Tu c'eri, il tuo sorriso si spense
Tu c'eri, ora sentinella del mistero
Tu c'eri, ora nel silenzio
Mi chiedo: c'è sgomento per il tetro umano?
O inquietudine per questa gelida quiete?
Si insinua profonda, offusca la mente del tuo vivere di luce
Dove sei?
Nella mia vita ora
in che luogo ti poni?
mi ascolti?
Cosa sussuri al vento?
Tu c'eri, non posso non udirti
ci sei
Pianta lì di far poesie!
Lische sono d'ombrina
Livio, dalla tua testa bollita
si imbronciano bizzeffe di cancelli imparentati tra loro
con vista sul fiume morto di Portogruaro
basta col sognare di Czrádás
le godi venendo meno, dalle brocche più fantastiche -
se ben ricordo
il cortile ne è già stato pieno
prima di aver spazzato via ieri sera
la ragazzaglia lasciata dal glicine.

Nun sete mai stati ne le corsie de l'ospedali
tra li malati cor soriso spento e 'r respiro stanco
ve sarà capitato de vedenno qurcuno 'n camice bbianco!
Ce sò tanti angeli senza ali né viso
che quanno stai ggiù ner pantano
de sguincio te lanceno 'n soriso
e te fanno volà lontano
così d'accarezzà er paradiso
e doppo ritorneno ner pantano.
Ce ne sò tanti niscosti tra la ggente
tra tutto 'sto casino indifferente,
sò quelli che 'n pò è mejo de gnente.
Sto monno infame è pieno de male,
basta sfojà du pagine der giornale,
ma si te senti a tocchi e solitario
nun c'è bbisogno d'anna ar santuario,
in giro ce sò sempre esseri speciali,
aricordete, mica tutti l'angeli cianno l'ali.
Tra le cose che ricordo
C’è di certo il tuo sorriso
Quel guardarsi ancora intorno
Per non morire in pieno viso
E le nostre mani sopra i fogli
Di un amore ancora da scrivere
E sentirsi già dentro i germogli
Di un amore tutto da vivere
E poi scappare sopra i tetti
Dentro un’auto fredda al sole
E cercarsi nei difetti
E scaldarsi con le parole
Tra le cose che ricordo
C’è la tua guancia sulla mia spalla
E noi compagni in un nuovo giorno
A sperare che un sogno resti a galla
E le mani sempre più strette
Fino ad intrecciare i cuori
Come legati da due manette
Noi due colpevoli , ma ancora fuori
Tra le cose che ricordo
C’è di certo il tuo sorriso
Quel guardarsi ancora intorno
Per non morire in pieno viso
E le nostre mani sopra i fogli
Di un amore ancora da scrivere
E sentirsi già dentro i germogli
Di un amore tutto da vivere
E poi scappare sopra i tetti
Dentro un’auto fredda al sole
E cercarsi nei difetti
E scaldarsi con le parole
il ricordo ingrigito e triste
del tempo sprecato
perso, in sonni e sonniferi inutili
senza fini e confini
fino al fondo del pozzo dell'esistere
livido e viola
di racconti, storie ed invenzioni
senza gambe e sostegni
luce ed aria
fra i muri di solida pietra del tuo cuore
rosso di vergogna
come una chitarra scordata,
stanchissimo
come sabbia del deserto,
anonimo
come l’erba dei campi,
malumore
come idea sconfitta,
impaurito
come preda che scappa,
disperato
come il naufrago in mare
che vede lo squalo spalancare la bocca,
tristissimo e solo
mi ritrovo:
perché era solo un ragazzo
che ha perso la vita
in questo scorcio d’estate.
per Diego, 22 anni
Vorrei immergermi negli abissi più profondi,
per ammirare le bellezze di un mondo sconosciuto.
Vorrei penetrare in un maestoso vulcano,sentire
la calura intensa di magma incandescente,
che brucia le mie carni d’una infernale passione.
Vorrei camminare nei boschi impervi,assaporare i suoni
selvaggi della natura inviolata,
rendendomi schiavo ai loro richiami.
Vorrei che tutto questo non fosse solo un sogno,
perché ciò che mi aspetta dopo il mio risveglio
è solo un reale incubo.
questo respiro all'unisono,
questa sete
in questo deserto di parole,
quest'oasi,
che posso scorgere lontano,
il cui ristoro non fermerà il mio viaggio,
questo rumore di passi,
che echeggiano
in questo corridoio di illusioni.
