Ti sento e stropiccio
i miei versi
nel riverbero di virgole e sbuffi
ancora tra punti d' inchiostro
mio è il pensare di te.
Del tuo parlare s'appende il cielo
quando è Agosto e s'agogna la pioggia.
Ma scivola ormai questa memoria
nel freddo del mio cuore
e spettina i miei Natali.
Intessuto e ricamato
dai pensieri
rimani caldo di voce
in quel posto ad incastro
chiamato ieri.
14 commenti
Scrive senza sosta, il tempo.
Intreccia trame, forgia destini.
Talvolta indugia sulle crepe dei muri
e sulle rughe dei volti,
poi prosegue inesorabile,
accumulando e incrociando storie,
creando immense scenografie
di cui non è più possibile vedere l'inizio
né immaginarne l'esito.
Scrive senza sosta, il tempo,
cinico e indifferente,
uccidendo e partorendo creature,
generando speranze e tradendo illusioni,
provocando fiumi di lacrime e talvolta
illuminando di sorrisi i visi.
Anche di noi si è preso gioco
facendoci incontrare ed innamorare.
Ci siamo affidati alla sua invisibile corrente
come fosse la via maestra verso la sospirata felicità.
Ma il tempo gaglioffo gioca con le contingenze,
si trastulla con gli imprevisti, si balocca con le distrazioni.
D'improvviso, come fiume che trascina inesorabile
ogni cosa verso spaventevoli cateratte ,
così il flusso del tempo
ci ha condotto dentro un tragico vortice,
dove la storia che stava dipanando su di noi
ha trovato la parola fine.
E' precipitata nel gorgo,
ad accrescere in quel fondale
la catasta di resti e macerie
d'attimi infinitesimi e di storie lunghissime,
d'appuntamenti mancati e di progetti falliti.
Si disferà rapidamente
e tornerà ad essere semplice molecola,
sparpagliata nel vento,
per diventare semente di nuove, effimere storie
nel ventre instancabile del tempo
Intreccia trame, forgia destini.
Talvolta indugia sulle crepe dei muri
e sulle rughe dei volti,
poi prosegue inesorabile,
accumulando e incrociando storie,
creando immense scenografie
di cui non è più possibile vedere l'inizio
né immaginarne l'esito.
Scrive senza sosta, il tempo,
cinico e indifferente,
uccidendo e partorendo creature,
generando speranze e tradendo illusioni,
provocando fiumi di lacrime e talvolta
illuminando di sorrisi i visi.
Anche di noi si è preso gioco
facendoci incontrare ed innamorare.
Ci siamo affidati alla sua invisibile corrente
come fosse la via maestra verso la sospirata felicità.
Ma il tempo gaglioffo gioca con le contingenze,
si trastulla con gli imprevisti, si balocca con le distrazioni.
D'improvviso, come fiume che trascina inesorabile
ogni cosa verso spaventevoli cateratte ,
così il flusso del tempo
ci ha condotto dentro un tragico vortice,
dove la storia che stava dipanando su di noi
ha trovato la parola fine.
E' precipitata nel gorgo,
ad accrescere in quel fondale
la catasta di resti e macerie
d'attimi infinitesimi e di storie lunghissime,
d'appuntamenti mancati e di progetti falliti.
Si disferà rapidamente
e tornerà ad essere semplice molecola,
sparpagliata nel vento,
per diventare semente di nuove, effimere storie
nel ventre instancabile del tempo
Soffia un vento leggero
piega dolcemente i fiori.
Spunta un timido sole
dietro le nuvole bianche.
I Raggi riflettono
sui fiori.
Sulla coltre bianca
si formano dei colori.
Come un
arcobaleno.
Impronte di animali
scendono a valle.
Mentre gli ultimi
fiocchi di neve.
Toccano
terra.

piega dolcemente i fiori.
Spunta un timido sole
dietro le nuvole bianche.
I Raggi riflettono
sui fiori.
Sulla coltre bianca
si formano dei colori.
Come un
arcobaleno.
Impronte di animali
scendono a valle.
Mentre gli ultimi
fiocchi di neve.
Toccano
terra.
Nel sogno ricorrente
non mi sorprendo più
dei tuoi passi bendati
al freddo chiaro della luna
Fumo d’avorio, la rete va essiccandosi
-si aprono celle ad una ad una-
Solo la mosca trascina la sua polvere
Io no, ho una piccola piuma
già tra le mani del mattino
Sai qual’è l’effetto
che mi fa camminare
in un luogo in cui
non siamo mai stati insieme?
Mi fa immaginare il peso del tuo braccio
appeso alla mia mano,
mi fa immaginare il profilo dei tuoi sorrisi
quando vedi qualcosa che ti piace,
mi fa immaginarti che ti guardo e mi guardi,
e quanto vorrei che ci fosse anche il tuo
di riflesso in questa maledetta vetrina.
