Ho attaccato un chiodo sul muro
vicino all'ombra della mia coscienza
e lì ho appeso il mio cuore
per vederlo sanguinare
come un agnello sacrificale
tra i grumi delle parole.
Ho attaccato un chiodo nel cielo
vicino alla luce delle stelle
e lì ho appeso il mio sapere
per vederlo fluire
sull'immagine di Dio
che offusca la Passione
di una croce nella gola.
Ho attaccato un chiodo sul marmo
vicino al bacio di mia madre
e lì ho appeso i miei ricordi
per vederli urlare
come un lupo tra i cespugli
che non trova più la tana
e sbava odori sconosciuti.
E infine ho attaccato un chiodo nell'aria
vicino al battito d'amore
e lì ho appeso i miei momenti
per vederli sciogliere nel sole
coprirmi gli occhi dei frammenti
e poi allontanarmi, definitivamente
da questo vagare e perlustrare
sentieri che portano verso il niente.
“La speranza è il solo bene che è comune a tutti gli uomini, e anche coloro che non hanno più nulla la possiedono ancora.”
(Talete)
Tremo sempre
ma tu non lo sai,
a te non preoccupa
il freddo degli altri;
e quel tuo sguardo
e quella tua voce
questa volta
mi hanno
ferito.
Tu lo sapevi Iris
che il tuo messaggio
sarebbe stato funesto
e che presto i miei giaggioli,
rari come il color dell’ametista,
avrebbero ospitato
la muffa verde,
e che a breve
sarebbero
seccati.
Tu lo sapevi Iris
che le tue grandi ali dorate
ti avrebbero portata lontano da me,
e che seduta sull’arco di un arcobaleno,
ti saresti rivestita di rugiada,
dimentica delle pene
di un bulbo
che piano
avvizziva.
Ma non sono ancora esanime:
come vedi i miei rizomi
sono viola porpora
e la loro fragranza
è sempre la tua.
Anche se presto
sarò polvere cosmetica
e le mie radici rimedi medicinali,
non lo dimenticherò mai
signorina Arcobaleno,
di aver anch’io
(da fiore)
amato
i tuoi colori
che sfuggono,
la tua evanescenza.
La canicola che riscaldava la mia linfa,
era però un parafulmine precario:
un dolcissimo palliativo
per una affezione
che neppure tu
hai potuto
curare.
Amore mio
ho atteso quel filo di voce
farsi pensiero.
Ho sentito
la tua mano calda
avvilupparsi alla mia.
Abbiamo ascoltato
la Primavera dell'anima
scivolarci addosso vellutata
senza rumore.
Nella notte intatta
e senza voci
un drappo di stelle
ha trovato il suo profumo e
ora albeggia di noi.
Ed io stretta
ai tuoi sentieri
ti cammino accanto.
E noi stiamo qui a bisticciare
per una partitella da giocare
oppure per lo spreadde da capire
o qualche monetina da investire,
i popoli si guardano in cagnesco
che vivano in canicola o al fresco
o siano ricchissimi o di stracci
vestiti come tanti poveracci,
viviamo in un pianeta appeso al nulla
in mezzo all’universo che ha la culla
lontano lontanissimo nei tempi
che furono, per darci degli esempi,
di grossi dinosauri scomparsi
nel nulla o dal fuoco allora arsi
perché dal cosmo è sceso un grosso sasso
vagante che ha causato uno sconquasso;
ed oggi un asteroide ha sfiorato
la terra come allora forse è stato,
per poco non ci manda al creatore
se solo si spostava col motore
colpendoci e centrando con potenza
il male con la nostra prepotenza
l’invidia l’arroganza le ricchezze
il subdolo potere, le tristezze
di tanti dittatori da strapazzo
che usano con tedio e con sollazzo
la vita di chi è debole e nel mondo
è solo nel girone più profondo.
Ce sò du' strade che coreno vicino vicino,
così è 'n gran casino,
sta 'n campana, sta preciso,
una và a l'inferno, una ar paradiso.
