Vorrei essere dentro di te,
in te,
darti la mia forza
Incatenarmi al tuo pensiero.
Stringerti tra le braccia,
contare i tuoi sospiri
per respirare la tua vita,
farla mia.
In questo momento
nella fragilita' di un'assenza,
nostalgia,
paura di perderti.
Giunga a te
il mio pensiero
con tutta l'intensita'
di un vulcano,
che implora alla terra
di aprirsi
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Elogio
Donna, della vita sei il cibo,
della buia notte tu sei l’astro,
sei la viva luce d’ogni giorno
ed io ti canto con gioia e libo
all’amore che per me è pilastro
della vita, a cui io giro intorno.
Il tuo cuore ed il tuo intelletto,
sono pronti a tendere la mano;
dea dell’amore e del concetto,
pur egro, tu rendi l’uomo sano.
Per il tuo dire e fare tanto vali,
perché tu effondi la dolcezza;
pur se il tristo Fato taglia l’ali,
all’uomo allontani la tristezza.
Si vive per te, donna gentile,
s’inneggia a te da mane a sera;
io ti offro un fior primaverile,
finché vivrò in questa geosfera.
Com'è difficile, quando il cuore freme,
guidare la mano a scrivere in rime,
quando ogni anima si deprime
spenta dentro e morsa dalla fame;
è che tutt'intorno c'è un gracidio di rane,
tra mille guerre, vicine e lontane
e ogni vita è un mosaico di pene
e la libertà è minacciata dalle catene.
Se sei depresso, preoccupato e stanco
alza gli occhi e goditi quel lucore bianco
che da lontano t'indica un'altra via,
che esser uomo non significa seguir la scia,
afferra quel bianco di speranza e portalo a valle,
vivi le belle emozioni che fan tremar la pelle,
ogni giorno esci dai guai e diffondi il nettare di stelle!
guidare la mano a scrivere in rime,
quando ogni anima si deprime
spenta dentro e morsa dalla fame;
è che tutt'intorno c'è un gracidio di rane,
tra mille guerre, vicine e lontane
e ogni vita è un mosaico di pene
e la libertà è minacciata dalle catene.
Se sei depresso, preoccupato e stanco
alza gli occhi e goditi quel lucore bianco
che da lontano t'indica un'altra via,
che esser uomo non significa seguir la scia,
afferra quel bianco di speranza e portalo a valle,
vivi le belle emozioni che fan tremar la pelle,
ogni giorno esci dai guai e diffondi il nettare di stelle!
Chiudo questa musica
stando in piedi sulla sedia del vuoto,
dove a nessuno è dato capire se miracolo d'arancio
o di mandarino a fluire.
Qualcosa strappato precocemente forse,
che a lasciarlo aperto magari,
come un ombrello nero di classe
avrebbe attirato
una pioggia di applausi.
E' un'aquilone
oggi il mio pensiero
edenico giardino incantato
volante e colorato.
Verso i campi sospinto dal vento e
aggrappato ad un filo stretto
che alberga la tua mano
in un turbamento,
per poi librarsi
tra intrecci di foglie
dentro ad un cielo terso
e perdersi
al di là dei sogni
volteggiando il mare
in un volo libero
verso il sole e la volta celeste...
Verserei per te le lacrime
che non ho versato
le lascerei scendere
e sentirne il sapore
Sembra una calma apparente
il tempo non sembra portar via
la sensazione di vuoto
mi manca
stringere le tue mani fredde
Ricordo i Natali le nostre Pasque
vissuti a cercare un significato
in quella casa di altri tempi
di una periferia romana
Qualcuno che chiamano DIO
ti ha destinata così
portando la tua croce
tra mille sofferenze
Sembravi una Santa
destinata al martirio
finche' la forza che avevi
non ti ha lasciata
La notte l'alba
e il suo tramonto
tutto e' oramai chiaro
i pianti sommessi
La tua anima è libera
pura e invisibile
negli occhi di chi resta
La tua epoca densa di storia
la fine di un ideologia
le sue macerie
bisognava crescere in fretta
bambine che erano donne
in case umili
Vorrei sognarti come un tempo
la memoria è labile di ricordi
che sembrano svanire
nello scorrere della vita .
