Quali orizzonti di luce e di grazia
vidi, nei tuoi occhi di gemma infantile,
ancor la mia parola non è sazia
ma, rivive una gioia di nata gentile.
Piccina, coperta di fasce accaldate di mamma,
coprita di baci, di tepore amoroso
or tu candida nel tuo sogno di nanna,
nei tuoi sonni di mondo gioioso.
Piangi, sembra un canto di fata,
sembri una stella, una piccina stella,
un fiore, una rosa, in tutto la più bella.
vidi, nei tuoi occhi di gemma infantile,
ancor la mia parola non è sazia
ma, rivive una gioia di nata gentile.
Piccina, coperta di fasce accaldate di mamma,
coprita di baci, di tepore amoroso
or tu candida nel tuo sogno di nanna,
nei tuoi sonni di mondo gioioso.
Piangi, sembra un canto di fata,
sembri una stella, una piccina stella,
un fiore, una rosa, in tutto la più bella.
6 commenti
La cattedrale
che lontanissima
scorgemmo dalla collina
adesso si presentava davanti
mistica
imponente.
La funzione
non era ancora finita.
Al suo interno
fumo d'incenso
e sotto il minaccioso
ondeggiare
di gigantesche campane
una signora
ancora pur giovane
in ginocchio
davanti al suo crocifisso
a braccia aperte
piangeva,
unica in mezzo alla gente.
Io non credo,
rispetto;
mai come allora
ho pregato
che fosse stato
mio padre
ad avere ragione.
che lontanissima
scorgemmo dalla collina
adesso si presentava davanti
mistica
imponente.
La funzione
non era ancora finita.
Al suo interno
fumo d'incenso
e sotto il minaccioso
ondeggiare
di gigantesche campane
una signora
ancora pur giovane
in ginocchio
davanti al suo crocifisso
a braccia aperte
piangeva,
unica in mezzo alla gente.
Io non credo,
rispetto;
mai come allora
ho pregato
che fosse stato
mio padre
ad avere ragione.
Naviga la nave verso nuove mete
su terre nude , spiaggia ,le profumate cale ,
estirpa germogli dalle maledette crepe
fin dove s’apre l’alba rosa .
S’apre su mari voluttuosi
ove ,ostentazioni e favole
rendono libera , l’anima mia ,
ove tu traspari ,amor frantumi .
Ma io, dirò di me :
dirò ,ch’è t’ho velata …
t’ho dipinta, tra i riverberi del sole ,
con malizia t’ho riflessa
sui cristalli dei miei vetri .
Dirò ,che il mio vanto ,per te è vita !
E i miei dubbi , son sorrisi …
sono spazi in piena luce ,
aprono gabbie , ove m’ero chiuso .
Aprono misteri di dubbio amore
oscurati da isomorfi desideri …
rubano compendi da anni incanutiti .
Dirò di me ,ch’è io sono , corteccia rude ,
sono albero dai frutti facili …
sono grappolo di nettare e te lo offro
nella botte che fa maturo il mio vino .
Ti dirò che non serve più dirti nulla !
Lascio al silenzio ogni singola parola …
ogni mio stato d’animo , ogni pensiero ;
per te che mi puoi sentire ,
col solo, battito di cuore .
Forse per destino i quattro s’ incontrarono,
lì dove regna l’apparente pace,
seduti come stan gli amici al bar,
visi solcati e bocca cucita, tace.
Si scrutano, cercano di capire,
negli occhi, quasi spenti, si legge ogni storia,
i cenni con il capo ne danno la conferma,
di loro nessun postero terrà viva la memoria.
Come macchina ridotta ad un rottame
son loro parcheggiati in “Domus Curae”,
stanchi, fermi o pochi passi appena,
che vita! Tutto in quella casa li trascura.
Nessuno più li cerca, nessuno più li vuole,
nemmeno i propri figli, che ebbero la vita,
qualcuno di buon cuore promette, ci verrà,
e vivan speranzosi ma l’ora è ormai finita.
Quei quattro stessa hanno avuto la sorte,
e si ritrovano ogni sera vecchi più di ieri
a capire ma non narrare ognun le loro pene,
personaggi di un romanzo dai tristi pensieri.
Fu diversa in gioventù la vita dei signori,
chi medico o maestra, chi scrittore o vigile bidella,
ora tutti uguali stan sotto il tetto del destino
e per passar il tempo uniti a leggere la “LIVELLA”.
Dell’ “Opera” tutte le rime voglion risentire
ed una voce stanca all’improvviso grida:
“ a livella per noi non è la morte
e questa vita triste, è tutto il tempo prima”.
