Gennaio di bianco vestito

brucia la legna in ogni camino,

febbraio col fiato più corto

colora tutti i cuori di rosso,

marzo ha il volo delle rondini

e fior di mille colori,

aprile suona a festa le campane,

maggio è il mese d’ogni madre.

Giugno canta per le strade,

arriva luglio, si va al mare!

Ad agosto che mangiamo?

Un bel gelato al cioccolato!

A settembre si va a scuola,

ad ottobre le foglie volan,

ecco il mosto è già novembre

ed è arrivato anche dicembre!

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Profilo Autore: rosa dei venti  

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Mutar di pensieri
sulla panchina di sasso

occhi aperti e poi chiusi
tra i colli che s’ergon superbi

mescolanza di piante e odori,
morte e rinascita
in malinconico volo.

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Profilo Autore: Miriam  

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Si avvicina con fare suadente,
Cosa mai avrà in mente,
Il suo seno si comprime su di te,
Che sul divano eri a sorseggiare un the'.

I suoi occhi sembrano posseduti,
I pensieri allor si fanno arguti,
Le sue mani hanno presa la bassa via,
Comincia ora la vera poesia.

Il movimento è lento e sapiente,
A tratti meticoloso e intelligente,
Poi i suoi occhi non si vedono più,
La sua cute osservi far su e giù.

Al divano ormai sembri incollato,
Lei avverte che sei quasi arrivato,
Improvvisamente si cambiano le pose,
Da una lacrima sul viso capisci tante cose. (Cit .. Bobby Solo)
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Profilo Autore: Stornello Meneghino  

Questo autore ha pubblicato 517 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Cos' è questo vento che stringe il respiro,
alita tra queste fila di pensieri aridi di velleità 
e mi costringe nell' io più profondo 
tra le verità e le paure più recondite.

E non c'è terra o tempo che conforti,

solo spazio infinito 
tra vagiti che generano cieche memorie 
d'un eterno presente
che non vedo ancora 

come questo vento
che stride sulle mie certezze 
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Profilo Autore: Paguro  

Questo autore ha pubblicato 13 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
E se la vita
Cadesse dall'alto 
Dei nostri desideri 
Cosa rimarrebbe del cuore
Mentre piange il suo amore 
Quali ombre si celano
Nella mia inquietudine 
Mi capiterà ancora di sognare?
La mia anima ascolta 
La sua voce
Lo spazio e il tempo
Non contano 
Di fronte al suo portamento 
Mi perdo
Come un dolce frammento 
E sono contento 
Anzi felice
Di poter toccare il cielo
Di un mondo assai lontano
Ma quando guardo l'orizzonte 
Ogni mattina 
Scopro che tutto ormai
È scritto nella mia vita
Il profumo che ho seguito
Con tanto ardore 
Si è consumato nel mio errore 
Il lungo fiume è perso per sempre?
La domanda di un incubo 
Alla luce del giorno
Cerca risposte tra le piccole foglie
Che inesorabilmente 
Percorrono la mia stessa strada.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

Questo autore ha pubblicato 642 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Fosti brivido inatteso,

forte nodo nella gola.

Fosti folle desiderio,

Fosti vento, sole e sale.


Risi e piansi sentimenti.

Masticai fiumi ansanti. 

Con un'anima tremante,

vissi istanti, intensamente.


Oggi, il cuore chiuso, muto,

cerca vuote spiegazioni,

mentre il giorno gira spento

tra ricordi e delusioni.


Sei ancora dolce sogno,

sempre viva tentazione.

Sei mancanza sulla pelle;

nel grigiore, sei colore.


Posso anche non cercarti,

posso ridere agli scherzi.

Ma d'inganno ci si spegne

e negli occhi zuppe spugne.


Se l'amore fosse saggio

a sé stesso basterebbe,

ma vuol litri di coraggio.

Vetri rotti, specchi e schegge.


