inseguendo sogni,
e chimere,
ricordi di amanti perdute,
di amori infranti,
di anni volati;
da scrivere sulla carta,
sullo schermo,
e far nascere uno scritto un
sonetto,
che tu potrai leggere;
il poeta veglia di notte soprattutto,
da solo con se stesso,
sperduto nell’universo;
notti insonni,
che non finiscono mai.
Non v'è giorno che non percorra questo viale,
senso di pace e raffiche di pensieri,
geometrie assimetriche di visioni,
or spente, or appena nate,
Son attimi di vana gloria e
sorrisi del tempo or assopito.
Musica ad intonar vaghe canzoni,
ricordi di parole sbiadite, ombre di fantasmi a migrar nel cielo..
Attimi di illusione, speranza dal sepolcro bianco,
misere chimere e sogni a vagar nell'orizzonte..
Oh! nel viale toni di colori, miracolo di vita,
membra a pesar sulla carcassa stanca,
fievole ore scandite con tonfi di martello..
Se potessi tornar là sul quel monticchio dove lasciai il cuore,
ove Madre e Padre, mi cullarono con amore,
se potessi lì, sarebbe il tempo del mio tempo e lì resterei.
Tempo in ciclo naturale, anni e anni, ove amore era protezione.
Amore con ali, vento a sostener morale.
Madre e Padre,
or che il giardino si fa poesia voi, non ci siete!...
In una casetta
In una casetta sulla cima del monte,
viveva una fata con la sua cagnetta,
con semplici gesti, senza tante parole
passavano i giorni in buon' armonia.
Di primo mattino curavan la terra,
il cane zappava e la fata piantava,
il sole furbetto con raggi discreti
scaldava i germogli ancora sopiti.
Splendidi fiori di tutti i colori
offrivano al cielo le loro corolle,
le api operose suggevano a sciami
il nettare scelto per fare il buon miele.
Dopo il pranzetto le splendide amiche,
sull'altalena facevan la siesta,
mentre la brezza portava lontano
il lieto canto di mille uccellini.
I grilli tacevano con grande riguardo,
le mosche volavano nel prato vicino
e le formichine, in ordine sparso,
spazzavan le briciole rimaste dal pasto.
Il tempo passava quieto e sereno,
senza pensieri e neanche fastidi,
finché un bel giorno, all'ora di cena,
arrivò un capretto dal manto pezzato.
Belava impaurito, piangeva, piangeva,
era stanco, sfinito e tanto affamato,
voleva la mamma e il suo dolce latte
cercava il suo vello che dava calduccio.
La fata commossa, con fare gentile,
guardando accorata il triste capretto,
dalla bacchetta d’argento pregiato
fece sgorgare buon latte caprino.
Gli diede il latte che tanto aspettava
e gli preparò la sua cameretta,
cantò per un'ora una nenia soave,
finché il capretto si addormentò.
Al sorger del sole, un altro belato
svegliò la cagnetta e il piccolino,
dalla finestra la fata assonnata
vide una capra dal manto pezzato,
Evviva esclamò è arrivata la mamma!
Anche in un posto così magico e bello
non sarebbe bastato l'amore del mondo
a sostituire quello immenso materno.
Accarezzò la sua ospite stanca
e la condusse dal suo piccolino
che la guardò come un miraggio,
il suo belato riecheggiò per la valle,
e accorsero a stormi tanti uccellini.
Da quel giorno, la bella casetta
Per i due amici arrivati per caso,
Si trasformò in un paradiso
E tutti insieme abitarono lì.
e nell' innevato roseto del cuore
pugnali di baci avvizziti stringo
e della grammatica del ricordo descrivo
l' emisfero emozionale d' un sorriso.
Petali sfrattati d' altalena e di stagioni,
gomitoli di finestre e candeline spente
son cristalli feriti a mezzogiorno
i miei sogni corteggiati dalle stelle,
assonanza silenziosa di sguardi ribelli.
di commedia, di tragedia...
e caparbiamente
e il viso affluiva gementi pensieri,
guardavo l' autunno
e, la magica persona di Lei
m' ispirava sogni e flussi d' estasi;
bella come un raggio d' aurora
mi colmava il cuore e lo spirito,
ed entro il mio presente era amore.
Edd' era il corpo soffocato all' infinito
e le parole colorivan l' astratto cielo;
mai, il fato mi commise un' impresa.
Incantata e ferma era la Luna
e l' ombra suonava armoniosa
una lode d' incontro;
poi,
una campana sul saltellante cuore
m' apriva, sull' ermo pensiero
e gioie della vita,
di somme carezze e illacrimati bisogni.
Si tinge e s' ammanta l' aère
del guardo fecondo
e sogno, anima,
oltre colli soavi
quel viso e quell' amore di Lei
che mi si affaccia ogni notte
sul dipinto del mio sogno.
i passi procedono incerti,
per la tosse incessante
mi volto.
Una carezza sul petto
che un tempo fu fiero
ma che adesso
ansimante,
mi annuncia
la fine vicina.
Sei cresciuto
insieme a mio figlio,
entrambi
testardi e cocciuti.
Mi avvicino all'orecchio:
mi mancherai.
