Gelida notte
gelosa e invadente
tormenti quell' anima
schiava
di un odiato pudore.
La tua vergine piu' pura
ora dorme,
ora sogna,
ora è sola.
Notte falsa e prostituta
dentro un sogno l' attraversi
ora è sola.
Notte falsa e prostituta
dentro un sogno l' attraversi
e la spogli e la rivesti
di perverse fantasie
-Federica Botticelli-
-Federica Botticelli-
2 commenti
Abbiamo cambiato i colori alle poltrone
quel bruno di terra fa discesa per le gambe
si lascia piano la luce, e qui si ferma
anche il domani da piccole finestre di mansarde
coi gelsomini ad inondare desideri
allargare soglie col frusciare
[e il perché del silenzio sta nella seta scura]
il perché sento la sera vestita da cortigiana
stringere la costola, premere
il fiato del cielo contro il nostro
Scritti dal cuore,
sussurrati dall'amore
i miei timidi gesti
in un abbraccio di parole.
Abbandonerò i pensieri
che non riguardano noi
ed ascolterò quelli che
crei tu col tuo dire,
col tuo sentire.
Ti sento!
Non penso,
sento!
Sento le tue carezze leggere
avvolgermi di sospiri;
le tue parole vestire la mia anima
di mille emozioni,
colorare il mio essere.
Sento le tue mani
diventare pelle per il mio corpo,
sete per i miei sensi.
Non penso,
ti sento!
Chiudo gli occhi;
in silenzio ascolto
i battiti del tuo cuore,
il ritmo accelerare.
Mentre una lacrima di gioia,
di stupore, di felicità
riga il mio pensare.
Ma non penso,
sento!
Sento i tuoi sguardi
di dolci sorrisi
in una stretta infinita
di raggi di luna
in questo spazio senza luogo,
in quest'istante senza tempo,
in questa notte senza fine.
Non penso,
sento!
Sento l'aria intorno
profumare di noi,
della nostra essenza,
vestire i nostri desideri.
Sensazioni che si rincorrono,
con forza ci avvolgono
nel loro divenire
impeto inarrestabile dei sensi.
Non penso,
sento!
Questa notte amami!
Non pensare...
Io ti amo!
Senti?
Nel chiudere gli occhi, rivedo
sotto le lunghe ciglia nere
il mare d’agosto, i giochi,
le risa e i bagni di sole.
Poi sull’onda che muore,
montagne bianche e ciuffi di verde
brillare e ballare nell’aria,
musi di lepre in tane nascoste
e il suono soave di acque pulite.
I tuffi giocosi in specchi di lago
vestiti bianchi di acerbe fanciulle
e gli anni passare tra sogni e ricordi,
gli abbracci di donna in mezzo alla paglia
promesse prestate e facili addii.
Ancora ricordo intatto e salato
il gusto di un bacio,
l’amore vissuto col caldo nel cuore
e gli anni passare.
Davanti allo specchio
lo sguardo che vedo non è così antico,
un viso segnato da piccoli istanti
nel corso del fiume che va dolcemente.
Ritorno a pensare quand’ero bambina
e nel sonno, m’abbraccio.
“Forse non si desiderava tanto essere amati quanto essere capiti.”
(George Orwell)
Da quel ponte bianco
sospeso su quel niente nero,
abbiamo potuto osservare, lo ricordo,
i trentatré disegni del poeta umbratile
consegnare idee ai nostri intelletti
altrimenti immobili;
ma dall’affollata caffetteria
del bar del castagno, purtroppo,
non si potrà percepire davvero molto
se non il grave sonno della ragione
separare con morte annunciata
la quasi illusoria sintonia
delle nostre vite.
Ma sarà proprio allora,
da uomini finalmente liberi,
che potremo persino progettare
di non essere forse mai esistiti:
perché si può ben dirlo,
che né la rive gauche
né il suo cimitero,
altro non sanno dare
se non la forte vertigine
di un’incontrollabile nausea,
e la detestabile reminiscenza
di quelle altre lunghe vite
che non volevamo
realmente
vivere.
“E tu, adesso che mi hai visto come sono veramente, riesci ancora a guardarmi?”
(George Orwell)
Ama
con tutta la tua forza
ama
con le tue debolezze
senza colore né religione.
Senza riserve per chi è diverso
ma non lo sia per te.
Un altro te
che sia come te
non importa come...né chi.
Ama
comunque e sempre
senza ritegno.
Con la speranza di sempre
quella ch'è l'ultima a morire
che l'amore divenga
una parola
di genere plurale
per tutti uguale.
E stai sicuro
nessun abbraccio
sarà sprecato
nessun gesto
andrà perduto.
Se sarà con amore
se lascerai
che il tuo essere
non faccia parte
mai
del genere disumano.
con tutta la tua forza
ama
con le tue debolezze
senza colore né religione.
Senza riserve per chi è diverso
ma non lo sia per te.
Un altro te
che sia come te
non importa come...né chi.
Ama
comunque e sempre
senza ritegno.