Mi sembra che questa mano vuota
sia incompleta, mozzata,
abbandonata senza la tua,
chissà se anche a te
davanti ad uno specchio,
capita di chiederti
quale sarebbe la tua espressione
se sapessi di ritrovarti aldilà della porta,
se mi bastasse attraversare una cucina
per vederti guardare la tv,
a cucinare o solamente ad aspettarmi.
Invece no.
Non condivido quelli che dicono
che il mondo è bello
perchè nel mondo vive chi amano,
no, non è così, il mondo è bello
quando chi ami è con te, vicino,
ma così vicino da scambiarsi l’ossigeno
da polmoni a polmoni,
da incastrarsi l’un con l’altro le ciglia,
vicino ma così vicino
da rispondere con un anch’io
ad un silenzio.
ad un silenzio.
Il termosifone lo abbraccia l'anima
con una stola di quelle trascinate per anni,
il gatto per un momento la rincorre
e poi è distratto da un nuovo mistero,
o dal pappagallo sul vassoio
a passare l'inverno al centro dei tavoli -
mi solleva un po'
fossi neve immacolata sulla cima degli alberi
o un tè che solo tramonta verso le sei.
Ventosità e spensieratezza
riempiono il vento
di rosso e di delicatezza
come "I Papaveri" di Monet
stanno i miei pensieri.
C'è il cielo azzurro
di nuvole bordate giallo oro
e i papaveri stanno sul ciglio di un campo
e nella memoria di qualcuno,
dove l'aria è fresca e ne agita
il fragile rossore
che spicca proprio li ,
in mezzo a quel campo verde in fiore
come un docile amore.
Guardo e non tocco
perchè non cadano i petali
da quel fragile stelo
protetti da ogni declivio e dal vento
che non osa tacere.
Sotto ad un parasole
che solo si può amare
fisso quel momento pieno del suo dare.....
Tra l'erba verde incolta
e qualche margherita
passeggio serena e
riprendo vita.
« ...ecco dal tumulo levarsi due snelli virgulti; e in quel momento il silenzio stava sul mondo intero, e altro suono non si udiva salvo il cantico di Yavanna. Alle sue note gli alberelli crebbero e divennero belli e alti e si coprirono di fiori; e così nacquero al mondo i due Alberi di Valinor. »
(J.R.R. Tolkien)
In questo rapido ciclo di nutrienti
il nostro bosco ombrofilo cresce,
disegna percorsi assurdi, magici,
traccia sentieri da seguire,
spigoli da esplorare:
fermi immagine
così belli
da far
male,
così folli,
così necessari
e così indispensabili
da annichilire il mio spirito;
e da svilire il corso di chi persiste
sull’eroica via per l’immaginazione.
La donna del desiderio
è sensuale, di dolci pensieri
e sussurra una poesia d'amore.
Intrigante si posa in ginocchio
da te
e raccoglie gli attimi più belli,
li conserva tra labbra rosse
scolpite da un pittore.
La donna del desiderio
sa rubarti tutte le stelle
e dipingere la luna
su un letto d'argento
sa brillare di passione
e sedurre con una carezza
e mentre il temporale
si fa più forte
si lascia sfiorare
la pelle dolcemente.
è sensuale, di dolci pensieri
e sussurra una poesia d'amore.
Intrigante si posa in ginocchio
da te
e raccoglie gli attimi più belli,
li conserva tra labbra rosse
scolpite da un pittore.
La donna del desiderio
sa rubarti tutte le stelle
e dipingere la luna
su un letto d'argento
sa brillare di passione
e sedurre con una carezza
e mentre il temporale
si fa più forte
si lascia sfiorare
la pelle dolcemente.
Farsi cumulo di vestiti molli
L'angolino respira
sa aspettare eterni secondi
Si apre come un paio di gambe faticosamente convinte
e si richiude subito in una fuga incavata
Non c'è ancora la differenziata
Allora tutto il mormorio nello stesso bidone
Ciò che era da ripetere
e ciò che era da dimenticare
formano ora il nuovo Dualismo
L'angolino respira
sa aspettare eterni secondi
Si apre come un paio di gambe faticosamente convinte
e si richiude subito in una fuga incavata
Non c'è ancora la differenziata
Allora tutto il mormorio nello stesso bidone
Ciò che era da ripetere
e ciò che era da dimenticare
formano ora il nuovo Dualismo
Le nostre passeggiate lungo la Neva
nell’agghiacciato febbraio, ascoltavamo
il canto allucinato di Sologub.
“La terra di Ojle naviga sulle onde dell’etere”
Quanto amavamo il poeta!
E quanto lui vedeva in noi
le ombre di un'umanità perduta.
Lui, i suoi demoni e i suoi santi.
