come mano in acquasantiera,
segnandomi l’anima con la tua bellezza.
Ti respiro, ti sento, ti vivo…
M’innamoro dei tuoi mille riflessi,
giochi di ombre cinesi nel cielo
che va tingendosi di notte.
Baci ambrati di sole
il tramonto ti regala e,
quali abbracci, tu rimandi.
M’infagotto nel tuo profumo,
nei dolci sussurri che colgo,
che ho imparato ad ascoltare.
Ti veste or la notte col suo nero manto,
domani gli occhi la tua bellezza
mireranno ancor…
incontrarci in un luogo
ricordato dai dimenticati.
Nella vigna
dove la fillossera non trova parcheggio
e dove i pappini si ingozzano del nostro sudore.
Ci chiameremo bastardi
un po' per euforia e un po' per verità
e lì impacchetteremo il vuoto di una volta
per rivenderlo a chi si aspettava un tesoro perduto.
e vibrare libera
come Icaro nel firmamento,
so che il sole non le brucera'
L'astro mi è amico
appare nel cielo dell'anima mia
quando nuvole cupe la ricoprono
illuminandomi lo spirito
riportando il sorriso sul viso
ricordandomi quanto è bella la vita
Questa vita viaggio nel tempo,
asperso di attimi lunghi come lustri
brevi come battiti di ciglia
densi come la nebbia a Novembre
limpidi come l'aria a primavera
Ali grandi come l'albatro
sorvolare la terra meravigliosamente bella,
così bella da spaccare il cuore di felicità ….
Ali grandi per te, io Penelope odierna
tesserò di giorno e smantellerò di notte,
aspettando il tuo ritorno
ed insieme spiccheremo il volo
quando non lo so per i cieli azzurri,
sanguineranno i nostri cuori
per la felicità e continueremo
a volare, volare …. volare ….
Ahi, che luce bianca fa da tomba
improvvisamente
senza lasciarmi il tempo
di capire.
Mi travolge
portandomi via,
togliendomi il respiro.
Restano le bolle d’aria
scompaiono
man mano che vado giù.
La schiuma
si consuma a riva.
L’onda
si scaglia sulla sabbia
con rabbia.
Come se bastasse questo
a placare il mare.
Cosi finisce tutto
dopo un giorno di sole.
così il mio corpo è conduttore di emozioni…
di brividi che in scosse continue si manifestano
armando il mio desiderio .
Come fili di luce i capelli scintillano
nella penombra della stanza dove lei giace.
Il corpo nudo fluttua tra le lenzuola,
che nell’ondeggiar ad un immersione sublime invitanti chiamano .
Labbra si schiudono nel bramar l’unione…
Dal piacer incendiata la passione.
Due le fiamme che in unico fuoco a consumar i corpi ardono .
Fili di luce scintillano nel crepuscolo della stanza
dove le nostre ombre giacciono arse d’amore.
Er testo d’un proverbio popolare
recconta un sorcio che disse a ‘na noce
damme der tempo e te potrò bucare !
aggredendola con stentorea voce.
Nun se pò fare, je disse la poretta,
nun c’ho er tempo de farte appassionare.
Me spiace dover mettette fretta,
velocemente farti rosicare.
Er tempo poi, si sa, è galantomo
troppo ‘mpicciato a rendette ragione
puro se all’opra noi ci accostamo
nun te ne dà alcun’ soddisfazione !
Lo sai che c’hai ragione, rispose er topolino,
però...chi tempo ha nun aspetti tempo!
Taci pel tuo destino
ormai pe te nun ce sta più scampo !
Est questa penso la stele tenue che il fauno del primo vero
domestica dell'aria.
Sono una donna ,
una di quelle che
accarezza le corde del cuore
che invade il tuo sorriso
atteso a colorare il cielo.
Il rumore è ogni mio pensiero
somiglia al vento impetuoso
quando spoglia i campi
e inventa i giorni
oggi è silenzio
domani sono parole.
Ogni tramonto
ha l'attesa dell'alba,
ogni lacrima
un rivolo d'acqua fresca
che irriga i ricordi,
il mare è il sapore sulle labbra,
i pensieri sono conchiglie
delicate che incastrano
il suono di ogni mia stagione.
Sono una donna è vero!
Ma sono una donna
forte e fragile
una roccia fatta di vetro,
un' essenza,
una sostanza.
E se mi urti
sbriciolo in mille pezzi
i miei vetrini
diventano schegge,
sono lame che fanno tanto
ma tanto male.
“Io ero semplicemente un passo avanti a loro. Che fosse un passo verso la merda allora non lo sapevo.”
Un po’ più in là
di dove arrivano gli altri,
sulla cima del cerro grande,
c’è chi guarda ancora il cielo
e aspetta il fare del destino.
Come facevamo
anche noi,
poveretti,
quando tu
coraggiosa
volgevi i piedi
verso l’ovest geografico;
ed io, poeta, strizzavo gli occhi,
per lasciare cadere
le mie lacrime
in mare.
E non so perché,
ma forse era soltanto
per non vederle seccare.
Io però aspetterò ancora,
fintanto che al mio scoglio
giungerà un giorno
la trasognata eco
dei tuoi passi
di sposa.
in silenzio di scavarti una buca ove sia
con la mano scarnita e grifagna
di buttarti un pugno di terra
in bocca per non dir parole
cattive
sugli occhi, per non veder più
miseria e dolore
nel buio del cuore si leva il
cantare d’un grillo d’un
niente e tu speri.
ci siamo ritrovati
senza toccarci
mano nella mano
osservando il confine
il burrone profondo
Non abbiam visto fiamme
nemmeno angeli bianchi
solo volti conosciuti
della vita qui, stanchi
chiamati per un bisogno
che non ci entra nella testa
ancora, dopo molto tempo
non troviamo la pace
il lenimento
motivo per far festa
Abbiamo sceso altri fiumi
scambiato gesti
limando le parole
pacche sulle spalle
a chi tornava alle sue stanze vuote
di fantasmi infestate
Strada facendo
lacrimevoli considerazioni
aleggiavano intorno
inutili
trite
di nessun ritorno
Scendendo dalle nuvole
dandoci l'aiuto
senza cambiare passo
qualcuno diceva
nulla è perduto
Le teste muovevano di negazione
alcune bocche d'affermazione
sotto le nuvole restano
i bravi, l'innominato
e qualche altro mascalzone.












