Calmo e feroce il silenzio ingoia la bocca
ha crepuscoli di parole sospesi nella gola
incatenati a fragili grumi sacri di risacca
falene mistiche schiuse all’ombra che cola.
E’ un girotondo d’astri in giostre alianti
ad arte immersi di singhiozzo al sogno.
Commuove in me il sole che nasce al giorno
sole e luna uniti in bacio simili a teneri amanti.
E’ talmente dolce la solitudine che muore
nell’impotenza di sospirar versi al suo dolore d’amore.
Si e' ammalata la solitudine
di un male che si chiama amore
nella bellezza del sentimento
dove galleggia l'anima
dentro un corpo vissuto
la gioia trasforma il tempo
in nuove strade dove il cammino
si popola di nuovi ardori.
Amore che illumina
leviga la pelle
con quel sorriso
negli occhi
suo massimo splendore,
come una spada
sfida la ragione.
Le strade di porpora
baci come lenti passi
sulla pelle.......
labbra come punti fermi
nel piacere divino dell'estasi.
Si e' ammalata la solitudine
di quel male di cui tutti parlano
e di cui tutti non vorremmo mai
conoscere rimedio.
Di petali chiusa
nel suo più oscuro segreto
Rossa come il sangue
che nelle vene pulsa
O rosa come cielo
che di tramonto si colora
Gialla come la gelosia
che per lei si prova
Rosa, profumata rosa...
Viola come la rabbia
di non poterla avere
Centro del mondo
e di tutto il desiderio
Ambita sempre
come il peccato
Senza spine siffatta
ma di fecondi semi in dote
Rosa, profumata rosa...
Genesi di vita
e indicibili amori
Fonte perpetua
di mille sogni
Bramosia perenne
di tutti gli Adamo
Rosa, profumata rosa...
Aulentissima rosa...
Quando verrò
da Te, ora chieggo indubbio,
oh Padre mio?
Stanco, di fase avversa,
non freno infesto abuso.
Quando verrò
a Te, allor infinito
giùbil darai!
Mai più, vana, chimera…
tanto ammodo e… retto!
Quando verrò
da Te, ora che “sol veggio”
che scuro tratto?
Oh Padre… dimmi… dai…
Oh Padre, immenso, agogno!
Mi sento strano e non so dir perché,
m’agito infastidito e penso a te.
Sarà inquietitudine latente
poiché tu m’hai lasciato di recente.
Mi gratto il naso, bocca, occhi e orecchie,
mi sento nascere mille aritmie.
Pure la sedia, a tratti, par bruciare
facendomi, peraltro, dimenare.
Se immaginavo non t’avrei lasciata,
non ti avrei manco un poco trascurata.
Se da dolor si grande sarei stato preso,
avrei cercato d’essere compreso.
Ti chiedo scusa amore mio diletto
per averti lasciata, sono interdetto.
Speriamo passi presto malattia,
son pronto a riportarti a casa mia !
cinque minuti prima della partenza
quando una popolazione di speranzosi
si preparava all'assalto.
Tutti Fantozzi
occupavamo il possibile
ed anche l'impossibile
magari mandando in prima linea i più giovani.
C'erano sedili dirimpettai
e quasi era impossibile non far salotto,
e c'erano gli strapuntini per i più sfigati
meglio una lombalgia da seduti
che le vene varicose in piedi.
E' vietato....
Ne pas....
Achtung!!!
i finestrini sembravano
filo spinato di galera...
ma nessuno ti diceva niente
se ogni tanto li aprivi.
Era bello alla partenza
guardare il dissolvimento delle mani ondulanti in saluto
e lo scemare nostalgico dei bianchi fazzoletti in agitazione
lacrimette candide d'un augurale sperato rivedersi.
Preti e monache non mancavano
ed anche un incontro galante poteva galeotto scapparci,
mentre il bigliettaio controllore
più che un ufficiale sembrava l'amico
della porta accanto.
Contare le stazioni mentre passavano
ed osservare il film di mari e monti
era più di una lezione di geografia per i bambini
ed aprire i vietati finestrini mentre lo sferragliare
rallentava e ripartiva
carezzava le gote e risvegliava
i torpidi spiriti.
Era un mondo lento....ma bello!
Non c'erano frecce superveloci
e non c'erano carri bestiame da pendolari inferociti.
Eravamo tutti lì sulla stessa "barca"
volenti o nolenti
e forse ci volevamo un po' più di bene
mentre le metalliche sospensioni
ci cantavano la serenata viaggiante.
forse millenni o ere geologiche
ma ora il sonno mi fa paura
e dormire sembra un po' morire.
E ci casco dentro incosciente
come un pollo che mangia
non immaginando il suo spiedato futuro,
però quando mi sveglio
che goduria....
ho immagazzinato riposo
e sono come un gattone a panza piena
che intanto ha fatto scorte
e si sente sicuro con le spalle coperte.
Così il riposo quando albeggia è fantastico
non c'è paura del buio perchè
c'è il conforto della luce nascente
e l'incoscienza non è più salto nel vuoto.
Così sogno di dormire senza dover morire
e la realtà si sposa col metafisico
fino ad infiorescenze di paradisi di pace.
E gli incubi precoci del sonno catramoso primigenio
si mondano dei lor luciferini intenti
montandomi sulle terga sciolte
cherubiniche ali
con le quali volo nel futuro senza sorprese
come se già sapessi il mio destino.
Ti sento fiume e arretro piano
sul filo tirato della riva
con la fantasia lavo papiri
di tempo immobile e appagato
Ha margini ispessiti il giallo resina
del non c’è più
dove scorro il passato, apro luci
in qualche crepa di accoglienza
Intenerita sera
nella culla comoda
ricerca l'agognato silenzio
Profumo di cannella
fragrante sbriciola
tra saliva e souvenir
Permea armonia
vezzeggia di grazia i sipari
ed è brezza serale
tra le schiuse tempie
Nessun assillo irrompe
nel veto d'entrare
mentre gusta e degusta
gioisce di pregiati guizzi
sottilmente virtuosi
E' tempo, la notte
riveste di seta e fervori
magnificando il SI
per licenziosi amori .
Che oasi strana o strani questi illusi
Il barbutino che parla di sesso con spavalderia
ma lo frega il fatto che ne parli con noi
La mora moralista se ne è accorta troppo tardi
e pensa di avere ancora tempo per migliorarsi
Le mie preferite
le tre vecchie che lo fanno tanto per passare il tempo
ed è giusto così
E poi lo scudiero coi suoi vacui elogi
giustificati dall'arte del suo soprannome
Questi non hanno capito un bel niente:
quella piccola pozzanghera è solo un miraggio
e allora tanto valeva vedere uno dei Grandi Laghi
e pazienza se non arrivava il segnale per fare tumble
E non finirà
come finisce l'energia
il canto e la melodia
il sole che splende
e a volte inganna
l'orgasmo, l'arrivo e la partenza.
E non finirà
come finisce la fiamma
nel fumo nero che si dirada
come finisce la strada
nella piazza sconosciuta
come il fiume che si disperde
nell'immenso mare del corallo
la morte del ragno
nella sua stessa ragnatela.
E non finirà
anche se tutto sembra illusione
come questo pensiero
che cerca le parole
nel sogno e la speranza
del volo di un airone.
Ma se tu t'infilerai.
in questa piega
tra il midollo e il dolore
tra la spiga e il cuore
tra il respiro e il magnete
tra l'attimo e la quiete
nello Spirito Divino
del mio aspettare
troverai cibo e calore
pazienza e amore
per alimentare l'infinito
e nessuno avrà le prove










