Scruto nell’orizzonte
tra valli imbevute di ombre,
un manto di nuvole
che all’imbrunir raccolgono
con il calore di terra fertile
i miei pensieri
che come uccelli migratori
portano con se
via, in luoghi sperduti,
le mie lacrime.
Assolto tra braccia
cadute nei rovi
di ansie credute mie
mi tuonan paure
mentre, ancora,
lo sguardo profondo
si dissolve nei colori autunnali
e i miei occhi
si spengono creduti
morti.
Lascio accingere il corpo
in una pozza
di un’estate
che muore,
e in me
non morirà mai.
Una poesia lasciata nel cassetto
tra valli imbevute di ombre,
un manto di nuvole
che all’imbrunir raccolgono
con il calore di terra fertile
i miei pensieri
che come uccelli migratori
portano con se
via, in luoghi sperduti,
le mie lacrime.
Assolto tra braccia
cadute nei rovi
di ansie credute mie
mi tuonan paure
mentre, ancora,
lo sguardo profondo
si dissolve nei colori autunnali
e i miei occhi
si spengono creduti
morti.
Lascio accingere il corpo
in una pozza
di un’estate
che muore,
e in me
non morirà mai.
Una poesia lasciata nel cassetto
Binomio
d’esistenza!
Folgorato
dal partorir del tempo
mi ritrovai
per le vie
dell’umana esperistenza!
Demetra
che in concessione
mi dasti la via,
su un ponte
staziona il pensier mio,
unione immortale
tra gli avi
ed il batter del mio petto!
Aggravato dal tempo,
pesante appare
il carrozzone metamorfico
che l’architettura
dell’umano pensiero
trasporta!
Ma
il crepuscolo
dell’ ecumenica architettura
lascia lo spazio
alla maschera di questo tempo
che si rispecchia
avidamente in se stessa,
confondendo
accademiche e graffianti
critiche!
Avviso importante
di un percorso
sì umano ed impicciato,
ma liberato
da pangea confusione!
Non illuderti
essere umano!
Che natura
non ti brama,
ma lo sposalizio
dei tuoi avi,
nel confondersi
dei tuoi gesti,
altro non darà
che un gesto di vita!
Vivila.
d’esistenza!
Folgorato
dal partorir del tempo
mi ritrovai
per le vie
dell’umana esperistenza!
Demetra
che in concessione
mi dasti la via,
su un ponte
staziona il pensier mio,
unione immortale
tra gli avi
ed il batter del mio petto!
Aggravato dal tempo,
pesante appare
il carrozzone metamorfico
che l’architettura
dell’umano pensiero
trasporta!
Ma
il crepuscolo
dell’ ecumenica architettura
lascia lo spazio
alla maschera di questo tempo
che si rispecchia
avidamente in se stessa,
confondendo
accademiche e graffianti
critiche!
Avviso importante
di un percorso
sì umano ed impicciato,
ma liberato
da pangea confusione!
Non illuderti
essere umano!
Che natura
non ti brama,
ma lo sposalizio
dei tuoi avi,
nel confondersi
dei tuoi gesti,
altro non darà
che un gesto di vita!
Vivila.
E’ tempo rubato sequenza muta vena
sanguinante silenzio inondato di distesa
natura pescosa di fiumi colmata sera
soffice seta farneticante cielo assolto
amante cavo di cuore lucidato a lutto
allucinata quiete in mondo sofferto
indifferente buio, inverno dal nulla fecondo
riempito di morte, piccole gemme in tondo
mai fiorite, congelate verità senza ascolto
rigonfie d’escrementi e menzogne a specchio.
Gli ultimi, bimbi ricurvi su giocattoli rotti.
Oltre sempre oltre, di corsa
più veloce senza sosta
la storia non aspetta a raccolta l’insorto
col rischio di capire , ascoltato il sapiente
sentito il dolore accolto intimamente.
Ma io? Io chi sono? Gettai l’odio all’oscuro dono.
“Fiore di bordo lungo la navata del mondo” rispose
“strappato groppo dondolante storpio
nulla nel nulla , guasto irrisolto
intriso istante d’insulto”.
sanguinante silenzio inondato di distesa
natura pescosa di fiumi colmata sera
soffice seta farneticante cielo assolto
amante cavo di cuore lucidato a lutto
allucinata quiete in mondo sofferto
indifferente buio, inverno dal nulla fecondo
riempito di morte, piccole gemme in tondo
mai fiorite, congelate verità senza ascolto
rigonfie d’escrementi e menzogne a specchio.
Gli ultimi, bimbi ricurvi su giocattoli rotti.
Oltre sempre oltre, di corsa
più veloce senza sosta
la storia non aspetta a raccolta l’insorto
col rischio di capire , ascoltato il sapiente
sentito il dolore accolto intimamente.