Sei presente nell'assenza,

come fuoco che non brucia,

come vento in una stanza,

come sabbia tra la pioggia.


Vivo ancora le tue labbra.

Mani erranti sulla pelle.

Occhi pieni di domande,

corpi sciolti tra le stelle.


Era tutta fantasia:

io volavo, tu pensavi.

È del folle la magia,

ma tu, saggio, non amavi.


Sei vincente, forte e fermo,

galoppante nel deserto.

Mentre io respiro l'acqua

e dal mondo mi nascondo.


Sento ancora le tue braccia.

La paura uccide lenta

come lama, taglia e schiaccia.

Vedo ancora la tua faccia.


Fosti brivido inatteso,

forte nodo nella gola.

Fosti folle desiderio,

Fosti vento, sole e sale.


Resti vuoto e grave suono,

resti un lampo e poi un tuono.

L'infinito in un secondo,

piuma e piombo, centro e sfondo. 


Sarò folle e senza senno,

ma l'amore vive solo,

non si compra, non si paga,

ma si espia come un dolo.


Tu non m'ami, resta lì.

Vivi, sogna, credi e ridi.

Lascia andare nell'oblìo

quel che mai fu stato mio.


Nel silenzio e con distanza,

tra le lacrime e i sorrisi,

sarai raggio di speranza

per grondanti sogni stesi.


Sarai ciò che non è stato,

come un fiore mai sbocciato.

Sarai forza e turbamento,

luce e buio in un momento.


Fui per te curiosità,

sol quesito di scoperta.

Ma la noia, dama esperta,

già inseguiva  novità. 


I miei pianti? Il tuo cappotto,

per vestire le bugie,

per celarci sopra e sotto

le tue ansie per le mie.


Promettesti un'amicizia,

ma fu solo l'ingiustizia

di qualcosa a cui credetti.

Eran solo trabocchetti. 


La tua immagine lucente,

già macchiata di dolore,

sembra imbroglio e gioco folle.

Serro il cuore duramente. 


Caro te, che sempre sei 

mondo bello da scoprire,

io non sono quel che vuoi,

ma non merito il tuo agire.


Tu prometti e ti distacchi,

menti, scappi, bruci e neghi

ti difendi dagli attacchi

del mio affetto. Ti dilegui.


È pesante l'armatura

che sul petto tu ti porti.

Leggerezza ne è la cura,

ma è in te, non nei rapporti.


Caro te, ti lascio andare.

Il mio cuore resta fermo.

Trama fissa sullo schermo.

Ridi, sogna e non temere. 


Che i tuoi giorni siano belli,

acque chiare, soli e stelle.

Vola in alto, credi e balla,

Del tuo vuoto sarò culla.

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Profilo Autore: MArTe  

Questo autore ha pubblicato 40 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Come fosse uccellin della comare
appena l’ali dall’uovo sgusciate
volea quell’anatroccolo volare
ma capì d'aver ali inadeguate.

“Ch’è ’sta storia?” chiese all’anatra mamma
“Ali farlocche? io voglio ali vere!
Io di volare ho poëtica fiamma
con sul sedere penne timoniere.

“Accontentati anatroccolo mio”,
disse mamm’anatra, con tono ironico,
“so del volar l’intenso tuo desìo
qual ‘Va pensier’ del coro filarmonico,

ma a questo sogno devi dire addio
ché il tuo destin sarà più malinconico:
beccar, cacar, cantare il tuo pio pio
tra ragli abbai muggiti in polifonico”.

Sia chiaro, l’anatroccolo son io.
Non volo e son pozzanghere i miei calici
ove libo elevando un pigolio
tra rose spinose e piangenti salici.

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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

Questo autore ha pubblicato 133 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Molto tempo passerà prima di metabolizzare la sconfitta,

troppe volte rimarrò in silenzio implodendo la mia rabbia,

schegge di depressione attraverseranno la mia mente,

pulsioni di rivincita faranno battere velocemente il mio cuore.

