Gennaio di bianco vestito
brucia la legna in ogni camino,
febbraio col fiato più corto
colora tutti i cuori di rosso,
marzo ha il volo delle rondini
e fior di mille colori,
aprile suona a festa le campane,
maggio è il mese d’ogni madre.
Giugno canta per le strade,
arriva luglio, si va al mare!
Ad agosto che mangiamo?
Un bel gelato al cioccolato!
A settembre si va a scuola,
ad ottobre le foglie volan,
ecco il mosto è già novembre
ed è arrivato anche dicembre!
Cosa mai avrà in mente,
Il suo seno si comprime su di te,
Che sul divano eri a sorseggiare un the'.
I suoi occhi sembrano posseduti,
I pensieri allor si fanno arguti,
Le sue mani hanno presa la bassa via,
Comincia ora la vera poesia.
Il movimento è lento e sapiente,
A tratti meticoloso e intelligente,
Poi i suoi occhi non si vedono più,
La sua cute osservi far su e giù.
Al divano ormai sembri incollato,
Lei avverte che sei quasi arrivato,
Improvvisamente si cambiano le pose,
Da una lacrima sul viso capisci tante cose. (Cit .. Bobby Solo)
Fosti brivido inatteso,
forte nodo nella gola.
Fosti folle desiderio,
Fosti vento, sole e sale.
Risi e piansi sentimenti.
Masticai fiumi ansanti.
Con un'anima tremante,
vissi istanti, intensamente.
Oggi, il cuore chiuso, muto,
cerca vuote spiegazioni,
mentre il giorno gira spento
tra ricordi e delusioni.
Sei ancora dolce sogno,
sempre viva tentazione.
Sei mancanza sulla pelle;
nel grigiore, sei colore.
Posso anche non cercarti,
posso ridere agli scherzi.
Ma d'inganno ci si spegne
e negli occhi zuppe spugne.
Se l'amore fosse saggio
a sé stesso basterebbe,
ma vuol litri di coraggio.
Vetri rotti, specchi e schegge.
Sei presente nell'assenza,
come fuoco che non brucia,
come vento in una stanza,
come sabbia tra la pioggia.
Vivo ancora le tue labbra.
Mani erranti sulla pelle.
Occhi pieni di domande,
corpi sciolti tra le stelle.
Era tutta fantasia:
io volavo, tu pensavi.
È del folle la magia,
ma tu, saggio, non amavi.
Sei vincente, forte e fermo,
galoppante nel deserto.
Mentre io respiro l'acqua
e dal mondo mi nascondo.
Sento ancora le tue braccia.
La paura uccide lenta
come lama, taglia e schiaccia.
Vedo ancora la tua faccia.
Fosti brivido inatteso,
forte nodo nella gola.
Fosti folle desiderio,
Fosti vento, sole e sale.
Resti vuoto e grave suono,
resti un lampo e poi un tuono.
L'infinito in un secondo,
piuma e piombo, centro e sfondo.
Sarò folle e senza senno,
ma l'amore vive solo,
non si compra, non si paga,
ma si espia come un dolo.
Tu non m'ami, resta lì.
Vivi, sogna, credi e ridi.
Lascia andare nell'oblìo
quel che mai fu stato mio.
Nel silenzio e con distanza,
tra le lacrime e i sorrisi,
sarai raggio di speranza
per grondanti sogni stesi.
Sarai ciò che non è stato,
come un fiore mai sbocciato.
Sarai forza e turbamento,
luce e buio in un momento.
Fui per te curiosità,
sol quesito di scoperta.
Ma la noia, dama esperta,
già inseguiva novità.
I miei pianti? Il tuo cappotto,
per vestire le bugie,
per celarci sopra e sotto
le tue ansie per le mie.
Promettesti un'amicizia,
ma fu solo l'ingiustizia
di qualcosa a cui credetti.
Eran solo trabocchetti.
La tua immagine lucente,
già macchiata di dolore,
sembra imbroglio e gioco folle.
Serro il cuore duramente.