Ma io? Io chi sono? Gettai l’odio all’oscuro dono.
“Fiore di bordo lungo la navata del mondo” rispose
“strappato groppo dondolante storpio
nulla nel nulla , guasto irrisolto
intriso istante d’insulto”.
Artista: Mario Mammoliti, " LA MONTAGNA SACRA " - olio su masonite - cm. 70x90. Una dedica a questa meravigliosa Opera. Grazie!
E fu sacro ogni passo
che toccò quella terra
Sotto la radice dello scheletro
granelli frastagliati solcavano la carne
ma non fermarono il passo
così lento e calmante
E fu sacro ogni passo
che portò alla cima
dove incontrò
il vero senso della vita.
E fu sacro ogni passo
che toccò quella terra
Sotto la radice dello scheletro
granelli frastagliati solcavano la carne
ma non fermarono il passo
così lento e calmante
E fu sacro ogni passo
che portò alla cima
dove incontrò
il vero senso della vita.
Nella valle di San Sostene
concerti di fronde
impazzano
alle orecchie!
Ponente
maestro d’orchestra
alterna sonori silenzi
a folate di note.
Come musici
i ruvoli intonano le ghiande,
suonano
i noci cavi mutili rami
in sottofondi di ruscelli
dalle incerte acque!
Agita
il maestro la sua bacchetta
che tutto il teatro
in piè si desta.
Come discoli pargoli
gli uccelli
da una vetta all’altra
sfidano le note,
di mitiche creature
che l’orbe terracqueo
i natali diede.

concerti di fronde
impazzano
alle orecchie!
Ponente
maestro d’orchestra
alterna sonori silenzi
a folate di note.
Come musici
i ruvoli intonano le ghiande,
suonano
i noci cavi mutili rami
in sottofondi di ruscelli
dalle incerte acque!
Agita
il maestro la sua bacchetta
che tutto il teatro
in piè si desta.
Come discoli pargoli
gli uccelli
da una vetta all’altra
sfidano le note,
di mitiche creature
che l’orbe terracqueo
i natali diede.
Salgo sul treno
che mi porta via via
ed ancora più in là
dove l'equilibrio manca
dietro le mie mani
viso ormai segnato
manca pure il fiato
per poi ripartire
passo sopra il cielo
che non è più mio
volo senza ali
dove l'aria è più leggera
sotto le mie impronte
sentiero in labirinto
nessuna lucidità
per uscire
ho bisogno di questo viaggio
per sapere chi sono
per ricordare
e ridisegnare
ho bisogno di questo viaggio
per capire dove sono
per annullare
e poi creare
che mi porta via via
ed ancora più in là
dove l'equilibrio manca
dietro le mie mani
viso ormai segnato
manca pure il fiato
per poi ripartire
passo sopra il cielo
che non è più mio
volo senza ali
dove l'aria è più leggera
sotto le mie impronte
sentiero in labirinto
nessuna lucidità
per uscire
ho bisogno di questo viaggio
per sapere chi sono
per ricordare
e ridisegnare
ho bisogno di questo viaggio
per capire dove sono
per annullare
e poi creare
Raccolgo le tue parole
come se dovessi bere
come gocce in un bicchiere
Ascolto le tue parole
come per lavarmi
come per svegliarmi
con gocce fredde sulla pelle
Prendo le tue parole
per pulire le mie parole
e travasarle
come gocce nel mio cuore
Vedo le tue parole
catene pendenti
come gocce eloquenti
scendere dagli occhi
Cerco le tue parole
come se non ci fosse il tempo
come gocce per guarire
come unguento
come se dovessi bere
come gocce in un bicchiere
Ascolto le tue parole
come per lavarmi
come per svegliarmi
con gocce fredde sulla pelle
Prendo le tue parole
per pulire le mie parole
e travasarle
come gocce nel mio cuore
Vedo le tue parole
catene pendenti
come gocce eloquenti
scendere dagli occhi
Cerco le tue parole
come se non ci fosse il tempo
come gocce per guarire
come unguento
Ha impronte secolari
di canti e di risate,
di contadini questo mio ponte!
E oggi deserto da qui osservo
le soffici nuvole bianche
incastonate nel cielo azzurro
sulle casette appiccicate!
Nell'ombra degli ippocastani
balzano le cinciallegre e i fringuelli,
il sole fiancheggia i sentieri
di arbusti e rovi
punteggiano le gialle ginestre i campi assolati e
ripide sono le discese verso
le libellule sul fiume,
dove si abbeverano le volpi,
dove aggrappate stanno
le lucertole ai muri ammuffiti,
dove il verde è cangiante,
con un turbinio d'ali,
di farfalle, di gruccioni, di falchi,
nel percorso limpido
di pietre
di ciottoli
e di vita!

