la mia camicia migliore.
Avevo lunghi capelli
orecchini e collane
strani cappelli
e occhiali da sole
che portavo anche di notte.
Con gli occhi arrossati
abitavamo nel fumo
degli abitacoli,
le siringhe erano spade.
Ho vissuto anni sbagliati
ho visto ragazzi morire.
E' andata cosi,
indietro non è dato tornare.
Ti aiuterò,
ma non farmi l'errore;
affronta la tua giovinezza
senza paura.
Senza rimpianti
sarà poi la tua vita.
il respirarti accanto,
né il toccarti
che mi toglie la ragione.
Non è baciarti
che tanto mi fa impazzire
o il sentre i brividi
per le tue carezze.
… E’ il percepirti dentro,
l’averti nell’anima,
quel vivere felice,
il sentire che…
… Ti amo!…
La mia vita, nulla dell' infinito
Tu, che al viso mio sfuggivi
Soddisfatta
in uno specchio guardavi riflessi
l’immagine esile e
il viso, come frutto appena colto.
Gioventù e bellezza
Giocavano con te
e in loro compagnia
iniziavi la meravigliosa avventura della vita.
Partivi, la grinta di un treno in corsa.
Come sarebbe stato il tuo viaggio,
lungo, breve, facile, tortuoso.
Non c’era tempo per riflettere
tutto sembrava facile e bello.
Come nelle favole,
fiori, farfalle e follie,
facevano da sfondo al tuo passaggio.
Quante lune…
Quante stagioni…
Quante fresche sere d’estate…
Quanti eventi...
E’ fortuna vivere!
E’ miracolo la vita!
Il viaggio prosegue…
Il paesaggio tutto intorno,
come d’incanto muta.
Persino il più i teneri fiori di campo
son ora petali di un’unica meravigliosa rosa
dal profumo inebriante,
le farfalle, bianche colombe
dalle ali aperte all’amore e
alle mille esigenze di ogni dì
e le follie si mutano in
libertà e sobrietà
da offrire ai pargoli.
Ti rispecchi e come allora
ti rivedi nella figura,
lo sguardo e la luce dei tuoi occhi
riflettono bensì i pensieri e l’esperienza.
Sul tuo viso intravedi
una ruga,
segno del trascorrere del tempo.
Quante lune ancora…
Quante stagioni…
Quante fresche sere d’estate…
Quanti eventi…
In compagnia di quelle rughe.
E’ Fortuna vivere…
E’ Miracolo la vita…
Domani, con una ruga in più,
passerai ancora per i sentieri e
col bastone dell’esperienza,
indicherai la via
a chi, come te, per la prima volta
vedrà riflessi
il suo volto e l’immagine
nello specchio della vita.
Per miracolo
i petali di rosa diverranno
perle di saggezza,
le bianche colombe
eleganti gabbiani,
capaci di librarsi
sorvolando ogni confine
e la libertà,
quella, resterà per sempre,
modello da imitare.
Tu, voltando lo sguardo indietro
ricorderai l’inizio del tuo viaggio
e rivedrai quello specchio,
il tuo, dove un dì ti ammirasti giovane,
sorretto da quella mano scarna,
stanca, tremula,
che lo porse a te,
la mano di chi prima di te
aveva visto riflessa
la sua giovane e tenera figura.
Allora capirai l’eterno cerchio della vita.
Le lune, le stagioni
e tanto altro,
intanto, eternamente
passeranno…
senza fermarsi mai;
tutto se ne và;
il tempo è inesorabile,
e non si cura delle cose umane,
è perfido e crudele,
e non aspetta nessuno;
il tempo passa,
senza che ce ne accorgiamo troppo,
ma gli anni volano veloci,
e ogni cosa lasciata è persa.
Bisognerebbe avere più tempo,
fermarsi e riflettere,
ponderare e pensare,ma la vita dell’uomo è breve;
veloce come quella di una farfalla;
bisogna sempre decidere,anche quando si vorrebbe rimandare;
e non sono tanti,gli autobus,
che puoi permetterti di perdere;
ecco perché è importante,
che in questo poco tempo,
ci sia l’amicizia
e la condivisione
con qualcuno,
cercare di amare,
finchè
si può.
Sole del mattino a
splender ed irrorar aurora ..
Profumi ad inebriar candore.
Fronde di gelsomino e canto di augello,
gracida rana e stagno fa azzurro.
Cuore ad intonar canzone,
arpa divina a suggellar amore.
Bruma a dileguar e
paesaggio a rischiarar visione,
ognuno brama amore.
Giorno a raccontar storia..
Amor s'ode lo scroscio dell'acqua cristallina,
gocce a scandir suono, incider parole e
tonfi a rallentar battito cardiaco.
Giorno a colmar d' avventur le ore,
graffi inflitti, dolore a scorrer nelle vene
divenir fiume in piena.
Visioni in trasparenza prendon forma e
notte a diradar all'orizzonte..
lieve folata d’estasi alla bocca dell’anima
attesa, ove lo specchiarsi sorseggia infinita tenerezza
ingoiata nel ventre della terra allieva d’innocenza.
Dove sono ora le parole accolte di follia cara
che s’allungano ombre nella notte della mente
ai piedi del sonno ormai privo di sogno?
