Vecchio scarpone vestito d’autunno,
compagno fedele
di antiche passeggiate solitarie
di antiche passeggiate solitarie
e di affannosi vagabondaggi
per campi odorosi di grano con allodole,
tra profumati mandorli in fiore e vigne rosse
o nel argento di secolari ulivi,
tra il turbinar dei cipressi
che piangono i morti.
che piangono i morti.
Vecchio scarpone eri lì a dipingere
cieli dalle stelle invadenti
nel blu profondo di inquietanti notti,
nel blu profondo di inquietanti notti,
a trascinare deliranti tele
imbrattate di tumultuosi umori,
imbrattate di tumultuosi umori,
a fermare il volo di corvi neri
in un cielo dagli indistinti colori.
in un cielo dagli indistinti colori.
Caro vecchio scarpone
di ruggine vestito
di ruggine vestito
rimani lì, in eterno,a riposare
su quella tela testimone di un uomo
che visse la vita in un abisso di passioni.
su quella tela testimone di un uomo
che visse la vita in un abisso di passioni.
11 commenti
È così privo di senso
lasciare che la vita
ti entri dentro
osservi quello che ti circonda
e quella ragazza
ti chiedi qual'e' il significato
della sua presenza
E poi quel diluvio
una fontana trabocca
non riesce a contenere
tutta la solitudine del mondo
L'austerità
dei palazzi del potere
sembrano soffocare la luce
E credi che solo tu
ne avverti il disagio
vorresti urlarlo
vorresti comprensione
ai tuoi pensieri
Vanno veloci le persone
e sono attimi
e negli attimi stanno le scelte
Non sentirsi legati alla realtà
non hai catene da portare
E in un respiro violento
quel gesto di ribellione
spinge fuori da te
questo strano veleno
che non vuoi sentire !
lasciare che la vita
ti entri dentro
osservi quello che ti circonda
e quella ragazza
ti chiedi qual'e' il significato
della sua presenza
E poi quel diluvio
una fontana trabocca
non riesce a contenere
tutta la solitudine del mondo
L'austerità
dei palazzi del potere
sembrano soffocare la luce
E credi che solo tu
ne avverti il disagio
vorresti urlarlo
vorresti comprensione
ai tuoi pensieri
Vanno veloci le persone
e sono attimi
e negli attimi stanno le scelte
Non sentirsi legati alla realtà
non hai catene da portare
E in un respiro violento
quel gesto di ribellione
spinge fuori da te
questo strano veleno
che non vuoi sentire !
DI VENTO
è IL MIO CUORE
SENZA TE,
E DI TE
SEMPRE INNAMORATO.
HO ACCESO
ANCHE UN GRANDE FUOCO,
PER BRUCIARE
LE PAROLE
CHE TI HO SCRITTO.
LE PIù ALTE,
AVEVO SCELTO.
HO SPERATO
IN QUELLA FIAMMA,
CHE BRUCIASSE IL MIO SENTIRE.
MA IL DEMONE DELL'EROS,
CHE FELICE ALBERGA IN ME,
NON BRUCIA, NON FINISCE,
NON MI LASCIA.
COSI',
HO ANCHE PREGATO:
STA' TRANQUILLO CUORE MIO,
TRANQUILLO,
VECCHIO CAVALLO
SEMPRE IN GALOPPO.
DISTENDITI, RASSEGNATI,
SON SBARRATE
LE VIE DELL'AMORE!!!
NON C'è SOLE, NON C'è FUOCO
CHE POSSA PIù SCALDARTI.
SOLO IL VENTO,
SOFFIA FORTE
SU GIORNATE CONFUSE
ED AFFANNATE.
MA IL DEMONE
IMPAZZISCE E
FORTE INCALZA ,
MI RIACCENDE
E FORTISSIMO MI PARLA.
NON CAPISCI:
TU SEI AMORE...
E AMOR T'ATTENDE
E ANCOR D'AMAR
TI SPETTA.
è IL MIO CUORE
SENZA TE,
E DI TE
SEMPRE INNAMORATO.
HO ACCESO
ANCHE UN GRANDE FUOCO,
PER BRUCIARE
LE PAROLE
CHE TI HO SCRITTO.
LE PIù ALTE,
AVEVO SCELTO.
HO SPERATO
IN QUELLA FIAMMA,
CHE BRUCIASSE IL MIO SENTIRE.
MA IL DEMONE DELL'EROS,
CHE FELICE ALBERGA IN ME,
NON BRUCIA, NON FINISCE,
NON MI LASCIA.