Quel che di vero dentro il libro è scritto,
nei versi che il “Principe” volle regalare,
la morte è una livella, Totò diceva,
ma essi, alla loro vita la vollero eguagliare.
Lì in quelle mura tutto han perso loro,
fiducia, rispetto, arte e dignità,
ognuno col compagno viene ormai confuso,
tenuto come un peso finché Dio lo vorrà.
“ ‘Na femmena busciarda m'ha lassato…”
Cantavano du granni der passato,
e che, sta male se m’aggiungo io
c’ho ricevuto quasi o stesso addio ?
Nun per amore, ma pe la mia solita mania
de volè usare a solita ironia.
Ma eri bella e quasi intelligente,
pensai che capirà quer che s’intenne !
E ‘nvece nun capisti proprio n’acca
e la risposta fu assai bislacca.
Ascorta io te dissi ch’eri arogante,
scherzanno, nun pe fare er giudicante.
M’hai detto che se l’avesse letto a famija
m’avrebbe quanto meno fatto a guerrija.
Nun te volevo fa fa brutta figura
co l’innocenza della mia scrittura
anche se alla tua età
nun credo che li tuoi debba ascoltà.
T’avevo visto brava conduttrice
d’un sito, ahi, Araba Fenice !
Ma pe sapere bene valutare
ancora a scola…te ne devi annare !
Cantavano du granni der passato,
e che, sta male se m’aggiungo io
c’ho ricevuto quasi o stesso addio ?
Nun per amore, ma pe la mia solita mania
de volè usare a solita ironia.
Ma eri bella e quasi intelligente,
pensai che capirà quer che s’intenne !
E ‘nvece nun capisti proprio n’acca
e la risposta fu assai bislacca.
Ascorta io te dissi ch’eri arogante,
scherzanno, nun pe fare er giudicante.
M’hai detto che se l’avesse letto a famija
m’avrebbe quanto meno fatto a guerrija.
Nun te volevo fa fa brutta figura
co l’innocenza della mia scrittura
anche se alla tua età
nun credo che li tuoi debba ascoltà.
T’avevo visto brava conduttrice
d’un sito, ahi, Araba Fenice !
Ma pe sapere bene valutare
ancora a scola…te ne devi annare !
Un' alba screpolata d' infinito,
pallido emisfero cicatriziale
d' un destino accigliato d' emozione,
citoplasmatica rugiada semantica
d' un sogno ammainato all' orizzonte,
l' aureola dei papaveri imperlava
ed un nastro d' autunno scucito,
rubicondo lenzuolo fulmineo
tra le nebbie dell' amore impigliato,
tra i tetti del silenzio s' arroccava
ed i paragrafi del mio cuore rammendava.
pallido emisfero cicatriziale
d' un destino accigliato d' emozione,
citoplasmatica rugiada semantica
d' un sogno ammainato all' orizzonte,
l' aureola dei papaveri imperlava
ed un nastro d' autunno scucito,
rubicondo lenzuolo fulmineo
tra le nebbie dell' amore impigliato,
tra i tetti del silenzio s' arroccava
ed i paragrafi del mio cuore rammendava.
Se la tempesta mi travolge
Io ti cerco per afferrare la tua mano
senza mai più lasciarla
Poi dipingero' con un pennello il percorso della tua vita
Indossero' sempre il tuo sorriso
dandomi gioia e amore
E aspetterò il tramonto per vedere nei tuoi occhi
La luce della tua anima
Io ti cerco per afferrare la tua mano
senza mai più lasciarla
Poi dipingero' con un pennello il percorso della tua vita
Indossero' sempre il tuo sorriso
dandomi gioia e amore
E aspetterò il tramonto per vedere nei tuoi occhi
La luce della tua anima
Potrei rubare
una stella
senza che tu
senza che tu
te ne accorgessi
ne hai a migliaia cielo
ecco... quella li!
Quella che luccica
di bellezza
quella che lascia il chiaro
quando scende
tra le mie braccia .
Fiammella
che balza e riaffonda
dentro al mio cuore
si riempie
dei miei pensieri e
della mia bocca.

si riempie
dei miei pensieri e
della mia bocca.

Il sole è basso
ancora nel cielo,
una bella mattina.
Sul viale
già qualche ciclista,
passa anche
una persona che corre
ma non è sveglio il paese.
Ho salutato mia moglie,
mio figlio che dorme,
una carezza al cane
che più non mi sente.
Domenica.