Con la speranza di sempre
quella ch'è l'ultima a morire
che l'amore divenga
una parola
di genere plurale
per tutti uguale.
E stai sicuro
nessun abbraccio
sarà sprecato
nessun gesto
andrà perduto.
Se sarà con amore
se lascerai
che il tuo essere
non faccia parte
mai
del genere disumano.
Ninna Nanna, Ninna nanna
Kalispera !
Ninna Nanna quando è sera,
Ninna Nanna quando il sonno gli occhi appanna.
Dolci stelle a fontanelle vengan giù
con i sogni, sempre belli, che vuoi tu.
Li riempirai d’amore, coi tuoi pensieri alati,
li stenderai al sole quando li avrai guardati.
Accenderai il tuo cuore
e gli darai l’odore
di quella immensità
in cui l’Amore sta.
La stessa vastità
da cui raccoglierai
persone e sentimenti
che in te vivono contenti.
Sarà un’esplosione,
sarà un’emozione
che solo tu vedrai
quando t’addormirai.
A noi regalerai
stupor negli occhi tuoi,
che ci abbacinerà
e...il sonno toglierà.
Ninna nanna, Ninna Nanna
Kalispera,
Ninna Nanna, Ninna Nanna quando è sera
Ninna Nanna perchè il cuore mio s’affanna.
Kalispera !
Ninna Nanna quando è sera,
Ninna Nanna quando il sonno gli occhi appanna.
Dolci stelle a fontanelle vengan giù
con i sogni, sempre belli, che vuoi tu.
Li riempirai d’amore, coi tuoi pensieri alati,
li stenderai al sole quando li avrai guardati.
Accenderai il tuo cuore
e gli darai l’odore
di quella immensità
in cui l’Amore sta.
La stessa vastità
da cui raccoglierai
persone e sentimenti
che in te vivono contenti.
Sarà un’esplosione,
sarà un’emozione
che solo tu vedrai
quando t’addormirai.
A noi regalerai
stupor negli occhi tuoi,
che ci abbacinerà
e...il sonno toglierà.
Ninna nanna, Ninna Nanna
Kalispera,
Ninna Nanna, Ninna Nanna quando è sera
Ninna Nanna perchè il cuore mio s’affanna.
Seduto o chino
di fronte ai sospiri della notte,
quante volte mi avrai visto
con un sorriso incredulo
o un desiderio sconosciuto
evocare il rebus
di un'ulteriore parola
sottratta all'ignoto.
Con questa parola
ho scritto i miei nomi
ovunque fosse un'assenza da colmare,
dietro le quinte degli inutili spettacoli
di una vita dimenticata,
dopo le ultime sillabe
di un canto sciamanico,
sulla torre dell'orgoglio
che vorrei giungesse
fino al tuo sguardo inarrivabile.
di fronte ai sospiri della notte,
quante volte mi avrai visto
con un sorriso incredulo
o un desiderio sconosciuto
evocare il rebus
di un'ulteriore parola
sottratta all'ignoto.
Con questa parola
ho scritto i miei nomi
ovunque fosse un'assenza da colmare,
dietro le quinte degli inutili spettacoli
di una vita dimenticata,
dopo le ultime sillabe
di un canto sciamanico,
sulla torre dell'orgoglio
che vorrei giungesse
fino al tuo sguardo inarrivabile.
Julian, ti fan sentire disperato
con quello straccio di alabastro
e quel cappello esagerato
Julian, star seduti qui per terra
è misurare la distanza in giorni
e giocarsi una rivoluzione a morra
E' quasi tutto fermo come l'afa
e per chi non ha voglia di guardare
son lenti anche i dettagli
come se avessero nascosto una stufa
o il collo di quel vecchio con l'aquila imperiale
che fa ciondolare sopra tutti gli sbadigli
Julian, adesso sai cos'è una sirena
Qualcuno ha lasciato scritto che suonasse a festa
Eppure l'han mandato a letto senza cena
o con un piatto che l'addormentasse
Sapessi cosa c'è adesso dentro queste fiale
mi han detto tutti un fluido trasparente
ma dentro c'è rimasta quell'aria che fa male
ovvero l'aria che è sinonimo di niente
Julian, allora non ti meravigliare
se i più pericolosi ora battono i tamburi
sopra quelle scale da ristrutturare
e sopra quelle scritte imbrattate con i muri
con quello straccio di alabastro
e quel cappello esagerato
Julian, star seduti qui per terra
è misurare la distanza in giorni
e giocarsi una rivoluzione a morra
E' quasi tutto fermo come l'afa
e per chi non ha voglia di guardare
son lenti anche i dettagli
come se avessero nascosto una stufa
o il collo di quel vecchio con l'aquila imperiale
che fa ciondolare sopra tutti gli sbadigli
Julian, adesso sai cos'è una sirena
Qualcuno ha lasciato scritto che suonasse a festa
Eppure l'han mandato a letto senza cena
o con un piatto che l'addormentasse
Sapessi cosa c'è adesso dentro queste fiale
mi han detto tutti un fluido trasparente
ma dentro c'è rimasta quell'aria che fa male
ovvero l'aria che è sinonimo di niente
Julian, allora non ti meravigliare
se i più pericolosi ora battono i tamburi
sopra quelle scale da ristrutturare
e sopra quelle scritte imbrattate con i muri
Tace il mio cuore
nascosto in un angolo
dietro la porta dei sogni.