che non ho versato
le lascerei scendere
e sentirne il sapore
Sembra una calma apparente
il tempo non sembra portar via
la sensazione di vuoto
mi manca
stringere le tue mani fredde
Ricordo i Natali le nostre Pasque
vissuti a cercare un significato
in quella casa di altri tempi
di una periferia romana
Qualcuno che chiamano DIO
ti ha destinata così
portando la tua croce
tra mille sofferenze
Sembravi una Santa
destinata al martirio
finche' la forza che avevi
non ti ha lasciata
La notte l'alba
e il suo tramonto
tutto e' oramai chiaro
i pianti sommessi
La tua anima è libera
pura e invisibile
negli occhi di chi resta
La tua epoca densa di storia
la fine di un ideologia
le sue macerie
bisognava crescere in fretta
bambine che erano donne
in case umili
Vorrei sognarti come un tempo
la memoria è labile di ricordi
che sembrano svanire
nello scorrere della vita .
“Speaking strictly for me we both could have died then and there”
(Joan Baez)
Buongiorno amore mio,
eccoti nel nostro primo sogno:
quando la neve si lasciava cadere
sopra i giardini di Villa Melzi
senza un motivo evidente,
ma solo perché tu
lo desideravi
così tanto.
Erano musica cara e sublime
quei cristalli di gragnola
che picchiavano forte
sulla colonna infame,
per poi morire afoni
ai piedi della sequoia;
che barcollavano inermi
sulla statua della dea Pakhet,
per poi impietrire sul tronco
del pino di Montezuma;
che scivolavano
ignari della fine,
sul marmo bianco
di Dante e Beatrice,
sul chiosco moresco,
e sul vecchio ricovero
che un tempo fu
l’orangerie.
Quando invece noi,
dal caldo del chiuso di un bacio,
da sotto la chioma del grande canforo,
non correvamo realmente rischi imminenti
perché nulla, allora, importava davvero.
Tu forse
non puoi ricordarlo,
ma io, come sai, lo sogno spesso.
Io lo sapevo già allora che ti amavo,
mentre assistevo al miracolo,
e col pensiero percorrevo
l’improbabile rotta
che dal cielo
porta giù
al lago.
Sono passati anni,
ma tu presta attenzione:
che io fisso ancora i tuoi occhi
e la geometria del fiocco di neve.
Come se quella meraviglia,
quella precipitazione
e i tuoi mille baci,
non siano altro
che un ciclo:
la nostra
vita.
Mi troverai sul ponte che non si muove
A gridare una vastità comune e ripetuta
Amore, le sponde si elidono a vicenda
E ci troviamo raccolti in mezzo
come una manciata di olive
L'effervescenza si sta estendendo ovunque
e le turbe esplodono quando vengono sfiorate
Amore, il trenino non ha inizio né fine
e gli angeli custodi gorgogliano sulle nostre teste
Amore, l'urlo che cacci è così forte
che le anatre si girano a malapena
A gridare una vastità comune e ripetuta
Amore, le sponde si elidono a vicenda
E ci troviamo raccolti in mezzo
come una manciata di olive
L'effervescenza si sta estendendo ovunque
e le turbe esplodono quando vengono sfiorate
Amore, il trenino non ha inizio né fine
e gli angeli custodi gorgogliano sulle nostre teste
Amore, l'urlo che cacci è così forte
che le anatre si girano a malapena
Un ego troppo pieno di sé
ricopre se stesso di lauta ignoranza.
Ascoltare non sa,
né sa leggere ed osservare
chi intorno troppe volte
cede a tentazioni di rivalsa.
Ciò che è nostro appartiene all'anima
in una sfera che si ricopre di trasparenza,
perché a pochi piace condividerla
e ai più intimi piace destinarla.
ricopre se stesso di lauta ignoranza.
Ascoltare non sa,
né sa leggere ed osservare
chi intorno troppe volte
cede a tentazioni di rivalsa.
Ciò che è nostro appartiene all'anima
in una sfera che si ricopre di trasparenza,
perché a pochi piace condividerla
e ai più intimi piace destinarla.
Ho visto un angelo,
non era bellissimo,
la pelle scura, le ali arruffate.
Fluttuava sopra una moschea
ricavata da un capannone.
Ho visto un angelo,
biondo e bellissimo,
d'oro e di seta vestito,
volava tra le cupole
e le statue di San Pietro.
Nel primo anno del Signore,
vidi un angelo,
le ali grandi il volto severo,
posato su una povera capanna,
vegliava un bimbo e la madre,
la madre stanca per il lungo cammino.
