il tempo che fa lo dice 'l Maestro,
per questo, rapìto, io seguo a bacchetta
ogni suo gesto od alzata di ciglia...
A quello che accade io volto le spalle
in quel che mi piace io fo' la mia parte,
mestiere più bello al mondo non c'è
dell'arte del suono mi sento già Re!
Amico immaginario, alla fine la vita è déjà-vu,
è la carta dello specchio, lo stagno che riflette,
l’inarrestabile fall-out di rifrazioni lontanissime.
Abbiamo imparato il linguaggio silente dei segni,
ed ora che siamo entrambi cresciuti, ti lascio solo,
a decifrare gli inganni dell’occhio e dell’esistenza.
Ti ho donato i sette colori di Wolfgang von Goethe,
ho vestito un saio celeste di lino, più onesto del mio,
e ho dissolto le contrazioni passive di tinte già secche.
Non dovrai più giocar con lo spettro del non visibile,
con il vuoto, o vestire per me un saio bianco di seta,
che oramai io dipingo i miei sogni solo con le parole.
Sì, i miei occhi
li riconoscerebbe ancora
lo so,
come io i suoi capelli "bien coiffé"
le piacciono ora
le mie scorze di sigaretta?
Aloni di annacquato Campari sul fondo dei bicchieri
non le fanno pensare a dei nordici pianeti?
Due qui,
uno era là sulla conchiglia
ma sistemerò tutto domattina,
al cane bianco e marrone
che ticchetta a zonzo.
L'inverno non passerà
se un ghiaccio si insedia
nel cervello della mente
e ci attorciglia minacciando
il sole che si fa avanti
L'inverno continuerà
a vivere in noi
ed il sole per sempre morirà
addolorato di non essere stato
una speranza per mancati
nostri desideri, che si addormenteranno
con noi, nel buio del cielo infinito
danno forza
e gioia di vivere.
Piccole quotidianità
il buon giorno
dei figli.
Un complimento
di una persona
sconosciuta.
Le litigate con l’amica del cuore
per poi fare pace.....
è volersi più bene di prima
La telefonata di un amico
ti fa sentire meglio
semplicemente dicendoti "va tutto bene".
Un sogno nel cassetto
che si realizza
ti riempie di entusiasmo.
Soddisfazioni
che provi
poche volte nella vita.
Piccole gioie
danno la forza
di affrontare le negatività.
La vita è breve
viviamola
nel migliore dei modi.


Non abbassarmi lo sguardo
spogliami anche con gli occhi
infuocati di desiderio
scoprimi anche quello che non vedi
e immagini
toccami fino a farmi fremere
nell'attesa
del dolce sapore di miele
che cola da labbra avide
arse dalla calura del corpo acceso
e poi spegni le mie fiamme
fini a spossarmi e saziarmi di te
adagiata su lenzuola di seta
fino a tarda sera

Basterà che la neve
venga giù dai tetti
con il primo sole.
Poi nel prato nasceranno
nuovi fiori.
Rivivrà la vita
con milioni di colori.
Basterà soltanto.
Ma si dovrà ancora aspettare
che l'inverno finisca il suo lavoro.
Tornerà il calore
riportato dal cielo,
i tuoi occhi vedranno
nuova primavera,
con quel tiepido vento
la vita riuscirà a respirare.
Il sapore di quell'attimo d'amore
tornerà col tempo
delle prime viole.
Basterà tutto questo,
ora aspetti che la neve
venga disciolta dal sole,
così il tuo cuore
potrà ritrovare le parole,
chissà quante cose nuove
avrà da dire...
...e alla fine, mi sento pure fortunato
perchè sul confine, finalmente, ti ho trovato
e se c'è guerra da fare, sperare… sparare
... prima di morire, ti voglio amare
e alla porta, mi sento di aspettare
perchè non importa quanto, io voglio capire
che se c'è da farsi male, colpire… subire
prima di morire, ti voglio amare
... e alla sincerità, fare un monumento
per chi come me non ha capito che il tempo
fa il suo corso lo stesso e da maldestro
inciamperà in qualche passo, caduto… riverso
ma prima che sia perso...ti voglio amare
Nasconderò al mondo del visibile
i nostri pensieri più belli e ritorti,
e nessuno potrà mai accorgersi
del peso sordo della distanza.
Ma continueremo a guardarci, noi,
attraverso il Buco della Serratura:
tu accovacciata su 99942 Apòfi,
io sul Pianeta Blu, in vigile attesa.
Ci siamo avvelenati
intossicati, da una nube che comprimeva il cuore;
non ricordo bene quel giorno dove eravamo
cosa facevamo e in quale filo eravamo sospesi
però ricordo il vuoto sotto i piedi
il precipizio e la terra che franava;
eravamo infettati d'azzurro e contaminati di vita.
Adesso nelle vene scorre veleno
che arriva alle tempie e scortica il cervello
ci siamo rifugiati dentro lo stesso tempio
io testa all'ingiù, tu prostrata a scie senza ritorno
ci siamo scoperti uguali ma pregavamo un Dio diverso.
Ti ricordi com'erano imponenti le querce
tra i prati in fiore e senza trappole intorno?
Ti ricordi quando all'improvviso fece l'alba
ed io mi sono ritrovato nudo al bivio
tra un sogno isterico e l'istinto di volare oltre la palude?
Quel giorno riempimmo ampolle di siero e di carne
strappammo gli occhi agli angeli
e trafugammo luce dal cielo di ghirlande;
quel giorno non volevi farmi andare via
e volevi rapirmi l'anima
ma la mia anima è chiusa a chiave nelle patrie galere
vive nell'abitudine e nelle miserie
e tu hai cercato in tutti i modi di forzare le serrature
per oppormi ti ho morso il collo sette volte
e sette volte sono morto
e ti ho morso i seni sette volte
e sette volte sono risorto.
Adesso che il sangue mio è amaranto
il vento lambisce le ossa
e non distinguo più l'alba dal tramonto
segno il passo
e sotto la lingua ho tracce di cicuta e ragnatele.
Non è facile tenersi estranei
da quest'onta di sabbia che travolge
facile è ritrovarsi ciechi nel deserto delle ostie.
Raggrumo saliva e non ho il sopravvento su me stesso
aspetto solo di essere condannato e giustiziato
per apologia di coscienza.
Chissà se ci sarà il tempo per rimediare
scontare la pena e ritornare pulito più di prima
per guardare le nuvole sfuggite agli itinerari
un attimo prima che si faccia sera.
(il grande schermo rimanda una spietata luce blu)
mai a un bersaglio di cartone
si alza di scatto
infila l'impermeabile
(permesso
chiede)
e s'avvia verso l'uscita
fuori
il cielo
è un tetto di piombo
(dentro il suo cuore diluvia)












