Del limite mi colpisce il suo verbo,
la modalità del suo comportamento
la sua eternità,
la laicità della puntualità,
l’essere singolo e plurale,
adattabile da zero a infinito.
Mi interessa il suo canto ultimo
da solista non adatto ai cori,
l’essere il più esperto tra gli illusionisti,
le sue mille e mille variabili,
i miliardi di orizzonti potenziali,
l’esigere parole nuove,
e vita vera da tracciare.
Una minoranza con la certezza
del proprio successo.
Di fronte alla plastica
sulla quale poggiano le nostre gambe
di passeggeri senza destinazione,
apprezzo il suo essere ferreo,
magma liquido e, ad un tempo,
fusione antica,
domani, scopo, matrice.

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Abner