Pensavo alla padronanza dell’ignoto
Alle meschinerie di corte
quando
introdurmi nel ricordo era pena
e il pullular sordo di voci
era solo cadenza di suoni.
Non mi appartiene
questo mondo di vuoti accesi
dal nefasto amaro in bocca
e dalla parola spenta.
Lodo la poesia
Inconsapevole leggerezza
Che attraversa le ombre
con viaggi pindarici , oltre il tempo
consapevole di ciò che avverrà.
che vai cercando,
un manto oscuro
la vista copre,
eppur te cammini,
eppur tu voli.
Ragione
libererebbe
dal peso che ti avvolge,
no,
fiero continui.
E non vedi
distruzione
dietro ai passi
che muovi con
tanta forza.
Quante le cose
a cui arrivare,
se sol vedessi.
Un dio ti guida
e ti annebbia,
e ne hai fatto premio,
ma egli ti ha fatto
schiavo
Mi sono persa tra
cieli azzurri e nuvole
ho catturato
ombre, silenzi e luce
abbracciato il vento e la brezza di mare
e cento fogli ho scritto
per tutti gli angoli del cuore.
Il tempo passa
su tutte le cose
e oggi splende il sole!
Se anche piove
una lacrima e perchè conserva
E' un ricamo
sul mio viso e sulla vita mia.....
E il cielo
oggi la commuove.
A te
che hai dato un senso
a questa vita spericolata …
Hai sorriso , forse pianto ,
hai scoperto d’essere eloquente ;
magnanima nei miei confronti .
Hai svegliato in te l’amore ,
quello che fa frizzare il cuore …
Quello che ti ha azzittita e resa opaca ,
impaurita dalle mille ragioni .
Ma l’amore non ha volto !
Ha gli occhi lucidi
di attimi fuggenti ,
di virgole e punti ;
di un scritto senza inchiostro .
Tanti Auguri a te
ai tuoi giorni ,
al tua futuro …
Alla bellezza che in te rimane .

sfiora quell'ombra,
rumore...passi solcati,
nel vuoto tra file
perlate,
profumo,miscuglio,
giagiglio di vita,
nubi di gocce
dorate,
riflessa, intrecci afflitta,
melodia armonica,
sussurri, echi lampeggianti,
laceri, mente,
oh...sogno,
reale gemente,
vuoto cuore,
sfogliato,
albore di stelle,
assopite,
profumi dal vento,
appassiti,
archi d'argento,
arpeggiano,
sospiri tracciati,
ondeggiano,
ti vesti gloriosa,
traspari,
nel profondo,
sonno solenne,
scompari.
e la limpida nebbia scemante nell'accorciata lontananza
come un mantello di luce disadorno
a poco a poco ne disvela la recondita importanza
ivi il mare non urla ma sussurra
il vento tempestoso s'ammansisce poco rissoso
la roccia antica ringiovanisce truccata da marosi imbellettanti
e la vegetazione non vegeta ma ragionante lussureggia
un'intelligenza unica senza cervelli attigui
solitudine che non impazzisce e povertà ricca allo specchiarsi
c'è tutto in sè
ha bisogno d'esser ammirata
ma se non ammirata
non si nasconde per vergogna
perchè è lì
non importa se di recente emersa
o immota dalla notte dei tempi
perchè tutti siamo come lei ed il signore degli anelli
simili ed unici ma pur sempre tutti fratelli
in luce mattutina
cerca la strada
tra nubi fitte e nere:
cade la pioggia,
ma esso non s'arrende
e a poco a poco
le fa fuggire via.
A far la spola,
la rondine continua
fra cielo e nido,
i piccoli a nutrire:
sa che persino
la tenebra più fitta
nasconde sempre
di Luce gran splendore!!!
per ora cinguettare non sa
non vuole forse...e ben altri
sono i pensieri ora più scaltri.
Si tratta di non morire e far vivere
chi su un nido canta per sopravvivere.
E' venuto qui per briciole preziose
cadute dai cornetti infime e leziose,
ha sfidato il territorio degli umani giganti
che distratti han perso mollichine poco importanti,
ha zompato sembrando danzasse leggiadro
ma il becco s'è riempito di cibo come un ladro.
Poi s'è dissolto come un'alata apparizione
e sul ramo s'è diretto senza esitazione:
"Moglie mia e figli miei eccomi qua
v'ho portato un piccolo spuntino eccolo qua,
non sono un borseggiatore ma un gran lavoratore
il poco al nulla ho sottratto ed ora ve lo dono con amore".
L'anima ferita
non muore
perce' si nutre
del suo stesso amore.
Il fastidioso pensiero
che accompagna l'addio
vola dentro l'aquilone
sospeso al filo
che lega gli amanti.
Nell'ultima notte
di una sera d'estate
sciolgo il nodo
di promesse mai fatte
che dentro parole nascoste
cela la verita'.
Nell'ultima notte
ho guardato il cielo
la mia mano
immobile
segue il mio pensiero
che dall'anima
allenta la presa
e libera l'aquilone.










