Ho negli occhi
il tuo sguardo
la bocca piena delle tue parole,
pregni d'essenza
i gesti morbidi e le tue carezze
di un dire nascosto
senza rumore.
Come neve soffice e pacata
cadi e allieti la sera ,
acquieti i miei passi e
m' inondi di luce.
Non mi meraviglierei
se guardassi una stella cadente
ascoltando a Febbraio
il tuo ardore
piegando tra le mani
i miei sogni briosi
colmi di stelle e fresche aurore.
Sulla strada giocavo e lì m'incontravo
con lo schiamazzo di tanti bambini.
Sì, sulla strada di fango cosparsa
e di pietre, di grida che toccavano i fiori,
lassù, dai verdi veroni pendenti,
che di profumo impregnavano l'aere.
Si facevan castelli di sabbia,
il nascondino era anch'esso un bel gioco,
la palla era solo di pezza,
il giuoco era tutto inventato.
Sulla strada si udivan le ninne
e le mamme che cullavano i bimbi.
Il cielo era limpido e bello.
La sera ritornava il villano
a cavallo del suo mulo, cantando,
o a piedi per limitare la soma
all'animale suo amico fedele.
Oggi porta la strada la morte,
lì i bimbi non vanno più a frotte,
è mutato il viver del giorno
e la notte non invita più al sonno.
Oggi naufragano i sogni d'un dì,
di nostalgia il mio calice è colmo
e con tristezza io lo vuoto d'un fiato.
di sentieri inerpicati
ai limiti dell'infinito.
E madrigali di ricordi
inanellati nel tuo sguardo
proteso oltre l'orizzonte grigio
di vestigia post-moderne.
Ancora dentro quie sapori e colori
di giardini incantati
mentre un ritmo inarrestabile
sale per il corpo,
ruota biologica e inconsapevole
delle meccaniche di pianeti
che sciamano in questo vuoto.
Tempeste di battiti e sospiri
galleggiano lontani e sparsi
senza meta
senza vita
sbiaditi e rinsecchiti
come vecchi piccoli arbusti
poi lasciati a riva
dalla vivace marea
che ora
richiama dolcemente le onde
assopite
nella calma del giorno seguente
Che fine hai fatto?
Terra arida, ormai
e silenziosa
avvelenata da troppe menzogne
infestata da grovigli di rovi
e neanche un piccolo rivolo
riesce a dissetare e destare
questo spazio infinito
che echeggia di vuoto
Cuore svegliati
da questo letargo
torna a danzare nel vento
nel sole giallo e caldo
brilla ancora
tra luci di vivide stelle
respira ancora
profumi di piccole gioie
abbraccia festoso
anima e mente
Torna
torna presto
perchè
non sento più niente
cancella i nostri confini.
Inebriante sentimento
che annulla il limite
tra cielo e terra.
Tornerà a splendere il sole
a tergersi il cielo
e tu saprai nuovamente
fin dove arrivare.
--
Stare così, sospesi nel vento,
in questo spazio senza tempo.
Annullare i confini
cancellare i limiti,
volando senza meta
spiegando solo le ali.
la poesia m' ha lasciata
mi curava e lavava
dagli insani pensieri
Incostante e sospesa
tra la gioia e il dolore,
tra paura e piacere,
ho taciuto il mio cuore
E m' illudo in un bel sogno
dove Amor mi culla sempre
e il tuo sguardo sul mio corpo
per un' ora o eternamente
Salvatemi sogni !
Risvegliatevi versi!
Che gia' una volta, nel buio,
senza voi , io mi persi.
mi scalderei,
se fossi qui
mi accenderei,
se mi parlassi
troverei
la terra e il cielo da capire,
il mondo intero da scoprire
il bene e il male del Principio
come fine e come inizio;
ma tu fuggi,
sublimata dai miei sogni,
dallo strano desiderio
dell’attesa di un amore.
Sto nel male più profondo
senza infamia e senza lode
come quella sigaretta
che fa male alla salute
solamente quand’è accesa.
smarrirmi che bella idea
amarti ..che forte marea
di infinite pulsioni
di rabbie e dolori ,
conquistatore incallito
seduttore invaghito
di uno straordinario mondo chiamato donna .
Riperderti che bella idea
perdermi che bella idea
chiamarti ..che dura odissea
di paure di un no
di incoscienza, non so,
amante assetato
uomo affascinato
da un magico pianeta chiamato donna .
Donarmi che bella idea
ascoltarmi che bella idea
distrarmi ..che folle marea
di lunghe fughe da giustificare
da tradimenti da negare ,
lurido impantanato
sporco stregato
da un ipnotico mondo chiamato donna .
per saltare
su quel treno in corsa,
sfidando i venti e le ostilità
di un destino che sogghigna lontano.
Trovare gli attimi
che mancano ancora
a questa eternità
che ci ruba il cuore,
per chiudere il cerchio
dei tuoi ritorni.
«La civiltà mi sta lentamente abbandonando. Comincio a pensare con semplicità, a non avere più odio per il mio prossimo, anzi ad amarlo. Godo tutte le gioie della vita libera, animale e umana. Sfuggo alla fatica, penetro nella natura: con la certezza di un domani uguale al presente, così libero, così bello, la pace discende in me; mi evolvo normalmente e non ho più vane preoccupazioni». Paul Gauguin
Gerusalemme, Roma, Parigi,
poi la sindrome di Stendhal,
e infine la Tahiti di Gauguin:
ma è stata breve la strada,
irrilevante la distanza.
Un niente a cospetto
del volo dei pappi.
Di questi tempi, amore,
è meglio se ti aspetto a casa;
al riparo dal bello, salvo dall’eden,
dal mio desiderio per i mondi perduti.
Rintanato fra la stufa e quello sguardo,
che se lo segui lui ti porta dritto al mare.
Ma quando poi questo attacco passerà
e tu mi ricorderai che era tutto reale,
ed io mi sentirò vuoto triste e cupo
come un burattino senza storia,
allora io sì che potrò davvero
sognare con occhi aperti.
Ancora perplessità,
ancora immagini,
ancora musica,
poi altro male,
altro tormento.
Ma tu confida in me
e porta tanta pazienza:
che tutto, come sempre,
sarà solo da preludio
ad un nuovo fiume
di parole oscure,
in enigmatico
linguaggio.
Si inaridisce questo silenzio
aggrovigliando i ricordi con l'attimo
mentre si sbriciola l'attesa
come la sabbia castelli al vento
che colpisce gli occhi.
Dolcemente in quel silenzio
il corpo depose le armi
ora misura il tempo con le emozioni
e con tutti quei sorrisi disegnati
che riempiono la mente
in questo vuoto fatto di dolore.
Cosi senza colpo ferire
hai deciso di fare
quattro passi in quel silenzio
lasciando tutti a capo chino
sulla veglia dei tempi
con l'acre odore della tua mancanza
rimasta come ultima carezza.
Il sangue ha un sapore dolciastro sulle labbra: l'assapori.
Quando dicevo di volerti raccontare una storia incredibile parlavo della mia vita,
ma tu eri così incredula da pensare che me l'ero inventata.
I punched you with the truth, just like it was a fist.
Blood has a sweetish flavour on your lips: you taste it.
When I said I wanted to tell you an astonishing story, I was referring to my life.
But, you were so distrustful to believe I had invented it all.










