e si donano alla terra
non vedo dolore
nel loro sospirare
addio alla vita)
...vergini, mute
con vesti lunghe e bianche
lisce, canute
di arti e orecchie monche
sono così queste pagine
prima che la mia modesta origine
le riempia di fuoco e fuliggine
e del fumo dei miei sogni ed immagine
... del pensiero mio recondito
eppur così astruso e ardito
da imbrattar un foglio immacolato
con il mio vil d'ingegno appetito...
scrivo a Voi questa lettera
amici e nemici
poeti distratti e innamorati
poeti maledetti, falliti e ladri!
Scrivo a voi
vati e scrittori improvvisati
acculturati e illusi
poeti che vanno a capo rigo
per riempire i vuoti
incantati e illuminati dalla luna degli idioti.
Vi scrivo per informarvi
che brucerò la poesia
ritorno alla realtà
a tutto quello che mi circonda
ai silenzi e alle malinconie
tenebrosi sorrisi riflessi nell'onda.
Ritorno a guardare il mare
stupirmi del cielo
ad aggrovigliare pensieri tra le foglie
senza più cercare quel punto di ripristino
la perfezione e l'acclamazione
la metafora e la perfezione
la musicalità del verso e le parole
la giusta rima per verificare se io esisto!
Cari poeti
voi continuate
continuate pure a sognare
a volare
pubblicare libri senza memoria
a riempire il culo a falsi editori
partecipando a concorsi penosi
regalando inchini a giurati falliti.
Io non ci sto a questo sporco gioco
assaporare il gusto di un'anima malandrina
di un cuore che gocciola amaro
per poi masticarlo come gomma
e attaccarlo al palato
sputando in faccia di sconosciuti
il veleno o il miele dei versi
che mai sarà colto il significato.
Qui la strada è bianca
e Voi avete un cuore troppo profumato
Voi siete irraggiungibili,inconcepibili, inimitabili
e sventolate la primavera su fogli incorniciati.
Io prestato alla poesia, cambio storia e nome
mi distenderò su una panchina arrugginita
parlerò con me di me
delle voragini nelle vene
della vita che scorre via
maledettamente e incontrollata
mentre linfe ossidate scorrono lente
fino a scalfirmi le ossa e la pelle
in questa giornata luminosa
che stenta ad ossigenarmi.
silenzioso.
T’ho atteso nell’altalena che mi
trascinava in alto, pronta a
cavalcare la stella.
D’improvviso oscurata,
precipito, sfracellandomi.
T’ho atteso, eri un cavaliere
dalla scintillante armatura,
sei stato, chi ha scritto, di una
favola, l’epilogo.
sognavamo tanto
giovani e spensierati
coi capelli al vento
si andava in motorino
a cercar ragazze.
Bei tempi gli anni ottanta
bastava un niente
per divertirsi tanto.
Erano i giorni
del tempo delle mele
dei bravi musicisti
che facevano sognare.
Bei tempi...
L'Italia vinceva il suo mondiale
il papa buono
che riusciva a perdonare
i nostri primi amori
nati sulle spiagge
bastava qualche sguardo
e già t'innamoravi.
Che tempi gli anni ottanta
i nostri tempi...










