Sei l’angelo blu ,sempre sorridente !

Chi sei tu , profumo , chi ?

Mi appari , poi scompari ,

nel mio cuore , entri e fai furore .

Sei tu , il profumo d’autunno ?

Quella dei miei sogni ,

il prato verde ove dormono le foglie …

l’acceso fuoco del riverbero d’estate ,

sciogli la mia neve ,

nel ghiaccio della vita .

Dimmi allora , chi sei ?

Parlami di te , dettami l’amore …

tu , l’aroma , l’essenza naturale ,

sull’onda ti allontani ;

tra le pareti dell’inverno ,

giaci i miei sogni .

Dimmelo !Non tenermi in sospeso ,

potrei costruirti un regno in riva al mare …

legarti con forza alle catene ,

possederti o distruggerti ;

con la forza dell’amore .

Ma io , sono guerriero e combatto la sconfitta ,

non mi arrendo , continuo col corteggio …

ti afferro ,ove i lividi , stillano il tuo sangue ;

ove gli autunni di vita ,

l’anima mia violentano .

Chi sei tu, profumo?


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Profilo Autore: poetanarratore  

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Giorno sospeso
Scende la nebbia
Dorme il paese

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Profilo Autore: Claudio Spinosa  

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L'inutile promessa
di non riabbracciar la croce,
ma poi arrivi tu,
perchè sei luna, perchè sei stelle.

Tensione vola tra pulviscoli,
se si incrociano l' iridi
eppur quelle tristi,
tristi pupille,
non saran solo per me,
chiunque vi rimiri,
ci si rifrarrà,
perchè sei luna, perchè sei stelle.

Forse adesso sarai anche mia,
ma per sempre mia mai,
sei troppo di tutto,
per esser d' uno per troppo,
sei la vita, sei la morte,
con te gioisco,
recandomi al patibolo,
perchè sei luna, perchè sei stelle.
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Profilo Autore: Demonius  

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Apri i pugni
fai entrare un po' di sole
e un pezzetto del mio cuore,
allargali bene affinché io
possa leggerti il futuro.

Ti dirò degli anni che verranno,
di qualche giorno no,
di notti buie
in cui allungherò una mano
e toccherò il tuo sonno.

Di ogni filo bianco
che spunterà ad ogni nuovo sole
tra quei capelli ricci.

Fammi posto,
tra quelle tue paure e indifferenze
che non son vere,
che ergi a sentinelle per pararti contro il mondo;
la pianura ormai è finita
l'hai lasciata alle spalle, ci rimane la salita.

Apri i pugni
fai entrare un po' di sole
e un pezzetto del mio cuore,
allargali bene
e stringi tra le tue le mani mie.
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Profilo Autore: elisa  

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Dolce
sarai di notte...
Un brivido
disseminato lungo la schiena
un bacio
sensuale sulle mie labbra
e sul mio seno
un battito
di silenzi e di parole.
 
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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Ho voglia
di solitudine
questa mattina

La luce velata del bosco
mi è complice
nel ripensarmi bambina

Bagliori stanchi
offuscano
orizzonti

Nel vento che soffia
mi assottiglio d’ombra

E di ombre mi fascia il vento

Poi d’improvviso un fruscio
un mormorio lontano
Voci che amo

Ebbrezza  di un momento
Sono attimi strappati al mio tempo



























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Profilo Autore: Giovanna Vecchio  

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Nella penombra della stanza

incontro le tue labbra

e fuori il sole fa dispetti

a queste ultime gocce d’estate.

Gioca sulla mia pelle il tuo desiderio,

carezze e baci

spogliano ogni ritegno

ed io mi vesto

dei tuoi sussurri.

Mille emozioni s’accendono,

  calde come i tuoi occhi,

mille fantasie s’intrecciano.

… Poi il silenzio,

due sorrisi

e la dolcezza.

 ... E questo amore stretto-stretto

in un abbraccio

 sospira

 mano nella mano…

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Profilo Autore: Giò  

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Un gioco scaltro

lascia lesioni grevi.

Arduo… rialzare!







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La poesia (Stile metrico dell’haiku 5-7-5) è stata forgiata discorrendo un aforisma di Oscar WILDE
scrittore, aforista, poeta, drammaturgo, giornalista e saggista irlandese del 1800:


 “Tutta l’autorità è assolutamente degradante. Degrada coloro che la esercitano e degrada altrettanto coloro sui quali è esercitata”
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Profilo Autore: Rocco Michele LETTINI  

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Silenziosi baci crepuscolari

strappati all' orizzonte,

come meridiani d' alfabeto

accoltellati d' incanto

nella grafologia dell' inconscio,

così cardiologia poetica

nell' infinitesimo emozionale

insanguinava favi di miele lunare

nell' abitudinaria aurora del tempo.


Rigogliosa cicatrice di passione,

temporalesco bocciolo di brina,

granello d' animo palpitante

e segmento d' agghiacciante intimità,

cardiologia poetica

è solitaria meraviglia dell' universo.