" Ponte e ciucciu " di Montepaone
Ai tempi in cui le sirene ti compravano le catene
e le guerre stellari provocavano esodi in massa
da Tiffany e PhotoArt agli alimentari
le chimere sovraffolavano le galere.
A questo punto il microchip della scimmia da dopoguerra contaminata
la condusse a sperdersi ove il fuscello resisteva al Sahara globale.
Io riflettevo che pagare l'Australia
era un abuso di migrazione per la rondine da fotogramma
e il gabbiano da discarica.
Se non ti sai perdere dal solco di culo di sedia
al supermercato meno scontato
potrai sempre vincere 3 turista per sempre
e giocare all'InterRail, tra Instagram, Amsterdam
e una sigaretta fumata a sfumare l'alba
e le guerre stellari provocavano esodi in massa
da Tiffany e PhotoArt agli alimentari
le chimere sovraffolavano le galere.
A questo punto il microchip della scimmia da dopoguerra contaminata
la condusse a sperdersi ove il fuscello resisteva al Sahara globale.
Io riflettevo che pagare l'Australia
era un abuso di migrazione per la rondine da fotogramma
e il gabbiano da discarica.
Se non ti sai perdere dal solco di culo di sedia
al supermercato meno scontato
potrai sempre vincere 3 turista per sempre
e giocare all'InterRail, tra Instagram, Amsterdam
e una sigaretta fumata a sfumare l'alba
Perché d'ultimo silenzio, odiato,
di finto polso e mendace modo,
temuto e sempiterno e condannato
sei tu'l presunto manto e godo
nell'ore amene in cui t'immergi
e nuoti e imperi i sette mari
del mio finito oceano. Ergi
imperioso eppure a me più cari
tue parvenze e i tuoi bisbigli,
oh eterno martire sul rogo!
Oh Nero, ti veston e i tuoi figli
gratuito ruolo: fatal giogo,
ma che mai ride a "de' pensieri
la culla". Cromo mio innocente
apprezzaro rari e cuor sinceri
il tuo benevolo e potente,
e furon poi colossi enormi
e del firmamento d'alto Nero
perno, ove lungi par che dormi,
ove lungi s'offre il core mero.
E'l vano velo in Nero enorme
ha sue radici ancor più salde
ed esile stel nell'uman orme
e petali secchi in fiamme calde.
Perché dunque? Perché rinnega'l fior
da cui nacque e seminato pria
la terra? Fratello, perché calor
di seme neghi? Un odio fia
sordo al tempo e al suo brusio
ché spiazzi l'occhio al suo potere,
ché'l fior s'affida ad un rao pio,
alto per non sbattere e cadere.
Son pochi, rari, inesistenti,
e tra quest'ipocriti ignoranti,
i lunari gelsomini ardenti
e dell'immortale Nero amanti.
Oh Nero, papà del tempo e più cantor
di sereno e calma e sì radice
garante li due succhi e non dolor
di cui per fama l'omo è vice,
accogli i miei disiri non espressi,
i sogni mai sfiorati e questi verbi
fragranti di pace e di quiete emessi.
Fa' che dei miei fremiti ti serbi,
d'ogni fidato e furtivo e fervido
segreto. Nel silenzio d'ogni notte
sussurrami sospeso'l tuo perfido
ire, sian onde le paur rotte.
Coglimi come'l padre c'ha in suoi vanni
dolce'l sonno de l'innocenza nova
del mondo e dei suoi malati inganni
e sicurtà più lì che altrove trova.
di finto polso e mendace modo,
temuto e sempiterno e condannato
sei tu'l presunto manto e godo
nell'ore amene in cui t'immergi
e nuoti e imperi i sette mari
del mio finito oceano. Ergi
imperioso eppure a me più cari
tue parvenze e i tuoi bisbigli,
oh eterno martire sul rogo!
Oh Nero, ti veston e i tuoi figli
gratuito ruolo: fatal giogo,
ma che mai ride a "de' pensieri
la culla". Cromo mio innocente
apprezzaro rari e cuor sinceri
il tuo benevolo e potente,
e furon poi colossi enormi
e del firmamento d'alto Nero
perno, ove lungi par che dormi,
ove lungi s'offre il core mero.
E'l vano velo in Nero enorme
ha sue radici ancor più salde
ed esile stel nell'uman orme
e petali secchi in fiamme calde.
Perché dunque? Perché rinnega'l fior
da cui nacque e seminato pria
la terra? Fratello, perché calor
di seme neghi? Un odio fia
sordo al tempo e al suo brusio
ché spiazzi l'occhio al suo potere,
ché'l fior s'affida ad un rao pio,
alto per non sbattere e cadere.