Questo sogno,
di cavalli azzurri alati,
farfalle di cristallo,
di movimenti leggeri come panna montata,
sorrisi come zucchero filato,
sogno, al profumo di elicriso appena sfiorato,
sogno, al sapore di cioccolata bollente.
Questo sogno,
dove il sole può essere nella notte
e la luna brillare nel giorno.
Questa parola "fine", che fa tremare
e trasmette tutto a rallentatore.
Questo "io e te" ,
cavalli azzurri alati
al rallentatore,
in una pellicola in bianco e nero
che scorre veloce.
senza ali, senza titolo, gnente stemma
er giudizzio tra paradiso e inferno
penzò che sarà propro 'n bel dilemma.
Nun ciavrò scuse, gnente schermo,
io da solo co' tutte l'opere mia,
co' li peccati che seguono a stormo,
le bucie, ma puro tanta allegria.
Si, me sarò concesso quarche vizzio,
ma quanno ho potuto ho sempre aiutato,
pe' cui de finì drento ar precipizzio
me sembrerebbe 'n pò esaggerato.
E me pare de vedello nostro Siggnore
soride appena dietro ar velo,
famme l'occhietto e co' tanto amore
damme 'n carcio pe mannamme 'n cielo.
sei diventato forte.
Hai resistito
ad intemperie e nubifragi.
Sei stato esposto
al caldo, al vento.
Ce l’hai sempre fatta
sei forte e coraggioso.
Anche se ogni tanto
tagliano dei rami e qualche radice.
Ma niente ti abbatterà
sei forte come un albero.
Molte tempeste hai attraversato
una delle quali è in atto in questo momento.
Sei qua... gli alberi secolari
sono immortali.
Freddo pensiero
per i tuoi ricci neri
e le tue mani d'argilla
impregnate di sole.
Spostandomi forse troverò
l'eco di un tuo respiro.
la sagoma di un volto
che ho da sempre amato,
ma trovo solo
l'eco di un canto lontano
che mi lacera i fianchi.
Indosso la maschera della solitudine
per migrare indisturbato
verso ciò che rimane
di questa misera umanità,
forse tu sei ancora lì,
ma non aspettarmi,
il mio è un viaggio
dimenticato,
scolpito solo
nelle memorie di
artisti distratti
e poeti ubriachi.
Tu come ti senti?
Vittima o carnefice?
Io te lo regalo
poi portalo tu l'oro dall'orefice
Non ho più un euro in tasca
e neanche il cofanetto nella giacca
che ho perso correndo via
Sono stato tutto quello che non ti basta
Tu come ti sei sentita?
c'è uno stame senza veli su quella rosa
e mi hai mangiato la vita
Tornerai forse da quell'isola vicina e lontana
dove segui le bande della movida
ti sei scordata, ti sei scordata
volevi solo giocare ma l'ho presa sul serio
Mi consolo con chi non conosco
ho portato un'altra nel nostro solito posto
c'era l'impronta del tuo culo su quel poggio
l'ho fatta sedere e non era lo scenario del secolo
Quanti secoli hai venduto al diavolo
quant'era bassa la tua posta sul tavolo
mentre io liquidavo tutte le mie fiches
tu coppia di due di picche io buonanotte di cuori
Non so cos'ero quando mi portavi fuori
non so se sei roba di oggi o di ieri
Si sta fermi in macchina davanti ai lavori in corso
l'asfalto ceduto a puntate e non c'è mai un rimborso
Tu cosa pensi ora che sei tornata?
è svanito quel lupanare di feste temporanee
ci metti la faccia per riprendere le vecchie linee
ma pagherai la dogana per la tua vita passata
Siamo animali che si danno la caccia
senza sentimento ma con l'istinto di guardarsi in faccia
con il boscaiolo che fa terra bruciata
chissà come la pensi ora che sei tornata
Probabilmente se ti avessi trattata male
saremmo stati una coppia normale
ma avendoti trattata con tutta quella dolcezza
non c'è equilibrio e la corda si spezza
Sento un ronzio anomalo nelle cuffie
di certo mi sta arrivando un tuo messaggio
è troppo tardi o forse era troppo presto
fatto sta che io sono sempre stato me stesso
Non dico che me la cavo ma mi basto
mi dici che mi vuoi baciare ma stavolta non ci casco
so che vai con altri, sai, perciò non ci riesco
in fondo in fondo le vere coppie trovano sempre un posto
Altrove
E alla fine che importa come ti senti
la ghigliottina si innesca sempre
quando la lumaca esce dal guscio