Ho visto sul davanzale
la pasta
messa lì ad asciugare.
La festa
la quiete.
Stamani
con la mia bicicletta
daremo battaglia.
Oltre il giardino
ancora uno sguardo
a tutto quello che ho.
Vado,
non c'è niente
di cui avere paura.
ancora nel cielo,
una bella mattina.
Sul viale
già qualche ciclista,
passa anche
una persona che corre
ma non è sveglio il paese.
Ho salutato mia moglie,
mio figlio che dorme,
una carezza al cane
che più non mi sente.
Domenica.
Ho visto sul davanzale
la pasta
messa lì ad asciugare.
La festa
la quiete.
Stamani
con la mia bicicletta
daremo battaglia.
Oltre il giardino
ancora uno sguardo
a tutto quello che ho.
Vado,
non c'è niente
di cui avere paura.
Disperdete ancor il vermiglio vostro
sui lastricati passati,
sui confini delle ingiurie .
sopra gli sterminati dialetti di ombre umane.
Oh..! quale tragico pericolo
scompiglia pensieri e spegne visioni;
che malattia, che lacrimata vita
il digiuno della libertà
speronata da cavalieri della grandezza
amanti di una fuga
oltre il vuoto del loro pensiero.
Non il pianto che gravoso ombreggia
punti osceni e gravide speranze
ma.....
Ombre dell' acqua; cambiano i colori,
si tingono e si vestono sopra palchi
con parole profumate, ma scalze;
e questa veggenza non chiara
urta, le massicce colonne
come le righe di un lungo libro
e chiude allor il millesimo capitolo.
Di vaghi spazi e soggiogate idee
il tutto nostro invaghisce
oltre onde:
implacabile piaga, medicata,
sepolta e risorta;
ecco il germoglio vita:
Passato di schegge di dure rocce,
A incroci di duri metalli,
A colonne di fumo oltre le nubi.
Non guardate più il sole che cade
da alture diverse,
dissaldate i linguaggi e aprite le braccia,
le nostre arene ruggiscono
hanno fame e sete;
infinito censimento di un' infinita sorte.
sui lastricati passati,
sui confini delle ingiurie .
sopra gli sterminati dialetti di ombre umane.
Oh..! quale tragico pericolo
scompiglia pensieri e spegne visioni;
che malattia, che lacrimata vita
il digiuno della libertà
speronata da cavalieri della grandezza
amanti di una fuga
oltre il vuoto del loro pensiero.
Non il pianto che gravoso ombreggia
punti osceni e gravide speranze
ma.....
Ombre dell' acqua; cambiano i colori,
si tingono e si vestono sopra palchi
con parole profumate, ma scalze;
e questa veggenza non chiara
urta, le massicce colonne
come le righe di un lungo libro
e chiude allor il millesimo capitolo.
Di vaghi spazi e soggiogate idee
il tutto nostro invaghisce
oltre onde:
implacabile piaga, medicata,
sepolta e risorta;
ecco il germoglio vita:
Passato di schegge di dure rocce,
A incroci di duri metalli,
A colonne di fumo oltre le nubi.
Non guardate più il sole che cade
da alture diverse,
dissaldate i linguaggi e aprite le braccia,
le nostre arene ruggiscono
hanno fame e sete;
infinito censimento di un' infinita sorte.
NEI SILENZI DEI LUOGHI
IL MIO TRAFUGATO ARDORE
VIVE RIPAGANDO IL CORPO
IL BIANCO INFINITO
PERVADE I VUOTI AMMASSATI
FINO ALLA PUNTA DELLE OSSA
UN MANTO DI STELLE
ACCENDE COME FUOCO
LA VISTA DEL BUIO
CI SARA' POSTO FRA LE MIE BRACCIA
PER L'AMORE ASSENTE
QUANDO SARO' VIVO?
CI SARA' TEMPO
PER SENTIRNE COLARE
IL SUO CALORE?
RIPOSO DI MOMENTI SVANITI
PRIMA DELL'ARRIVARE IN QUEI MUTI ORIZZONTI
SENTO TUTTO SCIAMARE
COME FREMENTI
GIOVANI CARDELLINI.
CLANDESTINI
IL MIO MARE SFUMATO D’AZZURRO
QUANTE VOLTE DI ROSSO MACCHIATO
SANGUE VERSATO, VITE SPEZZATE
DI UOMINI CLANDESTINI.