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Profilo Autore: rosa dei venti  

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Correvamo a perdifiato sulla spiaggia ormai nostra per l’assenza di turisti e saltavamo. Ci rincorrevamo e ci abbracciavamo, rotolavamo l’uno sull’altra felici. Tutto ci apparteneva. La sabbia, gli scogli brontoloni, le ombre che si appressavano prepotentemente, il suono della squilla che annunciava la fine di una giornata felice. Eravamo solo due innamorati con le chiavi del paradiso in mano senza voglia di sfruttarle. Il nostro paradiso era la e noi ne stavano già godendo le magnificenze. Una storia che andava avanti da qualche anno, sempre uguale, mai monotona, che sembrava addirittura immarcescibile. Un amore grande e inalienabile. Poi l’inimmaginabile. M’invitò al bar che frequentavamo, locale da noi apprezzato perché dotato di piccoli separè capaci di difendere la nostra intimità fatta di dolci carezze e qualche caldo bacio anche nel centro della città. Lucio, il proprietario, sorrise quando arrivai perché sapeva che lei era già la ad attendermi e sapeva cosa sarebbe successo di li a poco. ma credo che ormai  lo sapessero tutti gli avventori di quel ritrovo, perché la nostra presenza illuminava tutte le sale, come l’amore che illumina tutto. Mi sedetti di fronte a lei che non riusciva a nascondere la sua ansietà, che, però, stavolta non era legata al desiderio di stare con me. C’era qualcos’altro. Quando le presi le mani fra le mie, sgusciò dalla mia stretta affettuosa e mi guardò. Nei suoi occhi c’era molta sofferenza e la voglia di liberarsi di un peso enorme che gravava in lei. Altrettanto laconica fu la sua unica frase :”Non ti amo più !”. Si alzò e fuggi da me che ero rimasto ad ascoltare, imbambolato. Prima che iniziasse il funerale, nel mio cuore, cercai di capire, di giustificare, di valutare il perché di ciò che stava accadendo, senza trovarne risposta. Vani i tentativi di un qualsiasi approccio con lei. Telefono, posta, computer sembrarono scoperte ancora da venire. Gli amici, quelli con cui avevamo tanta confidenza, si mantennero equidistanti tra noi, volendo rimanere al riparo da accuse di parzialità. Insomma mi ritrovai solo e morì dentro di me ogni voglia di sopravvivere. Morire dentro è molto peggio che morire naturalmente. Passato un anno, la mia sensazione di vuoto era aumentata. Andavo in giro traballando nella mente e nel corpo. Nessuno mi poteva consolare. Un amico, impietosito dalle mie condizioni, mi consigliò di reagire, di guardarmi intorno…ecco, di concedermi una serata in discoteca. lo feci sapendo che non sarebbe stato il toccasana per la confusione che avevo in testa. L’atmosfera caotica del locale annientava la tanto sognata serenità e le ragazze, tutte le ragazze, somigliavano a “lei”. Poi uno spintone, mi giro e me la trovo di fronte ma al momento riuscii solo a smoccolare qualche improperio perché non la riconobbi. Non potevo riconoscerla, poiché le ragazze di quella discoteca, per me, avevano tutte il suo volto. Il volto dell’amore. Ci ritrovammo a ballare, abbracciati l’uno all’altra, un languido “lento”, mentre dai diffusori scaturiva una musica indiavolata. Furono baci e carezze cercate con avidità come se i due corpi fossero dei perfetti sconosciuti. Ballammo….non so più per quanto tempo e, infine, uscimmo sotto un cielo da Baci perugina. L’accompagnai a casa e, per tutto il tragitto non parlammo. Giunti sotto casa sua, le chiesi se l’avessi potuto rivedere, mi concesse un “forse” enigmatico che stemperai con l’eccezionalità degli eventi. Tornai a casa con la consapevolezza che lei fosse la serenità che avevo smarrito. Nei giorni che seguirono, mi frenai ad andare subito da lei, pensavo che riflettere ci avrebbe fatto bene ad entrambe. Poi una sera, di quelle che non scorderò più, presi il coraggio e un mazzo di fiori e bussai alla sua porta, una, due, tre…tante volte e infine la porta si aprì. Baldanzoso, con il mazzo di fiori più che portato, sventolato e il mio miglior sorriso, quello che pensavo di aver smarrito, la guardai. Lei era li, di fronte a me, bella come il sole e la luna insieme, mi osservava…imbarazzata, quasi che la mia presenza la cogliesse del tutto impreparata. Era appena uscita dalla doccia ed era avvolta in un telo, con i capelli ancora arruffati. Era bellissima e glielo dissi. Mi guardava inebetita. Poi successe. Fulmine a ciel sereno, la porta dietro di lei si aprì e un Marcantonio ne uscì avvolto da un accappatoio che un tempo era stato mio, con uno sguardo interrogativo e la domanda più logica al momento :”Chi è, amore ?”. Una frase semplice,  che però ebbe l’effetto di sbriciolare il mio cuore, di annientare tutto quello che rimaneva dei miei sogni, delle mie aspirazioni, delle mie certezze. E morii dentro o, almeno, lo credetti. E lo stavo “vivendo” da spettatore. Inventai una scusa la per la e andai via, fuggendo, il cuore in subbuglio, la mente inaridita. Mi fermai più in la e sedetti sui gradini di una casa. Le gambe non mi reggevano e cercavo un qualche cosa che consentisse alla mia mente di articolare almeno un piccolo pensiero che le permettesse di riavviarsi. Questo ed altri sintomi significano, per me, morire dentro ed io, in quel momento ero morto. Mi aiutò molto l’aria fresca della sera quando cercai di riprendere in mano il mio corpo. Ero sudato fradicio, il cuore in gola per la corsa, ma soprattutto avevo perso l’amore della mia vita ! Già…avevo perso l’amore della mia vita. Fu allora che ebbi la folgorazione che, sebbene più modesta di quella di S. Paolo sulla via di Damasco, squarciò il velo che occludeva la mia vista. Non semplice questo evento a verificarsi nell’animo umano, ottusamente volto a esaltarsi di se stessi, di gioirne, di vederne vittorie e poche sconfitte, possibilmente, ma senza mai accettarle. Invece la realtà, tanto bistrattata, è diversa, forse un po’ più macchinosa nella sua ricerca, ma altrettanto evidente. No, quella sera non ero stato io a morire dentro. Ne avevo solo subito un danno collaterale, questo si e ne avrei portato i segni ancora per un po’. Era lei ad essere morta, per non aver saputo valutare l’importanza del mio amore. Un amore vero e grande, quello che avevo saputo donarle, alimentandolo  con la forza di sentimenti altissimi a prova di tempo e di usura. Risi a bocca aperta e, una signora anziana che rientrava col suo cagnolino, mi guardò come si guarda un matto, affrettandosi  a chiudersi il portone dietro le spalle. Ridevo non perché fossi felice per lo scampato pericolo. Mi ero salvato miracolosamente ed ora, dentro di me, tutto era più chiaro. Era lei che era morta e allora…buon funerale ! !  
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Profilo Autore: Bronson  

