E mo’, secondo te, che dovrei fare ?
Se mi hai lasciato non temo d’impazzire !
Ti amo ancora, questo è un altro affare,
ma non mi sento ancora di morire.
Soltanto adesso ripenso con terrore,
d’averti dato ogni mio istante,
d’avere perso con te tutte le ore
spese per farti diventar la mia amante.
E, che dire, sei stata anche laconica.
La tua stanchezza avrei dovuto intuire,
messaggio affidasti a posta elettronica
le cose, tu si, le puoi mandare a dire.
Certo son stato buono, non mentire,
ho sol taciuto e t’ho lasciata andare,
sicuramente non vorrei sentirmi dire
che m’hai lasciato e ti sto pure a…scassare.
Va bene me ne torno al mio angolino,
mi lecco le ferite e più non parlo,
mi bevo, astemio, un bicchier di vino,
cerco di far tacere questo tarlo.
Chissà che non sia ver proverbio antico,
quello che dica Amor che va e viene,
spero che torni a me
se penserai che questo ancora ti conviene.
Se mi hai lasciato non temo d’impazzire !
Ti amo ancora, questo è un altro affare,
ma non mi sento ancora di morire.
Soltanto adesso ripenso con terrore,
d’averti dato ogni mio istante,
d’avere perso con te tutte le ore
spese per farti diventar la mia amante.
E, che dire, sei stata anche laconica.
La tua stanchezza avrei dovuto intuire,
messaggio affidasti a posta elettronica
le cose, tu si, le puoi mandare a dire.
Certo son stato buono, non mentire,
ho sol taciuto e t’ho lasciata andare,
sicuramente non vorrei sentirmi dire
che m’hai lasciato e ti sto pure a…scassare.
Va bene me ne torno al mio angolino,
mi lecco le ferite e più non parlo,
mi bevo, astemio, un bicchier di vino,
cerco di far tacere questo tarlo.
Chissà che non sia ver proverbio antico,
quello che dica Amor che va e viene,
spero che torni a me
se penserai che questo ancora ti conviene.
5 commenti
A volte penso
ai migliori
che muoiono
giovani
ed altri che non lo sono
non muoiono mai
come uomini abbandonati
a destini stanchi
A volte mi domando
se è giusto tutto questo
in un'atmosfera
appesantita
dalle troppe prigioni
di un vivere spento
per i più sfortunati
innamorati
ma senza punti
di riferimento
nelle accese sintonie
di esseri ingordi
affamati delle luci
Mi trovasti
in mezzo ai fiori...
Ricordi?
Era un campo di papaveri,
il tuo sguardo,
era lucido d'amore.
Il tuo potere magico,
il bacio
febbrilmente domandato,
l'estrema seduzione,
la tua oscura voluttà,
m'invitarono
a insaziabili peccati.
A tocchi carezzevoli,
di sesso e di piacere,
a vastita' celesti.
Il Dopo,
fu la Notte,fu il Deserto...
Ti perdesti!
Sogno ancora
quello sguardo,
quel sorriso
e quei sorrisi
ormai remoti....
Per dire,
Cosa hai fatto di me?
Cosa hai fatto di me?
Non ho piu' fiato!
Mi hai trovata
in mezzo ai fiori...
Mi hai lasciata
nella nebbia dell'inverno.
Cosa hai fatto di me.?
Cosa hai fatto di me?
NON HO NEANCHE PIU' LA VOCE!
in mezzo ai fiori...
Ricordi?
Era un campo di papaveri,
il tuo sguardo,
era lucido d'amore.
Il tuo potere magico,
il bacio
febbrilmente domandato,
l'estrema seduzione,
la tua oscura voluttà,
m'invitarono
a insaziabili peccati.
A tocchi carezzevoli,
di sesso e di piacere,
a vastita' celesti.
Il Dopo,
fu la Notte,fu il Deserto...
Ti perdesti!
Sogno ancora
quello sguardo,
quel sorriso
e quei sorrisi
ormai remoti....
Per dire,
Cosa hai fatto di me?
Cosa hai fatto di me?
Non ho piu' fiato!
Mi hai trovata
in mezzo ai fiori...
Mi hai lasciata
nella nebbia dell'inverno.
Cosa hai fatto di me.?
Cosa hai fatto di me?
NON HO NEANCHE PIU' LA VOCE!
Cosa scrivi, se non senti
l'amore, cosa senti
se ci son giorni in cui
vorresti stare in pace
ma non ce la fai
che la mente viene
distubata aggredita
dai soliti tormenti
inabissati dalle urla
del tempo nemico?
Cosa succede, quando
la nebbia ti è sempre vicina
e t'accompagna perdendosi
nel vuoto con nuvoloni
che risucchiano
tutta l'amarezza tua
ritornando da te
e non lasciandoti
anche scacciandola
insistendo?
Bozzolo di cielo è una donna.
Nido costale d' universo,
germinata finestra del sentimento,
ragnatela d' alveare fecondo
nell' ascetica radice del firmamento.
Un temporale di pensieri
s' impiglia in inchiostri di silenzi:
son mercanti d' alba le sue labbra,
papaveri insanguinati di parole
nella grammatica coniugale dell' amore.
Gomitoli d' indimenticabile poesia
accoltellano una moltitudine d' abbracci:
sguardi scarmigliati di piccole attenzioni,
parafrasi di baci è il suo gentil grembo,
dolce pioggia di stelle il suo cuore infinito.
Nido costale d' universo,
germinata finestra del sentimento,
ragnatela d' alveare fecondo
nell' ascetica radice del firmamento.
Un temporale di pensieri
s' impiglia in inchiostri di silenzi:
son mercanti d' alba le sue labbra,
papaveri insanguinati di parole
nella grammatica coniugale dell' amore.
