Flutti di cuore essudano lacero candore
perpetuo su petali dolcissimi di sussurri al sole
vene a balze di candele d’assenzio
danze lievi di verdi chiome e leggiadre piume alari.
Il violino pizzica corde consegnate al sogno
allevando il cuore nel mare della malinconia
stordito sino all’isola desertificata dei pensieri
ordito delicato di poesia su anse di celati cori.
Mura alte al colmo di celesti cocchieri
s’ergono ad attracco solitario su cari fondali
sino al delirante sibilo del gabbiano in volo
Sugello di versi il frullio scarno del vivere il bello
arcuato spillo ad astro teso di vena folle
Amore amore non smetti di far male
continui a voler provare ancora e ancora
e provando adorni l’insistente incavo
di buio ad antro d’anima riflesso di dio
nell’essere amore dentro il dolore
e dolore sulle ciglia dell'amore.
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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Azzuffa
il mio gatto
la luce d'ombra tremula
di un cielo chiaro

e sull'erba 
flessuoso e lagnoso
spazzola il bel pelo
grigio e nero
fissando famelico 
un ranocchio.

Ghiotto e convinto
miagola ad un pettirosso

 
impettito... sbatte le ali
e vola via.
                                         
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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Satan Aleppe

L'appuntamento era per le 23, di quel venerdì 17, sotto la quercia dell'affogato, nei pressi del lago di Nemi.
All'annuale raduno dei satanassi e delle megere potevano partecipare maghi, cartomanti, indovini, guaritori e preti spretati. Tutti dovevano presentarsi con la testa rigorosamente rasata a zero, dovevano portare occhiali neri e una collana di peperoncini intorno al collo.
Ciascun partecipante poi, dopo i convenevoli di rito e le reciproche maledizioni, indossata una lunga tunica nera e col viso coperto da una calza scura, appartenuta ad una vedova bianca, prendeva posto su alcuni sgabelli, soprannominati scrofegni, proprio perché a forma di porchetta e con le quattro zampe di capra.
Dopo la mezzanotte, a nessuno era più consentito l'ingresso, neanche ai santi... pardon al diavolo, perché si dava il via alla lunga cerimonia.
Come da programma, tutto iniziò col "rito del culinario", un banchetto, a base di alimenti piccanti, così composto:

antipasto misto con salamella alla brucio-allano (volgarmente detta "me saprai dire domani"), apprezzata anche dal Manzoni il quale, interpellato un giorno sulla bontà di tale alimento, proferì la famosa frase: "ai posteriori l'ardua sentenza";

ovoline di bufala affumicate sull'impiastro infernale;

olive nere abbrustolite nelle fiamme del purgatorio;

bruschette alla papè-satan-aleppe con aglio, oglio e zella di pipistrello;

ascelle di rospo in brodetto;