Sò vicine e se 'ncroceno spesso,
c'è na fila come p'annà ar cesso,
ce vò na mente sveja e scartra.
penzi de sta su una e t'aritrovi su l'artra.
Chi cià dubbi, chi convinzioni,
chi cià bone intenzioni,
ma nun ce pijassero pè cojoni,
puro ste strade sò finzioni
perché nun sò reali, sò creazzioni.
Così se 'ncocceno spesso
li mascarzoni co' li santoni,
l'oppinioni co' le religgioni,
le passioni co' l'ambizzioni,
li poracci co' li cialtroni.
Tutti cianno na toppa sull'etichetta,
ma oggnuno ciattacca n' etichetta
e te vò comannà a bacchetta.
Sai er cielo è na cosa fastosa,
chi ce vola, chi ce và su na scala sfarzosa,
c'è chi pretenne d'avé la ricetta;
su de me cìè sempre na nuvoletta,
e si poi sta strada è stretta
io pe' salicce m'accontento de na scaletta.
Ce sò du' strade che coreno vicino vicino,
così è 'n gran casino,
sta 'n campana, sta preciso,
una và a l'inferno, una ar paradiso.
Sò vicine e se 'ncroceno spesso,
c'è na fila come p'annà ar cesso,
ce vò na mente sveja e scartra.
penzi de sta su una e t'aritrovi su l'artra.
Chi cià dubbi, chi convinzioni,
chi cià bone intenzioni,
ma nun ce pijassero pè cojoni,
puro ste strade sò finzioni
perché nun sò reali, sò creazzioni.
Così se 'ncocceno spesso
li mascarzoni co' li santoni,
l'oppinioni co' le religgioni,
le passioni co' l'ambizzioni,
li poracci co' li cialtroni.
Tutti cianno na toppa sull'etichetta,
ma oggnuno ciattacca n' etichetta
e te vò comannà a bacchetta.
Sai er cielo è na cosa fastosa,
chi ce vola, chi ce và su na scala sfarzosa,
c'è chi pretenne d'avé la ricetta;
su de me cìè sempre na nuvoletta,
e si poi sta strada è stretta
io pe' salicce m'accontento de na scaletta.
I fiori del mio cuore possono sbocciare.
Petali come velluto sulla pelle
Fronde come capelli di erica.
Prona,
bacio la terra.
Adesso posso volare lontano
vento nella tempesta,
sole nelle nuvole,
acqua nell'arida terra.
Viola di mora le mie labbra.
Intrecci di mani come radici.
Incanto in me,
germoglia la vita,
adesso,
dove la voce delle parole scritte
arrivano a me.
Le tue
Un bacio dato così!
In punta di piedi
con le nuvole addosso.
Lei diceva ti amo
ma il treno non poteva aspettare
per quel viaggio senza ritorno.
È stato un ultimo bacio
come una rondine
sei volato lontano
dicesti che saresti tornato
il giorno in cui le foglie
rinasceranno ancora.
No! Non è stato così
è già passato un altro inverno
alla stazione c’è un immenso deserto.
Dell’amore non sai più cosa farne.
ricordi sempre quel lontano ti amo
più passa il tempo
e si disperde nel cielo.
Non c’è più sole,
mentre l’acqua del fiume
ha trasformato un sasso
in una lama tagliente,
qualcuno dice non era vero niente.
E sei rimasto così!
Le lacrime ti piovono addosso
chiudi gli occhi ricordando quel bacio,
senti ancora il fischio del treno
che corre veloce.
E tu scrivevi una bella canzone…
Improvvisata d’amore.
lo ricordava solo vestito di un bianco puro...
e mentre fiocco dopo fiocco quel manto gelido cresceva,
a lui bastava restare legato a quel calore...
per scaldarsi sereno nel calore di un abbraccio...
Quei due corpi riuscivano a comunicare senza pronunciar parola...
L'unico linguaggio da loro conosciuto,
parlava di sguardi, ascoltava di carezze
e respirava con cuori tanto infiammati quanto intimoriti...