COSI',
HO ANCHE PREGATO:
STA' TRANQUILLO CUORE MIO,
TRANQUILLO,
VECCHIO CAVALLO
SEMPRE IN GALOPPO.
DISTENDITI, RASSEGNATI,
SON SBARRATE
LE VIE DELL'AMORE!!!
NON C'è SOLE, NON C'è FUOCO
CHE POSSA PIù SCALDARTI.
SOLO IL VENTO,
SOFFIA FORTE
SU GIORNATE CONFUSE
ED AFFANNATE.
MA IL DEMONE
IMPAZZISCE E
FORTE INCALZA ,
MI RIACCENDE
E FORTISSIMO MI PARLA.
NON CAPISCI:
TU SEI AMORE...
E AMOR T'ATTENDE
E ANCOR D'AMAR
TI SPETTA.
E poi quiete nel tuo viso
Adesso puoi ridere piangendo
Hanno levato il ghigno della comprensione
Dal loro essere normale
E poi l’alba nel tuo cuore
Gia ti vedi come alianti inesplorati
Nel palpito del domani
Nel tuo essere normale
E poi un tratto di sgomento
Quando hai fermato il tuo tempo
Con l’arroganza di chi spera
Nel proprio essere normale
E poi un pomeriggio ancora
Per non sdrucire le occasioni
Con la forza che hai nel tuo ideale
In Quel tuo essere normale
E poi aver coraggio d’aver paura
Tra i fiori di maggio e le piogge di novembre
Con il desiderio di un giorno migliore
Nel tuo essere normale
E poi i viali d’incenso e fuochi
Con il cantare delle bombe
Sotto i cingoli dei carri armati
Nel tuo sogno di essere normale
Adesso puoi ridere piangendo
Hanno levato il ghigno della comprensione
Dal loro essere normale
E poi l’alba nel tuo cuore
Gia ti vedi come alianti inesplorati
Nel palpito del domani
Nel tuo essere normale
E poi un tratto di sgomento
Quando hai fermato il tuo tempo
Con l’arroganza di chi spera
Nel proprio essere normale
E poi un pomeriggio ancora
Per non sdrucire le occasioni
Con la forza che hai nel tuo ideale
In Quel tuo essere normale
E poi aver coraggio d’aver paura
Tra i fiori di maggio e le piogge di novembre
Con il desiderio di un giorno migliore
Nel tuo essere normale
E poi i viali d’incenso e fuochi
Con il cantare delle bombe
Sotto i cingoli dei carri armati
Nel tuo sogno di essere normale
Si allunga sulla strada
la mia ombra
questa sera
complici flash di lampioni
e sguardi di luna
Avvolta nei miei passi
mi spingo verso il mare
e a riva
inciampo nella brezza fresca
che soffia sulla mia tempesta
strappandomi fardelli
a lungo trattenuti
dolori mai sopiti
e stropicciandomi veli di ricordi
mai abbandonati
Respira forte
il mare
questa sera
È aspro l’odore di salsedine
che mi graffia la gola
Il mio pianto si nasconde
nel grido delle onde
Si placa la mia sete
Le stelle accendono i miei occhi
Finiremo nel vento
a ricercare il granello di sabbia
sfuggito al mare
e restituito dall'onda
tutte le volte che la marea
si lascia accalappiare dalla luna.
E tra le onde virtuali
mi perdo come polvere
riflesso da quel raggio
che sembra colpire la terra
ma rimane alla ricerca
di quel naufrago granello di mare.
a ricercare il granello di sabbia
sfuggito al mare
e restituito dall'onda
tutte le volte che la marea
si lascia accalappiare dalla luna.
E tra le onde virtuali
mi perdo come polvere
riflesso da quel raggio
che sembra colpire la terra
ma rimane alla ricerca
di quel naufrago granello di mare.
Il vento ora
scompiglia le foglie.
Avrei potuto cogliere
genziane e primule
lungo i sentieri
accanto alle farfalle
peonie e margherite
tra i ronzii dei calabroni
nella risalita .
Ora ascolto il fiume
che invola
uno stormo di tordi .
Una luce sottile
sussurra
tra i rami echi sordi.
E quando il sole
s'accorda con i monti
lascia intatti
i lampioni alle stelle
mi scosto
perchè
perchè
piove polvere di poesia.


Mi è successa
una canzone di De Andrè
mentre succedeva
non me ne sono accorto.
Il perduto amor
che stracciava capelli
le vogliae carezze
a piccole dosi di tenerezza.