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Quasi impercettibile
il frammento della nostra anima
si mescola alla sabbia dei ricordi
e nel percorso a ritroso
ti accorgi quanto tempo sua passato
quante emozioni sono state vissute
quanti passi sono stati fatti.

E rimane in bocca la nostalgia
che porta alla sofferenza, 
quasi impercettibile 
ferita del mio cuore.

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Profilo Autore: Francesco Paolo Catanzaro  

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Agosto se ne va
già nell'aria si sente
il vicino settembre.
La luce è più soffusa
l'aria si fa più mite.

La vigna è piena e fiera.
Le foglie sono tristi
perchè stan per morire.
Radioso invece è il bosco
che mostra i suoi colori
e offre a chi ne vuole
funghi, castagne e more.

Si affrettano a stivare
le previde formiche.
Negli alberi gli uccelli 
parlano di emigrare.
Pronte sono le tane
di chi dovrà dormire.

La terra assiste placida
a queste attività
perchè sfruttata e stanca
a riposare andrà
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Profilo Autore: maria fontana cito  

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Impavidi gabbiani
sui fili telegrafici
cercano un nuovo rifugio,
i miei occhi
trasportati dal vento
cercano il solido appiglio
per un balzo nel sogno
di queste stagioni,
queste albe e foreste
immani.

Con tutto il coraggio
nella mano stretta a pugno,
impreco contro il principio e la fine,
il giusto mezzo
e il colabrodo della mia anima
trasuda innate tempeste.

Quando il volo dei gabbiani
intercetta la linea dei foschi pensieri
oltre queste verità nascoste
nella trama di un mattino svogliato,
a metà tra inferno ed estasi,
contemplo allora
la dolce forma dei tuoi fianchi.
la sagoma di un dubbio primordiale,
l'inesprimibile forma
che il vuoto disegna
nel profondo solitario orizzonte
di un incerto addio.

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Profilo Autore: paolo di cristofaro  

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Cosi voglio essere
come l'Autunno
che ricama parole
con il vento.

Come musica
incomprensibile di foglie
in un viale alberato.
senza fine.

In un cielo deserto
come nota
che ricopre il silenzio
delle stelle.

Un verso
di una  poesia
come un canto in un giorno
di pioggia.



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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Cerco
sotto la superficie delle cose
con tenacia cerco
il senso di fatiche e accadimenti

Respiro odore di muffa
tra l’intercapedine di muri a secco
e zolle affogate da piovaschi
ora fitti e incessanti
ora leggeri e intermittenti
quando nuvole vengono soffiate via dal vento

E mi ritornano cammini di vite
che mi inchiodano ai paradossi del presente
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Profilo Autore: Giovanna Vecchio  

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