Serenamente ricorderò questo lampo di vita

con l’ironia di chi ha già vissuto,

di chi accetta le delusioni con saggia tranquillità,

anche se un impeto mi scalzerà dalla sedia.

Traballanti emozioni di chi tentò di migliorare il mondo,

umilmente prono per servire chi non volle essere servito,

spavaldamente orgoglioso dei propri ideali,

consapevole di essere solo un uomo normale.

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Profilo Autore: ROTTURA FRANCESCO  

Questo autore ha pubblicato 3 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

All’ombra del padre giace 

una cassa 

Pareti velluto scivolano

quando passa 

lei

Un tumore è la sintesi di tutta una vita 

ma io sono vestita 

a festa e lui è un viado

(Bimba, non lo sai?)

Il suo membro è un serpente,

ho pensieri sconci

Poi tutto sgrana 

tra angoli ciechi nel campo focale 

e cose essiccate 

E mi lascia a metà.

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Profilo Autore: Lilith50  

Questo autore ha pubblicato 75 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Abbracciami sempre, amore mio, 
mio caro soffio d'amore 
sulla cima della mia felicità.

Non c'è posto più bello 
dove riposare serena e protetta, 
se non nelle tue forti braccia.

Abbracciami come se fosse 
l'ultima volta, per poi donarci 
alle fiamme del nostro desiderio.

Ogni preoccupazione sfuma 
nel tuo sguardo silenzioso, 
mentre racconta la forza che mi dai.

Abbracciami nel tuo perdono 
quando la rabbia sfoglia i giorni, 
dove le sue parole scritte sono dure.

Lasciami, ad occhi chiusi e sognanti, 
avvicinare al tuo cuore che batte 
l'amore giurato che ci lega per la vita.

Abbracciami, amore mio, 
lascia che sia origine senza fine 
questo sentimento chiamato amore.
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

Questo autore ha pubblicato 445 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Pregi e difetti come chiunque

altro figlio di questo mondo.



Io mi organizzo tondo, non voglio

essere un facile quadro appeso.



L’amore a tenere banco

dal credo dipendente

che non insegue

farfalle, né falene



le lascia libere di volare

alla ricerca

della propria perla



e come api impollinare

del loro miele, l'amaro rimasto.


Ché siamo fiori

ma senza sbocciare

mai coloreremo

questo nostro mondo.


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Profilo Autore: Bowil da Wilobi  

Questo autore ha pubblicato 197 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Un uomo corre
Verso una donna
Incuriosito dalle sue labbra
La raggiunge
Decide di parlarle
Con malcelata indifferenza
Compone domande 
Mantenendo il temperamento
Di un incredibile maestro
Le risposte arrivano copiose
Ma rigide come frecce 
Che lentamente si infilzano
Nel suo cuore dolorante 
L'uomo trema
Si consuma
Nel rituale di uno stormo
Perde la cognizione del tempo
Oltraggiando pause
Con sensazioni impetuose
Che si infrangono
Nel silenzio di un tormento 
Chi sono io
Chiede a se stesso
Intanto lei risponde
E lo guarda mestamente 
La notte avanza
Come vento sulle foglie 
Domande
Sempre più domande 
Fino a quando
Non ci saranno più risposte 
La paura di quell'uomo
È il desiderio di amare
Nel logorio di un pensiero inquieto
La donna ormai ha capito 
L'uomo è uno stupido.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

Questo autore ha pubblicato 642 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Ddio, perdoneme si me pigli'a cunfidenzia:
sto' ccà a mmane ggiunte a cercà perdono.
Si tiene tiempo, te prego damme udienza,
te parlo a nnomme mio...e ati pperzone.

Pur'io so' stanca 'e tutta chesta insolenza
'e chi nun perde maje ll'occasione...
'e fa' male...e ppretenne ll'abbondanza,
pecché manc'o ssupierchio lle va bbuono.