caprone castrato con mattoni roventi o, in alternativa, porchetta all'arrosolino pilo.
Il tutto scrupolosamente annaffiato con dolcetto della 'ndrangheta, rosso di Fontana di Papa e Vin Santo.
Quindi insalata di peperoncini all'oremus e, per finire, cruschelle dei tre satanassi. Inutile dire che non erano ammessi astefumi.
La cena fu allietata dal celebre quartetto messicano "Vamos a Los Diablos" che eseguì opere pie, polche e danze della ventresca.
Infine, quando tutti furono alticci, rossicci e attrippaticci, entrò "'Papè O Sultan" il gran satanasso d'Oriente di origine napoletana, con la mano destra cornifera e, con nella mano sinistra, il vangelo secondo la smorfia.
Fu quello il momento chiodo della cerimonia.
Dopo un lungo silenzio di tomba etrusca, l'officiante, indossato un lungo manto color rosso scorpora, creato ad occhio dal mago Satan-Arman, proferendo parole ermetiche come alezzup, zuffette, sniffete, loffete ed emettendo sonori peti incandescenti, cosiddetti zolfanelli, avanzò dando i numeri e, raggiunse l'ara pacis di pietra lavica, posta in fondo ad uno stanzone, seguito da tutti.
Nel frattempo, due assistenti trascinavano una cicciona incappucciata e incatenata, il cui corpo nudo sarebbe dovuto servire da coperta per l'altare.
Giunti in un punto indicato da una ics, stesero la donna per terra con un cazzotto. Il celebrante le tolse il cappuccio e cominciò a spogliarla lentamente, lumacando bava dalla libidine.
Quando la tizia fu nuda, ciascuno dei presenti venne invitato a toccarla, proferendo nel contempo ingiurie al suo indirizzo, al fine di creare un clima di eccitazione e di erotismo.
Quella donna, bella per antonomasia e sconcertante, aveva il viso paffuto contornato di brufoli e punti neri, i seni turgidi e grinzosi sprizzanti silicone, le gambe magre con bozzi e ficozzi di cellulite.
A questo punto, direi virgola, qualcuno tirò fuori un gatto nero spelacchiato e rognoso, da un sacco, e gli attaccò una miccetta accesa, sulla coda. L'animale, dopo aver saltato a destra e a manca, come una furia, graffiando e morsicando le caviglie di tutti i presenti e provocando loro una sorta di orgasmo felino, si diresse verso il camino acceso e avvampò di collera, fulminando con gli occhi di bragia coloro che lo guardavano.
Ad un tratto una voce dal fondo della stanza annunciò l'arrivo, come sempre in ritardo, di un ospite di riguardo, tal Dalemonio da Lecce che incedendo verso l'altare sbavava rabbioso e malediceva i presenti con la mano manca, accompagnato da una delegazioni di sinistri (consiglieri infernali).
Gli veniva appresso il Ventrone, segretario del sindacato dei produttori di soppressata, noto per la sua passione per il cinema a manovella e per i film a luci rosse, seguito, a sua volta, da una certa sig. ra Pelandra, accompagnatrice del Dalemonio che, per ragioni dietetiche, si nutriva con ghiande della quercia di Benevento e si arricchiva con gli oboli dei fessi indefessi. Essa, chiamata pure Ella, come tutti quelli che non capiscono un cavolo, ma solo quello, era la responsabile del ministero dei beni ambientali dell'averno.
Non poteva mancare il terribile eunuco Rutealeppe, soprannominato fregnaccia, per i miracoli che nessuno aveva mai visto, ma che lui si vantava di aver fatto quando era amministratore del Comune dei trallallero trallalà, una famosa popolazione di quaquaraquà discendente direttamente dalle scimmie romolette.
Rutealeppe era stato il padre spirituale dei Verdi, l'ideatore dei parcometri infernali, il dirottatore dei pellegrini dell'anno santo all'anno sabbatico, il creatore dell'arriccometro (uno strumento per arricchirsi con tiri mancini e trovate sinistre). Ma ecco che il sacerdote officiante, nel mediaset della celebrazione, gettò via la maschera e disse: "Miei sinistri figli, mi rammarico con voi perché siete ancora troppo bravi ragazzi per poter competere con gli adepti della casa delle libere diavolerie.
Perciò, per adesso, non avrete ricompensa alcuna e non godrete della vista del gran maestro d'Arcoriente Lucisilvius, né potrete frequentare Casini, se saranno riaperti, né berrete Buttiglioni di acqua infuocata, ma a stento, vi sarà concesso di assaggiare salamini piccanti tagliati Fini. Inoltre, per penitenza, sarete condannati a subire Sgarbi quotidiani, e a seguire giornalmente il Panzalucco delle otto e mezzo.
Quindi si aprì il mantello e mostrò loro un grosso pipistrello dicendo: "E adesso avvicinatevi e osservate l'uccello". Tutti quanti corsero curiosi a guardarlo; alcuni lo toccarono, altri lo baciarono pure.
Quand'ecco, sul più bello, volò via l'uccello.
Dopo di che l'officiante diede inizio all'orgia infernale. Si spensero le luci, s'accesero i fanali e ciascuno dei presenti scelse il proprio partner per il sabba, che s'iniziò quand'era già domenica.
Al buio, ogni cosa semplice diventò complicata e alcuni, nel tentativo di non cadere si aggrapparono alla prima cosa che capitò a tiro.
Intanto uccelli inquietanti volavano bassi e s'infilavano dappertutto. Un odore di otto marzo si sparse nell'aria satura di canne, alcune persino mozze, altre tonanti.
Alla fine tutti caddero addormentati, sbrindellati, contenti e posseduti da una comune frenesia sinistra, quella di non essere di destra.



 

 

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Profilo Autore: Salvatore Linguanti  

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Un passo dietro l’altro,

 lento,

disegnando l’orma

mentre l’onda schiva arriva, poi si ritrae

 e la sua voce lascia spargersi nell’aria.