Fragili schegge di manieri le poesie
edificano torrioni d’emozioni nutrite d’isolamento.
E di lassù, chimera, il dolore invoca solerte
uno ad uno i singhiozzi complici di memoria
nell’urlo insonne di questa culla d’agonia.
Scrivo sui giorni il cupio melmoso che arranca
mancanza di cielo, ceduta la fragilità alla solitudine,
come bandiera bianca che saluta dolce
al contatto con la menzogna benevola del tempo
e reclama appartenenza all’amore reo confesso,
con così tanta urgenza che frustra l’auriga, il destino.
Si è consumato il dolore
nel silenzio nel accarezzare con spine di rose
per mille anni certi ricordi
non avendo il coraggio di falli svanire
non era un gioco
ingannate insultate nel collezionare le belle parole
crudi gesti infami padroni su fragili corpi
di fiori splendidi soffocandole l'anima di crudeltà congelata
troncando sogni mete e speranze
su questo tappeto di lacrime
rosso sangue come una spada
sconficcata nel cuore dove c'è rimasto tanto dolore
Ma solo per dirti che in questo vivere
Spesso, amaramente, si può perdere
Ciò che avresti voluto per sempre stringere
Quelle guance piene di un sorriso dolce
E quella forza che ricordo anche in me
accettare la vita, lo so, non sarà sempre semplice
Ma ti aiuterà chi è accanto a te
Contare le lacrime non ti farà scoprire il mare
Affacciarti ad una finestra certamente si
Regalati ogni giorno un po’ di amore
Si può essere sempre più felici di così
La persone alcune volte deludono
Tu prova a non farlo mai
La vita è il più grande dono
E sento che tu questo già lo sai
Non domandarti mai perché non ci sono
Vivendoti e guardandoti capirai
Che contando su di te non sei mai solo
E sento che facendolo mi apparterrai
Non scrivo così per farti piangere
Ma solo per dirti che ti avrei voluto stringere
Per non lasciarti mai.
a trovare
il modo di unire
tutte queste parole.
Serviva più impegno
avrei dovuto studiare,
leggere ancora.
Oppure
serviva talento
per riuscire a descrivere
nel cielo le pallide lune.
Al contrario
di pallido
vedo solo
gli sguardi
incrociati nelle corsie,
e i temporali
mi ricordano
le bombe che vedo cadere
durante gli intervalli
degli eventi sportivi.
Questa sera è così.
Non ho ricordi da spendere,
mi angoscia il presente,
mi terrorizza il futuro.
Cammino in bilico
sopra la mia depressione.
Ne sono cosciente,
ma accetto la sfida
perchè so
che non sono da solo.
Domani al risveglio
verrrai in mio soccorso.
Ora o mai più!
Sempre più sola,
Brancoli nell’abisso
Della disperazione
Che nel silenzio,
Diventa
La tua tomba.
Abbandona
Quell’inferno,
Dove lentamente
Il cuore muore.
Ora o mai più!
Inforca quella
Maledetta porta,
Riprenditi la libertà.
emorragiche virgole d' orrore scarcerò
ed una tempestosa punteggiatura criminologica,
arsenale ideologico d' analfabetico rispetto,
come aquiloni sgozzati da una consonanza d' ardori,
incenerì scampoli sartoriali di sguardi inconfessati.
Trapunte eutanasiache d' infangata dignità
vivisezionarono il cuore strangolato del silenzio
assolando gli inguaribili paralleli emozionali
d' uno stormo incattivito di carezze seviziate,
parafrasi sfregiate dalle ecchimosi del dolore.
La costellazione d' un tulipano fiorito,
d' un compleanno di violenze schiaffi rastrellò:
squarci cosmologici ammainati di perduta identità
son colpevole sintassi d' una schiavitù di baci
su un volto assassinato da mutilata felicità.
brulichio leggiadro di spanto eco
su pe’ i dintorni gravi del colle meco
odor di stirpe,di re,di mali demoni.
Mura messe a opra d’erculee forze
sullo stipato colle di lontano guardo
immagino echi gravi e risa d’azzardo
su pe’ la pietraia colma d’assurda morte,
corron intrepide leggende e sangue
d’impetuose lotte fin all’imbrunire
e sparsi guerrier vissuti sol per morire
or nella cupa ombra in lamenti esangue.
Un vanto beffardo corre sulla sorte ai vinti,
ceneri intorno e nenie di lamentoso canto
scricchiolano gli alberi e fanno banda al pianto
alla notte accerchiata di fuochi e cupi dipinti.
Ecco,ancor la morte ha dato orgoglio al vincitore
che or bivacca in crudi odori e insanguinati sassi
e racconta fatti battendo il ferro sui duri massi
e ubriaco crolla al suono del suo tanto ardore.
Gli occhi tremanti di orrori vissuti
sterminio di genti dall’alba al tramonto
sentiti gridi e acuti tormenti di scontro
nelle grigie facce senza amori,senza aiuti.
Non è cambiato il tempo dei funesti perigli,
è cambiato il ferro,il carro,il cavallo
rimasta è la mente con nuovo vassallo
addobbate,marmoree le tombe, di fiori,di gigli.