I nostri passi crocchianti sulla neve
ritmavano una vecchia canzone del Volga
e noi, liberi in una terra schiava
affrancati da Poesia, ci amavamo
di un amore tiranno.
Ti penso, ora che il tempo e la poesia
consunti, ci guardano da lontano.
nell’agghiacciato febbraio, ascoltavamo
il canto allucinato di Sologub.
“La terra di Ojle naviga sulle onde dell’etere”
Quanto amavamo il poeta!
E quanto lui vedeva in noi
le ombre di un'umanità perduta.
Lui, i suoi demoni e i suoi santi.
I nostri passi crocchianti sulla neve
ritmavano una vecchia canzone del Volga
e noi, liberi in una terra schiava
affrancati da Poesia, ci amavamo
di un amore tiranno.
Ti penso, ora che il tempo e la poesia
consunti, ci guardano da lontano.
Lo sguardo all'orizzonte
attende l'incedere del crepuscolo
mentre l'aria effervescente
si culla tra le mie gote
e la pioggerella non fa paura
illuminando la strada
che si confonde con la luce.
Dal vecchio pontile
i pensieri tornano indietro
lontano verso fanciulleschi ricordi
catturati dalle onde marine.
È un quadro
il paese che si affaccia sul mare
un dipinto che raffigura la sofferenza
in un volo armonioso di desideri
benché sia vestito a festa.
Vigile si erge il chiosco delle limonate
sotto l'aspetto imponente della “Matrice*”
mentre la piazza brulica di voci
conservando antiche storie.
Alla fine del vespro
come sempre mi ritrovo perduto
in un tempo senza tempo
smarrito sulla via del ritorno
con le spalle sempre più cariche di vita
e gli occhi lucidi di malinconia.
(*Chiesa Madre)
attende l'incedere del crepuscolo
mentre l'aria effervescente
si culla tra le mie gote
e la pioggerella non fa paura
illuminando la strada
che si confonde con la luce.
Dal vecchio pontile
i pensieri tornano indietro
lontano verso fanciulleschi ricordi
catturati dalle onde marine.
È un quadro
il paese che si affaccia sul mare
un dipinto che raffigura la sofferenza
in un volo armonioso di desideri
benché sia vestito a festa.
Vigile si erge il chiosco delle limonate
sotto l'aspetto imponente della “Matrice*”
mentre la piazza brulica di voci
conservando antiche storie.
Alla fine del vespro
come sempre mi ritrovo perduto
in un tempo senza tempo
smarrito sulla via del ritorno
con le spalle sempre più cariche di vita
e gli occhi lucidi di malinconia.
(*Chiesa Madre)
Hai indossato migliaia di sorrisi
e mai una volta quello della misura giusta,
centinaia di vestiti senza che ce ne fosse uno
che ti sentissi bene addosso,
ti sei spogliata decine e decine di volte,
togliendoti di dosso tutto tranne che il velo
che ti ha sempre nascosto,
di tutte le parole che hai condiviso
mai una che parlasse di te
per come ti pensi.
Hai eretto muri invisibili ma invalicabili,
costruendo scale, a volte ascensori,
ma nessuno che portasse al tetto o alla cantina,
di tutte le volte che li ho percorsi,
in su e giù, non ti ho mai incontrata,
a volte mi è solo sembrato di sentire una risata,
o i tuoi singhiozzi, deboli dietro le pareti
e nessuna porta per raggiungerti.
Hai trascorso tanti di quei giorni
soffiando contro le nuvole,
per aiutarle a scappare
sperando che non piangessero
le loro lacrime insapori,
anche se poi quando lo facevano ne eri contenta,
quelle gocce avrebbero nascosto le tue;
quelle gocce avrebbero nascosto le tue;
pomeriggi interi ad aspettare impaziente
i raggi di sole, per colorare la tua pelle pallida
e scaldare i tuoi sogni, per poi accorgerti
che nemmeno il deserto è infinito abbastanza
per qualcuno che non sa trovarsi.
Hai traversato le vie su tacchi e scarpe sportive,
spiagge a piedi nudi e infradito,
spiagge a piedi nudi e infradito,
hai volato e navigato, corso e nuotato,
eppure, sembra sempre che qualunque luogo
e qualunque cammino
non porti mai da nessuna parte.
Anche se gli sguardi si sospirano su un tramonto,
la notte è già alla finestra,
e chiudere i vetri non impedirà alle ossa
di sentirsi troppo strette nella tua pelle.
Sai che ci si può amare anche distanti un metro?
Quante volte avrei voluto averti nuda
Quante volte avrei voluto averti nuda
senza che ti togliessi alcun indumento.
Solo per vedere dentro quella stanza tutta tua,
che per quanto enorme,
rimpicciolisce sempre troppo
Il mondo intorno a te.