 

Dolce il bacio, tiepida la mano

mi sfiora,

s’intreccia alla mia,

mi porti nel caldo dell’amore,

mi stringi, m’abbracci.

 

Mi sottrai alla fresca brezza

che scompiglia i capelli,

 nella calma del silenzio

che dipinge emozioni.

… E gode l’anima!…

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Profilo Autore: Giò  

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Una margherita gialla in un campo di grano,
che strano,
una margherita gialla in un campo di grano!
 
Un cavalluccio marino sulla sabbia,
una giornata di pioggia,
un mandarino cinese,
mille chiese.
Una rondine che vola,
sola.
Un gatto sul tetto e un grande letto.
Il sorriso smagliante di un viandante,
il ticchettio di pioggia battente,
il bagliore del sole,
il gallo che canta, 
l’arcobaleno che brilla.
 
E’ la vita,
le sue curve, i suoi profili
e i colori e gli odori e i sapori.
 
E’ la vita che t'agguanta e si racconta,
cosi tu voli.
Plani sull'affresco, sul sogno
fatato e strano.
Poi lo sguardo abbraccia la favola
che di corsa in rosa muta.
Passione rifiorisce,
in autunno nello sfumar del giallo
con l'afa d’estate,
nei  cristalli d'inverno
e tra mille papaveri rossi.
 
Scorre così l'idea,
come fa il fiume in discesa e
voglia si infiamma,  come brace nel fuoco.
Ti senti viva semplicemente così,
vivendo la vita.
 
 
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Profilo Autore: elisa  

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Dammi un verso che sia magia
ch'io possa inventare poesia.
Dammi un verso anche senza rima
che i tuoi pensieri possa scandire
e le parole possano dire dei tuoi silenzi.
Dammi un verso perché capisca
cosa ti rode o ti impoverisca.
Un verso,
per tratteggiare
i voli che vorresti fare
e disegnare
con la scrittura le emozioni 
che più   non   suoni.
Dammi un verso che sia amore
che sorprenda,
dietro il velo,
il sole
che attraversa
il cielo.
Un verso,
che accenda
sul tuo viso
la luce
di un sorriso.
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Profilo Autore: Giovanna Vecchio  

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L'insopportabile dolore di vivere,

assenza della pioggia solo vento,

cerchi un raggio di sole,

gli occhi sono stanchi della notte.

A volte vorresti accostare

e vomitare tutta l’amarezza che hai dentro,

a volte vorresti accostare

chiudere gli occhi e arrestare la corsa.

Poi entro in te,

rosa tra le orchidee

che dolce accarezzi l’anima

posando la tua mano in petto.

Sta arrivando il temporale

chiudo la finestra fa freddo,

ancora non ho trovato cosa sto cercando

mai lo troverò

ma la ricerca non è mai vana

mi coglie sempre vivo.

Poi ci sei tu

geranio del terrazzo della mia vita,

mi prendo cura di te,

ricomincio a disegnare arcobaleni

hanno il tuo sorriso,

ricomincio a vivere

l’io diventa noi,

tutto il resto non conta.

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Profilo Autore: Massimo  

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E' un impulso che scorre

Sbalza disfà e sobbalza, lontano

Ghermisce i legami, rilanciano

Indulge e trae attenzione

Volge, rivolge alzando quel poco

Dischiude le gemme

Inspira il respiro, lento

Lento, lento lentamente

Toccando e sfiorando

In dolce lieve, così indulgente

Quella linea di memorie

Annose, brevi, antiche.

Il cuore danza, brilla

La pelle celebra ed elogia

In urla s'agita e rimesta

Nel recupero, ascolta

Ascolta quel silenzio

Nel silenzio dovuto

E' dovuto, il silenzio.

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Profilo Autore: Ambra PILTI  

Questo autore ha pubblicato 215 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

 
E quando scende la sera
che sento il cielo
e tutto ciò che è 
il tuo pensiero.

Mi porto dentro 
tutto il luccichio  
che accende e spegne 
la  mia nostalgia.

E' quando scende la sera 
che un rumore lieve 
agita le foglie,
una preghiera tace. 

Sposto le stelle
ma tu non verrai.


