Questa la devo proprio dedicare
ad una donna che per me è speciale.
Ha un grande fascino, è particolare
Mi piace tanto, da farmi stare male !
Si che pensavo d’essere protetto.
Alla mia età, che vuoi pensar, sei fritto !
Ma nel mio cuore, proprio sotto sotto
c’è sempre spazio…ne avrò diritto !
Non è proprio come credete,
non m’invaghii sfarfalleggiando
e un po’ di serietà mi accorderete,
come uomo non vo pavoneggiando.
Fu poesia che mi tramortì
e la beltà di animo sognante,
coi sentimenti ella mi colpì
e fu per me subito importante.
Mai le chiesi che fosse solo mia,
mai amor al centro di parole,
leggo ansioso le sue poesie
quelle trovo al centro del mio sole.
Vorrei aggiunger solo due o tre cose.
C’amor non segue cronologie astruse,
si ciba di virtù e doti ascose
bastano poche rime dischiuse.
Né confuse storie di palpeggiamenti
rendono questo molto più appetito.
Amor bisogna far coi sentimenti,
quello vero, quello più seguito !
A te dedico cara poetessa
questa mia piccola litania
che possa essere promessa
d’amor si…ma sulla retta via !
ad una donna che per me è speciale.
Ha un grande fascino, è particolare
Mi piace tanto, da farmi stare male !
Si che pensavo d’essere protetto.
Alla mia età, che vuoi pensar, sei fritto !
Ma nel mio cuore, proprio sotto sotto
c’è sempre spazio…ne avrò diritto !
Non è proprio come credete,
non m’invaghii sfarfalleggiando
e un po’ di serietà mi accorderete,
come uomo non vo pavoneggiando.
Fu poesia che mi tramortì
e la beltà di animo sognante,
coi sentimenti ella mi colpì
e fu per me subito importante.
Mai le chiesi che fosse solo mia,
mai amor al centro di parole,
leggo ansioso le sue poesie
quelle trovo al centro del mio sole.
Vorrei aggiunger solo due o tre cose.
C’amor non segue cronologie astruse,
si ciba di virtù e doti ascose
bastano poche rime dischiuse.
Né confuse storie di palpeggiamenti
rendono questo molto più appetito.
Amor bisogna far coi sentimenti,
quello vero, quello più seguito !
A te dedico cara poetessa
questa mia piccola litania
che possa essere promessa
d’amor si…ma sulla retta via !
5 commenti
La luce
ha steso le mani
sulla terra
e indugia
sul viso di un bimbo
aggrappato
al seno di sua madre.
Dalla piccola piazza
nascosta tra gli alberi
giovani grida
riempiono le vie
colme d' estate.
All' ombra di un platano
un vecchio
assorto
fissa vicina
la fine del viale;
poi chiude gli occhi
e alza la testa
per cercare nell' aria
il profumo del sole.
Quando il languore della notte
estende il suo profumo carnale,
e il silenzio dei tempi s’inchina alle note
solenni della nostra poesia;
quando lo stellato cielo
esplode in una eterna luce d’amore,
e le muse dell’anima viziano
i fasti d’una immensa passione;
mi lascio vincere.
Non esiste sensazione più piacevolmente maledetta
del bacio fugace e nascosto dell’ amante amata!
estende il suo profumo carnale,
e il silenzio dei tempi s’inchina alle note
solenni della nostra poesia;
quando lo stellato cielo
esplode in una eterna luce d’amore,
e le muse dell’anima viziano
i fasti d’una immensa passione;
mi lascio vincere.
Non esiste sensazione più piacevolmente maledetta
del bacio fugace e nascosto dell’ amante amata!
"Senza gelosia amano soltanto i cani"
(Maksim Gor'kij)
Oggi non può essere ieri,
così il mio pensiero
torna sempre
allo struzzo,
alla sabbia,
al suicidio,
alla gelosia,
come una trappola
che è pronta a scattare.
Le mie lunghe dita lo sanno,
e cingono il freddo ferro
di un'arma bianca,
lo accarezzano,
lo manipolano,
lo lasciano
infliggere
al corpo
tagli profondi
e ferite che guariranno.
Niente rispetto all'angoscia
di chi si è creduto un cespuglio,
e paralizzato fra i predatori,
per un attimo, ha pensato
di non essere visto.
Come se la fiducia
non fosse altro
che un buco
dove ficcare
la testa,
e non
quella
lama
affilata
che incide,
e che induce
chi è illuso
a penare
d'amore.
Io sono Dio e voi non siete un cazzo
non può essere diversamente
se di continuo faccio miracoli
e rimango vivo nonostante gli ostacoli
se vado e torno dal cielo
se parlo con il mare
e mi crocifiggo nell’ombra di questo amore.
