“Amor, tesoro della vita mia,
smettemola co questa litania.
Te amo e mai potrei tradire
colei che adoro ogni oltre dire.
Nina è n’amica.
Da tempo immemore, direi quasi antica.
A lei concessi solamente
du’ chiacchiere, du’risa e poi più gnente !
Ste vecchie commarelle de quartiere
volevan solo fartelo sapere
pe’ mette un poco di zizzania,
distruggere il nostro amor e l’armonia.
Che dichi ? Fui io ad annà ier notte a casa sua
e uscì all’alba? Credimi è buscia !
Ce sarò stato solo qualche volta,
perché la poretta sembrava assai sconvolta
Solo uno slancio de generosità
Pe’ darje un po’ de solidarietà.
Nun confonnemo li boni sentimenti
ai sensi e ai loro smarrimenti.”
“Amò, che dichi, che sto a fantasticà ?
Rispose lei, prima de affermà :
Quelle mutanne, trovate ner cassetto
Non sono tue ed ho un gran sospetto !
Non sono d’omo, femminili assai,
merletti e trine in quantità trovai.
Sull’elastico un nome c’era pure,
Nina era scritto, tra tante cuciture.
Or due son cose che mi dovrai spiegare,
cose che nun potrai negare.
Cambiò il mio nome o sono le sua ?
Risponni bene o sono…cazzi tua !
rileggendo capricci e rughe
lento sale
lo stridere delle avvizzite sirene
un tempo giovani.
Dei solitari rituali preparatori
indossando il giorno
verso la fabbrica,
verso ore inginocchiate
in lunghe file per entrare,
il suono del ridere operaio,
il pane.
Dimentica, mi sussurravo,
dimentica e ricorda.
Poi con l'orgoglio dei più
era domenica.
Quanno li pistoni tua
ne le cilindre faceveno su e giù
come er pisello de la gioventù
e cantaveno la sinfonia de li ggiri
sempre a lavorà come biechi crumiri
allora sì che si davi 'na capocciata
nun te doleva la guarnizzione de la testata
allora sì che si corevi gajardo pe' annà a 'na festa
nun te sforzavi pe' rischià li battiti in testa.
..................
So passati molti anni
e se semo fatti vecchi tutti e due...
motore mio bello.
Te te magni l'ojo minnerale pe' nun sta male
io me magno l'ojo de oliva pe' abbassà er colesterolo majale
Te tossisci la matina pe' nun partì
io c'ho la sigaretta elettronica pe' nun patì
Io soffro de bilaterale cateratta
te li fari opachi tieni e la vernice sciatta
Più vecchio te sei fatto
più te bevi l'acqua come'n matto
più rimbambito sto io a diventà
meno me aricordo che me devo areidratà...
Semo fatti strani noi due davero...
se comportamo in maniera opposta e differente
quanno vecchi diventamo
e nun ce ne frega più gnente....
Allora motore mio fedele e sincero
cor core distrutto ora triste te lascio
ormai er destino mio è de ricoveramme ar cimmitero
ma n'urtima vorta te vojo bacià prima de lo sfascio.
Durante il secolo ventesimo ci sono state due grandi guerre ed altre innumerevoli massacri locali, per cui l'afflusso di “materiale”(morti ammazzati) è stato cospicuo e di questo sono particolarmente grata ai grandi dittatori ; Hitler, Stalin, Franco, Mussolini, Mao Tse Tung, Castro, Gheddafi, Ceausescu, Saddam, Pinochet ed altri che ora mi sfuggono, sapete, ho una certa età. Ora li tengo con me e gli ho riservato un trattamento di riguardo.
Mi dicono che anche questo secolo ventunesimo si presenta con buone prospettive, certo non ci possono più essere quelle belle guerre mondiali che mi procuravano grosse s soddisfazioni, ma vedo che, con il terrorismo ed altre piccole guerre locali, l'afflusso è comunque considerevole.
Un ringraziamento particolare ai fabbricanti e mercanti d'armi, con la loro nobile attività incentivano notevolmente la tendenza insita nell'homo sapiens, alla violenza e all'assassinio. Afflusso assicurato per decenni.
Un pensiero alle case farmaceutiche, che con la loro produzione contribuiscono ad alleviare le sofferenze umane; a volte in modo egregio, a volte in modo superficiale, a volte , (ma sono calunnie di male informati) procurando essi stessi la diffusione della malattia per poi fornire il farmaco. Vittime di questo comportamento sono i Paesi sottosviluppati, dove il farmaco salvavita, spesso, non arriva in tempo utile.