ANIME RICCHE DI PROFONDA FIDUCIA
AFFIDATE AL VILE E INFAME DI TURNO,
MISERI UOMINI CON MANI TREMANTI
PAGANO, COL PREZZO DI FATICOSE RINUNCE,
UN VIAGGIO DI SOLA ANDATA
PER UN PAESE DA MILLE E UNA NOTTE.
OCCHI BRILLANTI, SGUARDO RADIOSO,
RIVOLTI AL CIELO E ALLE STELLE
CHE DIVERRANNO TETTO E LUCE
NEI LORO GIORNI FUTURI.
PROFUMO DI VITA NUOVA,
AUSPICIO DI VERA DIGNITA’,
BRAMOSIA DI PACE E GIUSTIZIA,
FRETTA DI ARRIVARE
NEL PAESE DA SOGNO.
VESTITI CON STRACCI A BRANDELLI
INSEGUONO I FANTASTICI SOGNI,
SU MEZZI MALFERMI
DAI TARLI INTACCATI,
CORROSI DAL SALE,
DAL SOLE SBIADITI.
TRASPORTI DI ESSERI UMANI
SIMILI A INDIFESE BESTIE,
LONTANI DAI LORO NIDI,
AFFAMATI E STANCHI
INCONTRO ALL’IGNOTO.
INCONTRO ALLA FINE
CHE GIOCA D’ANTICIPO
ALLORCHE’ NEL BUIO,
UN FARO LI ABBAGLIA,
IL VILE LI LASCIA
IN BALIA DELLE ONDE.
SI AVVERTE UN IMPATTO,
UN FORTE RUMORE,
GRIDA STRAZIANTE
DI GENTE CHE AFFOGA.
SUL FONDO POSANO
I CORPI DI MOLTI
ALTRI SPINTI E CULLATI
GIUNGONO A RIVA.
LE SPONDE SI AFFOLLANO
DI ANONIMI CLANDESTINI,
NESSUNO LI CERCA,
PER LORO NON SI VERSANO LACRIME.
LA GENTE PASSA,
NEGLI OCCHI COMPASSIONE,
ALTRI SOCCORRONO IN FRETTA
I TANTI FERITI CHE LOTTANO ANCORA.
UNA GIOVANE DONNA,
VINCENDO LE ONDE,
GUARDA ORA L’INFINITO ORIZZONTE,
PREGA IL SUO DIO,
EMETTE L’ULTIMO RESPIRO,
NEL MENTRE UNA MANO
DEBOLMENTE, ACCAREZZA
IL SUO VENTRE PIENO D’AMORE.
IL MIO MARE SFUMATO D’AZZURRO
QUANTE VOLTE DI ROSSO MACCHIATO
SANGUE VERSATO, VITE SPEZZATE
DI UOMINI CLANDESTINI.
ANIME RICCHE DI PROFONDA FIDUCIA
AFFIDATE AL VILE E INFAME DI TURNO,
MISERI UOMINI CON MANI TREMANTI
PAGANO, COL PREZZO DI FATICOSE RINUNCE,
UN VIAGGIO DI SOLA ANDATA
PER UN PAESE DA MILLE E UNA NOTTE.
OCCHI BRILLANTI, SGUARDO RADIOSO,
RIVOLTI AL CIELO E ALLE STELLE
CHE DIVERRANNO TETTO E LUCE
NEI LORO GIORNI FUTURI.
PROFUMO DI VITA NUOVA,
AUSPICIO DI VERA DIGNITA’,
BRAMOSIA DI PACE E GIUSTIZIA,
FRETTA DI ARRIVARE
NEL PAESE DA SOGNO.
VESTITI CON STRACCI A BRANDELLI
INSEGUONO I FANTASTICI SOGNI,
SU MEZZI MALFERMI
DAI TARLI INTACCATI,
CORROSI DAL SALE,
DAL SOLE SBIADITI.
TRASPORTI DI ESSERI UMANI
SIMILI A INDIFESE BESTIE,
LONTANI DAI LORO NIDI,
AFFAMATI E STANCHI
INCONTRO ALL’IGNOTO.
INCONTRO ALLA FINE
CHE GIOCA D’ANTICIPO
ALLORCHE’ NEL BUIO,
UN FARO LI ABBAGLIA,
IL VILE LI LASCIA
IN BALIA DELLE ONDE.
SI AVVERTE UN IMPATTO,
UN FORTE RUMORE,
GRIDA STRAZIANTE
DI GENTE CHE AFFOGA.
SUL FONDO POSANO
I CORPI DI MOLTI
ALTRI SPINTI E CULLATI
GIUNGONO A RIVA.