Son pochi, rari, inesistenti,
e tra quest'ipocriti ignoranti,
i lunari gelsomini ardenti
e dell'immortale Nero amanti.
Oh Nero, papà del tempo e più cantor
di sereno e calma e sì radice
garante li due succhi e non dolor
di cui per fama l'omo è vice,
accogli i miei disiri non espressi,
i sogni mai sfiorati e questi verbi
fragranti di pace e di quiete emessi.
Fa' che dei miei fremiti ti serbi,
d'ogni fidato e furtivo e fervido
segreto. Nel silenzio d'ogni notte
sussurrami sospeso'l tuo perfido
ire, sian onde le paur rotte.
Coglimi come'l padre c'ha in suoi vanni
dolce'l sonno de l'innocenza nova
del mondo e dei suoi malati inganni
e sicurtà più lì che altrove trova.
Nell'aria fresca
del mattino
i gelsomini
aspettano il giorno.
Graffia un raggio di sole
il mare increspato,
lontano un forte tuono
rompe il silenzio...come
voce di un Dio adirato,
rimprovera d'inverno
il mese delle rose.
Non sa di terra ma di cielo
questa Domenica.
del mattino
i gelsomini
aspettano il giorno.
Graffia un raggio di sole
il mare increspato,
lontano un forte tuono
rompe il silenzio...come
voce di un Dio adirato,
rimprovera d'inverno
il mese delle rose.
Non sa di terra ma di cielo
questa Domenica.
Vecchie case brune
incoronano la collina,
fondendosi con il paesaggio
e i toni scuri dei maggesi.
Nelle strade la luce meridiana
fruga affettuosamente
le rughe tenebrose del paese
e crea una festa discreta,
domestica,
senza tripudio.
Sulle altane e nei ballatoi
le donne lavorano al tombolo
con un sorriso savio
sulle bocche mute.
E il merletto fiorisce,
come un sortilegio,
dai fuselli e dalle trine
in un moto aereo e
musicale delle dita.
In piazza un gruppo di ragazzi,
con gli occhi fissi
a rappresentarsi mitici misteri.
E i pensieri vagano
oltre le nuvole chiare,
caricandosi di tinte verdognole
nei riverberi del cielo invisibile,
al di là delle colline.
incoronano la collina,
fondendosi con il paesaggio
e i toni scuri dei maggesi.
Nelle strade la luce meridiana
fruga affettuosamente
le rughe tenebrose del paese
e crea una festa discreta,
domestica,
senza tripudio.
Sulle altane e nei ballatoi
le donne lavorano al tombolo
con un sorriso savio
sulle bocche mute.
E il merletto fiorisce,
come un sortilegio,
dai fuselli e dalle trine
in un moto aereo e
musicale delle dita.
In piazza un gruppo di ragazzi,
con gli occhi fissi
a rappresentarsi mitici misteri.
E i pensieri vagano
oltre le nuvole chiare,
caricandosi di tinte verdognole
nei riverberi del cielo invisibile,
al di là delle colline.
Ma che cazzo di età è quella dei cinquant’anni?
Ritrovarsi all’improvviso
tra l’imbrunire e l’albeggiare
tra l’orizzonte e la terra ferma
tra un miraggio e l’oasi dei sensi
in pensieri folli che trastullano la mente.
Ritrovarsi a non sapere più volare
mentre le ali s’agitano da sole
in voli immaginati
e sogni chiusi in un’ampolla
in un corpo sterile
che pian piano sprofonda
nel liquido del sangue
di un amore immaginato
e di un altro che mai più ritorna.
Pensavo
ai miei di cinquant’anni
a qualcosa che ancora dentro vibra
e su quello che cerco d’ancorarmi
e nell’attimo propizio
per isolarmi
dal frastuono del vento
e del bambù
che vuole il mio scalpo e la mia carne
nell’indaco suono di un tamburo
oltre il cielo e l’infinito
nei gomiti scorticati ad aspettare.
Ritrovarsi all’improvviso
tra l’imbrunire e l’albeggiare
tra l’orizzonte e la terra ferma
tra un miraggio e l’oasi dei sensi
in pensieri folli che trastullano la mente.
Ritrovarsi a non sapere più volare
mentre le ali s’agitano da sole
in voli immaginati
e sogni chiusi in un’ampolla
in un corpo sterile
che pian piano sprofonda
nel liquido del sangue
di un amore immaginato
e di un altro che mai più ritorna.
Pensavo
ai miei di cinquant’anni
a qualcosa che ancora dentro vibra
e su quello che cerco d’ancorarmi
e nell’attimo propizio
per isolarmi
dal frastuono del vento
e del bambù
che vuole il mio scalpo e la mia carne
nell’indaco suono di un tamburo
oltre il cielo e l’infinito
nei gomiti scorticati ad aspettare.