Sono la morte delle morti violente e sono destinata a questa triste contabilità, ma, se d'incanto, cessasse la violenza nel mondo, resterei senza lavoro.
Si vive sulle pendici
di un'età in bilico
tra orgoglio e pregiudizio
sulla vetta d'altura glaciale
si sta come le stelle
a brillare per anni e anni
poi
c'è sempre un dieci agosto
e tu
hai tracciato in me
il ricordo di domani...
Getterò a mare questo mio cuore,
pieno d'odio, pieno d'amore,
cuore nemico, grande canaglia,
fitto di passioni come boscaglia.
Ma sono sicuro che tornerà a galla,
perché nuota anche se è farfalla,
perché di giorno sembra morto
ma nel silenzioso buio è già risorto.
Getterò nel pozzo ogni mio pensiero,
senza speranza, sempre più nero,
figlio sgradito di un parto mentale
segue sempre la rotta, la rotta del male.
Ma so gà che mi svolazzerà attorno
e sarà lui a darmi il primo buongiorno
e se, nella lunga notte nera mi oppprime,
di giorno è amico e m'accarezza con le rime.
Questa è la mia sorte, nelle buona o cattiva ora,
non ho certezze né dubbi, non ho fissa dimora.
scrivo e disegno le nuvole
a ciuffi bianchi e soffici
e si fa amare il cielo dal vento fresco
dei miei versi.
I pensieri volano!
E quanta eleganza
in quel battito di fogli e d'inchiostro.
Somigliano
alle ali di un gabbiano
che scivolano le correnti
e si librano ancora più in alto,
ancora più su,
per poi discendere
con un'ampia virata a planare
su un dolce crepuscolo
sonnolento del mare.
Consapevoli di avere sempre
due gocce di pioggia,
la brezza marina,
un palo d'ormeggio
e la prua di una barchetta
sotto una buona stella.
Poliedro
sono davvero tanti i mondi piatti
su questa sfera così totale
di popoli con soluzione di continuità
Nell'orizzonte più profondo del suolo
aggragati in un modo così bello
e pronti all'imminente dispersione
Poliedro di facce identiche
cambia solo un poco lo scenario
per farti credere di essere fuggito
ma non si fugge da un'abitudine globale
Nel salotto dei salotti
senza che sia un segreto da falsi programmi di inchiesta
indossano la pelliccia di lupo
e noi stupidi
cerchiamo ancora il sole nel buio
E noi saremo sempre ora
consapevoli del noi
ci addormenteremo sulla spiaggia
con negli occhi la luce dell'Aurora.
E il dopo è un aguzzino
che vuole essere pagato
con il sangue della nostra identità.
Il domani è un assassino
che si nutre dei tuoi baci
affonda la sua lama
nell'impronta delle mie carezze.
E noi siamo zombi
persi nei dubbi della notte
siamo due cellule
incacrenite d'amore
siamo Angeli con ali di farfalla
siamo due vermi
che si sbavano d'anima
E tu sei una libellula
ed io un folle uccello
tutti e due
sbattiamo forte le ali
per cambiare direzione
a questo vento impostore
che ci vuole far morire soli.
Il conto dei giorni non trattiene il tempo.
La vita e il suo gioco: ci sfiora la brevità.
Siamo polvere che vanisce ad un soffio.
Sono il vento
che trascina carezze soffiando
calore d'abbracci
perduti.
Raccolgo pensieri
ad ogni spuntar del sole
immagini racchiuse a fior di pupilla
sorrisi suggellano ricordi di giovinezza.
Fanciulla
eterna viandante nel mare del tempo.
M’hanno già detto che m’hanno cojonato,
io ho risposto che me so sbajato.
Nun ho pensato de nun poter cadere
ne’ trappole con sì sottil candore.
Ne ho tesi in vita mia de sti tranelli
quanno che io trovai du occhi belli !
Carpii di tante donne la fiducia
or che lo fanno a me, oh si che brucia.
Però io nun riesco a rassegnamme
e penso ognor a come vendicamme.
Nun me va giù, nun sono più abituato
a prenne le donne…da quell’artro lato !
Sono ferito, deluso ed ingannato.
Nun voglio che ad antri ciò sia destinato.
Diceva ‘n mio amico vecchio, vecchio assai
che co l’amore nun se scherza mai !
Rinascere negli occhi tuoi
ballando sulle nuvole
Rinascere nel tuo abbraccio
scaldando l'inverno
Rinascere sulla tua pelle
baciando il desiderio
Rinascere sul tuo fuoco
scottando d'estate
Rinascere nel tuo sole
fuggendo dai guai
Rinascere nel tuo film
sussurando...ti un si .