Caro te, che sempre sei
mondo bello da scoprire,
io non sono quel che vuoi,
ma non merito il tuo agire.
Tu prometti e ti distacchi,
menti, scappi, bruci e neghi
ti difendi dagli attacchi
del mio affetto. Ti dilegui.
È pesante l'armatura
che sul petto tu ti porti.
Leggerezza ne è la cura,
ma è in te, non nei rapporti.
Caro te, ti lascio andare.
Il mio cuore resta fermo.
Trama fissa sullo schermo.
Ridi, sogna e non temere.
Che i tuoi giorni siano belli,
acque chiare, soli e stelle.
Vola in alto, credi e balla,
Del tuo vuoto sarò culla.
Come fosse uccellin della comare
appena l’ali dall’uovo sgusciate
volea quell’anatroccolo volare
ma capì d'aver ali inadeguate.
“Ch’è ’sta storia?” chiese all’anatra mamma
“Ali farlocche? io voglio ali vere!
Io di volare ho poëtica fiamma
con sul sedere penne timoniere.
“Accontentati anatroccolo mio”,
disse mamm’anatra, con tono ironico,
“so del volar l’intenso tuo desìo
qual ‘Va pensier’ del coro filarmonico,
ma a questo sogno devi dire addio
ché il tuo destin sarà più malinconico:
beccar, cacar, cantare il tuo pio pio
tra ragli abbai muggiti in polifonico”.
Sia chiaro, l’anatroccolo son io.
Non volo e son pozzanghere i miei calici
ove libo elevando un pigolio
tra rose spinose e piangenti salici.
Molto tempo passerà prima di metabolizzare la sconfitta,
troppe volte rimarrò in silenzio implodendo la mia rabbia,
schegge di depressione attraverseranno la mia mente,
pulsioni di rivincita faranno battere velocemente il mio cuore.
Serenamente ricorderò questo lampo di vita
con l’ironia di chi ha già vissuto,
di chi accetta le delusioni con saggia tranquillità,
anche se un impeto mi scalzerà dalla sedia.
Traballanti emozioni di chi tentò di migliorare il mondo,
umilmente prono per servire chi non volle essere servito,
spavaldamente orgoglioso dei propri ideali,
consapevole di essere solo un uomo normale.
All’ombra del padre giace
una cassa
Pareti velluto scivolano
quando passa
lei
Un tumore è la sintesi di tutta una vita
ma io sono vestita
a festa e lui è un viado
(Bimba, non lo sai?)
Il suo membro è un serpente,
ho pensieri sconci
Poi tutto sgrana
tra angoli ciechi nel campo focale
e cose essiccate
E mi lascia a metà.
mio caro soffio d'amore
sulla cima della mia felicità.
Non c'è posto più bello
dove riposare serena e protetta,
se non nelle tue forti braccia.
Abbracciami come se fosse
l'ultima volta, per poi donarci
alle fiamme del nostro desiderio.
Ogni preoccupazione sfuma
nel tuo sguardo silenzioso,
mentre racconta la forza che mi dai.
Abbracciami nel tuo perdono
quando la rabbia sfoglia i giorni,
dove le sue parole scritte sono dure.
Lasciami, ad occhi chiusi e sognanti,
avvicinare al tuo cuore che batte
l'amore giurato che ci lega per la vita.
Abbracciami, amore mio,
lascia che sia origine senza fine
questo sentimento chiamato amore.
Pregi e difetti come chiunque
altro figlio di questo mondo.
Io mi organizzo tondo, non voglio
essere un facile quadro appeso.
L’amore a tenere banco
dal credo dipendente
che non insegue
farfalle, né falene
le lascia libere di volare
alla ricerca
della propria perla
e come api impollinare
del loro miele, l'amaro rimasto.
Ché siamo fiori
ma senza sbocciare
mai coloreremo
questo nostro mondo.
sto' ccà a mmane ggiunte a cercà perdono.
Si tiene tiempo, te prego damme udienza,
te parlo a nnomme mio...e ati pperzone.