Ritornarono a Nazareth
nella loro povera casa
ignorando templi e palazzi dorati......
e l'angelo li seguì.
non era bellissimo,
la pelle scura, le ali arruffate.
Fluttuava sopra una moschea
ricavata da un capannone.
Ho visto un angelo,
biondo e bellissimo,
d'oro e di seta vestito,
volava tra le cupole
e le statue di San Pietro.
Nel primo anno del Signore,
vidi un angelo,
le ali grandi il volto severo,
posato su una povera capanna,
vegliava un bimbo e la madre,
la madre stanca per il lungo cammino.
Ritornarono a Nazareth
nella loro povera casa
ignorando templi e palazzi dorati......
e l'angelo li seguì.
In una notte buia
con la pioggia.
È scattato
l’incantesimo.
Ammaliata come il
canto delle sirene.
Dalla tua voce, i tuoi occhi
mi hanno catturata.
Una pozione magica
mi ha stregata.
Incatenandomi
per sempre a te.
In un incantesimo
che mai si romperà
con la pioggia.
È scattato
l’incantesimo.
Ammaliata come il
canto delle sirene.
Dalla tua voce, i tuoi occhi
mi hanno catturata.
Una pozione magica
mi ha stregata.
Incatenandomi
per sempre a te.
In un incantesimo
che mai si romperà
A Velia
Appassisci come i tuoi fiori,
che mattina e sera sul verone
innaffi con amore, vedovella.
In te c'è il duolo
di chi solo resta.
Nessuno più ti copre di sospiri,
né d'amplessi amorosi nella notte.
Tu non vivi più la primavera
e più non senti, o Velia,
il suo aroma.
Ti manca l'amore e ti consumi,
pur se cambi il tuo vestito nero
e t'adorni di colori più vivaci.
I tuoi occhi ed anche il portamento
son quelli di chi si sta spegnendo.
O Velia, é tornato il freddo inverno
e tu serri di più le tue persiane.
Come l'uccello che convive in gabbia
con la malinconia e l'agonia canta,
sgranellando tra le gretole
con debol singultìo i suoi gorgheggi
nelle scure notti senza stelle;
così, anche tu, dietro le serrande,
canti, ma senza voce, un pianto,
che la gola ti stringe ed anche il cuore.
O Velia, che nel dolor mi sei sorella,
pur se l'altra parte non mi manca,
io campo come te, solingo e muto,
aiutando il dì ad incalzar la notte.
« Terra - la culla dell'umanità, ma non si può vivere per sempre in questa culla. »
(Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij)
Sarà una colonia permanente la mia,
da lì detterò le leggi del Novus Ordo Mundi.
Sarà un balzo gigante, una nuova era spaziale,
l’occhio della provvidenza che controlla la mente:
-noi saremo i coraggiosi cosmonauti-
-e voi l’umanità al risveglio-
Qui, dalla casa sull’albero comunicheremo
con la terza Galassia, con il pianeta Titania,
e dal chiuso di un’inestricabile equazione
che non rappresenta il pensiero di Dio,
parleremo in linguaggio macchina:
sarà poesia in codice binario,
sarà lo sguardo di Ra
rivolto al futuro
del genere
umano.
E allora,
in questo nido
che ci culla come figli,
saremo amore umanoide:
Illusivo e consapevole
come il progresso
che sussegue
alla genesi.
“Siate voi benedetti,
come un tempo già lo fu
quel piccolo e distante pianeta,
coi suoi suoni e i suoi colori,
con i suoi mille pensieri
e due sentimenti.”
Alla fine era quello il messaggio,
questa l’illuminazione ultima:
“Oggi c’è il Dio Uomo,
ma presto albeggerà l’era
dell’Uomo Dio”.
Certo però non poteva esserlo per me,
che solo e testardo cercavo
di sopravvivere al mio tempo:
ieri, che tutto era chiaro,
che tutto il sognato
era quasi visibile,
e che forse lo si poteva
ancora raggiungere.
Avevo la stoffa di Ramnujan io, e voi,
che eravate il mio orizzonte matematico,
purtroppo non ve ne siete mai accorti
ma io ero come un asteroide fantasma,
che quand’anche lanciato all’esplorazione,
con un polmone respiravo l’albero
e con l’altro invece soffiavo forte al mare:
per scongiurare e allontanare,
almeno ancora per un po’,
la mia tristezza.
Era vero,
aveva ragione lui,
non si poteva più vivere
in questa vecchia culla
a noi così cara.