Io sono Dio e voi non siete un cazzo
non può essere diversamente
se parlo in silenzio
se mi accende un tramonto
se vado e torno dall’inferno
se pulso di passione in ogni angolo
se piango guardando i suoi occhi
se mi commuovo quando l’accarezzo
se muoio di baci e d’orgasmo.
Io sono Dio e voi non siete un cazzo
ed è inutile che mi guardate
additandomi come pazzo
ho nella gola salive di giorni infiniti
tra i grumi di sangue e di vino
e il chiodo di mio padre come ricordo
conficcato nel petto vicino al sospiro.
Io sono Dio e voi non siete un cazzo
ho nelle mani le stimmate del mio coraggio
sulla schiena il dolore di mia madre
nelle gambe la paura che mi fa andare
volare, rimanere, sognare
ho preghiere inventate sulla lingua blasfema
il peccato dei giorni migliori
la confessione impiccata all’albero del male.
Sono Dio perché mi giustizio da solo
ogni giorno, ogni notte
davanti al sepolcro della mia anima
e sempre risorgo
sul patibolo del mio Paradiso.
non può essere diversamente
se di continuo faccio miracoli
e rimango vivo nonostante gli ostacoli
se vado e torno dal cielo
se parlo con il mare
e mi crocifiggo nell’ombra di questo amore.
Io sono Dio e voi non siete un cazzo
non può essere diversamente
se parlo in silenzio
se mi accende un tramonto
se vado e torno dall’inferno
se pulso di passione in ogni angolo
se piango guardando i suoi occhi
se mi commuovo quando l’accarezzo
se muoio di baci e d’orgasmo.
Io sono Dio e voi non siete un cazzo
ed è inutile che mi guardate
additandomi come pazzo
ho nella gola salive di giorni infiniti
tra i grumi di sangue e di vino
e il chiodo di mio padre come ricordo
conficcato nel petto vicino al sospiro.
Io sono Dio e voi non siete un cazzo
ho nelle mani le stimmate del mio coraggio
sulla schiena il dolore di mia madre
nelle gambe la paura che mi fa andare
volare, rimanere, sognare
ho preghiere inventate sulla lingua blasfema
il peccato dei giorni migliori
la confessione impiccata all’albero del male.
Sono Dio perché mi giustizio da solo
ogni giorno, ogni notte
davanti al sepolcro della mia anima
e sempre risorgo
sul patibolo del mio Paradiso.
Le mie donne sono sempre state di una categoria superiore perché hanno sempre corrisposto al modello che pretendevo da loro. Presunzione ? Forse. O, forse, leggendo dentro di me sapevo di non poter pretendere di avere quelle che mi sovrastavano in tutto. Bisogna sapersi accontentare, mi ripeto spesso, ed aver coscienza dei propri limiti, che, per quanto mi riguarda sono innumerevoli. Ecco perché mi sono costruito un modello di donna che corrispondesse più facilmente alle mie aspirazioni ed alle mie possibilità. Penso di essere stato realista a sufficienza ed in piena coscienza, in quanto ritengo che esistano intere categorie di donne superiori in tutto e per tutto alla mia consistenza intellettuale, sentimentale e sessuale. Guai a credere, però, quando parlo “delle mie donne” che esse siano state cinquanta o sessanta, magari ! Forse saranno state cinque o sei in tutto ! Non perché non piacessi…anche… Forse, più che altro, perché a molte non piaceva ottemperare al decalogo dei miei desideri. Forse perché sono troppo “all’antica”, forse perché i miei difetti sono davvero imperdonabili, forse perché preferivano che io non ubbidissi a schemi preimpostati, forse…quanti forse ! Il fatto è che bisognava capirmi, si, sono un po’ strano ma non del tutto matto. Le mie donne non avrebbero dovuto mai pretendere ciò che credette la ragazza che abitava nell’appartamento di fronte al mio, sullo stesso pianerottolo, che si ostinava a voler far l’amore nell’androne del palazzo ritenendo, giustamente ma improvvidamente, che a 16 anni avrei dovuto fare all’amore ovunque, essendo alle prime armi ! Fu così che, per uscire di casa, dovevo fare un po’ di grandi manovre per non ritrovarmela di fronte, più agguerrita che mai. Non faceva per me. Le mie donne avrebbero dovuto essere eleganti, non appariscenti. Eppure, una volta che invitai ad uscire una ragazza bellissima, quando scese ed aprì il portone, provocò il tamponamento di due auto perché indossava degli hot pants rossi da capogiro (ed eravamo agli inizi degli anni ’70 !) che mettevano in mostra quello che il Buon Dio le aveva elargito in abbondanza. Il fatto curioso fu che i passanti, invece di accertarsi che non ci