Pur'io so' stanca 'e tutta chesta insolenza
'e chi nun perde maje ll'occasione...
'e fa' male...e ppretenne ll'abbondanza,
pecché manc'o ssupierchio lle va bbuono.
Tu c'hê rialato ll'azzurro bbello d' 'o mare
nnuje îmmo tignut'e russo ll'acqua chiara.
C'hê dat'a vocca pe ce fa assapur'o mmiele
e nnuje stammo sempe a mmasticà fiele.
C'hê dat'e rrecchie pe fa' sentere ll'allucche
'e chi sente dulore, 'e chi sta suffrenno.
C'hê dato 'e mmane p'accarezzà chi soffre,
nuje damme pacchere a cchi sta patenno.
Cu 'a vocca jammo spisso jastemmanno
e qquanta vote nce sputammo nfaccia.
Ce guardammo comm'a ttanta nemice,
mmece e nce regnere 'e vase e abbracce.
'O mmale ca nterra stammo patenno,
sta facendo troppe, tanta muorte.
'A tantu tiempo giuvene, viecchie, criature,
cercano 'e nzerrà 'o mmale 'int'a na morza.
Aiutece, si può, miettece 'a mana toja,
pecché 'e luttà ce ammanca 'a forza.
I' stongo ccà a parlà cu tte llà ncoppa,
ma songo sulo na lucella ncopp'â terra.
Chi songh'io a ccunfronto a tte, so' nniente:
so' nu sciore piccerenillo 'int'a na serra.
Ma tu...ca vuò bbene a ttutte 'e figlie,
cumpatisce chi nun sape chello che ffa.
Te mploro pe mme e ppe tutte quante nuje
stamme a ssentere, stongo ccà a tte prià.
Madonna bella 'stu manto tujo mmaculato,
stiennelo comm'a nu velo ncopp'ê peccate.
Prutiegge chiunque tene 'o core affaticato,
si può perdona 'sti figlie tuoje scapestrate.
a commentare il cielo
che si ghiaccia nelle sue lacrime
e cerca il sibilo sommesso
delle onde del mare.
Cosa resta dell'allerta
se non la paura di vedersi innalzare
dall' impeto del vento freddoloso.
Uno sconforto di chi ha perso il calore
e lo ricerca spasmodicamente
in ogni anfratto a luci spente.
Uno sforzo immane
che ci fa ricordare
quanto fragile ma stupenda
sia la nostra vita anche quando è spenta.
che m’avvolgi,
dama velata,
compagna fedele,
al mio fianco
mai t’assopisci,
non per errore,
non per benevolenza.
Nelle tue braccia
ogni gioia si spegne,
e d’ombra il cuore si veste,
spezzando il ritmo
della vita che corre,
sotto la luna,
pallida e cortese.
Il mondo si copre
d’un manto stellato,
il vento bisbiglia
lingue straniere.
Pian piano si spengono
le luci delle case,
restano i lampioni,
solitari custodi.
Tutto è così dolente
nel cuore solo.
Che io sia in un castello
di antichi splendori,
o in una nave a solcare
oceani senza fine,
o alla scoperta della foresta
oscura e misteriosa,
il tuo sussurro,
lieve e inesorabile,
sempre riecheggia.
Nessun banchetto,
né risate felici,
né ardite avventure
possono dissolvere
la tua cruda pece.
Oh, mai mi abbandoni,
solitudine.
L’amore mi ha lasciato
a disseccarmi,
e tu, leggiadra,
mi avvolgi e mi attacchi.
Ora soltanto il passo
rimbomba,
tra queste mura
di pietra infranta.
Dama delle lacrime,
in te trovo un’eco
d’un sapore d’antico,
una profonda lezione,
un monito silente.
Il vuoto m’insegna
un oro d’antico valore,
l’essenza d’essere,
l’umile ragione.
Perché se il nulla
regna sovrano,
l’anima libera
cerca il divino,
per ritrovare
vita che risorge.
Nel silenzio,
l’eterno lontano
può tornare a parlare,
con un accento
d’amore e di speranza.