Tu c'hê rialato ll'azzurro bbello d' 'o mare
nnuje îmmo tignut'e russo ll'acqua chiara.
C'hê dat'a vocca pe ce fa assapur'o mmiele
e nnuje stammo sempe a mmasticà fiele.

C'hê dat'e rrecchie pe fa' sentere ll'allucche
'e chi sente dulore, 'e chi sta suffrenno.
C'hê dato 'e mmane p'accarezzà chi soffre,
nuje damme pacchere a cchi sta patenno.

Cu 'a vocca jammo spisso jastemmanno
e qquanta vote nce sputammo nfaccia.
Ce guardammo comm'a ttanta nemice,
mmece e nce regnere 'e vase e abbracce.

'O mmale ca nterra stammo patenno,
sta facendo troppe, tanta muorte.
'A tantu tiempo giuvene, viecchie, criature,
cercano 'e nzerrà 'o mmale 'int'a na morza.

Aiutece, si può, miettece 'a mana toja,
pecché 'e luttà ce ammanca 'a forza.
I' stongo ccà a parlà cu tte llà ncoppa,
ma songo sulo na lucella ncopp'â terra.

Chi songh'io a ccunfronto a tte, so' nniente:
so' nu sciore piccerenillo 'int'a na serra.
Ma tu...ca vuò bbene a ttutte 'e figlie,
cumpatisce chi nun sape chello che ffa.

Te mploro pe mme e ppe tutte quante nuje
stamme a ssentere, stongo ccà a tte prià.
Madonna bella 'stu manto tujo mmaculato,
stiennelo comm'a nu velo ncopp'ê peccate.

Prutiegge chiunque tene 'o core affaticato,
si può perdona 'sti figlie tuoje scapestrate.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Sui paracarri la grandine si raduna
a commentare il cielo
che si ghiaccia nelle sue lacrime
e cerca il sibilo sommesso
delle onde del mare.
Cosa resta dell'allerta
se non la paura di vedersi innalzare
dall' impeto del vento freddoloso.
Uno sconforto di chi ha perso il calore
e lo ricerca spasmodicamente
in ogni anfratto a luci spente.
Uno sforzo immane
che ci fa ricordare
quanto fragile ma stupenda
sia la nostra vita anche quando è spenta.
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Profilo Autore: Francesco Paolo Catanzaro  

Questo autore ha pubblicato 16 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Ombra di solitudine
che m’avvolgi,
dama velata,
compagna fedele,
al mio fianco
mai t’assopisci,
non per errore,
non per benevolenza.
Nelle tue braccia
ogni gioia si spegne,
e d’ombra il cuore si veste,
spezzando il ritmo
della vita che corre,
sotto la luna,
pallida e cortese.
Il mondo si copre
d’un manto stellato,
il vento bisbiglia
lingue straniere.
Pian piano si spengono
le luci delle case,
restano i lampioni,
solitari custodi.
Tutto è così dolente
nel cuore solo.
Che io sia in un castello
di antichi splendori,
o in una nave a solcare
oceani senza fine,
o alla scoperta della foresta
oscura e misteriosa,
il tuo sussurro,
lieve e inesorabile,
sempre riecheggia.
Nessun banchetto,
né risate felici,
né ardite avventure
possono dissolvere
la tua cruda pece.
Oh, mai mi abbandoni,
solitudine.
L’amore mi ha lasciato
a disseccarmi,
e tu, leggiadra,
mi avvolgi e mi attacchi.
Ora soltanto il passo
rimbomba,
tra queste mura
di pietra infranta.
Dama delle lacrime,
in te trovo un’eco
d’un sapore d’antico,
una profonda lezione,
un monito silente.
Il vuoto m’insegna
un oro d’antico valore,
l’essenza d’essere,
l’umile ragione.
Perché se il nulla
regna sovrano,
l’anima libera
cerca il divino,
per ritrovare
vita che risorge.
Nel silenzio,
l’eterno lontano
può tornare a parlare,
con un accento
d’amore e di speranza.
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

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