fossero feriti sulle auto collise, guardavano…lei. Secondo voi, come avrei dovuto sentirmi io portando a spasso lei e gli occhi degli abitanti di una città di seicentomila anime ? Orgoglioso ? Non amo nemmeno l’anonimato ma i manifesti li lascio ad altri. Le mie donne avrebbero dovuto mettermi a mio agio, sempre, anche durante la fase del corteggiamento, la più difficile per me. Sono un gran chiacchierone, uno che sembra voler spaccare il mondo, ma in fondo in fondo, sono un timido. Amo troppo e rispetto le donne da temere di poterle offendere con un comportamento inadeguato e il primo bacio, la prima affermazione di un affetto che sta per nascere, mi risulta difficoltoso. Tuttavia, a volte, a loro sembra piacere vederci imbarazzati per non dire imbranati…come me. Mi capitò, infatti, di corteggiare una bella ragazza, interprete e poliglotta oltre che bella e da cui avevo recepito, meglio, mi aveva fatto recepire, di gradire la mia corte. La furbacchiona, quando arrivavamo al momento di concludere, si tirava indietro. Stanco, per non dire esausto di quella tiritera, una sera l’attrassi a me e la baciai. Ricambiò subito ma mi gratificò di un bacio violento quasi a volermi punire per aver tardato tanto, come mi spiegò in seguito. Andai al pronto soccorso, quella sera. Il morso che mi aveva dato durante il bacio mi aveva provocato un’emorragia che non terminava più. E meno male che mi punì per un bacio dato tardivamente. Non voglio immaginare cosa mi sarebbe successo se mi avesse punito più in là, quando saremmo andati ben oltre un semplice bacio. Non durò molto, il nostro stare insieme. Le mie donne. Le mie donne si fanno sempre corteggiare e non prendono mai l’iniziativa. Sono uomo e mi piace scardinare pian piano le loro difese, mi piace dedicare loro frasi affettuose, mai melense. Vederle cedere ai miei ricatti d’amore, stupirle con nuove emozioni e situazioni. Il maschio padrone sono io ! Nel contempo mi piace che sappiano stare al mio livello nelle discussioni, che sappiano ribattere, ma che alla fine si diano per vinte o che fingano di esserlo. Non come quella ragazza, intelligente e silenziosa che trovai, sepolta anch’essa dalla polvere, alla biblioteca universitaria. La invitai ad uscire con me. Non mi rispose nemmeno. Quella sera fui letteralmente sorpreso, quando, aprendo la porta d’ingresso, me la trovai davanti, pronta ad uscire per una seratina. Feci tutto da me, parlai, ballai, la intrattenni pensando che quel suo silenzio fosse frutto di chissà quale trauma esistenziale. Certo era difficile e complessa quella situazione. Era bella, però. Almeno quello ! Solo che di parlare….niente. La baciai, convinto che fosse colpa del mio fascino se non riusciva ad articolare alcuna sillaba. Accettò e ricambiò il mio bacio con passione. Finimmo a letto e nelle more della passione, nemmeno un mugolio né una parola di gradimento. No, non era per me, decisamente. Però, le mie donne, non mi hanno mai considerato un dongiovanni, di quelli che preferiscono le donne oggetto. Sono rimasto amico con tutte e spesso facciamo delle rimpatriate. Ovviamente, ora che sono sposato, è cambiato il modo di approcciarsi, tuttavia mi piace sentirmi dire che non si sono mai sentite trattare da donna oggetto, da me. La testimonianza, ahimè, proviene da una di esse, che, sconfitta da una brutto male, lasciò detto ai suoi di avvertirmi dopo la sua morte. Cara amica, non ti scorderò mai ! Le mie donne sono state per me un soggetto, il soggetto e non l’oggetto. Perché, mi guardavano, mi soppesavano, mi valutavano e poi, ma solo poi, mi sceglievano. La verità, cari maschietti, è che tutte le donne sono così, sono superiori alla nostra superficialità, al nostro essere galletti e imbroglioni. Loro hanno piena coscienza di ciò che fanno o vogliono fare. E se lo fanno, hanno già la consapevolezza di ciò che avverrà. Mentre noi maschietti…beh, noi…al di sopra della cintura dei pantaloni, non riusciamo a far librare il nostro cervello. Qualcuno, come il mio autorevole prof di anatomia, soleva dire che le donne ragionano con l’utero. Aveva ragione ! Le donne ragionano con l’utero quando devono partorire gente meschina del suo calibro. Ovviamente, quando tornava a casa era dipendente in toto dalla moglie, che io conoscevo bene ! Ho detto, conoscevo…e nient’altro !