Chiudo il cancello,
un saluto
tu abbassi la testa
riprendi a tossire.
imbrattano le nuvole
e mi fa cielo
un lampo in lontananza
all'improvviso
piove
sussulta il mio cuore un tuono
mentre intona sulla mia pelle un brivido
dai vetri osservo
contrasti di luci
nel pianto dell'inverno .
LO SCHIUDERSI DI UN USCIO,
ROBOANTI MACCHINE ANDARE,
IL GALLO DALL’AIA MODULARE
AL NOVELLO MATTINO, ODO,
MENTE GIA’ DESTA,
INDUGIO NEL MIO GIACIGLIO
E TUTTO FORTEMENTE E INTENSO
ASCOLTO, POICHE’ LE CONFINANTI ALTURE
FAN ECO SU ME.
IL VENTO ANSARE TRA I RAMI DEL CILIEGIO IN FIORE,
ODO ASSORTA,
ED IL CINGUETTIO DEGLI UCCELLI,
CONFONDERSI CON LE URLA FESTEVOLI
DEI PARGOLI, CHE SERENI RENDON LIETI
LE VIE DEL GRETTO BORGO.
IL RINTOCCO DEL LONGEVO CAMPANILE
ODO, CHE PAZIENTE RICORDA
LO SCORRERE INCESSANTE DEL TEMPO,
MENTRE RAPITA SFERRUZZO A MAGLIA.
ODO LA PERFIDIA, L’EGOISMO DELL’UOMO INIQUO,
LA SOLITUDINE DELL’ANZIANO CHE AVIDO
ANCOR DI VITA, OSSEQUIA L’ULTIMO RAGGIO DI SOLE,
SEDUTO AD UNA PANCA.
ODO IL TORMENTO DELL’INFERMO
E L’ANGOSCIA DI CHI E’ RIMASTO SOLO.
ODO L’ANZIANA MIA VICINA,
RASSEGNATA, CHIUSA AL NUOVO E AL BELLO,
RACCONTAR LA VITA ANTICA,
MENTRE TRISTE E MALINCONICA,
ASCIUGA UNA LACRIMA TRA LE CIGLIA.
se il percorso
è triste che tra
e doloroso, la natura dei poveri
indossasti
so il cilicio,
che abbandoni so
dietro di Te
ogni dubbio che è bello
ogni paura, porgere
questa lode a Te
so Papa Francesco.
che mostri
il vessillo
glorioso
del Tuo operare,
so
che nulla chiedi
se non il rispetto
d'essere
uomo,
so
che quasi
alla fine
del mondo
giungiesti Tu,
non è riconducibile a nessuna
accademia o scuola
letteraria;
essere beat, o on the road,
non è solo uno stilismo,
un appartenenza a qualche
nicchia culturale;
beat,
è un modo di pensare,
di ragionare,
di credere,
di ribellarsi,
di contestare i conformismi,
e il sistema,
i dogmi e i baroni della cultura;
è un uscire dagli schemi,
e scrivere in modo parco
ed essenziale,
rustico e immediato,
descrivendo la realtà circostante,
con occhio realista e crudo;
e un a ricerca di umanità
e di libertà,
al di fuori,
dei sistemi sociali,
e del conformismo di massa;
beat.
Foglie ingiallite, intirizzite a sostener candida neve,
rami spogli infreddoliti e fiocchi a contornar spazi vuoti,
Anima a slittar su ghiaccio, dubbi a scivolar nei vuoti,
intarsi di neve a deporre stemma..
Bacche rosse, sangue a rigogliar sull'etereo bianco,
gocce di pianto, cuore straziato dal dolore..
Certezza non v'è della real verità e falsità d'ambigua crudeltà.
Gemma trasparente a scioglier fra le mani..
Nel sottobosco abeti e rami rinsecchiti.
Uccello dal becco rosso a risuonar allegro in
sinfonia di verità compiuta al
mondo muto,sordo che ostenta a recipere..
Dio! Risuoni come eco e paure distogli fra le rime.
Scene di teatro a divenir real azioni,
attori e maschere sul suolo.
Sceneggiatura scritta da amore umano.
trascorse sotto lo stesso cielo.
Lo stesso colore del mare
quel mare che fa muovere il mondo.
Onde che arrivano da lontano
annunciano una notizia.
Da tempo era nell’aria
viaggiava, consumandosi a riva.
Dando gioia
e felicità.
Il treno corre via veloce
fischia, sbuffa.
Fumo nero
e bianco.
Ansioso
corre via.
Ad abbracciare
quella notizia.
Tanto attesa
finalmente è arrivata.
dipinta d' atmosfere d' estate,
abbottoni il tuo cappotto infuocato
raggomitolando raggi di sole pettinati
tra costellazioni acciottolate di colori.
Prodigiosa ballerina silenziosa
solletichi le zolle impallidite
di cortecce del grano autografate
e sul tuo volto di mascara accigliato
fermagli di polline e corolle
son foulard di cipria e giravolte.
Cattedrali di sassi e radici
del ciel ti sembran acrobatiche arnie
e di letteratura d' inchiostro e catrame
son le tue zampette abbigliate:
una vecchia pigna arruffata d' agonia
è il tuo ammobiliato casolare regale
all' ombra sconfinata d' un frutteto,
grondaia astronomica del creato.










