anche ore
davanti alle luci.
Vederti impazzire di gioia
saltare davanti alla vita
era veramente una festa.
Adesso parleremo del tempo,
per tutti è così.
Ma vorrei
come allora
rivederti felice
ancora una volta.
Nessuno,
come te
non ho amato
nessuno.
alta marea, nel cuore, per brividi e lacrime.
… Rampicanti di rose,
graffio e brucio sulla pelle,
urlo il dolore e la gioia della nascita,
i sorrisi e i pianti di tanti tuoi giorni.
… Ma non è niente, vedrai!...
Velo bianco di sposa
profumo di gardenia
in un bouquet di fiori di campo.
… Copro la solitudine della notte
e con te conto le ore, i giorni, gli anni,
vivo accanto
e dentro di te.
Sono ombra,
restami aggrappato! …
Anche quando mi rinneghi,
mi cerchi e non mi vedi,
mi desideri e non sai godermi…
… Resta con me!...
Stai con me se demoni
vorranno incantarti.
Sono l’anima che ti abita,
anche se non lo sai,
vivo nel fiume caldo che
ti scorre nelle vene.
… Questo,
ciò che un giorno,tanto tempo fa,
disse l’Amore al mondo…

Il puntiglioso
non vince per ragione.
Corta… memoria!
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Da un pensiero del celebre François de La Rochefoucauld, scrittore, filosofo e aforista francese del 1600, una mia considerazione in stile haiku (1-4-6):
“La ristrettezza mentale determina la caparbietà: non crediamo facilmente a ciò che si trova al di là del nostro campo visivo. Le menti mediocri condannano abitualmente tutto ciò che oltrepassa la loro portata.”
lontano dagli affetti,
viaggiano, nella tua mente,
come in un film, i ricordi.
Gli anni verdi della gioventù,
lì al solito posto,
luogo di ritrovo dei vigorosi giovani.
Pochi i vizi, tanti gli amici,
tutti ad attendere, occhi luminosi, petto gonfio,
cuore in tumulto, il dolce passaggio
di belle ragazze, con su il capo
giare colme d’acqua.
Chiacchiere, commenti,
risate, tante risate.
Sempre così, ogni giorno,
felici nello stare insieme,
fin quando arrivò lui.
L’uomo dal volto serio, scuro,
porge a tutti un invito,
uno anche a te,
ah.. che invito!
Capace di spegnere l’allegria
e il sorriso dal volto di ciascuno.
Cessò ogni parola e il calore dell’amicizia
divenne insopportabile gelo.
Quella busta pesava tra le mani
e di aprirla mancava la forza.
Con gli occhi sbarrati, un breve cenno col capo
e si prese la via verso le povere dimore.
Tremante, pallido, testa china,
terrore d’incontrare il volto materno,
una madre avrebbe intuito, capito…
Silenzioso, lentamente,
la gola serrata,
accusando un falso malessere,
ti allontanasti
e nel tuo modesto giaciglio
pensasti all’imminente viaggio,
mentre gli occhi inondati di lacrime
bagnarono il viso.
Cosa fare, scappare, nascondersi?
No , no, non era questa
condotta di vero uomo, no.
Come giammai evitare
un così forte dolore alla madre, all’amata.
La paura di non far più ritorno,
di non riabbracciare i propri cari,
non poter amare,
tutto tormentava il tuo cuore.
Rivedi la tua partenza,
risenti lo straziante grido
di colei che ti diede la vita,
nel mentre ti saluta,
pensando come all’ultima occasione
che i suoi occhi avrebbero avuto
d’incontrare il tuo sguardo.
Rivedi la tua donna,
distrutta nel sentir negato
il calore del tuo amore.
Una voce distrasse i tuoi tristi pensieri
e come leggendo la tua anima,
sussurrò piangendo:
“Pensa a me amico e compagno
del medesimo destino,
E’ nata la mia piccina,
oggi m’è giunta notizia,
potrò mai conoscerla?
Tu capisti,
in silenzio lo abbracciasti
e insieme piangeste.