LE SPONDE SI AFFOLLANO
DI ANONIMI CLANDESTINI,
NESSUNO LI CERCA,
PER LORO NON SI VERSANO LACRIME.
LA GENTE PASSA,
NEGLI OCCHI COMPASSIONE,
ALTRI SOCCORRONO IN FRETTA
I TANTI FERITI CHE LOTTANO ANCORA.
UNA GIOVANE DONNA,
VINCENDO LE ONDE,
GUARDA ORA L’INFINITO ORIZZONTE,
PREGA IL SUO DIO,
EMETTE L’ULTIMO RESPIRO,
NEL MENTRE UNA MANO
DEBOLMENTE, ACCAREZZA
IL SUO VENTRE PIENO D’AMORE.
Ribellione musicale
Eli stà chiusa nel suo abbaino,
e non parla con la gente;
se anche parlasse,
nessuno l’ascolterebbe,
se anche lo facessero,
nessuno
poi la capirebbe;
ed allora passa le giornate intere,
ad ascoltare,
le varie band musicale;
da qualche tempo,
c’è una musica nell’aria,
c’è un vento nuovo,
è la ribellione,
è la contestazione
a questo sistema,
a questo mondo schifoso,
ribellione,
ancora ribellione,
che ti dice,
di mollare le menate,
e di metterti a lottare,
anche s e ti sono tutti contro,
e dormono tutti
e hanno il cervello corto,
e la massa,
si accontenta sempre,
e vive nella stupidità
e l’ignoranza,
e seguono il gregge,
delle idee altrui,
e delle mode dei potenti,
che ci vogliono tutti deficienti
e con pochi pensieri,come bestioline.
Musica ribelle,
ribellione,
a tutto questo,
me ne frego,
e non seguo il carrozzone,
stò fermo o vado via,
e vivo la vita mia.
Eli stà chiusa nel suo abbaino,
e non parla con la gente;
se anche parlasse,
nessuno l’ascolterebbe,
se anche lo facessero,
nessuno
poi la capirebbe;
ed allora passa le giornate intere,
ad ascoltare,
le varie band musicale;
da qualche tempo,
c’è una musica nell’aria,
c’è un vento nuovo,
è la ribellione,
è la contestazione
a questo sistema,
a questo mondo schifoso,
ribellione,
ancora ribellione,
che ti dice,
di mollare le menate,
e di metterti a lottare,
anche s e ti sono tutti contro,
e dormono tutti
e hanno il cervello corto,
e la massa,
si accontenta sempre,
e vive nella stupidità
e l’ignoranza,
e seguono il gregge,
delle idee altrui,
e delle mode dei potenti,
che ci vogliono tutti deficienti
e con pochi pensieri,come bestioline.
Musica ribelle,
ribellione,
a tutto questo,
me ne frego,
e non seguo il carrozzone,
stò fermo o vado via,
e vivo la vita mia.
La Bellezza - lo specchio magico della Vita.
Il suo àlito caldo e infinito.
La Bellezza di movimento come corso dell'onda.
La Bellezza di un sentimento profondo,
di un rapporto, di un pensiero,
di un aroma, di un tocco leggero.
E tutto questo molto o poco
c'è solo La Luce e la sua gioca.
Nello specchio incontro con il suo riflesso
La Bellezza transforma nel fonte se stesso.
La Bellezza nuova che lo specchio difonde
inspirata, dal viva si riversa Nel Mondo.
Il suo àlito caldo e infinito.
La Bellezza di movimento come corso dell'onda.
La Bellezza di un sentimento profondo,
di un rapporto, di un pensiero,
di un aroma, di un tocco leggero.
E tutto questo molto o poco
c'è solo La Luce e la sua gioca.
Nello specchio incontro con il suo riflesso
La Bellezza transforma nel fonte se stesso.
La Bellezza nuova che lo specchio difonde
inspirata, dal viva si riversa Nel Mondo.
Nell'attimo
che apro gli occhi
che apro gli occhi
svanisce e si frantuma
in cerchi d'acqua
torna nube
poche armonie
distratte sul cuscino .
Disperso è il sogno
nell'apparente empireo
ora abita le stelle.
Rimango cosi
divelta
vestita d' alba
con gli occhi rilucenti
di nostalgia antica.
di nostalgia antica.
Verrà di nuovo
il tramonto
con il suo silenzio
e mi darà il riposo
verrà di nuovo
la notte
sull'agonia e sui
deliri del mondo.

verrà di nuovo
la notte
sull'agonia e sui
deliri del mondo.