Perchè com'è solito imporre il copione di questa vita,
ogni momento sereno e solare sta solo aspettando
l'istante oscuro che incenerirà il tutto...
Ma dentro di loro restava la certezza che la nube che iniziava ad avvolgerli,
sarebbe svanita in un batter d'occhio non appena quei due sorrisi magnetici
si fossero scontrati ancora una volta
in uno sguardo complice dal colore cristallino dell'infinito...
Lei lo avrebbe atteso...
Lui anche...
Consapevole che, se con gli artigli del cuore
era riuscito anche solo a graffiare un angolo del suo di cuore,
lei non sarebbe mai più riuscita
nemmeno a desiderare di cercare altre mani...
Al di fuori delle sue.....!
quasi impazzito
non ti ascolta
non sa che vorresti fermarti
un attimo in più
a guardare
l'ultimo raggio di sole.
Scorre il tempo
cambiano le stagioni
ma tu in questa corsa
sei la stessa donna
che si emoziona
davanti a un sorriso
donato con il cuore
sei la stessa che
in questo pazzo mondo
senza pudore
rincorre quella lacrima
dove si soffre
per dolore regalato.
Pile di carta
salgono verso il cielo,
migliaia di segni mai capiti,
di inutili e vani memorandum,
di liste di cose che non realizzerò:
i fondamentali di una mente confusa
che conserva traccia di ogni male,
che si perde e che poi si ritrova
per poter sperare ancora.
Gli omini verdi sono qui,
calcano i miei pensieri
e irrompono sul foglio;
sciolti in pasta di crisocolla
o ridotti in polvere gialla di stelle.
Sono loro che tracciano queste traiettorie,
queste parabole, queste iperboli,
questi troppi scorci dolenti.
È forse illusione?
Ancora non so:
per me, al momento,
sono solo segni, orme,
solchi, impronte e graffi.
Nient’altro che mirabili parole,
che ahimè, non mi spiegano la vita.
per le strade della città.
Brandelli di frasi cadono
come elemosine dell’ironia
nella scuola invisibile
della mia meditazione.
Tra rovine d’edifici,
piedistalli grezzi e insudiciati,
superba e unica
s’innalza la statua del tedio.
Sembianze d’impenetrabili sorrisi
oscurano i volti
glorificandoli vagamente di segreto.
L’infelicità si blocca
sulle mie labbra
in un pozzo di gesti abbozzati.
E le tenebre si rischiarano
nei fuochi fatui dell’infedeltà.
torna la Memoria
un ricordo che non passa
con il gelo della merla.
Chiudo gli occhi e ascolto ...
Sul campo passi pesanti
di sentinelle armate
vigilano la notte gelida
senza fuoco e senza stelle.
Ascolto ...
il ringhiare dei cani e
il pianto disperato
di cuccioli d'uomo
che non hanno un pezzo di pane.
Mi pungo
con il filo spinato,
sento la paura,
immagino l'odore,
la morte lenta senza rumore.
Figli, fratelli, padri, madri, sorelle,
in lacrime
su rotaie assoldate
senza voce e senza occhi
verso l'ultimo viaggio.
Uniti
da un unico e solo destino
morire senza perchè
nel fumo di un camino.
c'è solo un pò di rumore
di vento
ad interrompere
i sussulti del cuore
in un momento d'amore.
E non vorresti esagerare
con i verbi
o troppe frasi appassionate
potrebbe essere anche scontato,
ma dell'amore rimani incantato,
incatenato e senza chiave
non sarà facile uscirne.
Che strano dopotutto,
anche se fa freddo
ed hai le mani gelate
o le coperte son poche
per scaldare i tuoi sogni
rimani sempre l'uomo che eri,
anche se poco rimane
perché la neve ha coperto tutto
ed è rimasto soltanto il silenzio
tu fingi di non saperne niente
aspettando...
Ed aspettando ancora...