Mi è successa
una canzone di De Andrè
mentre succedeva
non l'ho pensato.
È stata la prima,
incontrata in strada,
ricoperta d'oro
per un bacio mezzo dato.
Mi è successa
una canzone di De Andrè
ora lo so.
una canzone di De Andrè
mentre succedeva
non me ne sono accorto.
Il perduto amor
che stracciava capelli
le vogliae carezze
a piccole dosi di tenerezza.
Mi è successa
una canzone di De Andrè
mentre succedeva
non l'ho pensato.
È stata la prima,
incontrata in strada,
ricoperta d'oro
per un bacio mezzo dato.
Mi è successa
una canzone di De Andrè
ora lo so.
Sono d’accordo con Oriana Fallaci quando sostiene che puoi vivere con un tale per vent’anni e considerarlo un estraneo mentre puoi condividere venti minuti con un altro e portartelo dentro per tutta la vita. Ritengo che questo possa valere per tutti. Può capitare a tutti, fatalmente, d’incontrare una simile persona, anzi ne sono quasi sicuro anche se, poi, se ne disciplina la presenza stabile nel nostro mondo. Personalmente ho avuto la fortuna di “sbatterci il grugno” nel momento in cui la mia stabilità sentimentale non era in dubbio o in crisi. Ne sono uscito così com’ero entrato, naturalmente, senza molte ferite o lacerazioni. Dirò di più. Alla fine ho assaporato meglio la stabilità nel rapporto con mia moglie. Però…però non l’ho mai dimenticata. Non potevo, non volevo, non riuscirò mai a dimenticarla, probabilmente per l’intensità con cui l’ho vissuta. In breve tempo era riuscita a tirar fuori da me tutto ciò che di recondito risiedeva inascoltato o forzatamente represso. Anche lei avrebbe sposato un’altro uomo, ma quello che ci univa travalicava, senza nemmeno accorgersi di farlo, ogni convenzione. Era amore puro. Come l’acido non diluito. Devastante e non contrastabile al punto da farci dimenticare, senza rimorsi, dei percorsi che stavamo compiendo nella vita di ogni giorno. Non era nemmeno un amore passionale sensu stricto, perché attraverso la passione alimentavamo un sentimento che non ha nome e residenze terrene. Tutto questo nella più grande semplicità e serenità che illustri studiosi chiamano follia. Ripeto, finì così com’era nata, sepolta da mille ricordi, nella parte migliore del nostro cuore. Tuttavia certi amori fanno lunghi giri e poi tornano. Non me lo auguravo, non me lo auguro nemmeno stasera serata finale di una tre giorni di incontri medici. Buffet e danze di contorno. Non ci dovevo venire. Ho fatto una cortesia ad un amico cardiologo, organizzatore del convegno, che mi aveva chiesto amichevolmente di…far numero. Mia moglie rimane a casa, nemica delle serate mondane a preferisce il suo solito rosario serale come anticipazione di un buon sonno che le faccia recuperare energie. Prendo qualcosa da bere e mi apposto vicino all’uscita pronto a raggiungere, appena possibile, “la dormiente”. Mi appoggio ad una balaustra dell’ampio locale ormai, fortunatamente per il mio amico, gremito di gente. Bella gente, a dire il vero. Nomi altisonanti della medicina e dame di carità, accidenti a loro…alle dame di carità, dico, che hanno impoverito, all’entrata, il mio portafoglio. Improvvisamente la porta si aprì e un lampo di luce sembrò colpirmi. Non ci posso credere ! E’ lei ! Col marito. Che novità ! Sono medici entrambi ! Il mio sguardo è fisso su di lei. Si gira, finalmente. Mi vede. Ha gli occhi incollati su di me. Sono inebetito. Segue il marito al loro tavolo, ma non stacca lo sguardo un attimo da me. Bevo. Ne prendo un altro. Gino il barman mi guarda scandalizzato. Io nemmeno lo vedo. Comincio a girare tra i tavoli. Qualcuno mi tira per la giacca, ma faccio finta di non aver sentito. Arrivo al suo tavolo. Erano seduti col fior fiore dei baroni della medicina presenti quella sera. Sentii che parlavano, inevitabilmente, dei vari problemi di cui si era discusso al convegno. I miei capelli grigi sono un buon alibi. Mi avvicino e le chiedo se vuole ballare. Col sorriso compiacente del marito, si alza e va avanti mentre io la seguo. Ballare ? Un dono del Signore e non fa per me. Stasera, tuttavia, mi