Di proposito, ho voluto descrivere le mie donne, di come le avrei volute, ponendole in una sorta di sitcom simil americana. In effetti ho voluto, ho tentato di ricordarle con simpatia e rispetto. Il rispetto che si deve a chi è migliore di noi. In fondo, noi uomini, siamo o no, nati da una costola delle nostre donne ?
In vuoti d’aria si perdono i pensieri.
Sembrano voli di farfalle impazzite
che hanno perso il fiuto della giovinezza,
non distinguono i colori, i fiori,
gli antichi e familiari profumi.
Vagano ciechi,
in spazi troppo piccoli, a volte immensi,
confusi,
cercano un po’ di pace.
cercano un po’ di pace.
Vorrebbero panchine sotto il sole
e frescure di piangenti salici,
storie a lieto fine
narrate al lume di candela,
carnevaleschi carri
su cui smarrire antichi ricordi.
Sfumare lacrime disegnate
su i volti tristi di pierrot,
difendere gabbiani raminghi,
lontani da un mare che non li ama più.
Persi,
tra campane di gesso tracciate su marciapiedi
trasudanti di gioventù
e salti di corda di piccole scarpe colorate,
vagabondano disordinati
tra vicoli ciechi, lungo strade disfatte
e deserte piazze.
Cercano ancora affamati e stanchi
l’avverarsi di sogni.
Provai ad imprimere nella mia mente
ogni angolo di questa casa,
sputato e indecente per il buio
del quale non chiedevo spiegazioni al padrone.
Lasciai che l'idea si facesse sempre più distorta
in modo che si facesse spazio lungo il mio corpo,
lungo quelle fibre nervose che sapeva dilaniare.
Constatai che sobbalzare nel sonno
non era abbastanza per fuggire l'incubo
e ogni presentimento era illusione del suono,
delle immagini, della pelle d'oca contro gli spifferi.
Ero nato ed ero indomabile.
Ero all'ombra degli stereotipi,
delle loro perversioni;
ero nella sordità della speranza
e la speranza si spezzava le unghie
tentando di affondarle nella mia pelle.
Era il correttore dei correttori:
c'era una mano invisibile a modellare l'aria nella stanza
e quella mano mi fece capire
cosa significa soffocare in presenza di troppo ossigeno.
ogni angolo di questa casa,
sputato e indecente per il buio
del quale non chiedevo spiegazioni al padrone.
Lasciai che l'idea si facesse sempre più distorta
in modo che si facesse spazio lungo il mio corpo,
lungo quelle fibre nervose che sapeva dilaniare.
Constatai che sobbalzare nel sonno
non era abbastanza per fuggire l'incubo
e ogni presentimento era illusione del suono,
delle immagini, della pelle d'oca contro gli spifferi.
Ero nato ed ero indomabile.
Ero all'ombra degli stereotipi,
delle loro perversioni;
ero nella sordità della speranza
e la speranza si spezzava le unghie
tentando di affondarle nella mia pelle.
Era il correttore dei correttori:
c'era una mano invisibile a modellare l'aria nella stanza
e quella mano mi fece capire
cosa significa soffocare in presenza di troppo ossigeno.
Piccola piuma
per caso ai miei piedi
dai miei occhi confusa
nel nero asfalto.
E va il pensiero
a quanti voli
nella tua vita
devi aver visto.
Quanto planare
portata dal vento
in ali grandi
di certe speranze.
In quanti azzurri
hai perso la strada
e in quanti tramonti
l'hai ritrovata.
Quanto migrare
a lidi più caldi
ove abbracci di luce
attendono ancora.
Quanta pioggia
di tempo di lacrime
ti ha bagnato
e fermato nel mare.
E quanto sole
ti ha riscaldato
ed asciugato infine
il perdono del cielo.
T'accarezzo piano
con la pietá dell'amore
i filamenti iridati
tu
piccola piuma
caduta
dalle mie ali mozzate...
per caso ai miei piedi
dai miei occhi confusa
nel nero asfalto.
E va il pensiero
a quanti voli
nella tua vita
devi aver visto.
Quanto planare
portata dal vento
in ali grandi
di certe speranze.
In quanti azzurri
hai perso la strada
e in quanti tramonti
l'hai ritrovata.
Quanto migrare
a lidi più caldi
ove abbracci di luce
attendono ancora.
Quanta pioggia
di tempo di lacrime
ti ha bagnato
e fermato nel mare.
E quanto sole
ti ha riscaldato
ed asciugato infine
il perdono del cielo.
T'accarezzo piano
con la pietá dell'amore
i filamenti iridati
tu
piccola piuma
caduta
dalle mie ali mozzate...