Gomitoli d' indimenticabile poesia
accoltellano una moltitudine d' abbracci:
sguardi scarmigliati di piccole attenzioni,
parafrasi di baci è il suo gentil grembo,
dolce pioggia di stelle il suo cuore infinito.
L'attesa,
è mia compagna,
valido reclamo,
scusa infondata.
L'attesa,
la preferisco,
altro che perderti
ancor prima di averti avuta,
realmente avuta.
L'attesa,
conserva in bilico
due mondi estranei
contraddistinti
da opposti istinti,
preferisco l'attesa,
è dolce l'attesa
nemesi di una sentenza.
L'attesa,
fedele confidente,
nell'attesa,
trovi l'appiglio,
nell'attesa,
ti crogioli,
nell'attesa,
non v'è morte,
perchè non v'è vita.
l'attesa è il nulla,
il nulla cosmico,
dell'indecisione.
Fendono il cielo
i versi amari e appassiti
e donano urlante amarezza
a quel sorriso sospeso della luna
versi così leggeri
da soffocare le ultime parole
che annullano l'orizzonte.
Versi che piegano con forza la testa
e diventano preghiera
invisibilmente sospirati
dalle tue labbra
distanti e coperte dal nulla
versi di silenzi segnati dal gelo.
Risvegliano il sangue
i versi che odono il pianto
e senza vergogna,
spezzano le dissonanti note
della libertà sfiancata e in catene
versi amari.
i versi amari e appassiti
e donano urlante amarezza
a quel sorriso sospeso della luna
versi così leggeri
da soffocare le ultime parole
che annullano l'orizzonte.
Versi che piegano con forza la testa
e diventano preghiera
invisibilmente sospirati
dalle tue labbra
distanti e coperte dal nulla
versi di silenzi segnati dal gelo.
Risvegliano il sangue
i versi che odono il pianto
e senza vergogna,
spezzano le dissonanti note
della libertà sfiancata e in catene
versi amari.
Vivo in una trincea scavata
Non ho né numero né pari
Sulla destra c'è una casa con il numero 13
Sulla sinistra è la ventiduesima casa
Non ho ancora pareti o centrini o acqua
Ho finestre
Due
Ampi, con vista in campestre
In cantina cespugli di basilico
E fungo dell'esca bagnato
Appiccicato su un armadio
Sui rami attaccapanni
Bassi
Dalla mia sala vengono fuori
Raggi di luna che
Crollano tenero
Sugli stivali di gomma
Non ho né numero né pari
Sulla destra c'è una casa con il numero 13
Sulla sinistra è la ventiduesima casa
Non ho ancora pareti o centrini o acqua
Ho finestre
Due
Ampi, con vista in campestre
In cantina cespugli di basilico
E fungo dell'esca bagnato
Appiccicato su un armadio
Sui rami attaccapanni
Bassi
Dalla mia sala vengono fuori
Raggi di luna che
Crollano tenero
Sugli stivali di gomma
E se fossero tutte bugie,
tutto un dire, tutti bugiardi
nel parlar d’amore?
Perché d’amore non v’è in giro,
difficile incontrarlo,
chè d’amore non parlano le facce
e soprusi e inganni volano
come frecce.
… Ma quale amore!...
No,
non è così…
Nelle pieghe profonde,
gole difficili al passaggio,
strette da non poterci infilar sguardo.
Cucite con fili di egoismo,
chiuse con nodi di potere,
adornate con nastri di filigrana.
… Lì, in fondo!...
Ma quale amore troveremmo?
Macigni oscurano la luce,
polvere sottile dà morte lenta,
sparge il nulla.
… Crea deserto!...
tutto un dire, tutti bugiardi
nel parlar d’amore?
Perché d’amore non v’è in giro,
difficile incontrarlo,
chè d’amore non parlano le facce
e soprusi e inganni volano
come frecce.
… Ma quale amore!...
No,
non è così…
Nelle pieghe profonde,
gole difficili al passaggio,
strette da non poterci infilar sguardo.
Cucite con fili di egoismo,
chiuse con nodi di potere,
adornate con nastri di filigrana.
… Lì, in fondo!...
Ma quale amore troveremmo?
Macigni oscurano la luce,
polvere sottile dà morte lenta,
sparge il nulla.
… Crea deserto!...
Fantasmi che s’affollano
dietro gli scuri
che del raggio interrompono
la perpetua corsa.
Il sentore dei verdi cespugli
s’è perso nel fragore del mare
insieme a boe ed ancore
evaporate nell’aria.
Insistono residui di vento,
spifferi,
tra nudi cipressi
che parlano ancora.
Hai affossato il passo e il cuore
Circe,
nell’asfalto liquefatto
che brucia i tuoi ultimi respiri
e rovesciato l’intelletto
in quello specchio rotto,
in quei frantumi,
in schegge di luce riflessa.
Hai sbriciolato le rose del vecchio giardino
come mucchi di fredda cenere,
hai lasciato marcire le ultime stelle
in pozze di sudore.
In silenzio allontani la notte,
lasciando
quel che resta di te,
brillare alla riva.
Di ora in ora
di anno in anno
e di vita in vita,
come la fede
così anche
il male,
cresce
su quelli
come noi,
che quando
impazziamo
è di delirio
lucido,
che
quando
siamo tristi
siamo sintomi
non osservabili.
Ma tu che speri,
sei la strategia
primitiva,
ed io
che
spesso
vagheggio,
altro non sono
che l’evoluzione
di un qualcosa
di speciale,
di malato,
di vero:
come
l’amore
che si tinge
di inchiostro.










