c'è 'n dubbio che manco te sfiora,
e si sta sora poi cià na colica
che te poi aspetta da na brava cattolica?
Tulle le sorelle stanno 'n attesa,
all'ospedale er primario je dà na sorpresa:
se sa che na sora pò esse avida,
ma questa dall'analisi risurta gravida.
In genere er sesso loro è quieto,
nun pòi crede che s'aritrova co' 'n feto,
certo un fijo è sempre un gradito omaggio.
questo è 'r risultato de 'n veloce passaggio.
Le artre apreno la bocca pe' l'incanto,
mò nun se 'nventassero che è stato lo spirito santo.
Poesia
Amai solo te in questo mondo,
fosti tu il mio grande conforto;
ogni dì, vivendo l’immondo,
in te trovai ampio supporto.
La tua carezza mi dava energia,
come piuma mi lambiva il viso,
di te sentivo la soave magia,
mirando il tuo fulgido sorriso.
Mi fosti madre e pure sorella,
nonché amante tanto gentile;
donasti a Morfeo le chimere,
dando spesso alle stesse favella
e luce alla mia mente senile,
che ne ebbe fragranza e piacere.
Tu fosti dei miei sogni lo scrigno,
con te la realtà io non la vissi;
alla mia vita togliesti il macigno
ed io ti cantai e con te convissi.
e nei torpori del giorno,
esalano vapori di affetti lontani.
Là dove il sospiro
si infrange sugli scogli,
il sole è figlio di un'alba pesante
e la notte esile carezza
di mani o foglie tremule,
là si nascondono,
tra le righe dei versi
o le rughe di un volto passato.
Ho attraversato la strada per te
ed era ancora inverno a San Francisco
quando all’angolo fra Haight and Ashbury
ho lasciato che il tuo pensiero mi abbattesse,
che la tua realtà incrociasse, per un attimo, la mia
e che le mie mani si scaldassero al tocco del caffè.
Così, anche se non capivo più nulla oramai,
ero già l’uomo di fronte al miracolo,
il bambino che si stupiva di tutto,
che rinunciava al futuro anteriore
per sposarne uno più semplice.
C’era Bryant Park dall’altro lato,
una panchina vuota, fredda,
una City abulica, apatica,
depressa come l’orlo
dei miei occhi.
Scappare
fuggire
sparire
era ciò che dovevo,
tornare fra le onde del mare
e le frasche del sottobosco,
fra l’occhio e l’orecchio:
e da lì invocare pietà.
Ancora il suo nome,
ancora una volta
ti prego mio Dio!
Che poi
domani
rincaserà
più acre
che mai:
il profumo
del tempo andato,
che non torna, che è perduto.
Osservo le rondini
volare in alto
in un cielo assai grigio.
Sono tante
volano tutte insieme
senza disunirsi.
Come sarebbe stato il mondo
senza di loro
piccoli esseri viventi.
Vorrei essere una rondine
libero di volare
nel cielo
senza disunirmi…
questo mattino
dietro i vetri sgocciolanti
di triste natura
ma addolcisce l'attimo
l'emolliente fragranza
di caffè
amalgamata al dolce
sapore della frolla
Ascolto, assorta
il fragore di questa orchestra
acqua e vento
in simbiotico concerto
e la solita tiritera
di concetti e sospiri
danza tra il respiro e il battito
Poi nasce un sorriso
e mi preparo a camminare
oltre questo delirare
c'è un barlume
non lontano
che a passo celere
investe incalzante
e lascia indietro
questo tempo da funerale
deturpato da canti acuti scoraggiati
dai clamori insulsi
dall'osservare del cuore
si mostra distrutto
già nel pronunciare
uscendo da uno schermo
da un cortile
da un balcone
dalla stazione
dall'aperitivo serale
dal pianerottolo vicino
dalla casa di fronte
dal lavoro
da una festa
anche fra conoscenti
fra parenti
fra amici
fra colleghi
fra pochi
s'infila improvviso
lascia inermi volutamente
creando scompiglio
disagio
non aiuta, complica
non ama
chi lo pratica, chi lo avvicina a sè, chi se lo tiene, chi lo subisce, chi lo innalza
il pericolo del silenzio è il più grande
tutti i giorni s'incontra
in tutti i momenti ci circonda
il pericolo del silenzio è il colpo che stende al tappeto
bruciando anche il più piccolo cenno di salvezza.
Avevo già detto no ieri, basta!
Ma riecco l'immagine del mestolo forato
che sale dal geyser
e porta su dal centro un'altra mia
deformità,
le dita che ai mignoli si gonfiano,
si alzano a parallelismi
incredibilmente d'ottima fattura nello spirito
o sospesi come il silenzio delle teste svuotate di tutto a teatro,
quando finisce Manon Lescaut
e si vorrebbe davvero morire.

di sentire, ascoltare
di vedere l'azzurro che travolge
scompiglia i capelli e sconvolge
l'amara mia realtà;
mi sento come un albero senza foglie
ho radici lunghe come ventose
che mi tengono piantato
su un prato di rose.
Eppure sento agitare le ali
e vorrei staccarmi da questa terra
da pensieri annegati
in un mare di madreperla
nei ritmi del cuore
che come in una danza
perdono il passo
nell'indugio e nel collasso
tra coraggio e amore.
Vorrei che queste spine
impiantate nel viaggio del destino
non siano le corone
ma la salvezza
per arrivare un giorno
a toccare la luna
e le stelle di Dio
nella notte più scura.
Per adesso vivo
in questo piano inclinato
e vedo scivolare il mio io
dentro un vulcano
dove brucia il tempo
nel cratere di un sogno
ai confini tra me e la verità.
che mastichi il silenzio
del dolore
di giorni scolpiti di ruggine
senza tempo,
ascolti una musica
che trasporta i sensi
che si abbandona
a una passione irrangiungibile.
Poeta
che non sai dove potrai
coccolare le tue parole,
dove cercare un nido
per scaldare il cuore.
Si fa sera
e tu vagabondo in cerca
di pensieri e di amori
da ricordare
mentre una lacrima
ti fa compagnia
tra sentieri senza meta.
Eppure il torrente canta la sua canzone,
in cielo s’inseguono candidi cirri
eppure, immutato, vola alto
il richiamo della capinera.
Eppure la terra vive !
Allora, perché questo vento feroce
questa smania di morte.
Perché questi carri urlanti
questi fili spinosi,
queste larve vestite di cenci.
Perché questo fumo che esce
da camini insultanti il cielo.
Perché questi truci aguzzini.
Perché la terra vive ancora
se la pietà è sepolta ?
donatosi nel silenzio
ondeggio come randa
per giungere alla tua spiaggia
di mughetti agitati
di venti arresi
poggiando da nostromo
sorridendo come clown
per non segnare troppo
attento a non sprofondare
allungando la marinaia mano
rovinata dalle cime
dove m'accogli
con quel sale sulle labbra
turchese negli occhi
profumi di datteri
di palme sferzate da soffi bagnati
che il tuo viso raccoglie
dilegua nei miei pensieri
rimuovendo il percorso del patito viaggio
non facendomi ormeggiare