sento un po’ Don Lurio. Infine l’abbraccio e in questo non ho bisogno di somigliare a nessuno, sono proprio bravo. Lei aderisce a me senza essere per nulla condizionata dalla presenza del marito. Ho un nodo allo stomaco pensando che, forse, questi momenti non torneranno più. Lei mi sussurra le parole più belle che qualcuno mi abbia dedicato. Ma, mi accorgo che anche io faccio altrettanto con lei. Poi mi confessa che era stata lei a chiedere al mio amico cardiologo di invitarmi. Rido, sono felice. La musica incalza e quando diventa troppo moderna per noi, mi invita ad accompagnarla in giardino. Le ricordo il marito. Ride, mi afferra la mano e quasi mi trascina. Troviamo una panchina vuota in un posto poco illuminato. Ci sediamo sempre tenendoci per mano. Mi porge le sue labbra, la bacio appassionatamente ed in breve sento che la pressione sale. Non mi scoraggio tanto a pochi passi ci saranno circa duecento medici. Mi ferma lei. Il viso arrossato la faceva più bella. Con quello sguardo mi fa capire che anche lei sarebbe disposta a…ma non si può. Mi rassegno e le tengo la mano teneramente. Restiamo così, a guardarci, senza fare o dire nulla. Parlavano i nostri occhi. Credo che si possono chiudere gli occhi le orecchie e non vedere o sentire nulla ma il cuore non si può chiudere e non ascoltare i suoi palpiti. D’un tratto una voce perentoria scandisce il suo nome. E’ suo marito. Già immagino di dover affrontare un duello ed invece lei, con molto savoir faire, mi presenta al marito come un vecchio compagno d’università. Imbarazzato invento una scusa per cui devo andare a casa. Lei mi lascia un bacio sulla guancia, il marito mi stringe la mano calorosamente. Io scappo !
Rientro a casa e, per non far rumore, tolgo le scarpe ed avanzo con estrema cautela. Mannaggia a me! Sbatto contro una sedia e provoco un sonoro frastuono.
· Che combini ? Ti sei fatto male ? – chiede assonnata mia moglie. –
· No…ahia…tutto a posto, tutto a posto, scusami.
· Com’è andata ? Ce n’era gente ? Ti sei divertito ?
· Si, è filato tutto liscio, ma non mi sono divertito. Sempre a parlare di medicina….
Quando vado sotto le coperte, lei si stringe a me. Stranamente, non mi sento colpevole.
· Furbacchione, mi hai forse tradito con qualche medico affascinante ?
· No, amò, non t’ho tradita, non potrei, ti voglio troppo bene. Dimmi, secondo te, si può amare da impazzire due donne alla mia veneranda età ?
· Ma…a te, i dubbi amletici, ti prendono solo a quest’ora della notte ?
· Scusami, sono solo “impazzito”.
· Ti sei innamorato ?
· Di te, amò, solo di te. Svegliami alle sette.
Rientro a casa e, per non far rumore, tolgo le scarpe ed avanzo con estrema cautela. Mannaggia a me! Sbatto contro una sedia e provoco un sonoro frastuono.
· Che combini ? Ti sei fatto male ? – chiede assonnata mia moglie. –
· No…ahia…tutto a posto, tutto a posto, scusami.
· Com’è andata ? Ce n’era gente ? Ti sei divertito ?
· Si, è filato tutto liscio, ma non mi sono divertito. Sempre a parlare di medicina….
Quando vado sotto le coperte, lei si stringe a me. Stranamente, non mi sento colpevole.
· Furbacchione, mi hai forse tradito con qualche medico affascinante ?
· No, amò, non t’ho tradita, non potrei, ti voglio troppo bene. Dimmi, secondo te, si può amare da impazzire due donne alla mia veneranda età ?
· Ma…a te, i dubbi amletici, ti prendono solo a quest’ora della notte ?
· Scusami, sono solo “impazzito”.
· Ti sei innamorato ?
· Di te, amò, solo di te. Svegliami alle sette.
Torto lo scavo s’inabissa il dissimile
la deriva dal polso che cola graffi
sull’equilibrio d’elsa divina timida di luce.
L’antro gracile dall’aspetto fatale
traccia disperato l’intimo respiro
l’infecondo urlo, alba del suo soglio.
Torna indietro! Urla il destino! Straccia il foglio
sposa l’angoscia in punta del suo tempo.
Fa' che il bianco abbracci il corpo d’abisso!
Mani serpenti alla fine del baratro
promettono tenerezza denudata d’orrore
Sussurra: “Io ti salverò!” il cuore vergine d’amore.
Un concorso sulla Pace... mi dicono.