 
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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

Questo autore ha pubblicato 966 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Persone maestre nel dare buca

le trovi al tavolino di un'altra ragazza in gabbia

Gli ordigni sotto le sedie di plastica

che non sanno contare per esplodere

fa prima a saltare in aria chi ci sta sopra

abbandonando strani vuoti e stimoli

di carta che pensavo fosse piombo

o carne o pesce per il re

Gli ori delle caste vanno a zonzo con le mani degli sbadigli

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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

Questo autore ha pubblicato 544 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

La mattina chiamo l'architetto del tempo
e mentre aspetto sulla riva del mare,
ogni sorta di male sparisce all’istante.

Ora tutto è diverso il tempo è volato,
riprendo i fogli di ieri e leggo ogni sorta
di cose parole volate e s'allunga la sera
ora il vecchio vestito rimane sgualcito.

M’appresto a pensare e mentre aspetto
resto a guardare il fluire dell’acqua,
il lento divenire mi fiacca la mente.

Ora ricerco solo silenzi e contemplo
il creato, ascolto il ruscello che scende
veloce, l'usignolo  che canta e provo
emozioni,non ci sono parole solo silenzi.
 
 
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Profilo Autore: Giuseppe Buro  

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Guardete, sei n’asociale,
ormai te sei appiattito
nun arzi manco un dito
sei n’ crisi caratteriale.
 
Che te sarà successo ?
me chiedo e me stupisco
s’è rotto anche il disco
che mi cantavi spesso.
 
Dicevi, amore usciamo
annamo co li amichi
ne li locali pubblichi,
vedrai ci divertiamo.
 
Venni con te entusiasta,
de questa decisione
nun feci opposizione
l’amore è amore e basta !
 
Poi te prennesti tutto,
er pegno del mio amore,
te sei pijato er core,
er corpo soprattutto !
 
Mo nun te va d’uscì
nun voi manco ballare
nun posso immaginare
che amore ti avvilì.
 
E che te posso dì,
risposi deglutendo,
te sto solo dicenno
che nun me va d’uscì !
 
Allora sai che faccio ?
 
Si nun te va de moverte,
me vesto e me ne vado,
nun capita de rado
cor “digiuno” de riprendette !
 
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Profilo Autore: Bronson  

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Tu,
solo tu
sai farmi galleggiare
come barca in mezzo al mare
 
Tu,
solo tu
sai farmi appassionare
come un gelato da leccare
 
Tu,
solo tu
sai farmi emozionare
come un esame da superare
 
Tu,
solo tu
sai farmi incavolare
come un broccolo da lessare
 
Tu,
proprio tu
sei il mio contorno
e niente più


 
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Profilo Autore: Salvatore Linguanti  

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Mi cercavi?...
Mi han detto che frugavi  nel vuoto dei giorni,  
nell’incupirsi delle  tue notti,
desideroso di arrivare a me.

Eccomi, sono qui...

sempre lo sono stato, ti seguivo.
Viaggiavo silenzioso
nell’eco di parole dimenticate
o per te tutte uguali.
Nei ricordi ed emozioni da te ormai lontane,
cercavo di prendere forma, consistenza.
 L’amore viaggia con te
 anche quando non te ne accorgi.

… Sentimi…

Entro, mi accuccio al caldo del tuo cuore,
dipingerò in te i colori delle albe più belle
e sarò di nuovo fuoco al tramonto.
… Lì rimarrò, non cacciarmi!

Guarda…

sono il riflesso di questa luna nuova,
la luce che t’abbraccia al mattino.
Ti farò sognare negli abbracci teneri,
metterai ali al tuo cuore.

Guardami...

sono il volto dell’amore,
vivo da sempre in te, intorno a te.
Ed ora dimmi,
è vero che mi senti, che mi ami?
… Dimmelo!...
 
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Profilo Autore: Giò  

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Son rinate le spighe
fra papaveri e camomilla
divertimento di giovani fringuelli
incuranti dell'oro che cola
abbracciate da piccoli rivoli
ingabbiati dai contadini
per dissetare il loro crescere
ombreggiati da acacie e robinie
verdi e stanche
al passare di podisti in cerca di sollievo
nelle ore colanti
d'umidità distinte
Si ascolta volentieri l'ondeggiare
il brontolio di un temporale futuro
senza poter vedere il limite dell'estate
indovinare
quanto potrà ancora dare
a quelle spighe
a quei fringuelli
a chi passa per caso
a quei podisti
a chi si nutre di loro
donando alimento e vita
per portarsi in quei campi
rivivendo ogni volta la gioia
di nuove vedute
nuovi racconti dai loro figli



 
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Profilo Autore: Valerio Foglia*   Sostenitore del Club Poetico dal 28-02-2024

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