Attende sospeso
che il tempo
porti un messaggio
all'anelato amore:
è un richiamo di vita,
è un profumo di passione,
è un pensiero profondo
che si diffonde nel vento.
"Vento spalanca la finestra,
entra come brezza d'estate
in una sera d'inverno
e porta l'istante
in cui in una frase,
in un gesto,
in una parola,
il mio cuore riconosca
il profumo della sua anima,
un sospiro,
un sussurro,
una notte d'amore
già impressi nell'immagine
dei suoi desideri."
nascosto in un angolo
dietro la porta dei sogni.
Attende sospeso
che il tempo
porti un messaggio
all'anelato amore:
è un richiamo di vita,
è un profumo di passione,
è un pensiero profondo
che si diffonde nel vento.
"Vento spalanca la finestra,
entra come brezza d'estate
in una sera d'inverno
e porta l'istante
in cui in una frase,
in un gesto,
in una parola,
il mio cuore riconosca
il profumo della sua anima,
un sospiro,
un sussurro,
una notte d'amore
già impressi nell'immagine
dei suoi desideri."
«Caro Signor Rossellini, ho visto i suoi film Roma città aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo 'ti amo', sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei.»
(Ingrid Bergman)
Che te lo porti il vento il mio messaggio,
e che rimbalzi dal calice carnoso dell'hibiscus
fino al bicchiere scheggiato del karkadè rosso,
attraverso il boschetto dei graffioni bianchi.
E che sieda per sempre in un sogno,
qui, sull’altalena e sul dondolo,
fra le zampe del fidato
vecchio amico cane.
Tuo figlio si sposa,
potevamo capirlo
dal volo aggraziato
delle nostre rondinelle;
dal getto di luce e di briciole
che gli nasceva negli occhi,
e che lo faceva sembrare
come un’ape sul fiore.
Ma non esser triste,
piuttosto distendi
le tue labbra morbide
sulla sua fronte inquieta,
e donagli ancora una volta
lo schiocco rassicurante
dell’amorevole bacio
della sua mamma.
Un ultimo volo del vento
raccoglie i miei capelli e
intreccia l'odore del grano.
Rinnova la pelle sulle pieghe del viso
negli occhi s'appende il cielo
e fermo sulle labbra...
un tuo bacio.
Mi bevo il tuo amore
cosi
come si beve l'acqua fresca
per amarti
cosi
come si ama la bruma.
Nei capelli argentati
e nelle mani l'erba tace,
solo il canto del fiume
ruba l'inverno e migra carezze,
per farmi innamorare
cosi
come mi ami tu!
raccoglie i miei capelli e
intreccia l'odore del grano.
Rinnova la pelle sulle pieghe del viso
negli occhi s'appende il cielo
e fermo sulle labbra...
un tuo bacio.
Mi bevo il tuo amore
cosi
come si beve l'acqua fresca
per amarti
cosi
come si ama la bruma.
Nei capelli argentati
e nelle mani l'erba tace,
solo il canto del fiume
ruba l'inverno e migra carezze,
per farmi innamorare
cosi
come mi ami tu!
Mentre il blu del cielo si tinge di nero,
come gatto sulla poltrona di vimini
frappongo le dita fra me e la luna;
quel pallido volto nascondo e
quel pallido volto nascondo e
intorno è ancora più buio.
Nella notte che incombe
ormai priva di colore
abbraccio solitudine in questo giardino.
Piano,
ondeggio ora la mano
ondeggio ora la mano
che tra le molle fessure mostra
lievi riflessi d’argento
come onde marine in movimento.
Ma immobile e lontana rimane
la sfera di cristallo, che a tratti,
sembra sorridermi.
Una nube leggera la sfiora piano,
accarezzandola, la ricopre di veli.
Distratta,
l’occhio rivolgo
l’occhio rivolgo
a una lucciola che m’osserva
poi torno su’a guardare.
Dell’effimera luna solo il ricordo;
in quelle nubi è sparita,
m’ha lasciata sola
m’ha lasciata sola
ad aspettare il dolce sonno.
Del limite mi colpisce il suo verbo,
la modalità del suo comportamento
la sua eternità,
la laicità della puntualità,
l’essere singolo e plurale,
adattabile da zero a infinito.
Mi interessa il suo canto ultimo
da solista non adatto ai cori,
l’essere il più esperto tra gli illusionisti,
le sue mille e mille variabili,
i miliardi di orizzonti potenziali,
l’esigere parole nuove,
e vita vera da tracciare.
Una minoranza con la certezza
del proprio successo.
Di fronte alla plastica
sulla quale poggiano le nostre gambe
di passeggeri senza destinazione,
apprezzo il suo essere ferreo,
magma liquido e, ad un tempo,
fusione antica,
domani, scopo, matrice.