Perchè? chiedo.
Per combattere la guerra! mi rispondono.
Ed ecco
le binchissime colombe
dai voli deliziosi,
i grandi girotondi,
tutti mano nella mano.
Ma l'incanto
dura poco,
poiche' gia' sento
l'urlo della bomba
che uccide l'innocente.
E ancora:
un pugno, uno sputo,
uno schiaffo,
poi l'offesa, la vendetta,
l'egoismo,
la ferocia allucinante
di esseri non più umani.
E' il Cristo
che è deriso,
bendato, incatenato.
Eppur, su quelle croce,
abbiamo letto bene
l'importanza del perdono!
O Forse...
.
Per concorrere alla pace,
do' un compito speciale:
rivedere, ammirare,VENERARE,
le infinite pagine
di quel SACRO esempio.
Perchè? chiedo.
Per combattere la guerra! mi rispondono.
Ed ecco
le binchissime colombe
dai voli deliziosi,
i grandi girotondi,
tutti mano nella mano.
Ma l'incanto
dura poco,
poiche' gia' sento
l'urlo della bomba
che uccide l'innocente.
E ancora:
un pugno, uno sputo,
uno schiaffo,
poi l'offesa, la vendetta,
l'egoismo,
la ferocia allucinante
di esseri non più umani.
E' il Cristo
che è deriso,
bendato, incatenato.
Eppur, su quelle croce,
abbiamo letto bene
l'importanza del perdono!
O Forse...
.
Per concorrere alla pace,
do' un compito speciale:
rivedere, ammirare,VENERARE,
le infinite pagine
di quel SACRO esempio.
oggi eri poesia in prosa,
ho spostato i tuoi capelli
e assaporato la tua foga.
Appoggi la testa perchè sei stanco
lasciando sempre più sfumato
il confine tra nero e bianco.
Se baciassi le tue mani
e ti dessi un nuovo colore,
scanseresti i tuoi rami,
mi mostreresti le tue chiome?
Lasciami entrare,
e lo chiedo come favore,
nel tuo mondo
che voglio conoscere ogni tuo sapore.
ho spostato i tuoi capelli
e assaporato la tua foga.
Appoggi la testa perchè sei stanco
lasciando sempre più sfumato
il confine tra nero e bianco.
Se baciassi le tue mani
e ti dessi un nuovo colore,
scanseresti i tuoi rami,
mi mostreresti le tue chiome?
Lasciami entrare,
e lo chiedo come favore,
nel tuo mondo
che voglio conoscere ogni tuo sapore.
Grida il tuo dolore
fertile, arida, amata Terra;
antica e sempiterna
madre e matrigna,
altruista e incompresa,
sfregiata alle radici
nel corpo e nell'anima:
la tua ribellione è giunta!
Alza la voce ora
senza colpo ferire,
vivi con l'umanità che sfami
l'armonia del Creato;
che l'uomo sia
riconoscente e degno
della tua benevolenza.
fertile, arida, amata Terra;
antica e sempiterna
madre e matrigna,
altruista e incompresa,
sfregiata alle radici
nel corpo e nell'anima:
la tua ribellione è giunta!
Alza la voce ora
senza colpo ferire,
vivi con l'umanità che sfami
l'armonia del Creato;
che l'uomo sia
riconoscente e degno
della tua benevolenza.
Hanno tante ombre
questi tuoi nomi
disciolti come neve
al chiarore di un'aurora boreale,
hanno i contorni
di un viso disperso
nell'ultima guerra
tra aspri sentieri di montagna,
nel rifugio di un aggettivo
contario alla tua voglia di vivere.
Lassù, tra i canti
di ebbrezza
e le folate di vento amico
hai forgiato la tua immagine
di nube mattutina,
al riparo da ogni scupoloso inganno.
C'è tanto freddo lassù,
ma è pur sempre preferibile
al calore di anime accalcate
tra gli attriti di questo giorno ostile.
questi tuoi nomi
disciolti come neve
al chiarore di un'aurora boreale,
hanno i contorni
di un viso disperso
nell'ultima guerra
tra aspri sentieri di montagna,
nel rifugio di un aggettivo
contario alla tua voglia di vivere.
Lassù, tra i canti
di ebbrezza
e le folate di vento amico
hai forgiato la tua immagine
di nube mattutina,
al riparo da ogni scupoloso inganno.
C'è tanto freddo lassù,
ma è pur sempre preferibile
al calore di anime accalcate
tra gli attriti di questo giorno ostile.