Giovinezza, salute, forza,
tre preziosi beni partirono con te
ad affrontare la grande guerra,
qualità che sommate alle altrettante
dei tuoi amici e compagni,
indebolirono il tuo amato paese.
Giovani vite regalate alla guerra
tanti, come te, mai più tornati.
Non sedesti più al punto di ritrovo,
come fecero ancora i pochi fortunati
ma il tuo nome resta lì,
scalfito su stele,
quale eredità ai posteri,
per non dimenticare.
Resta questo l’atto incondizionato d’amore
di un piccolo paese per la Patria,
non v’è contributo più grande,
più alto, più caro se non quello
di tanti figli dati e mai più tornati.
in serbo al cor sussurrante del viso tuo,
ah..che pensier maestosi d’amor reggevo
il sogno mio della beltà stringevo;
Lungo le rive dell’antico poggio
lo sguardo d’infinito avvolge
e chiama il sol a dar tepore e gentil luce
ov’io ti guardassi nel volto e nella voce.
Se il tempo mio fosse di era errante
laggiù, tra castelli e tramati amori
ove il canto della dama al brunir del giorno
sentir al petto e lusinghe al cor nascon,
co' patiti sospir e incroci d’ombre giacion
sopra un lembo di prato in veste di profumato fior.
Gioia di carezza al petto e al pensier portavo
con sussurri di lacrimata speme,
a vita e il vasto impero nullo era al tuo volto;
amori che sol col pianto e ricordo folto,
ricordi or caduti dal pesante andar con gli anni
e or una nebbia vita ti serra negli inganni.
Sono fragili le conchiglie
quando bisbigliano
al mare l'amore.
Cosi vivide e bianche
adagiate sulla sabbia
a riposo dai passi e dalle mani
sotto stelle che ancora
sorprendono memorie
chiuse in un pugno
dalla notte
incartate di solitudine.
Sono anime pettinate dal vento.
Si dovranno abituare al cielo
gonfio d'inverno
si dovranno abituare
ai pensieri di sale
con la bocca ora il mare
riempie la mia.
sul filo
della comunicazione
globale
abbattono le barriere
del tempo
e dello spazio
in cui tutto cambia.
Modificano
la percezione sensoriale
il modo di pensare
e d'agire
ogni atto
vien messo in discussione
i rapporti mutano
mutano gli uomini.
Sei la mia ombra
Il mio respiro
Dove vado io tu se con me
Nel mio cuore
Passero a scrivere poesie mentre penso a te
Facendo scorrere la penna su di un foglio bianco
Ricordi emozioni e sensazioni
Rimarranno per sempre attimi di felicità per tutta l 'eternità
Un noi dove i nostri sogni nessuno c'è li porterà via
Sono i nostri sogni per sempre
pronominali gerani del maestrale,
verniciavano proiettili di rondine,
coriandoli d' una conversazione di mare,
tra scogli affaccendati d' arancia
e castelli annebbiati d' inchiostro di grano.
Nei miei pensieri assolati d' inverno,
favi d' organza son germogliate conchiglie,
cromosomiche monetine d' arcobaleno
screziate d' abbandono d' estate
tra vermiglie fiammelle di specchi d' arena
e fragili cristalli di bacche di sale.
in quella stanza colorata di bianco e di nero,
In questa giornata
Tu...la luce degli occhi
Ti sei spenta come
Sarà difficile
La terra
Ma la tua anima
Volerà
DEDICATA ALL'AMICO E POETA PAOLO DI CRISTOFARO, PER LA SCOMPARSA DELLA SUA CARA MAMMA.
svegliato dall’aroma di un caffè.
Mescolo il suo profumo a quello del mare
e di qualche mio geranio.
Godo del piacere di soffi lievi da est
e dei baci di un sole appena alzato,
carezze alla pelle mia nuda.
Distesa, mi stiro, respiro
poi godo dell’enfasi di un abbraccio,
di te che arrivi in punta di piedi
e m'avvolgi, mi stringi.
Dolce buongiorno,
sferzata d’energia e buonumore
come aroma forte di caffè…
Il sole rincasa sui monti
ridando al crepuscolo
un bagliore di stelle
qualcuna cadrà
sui fianchi del cielo e dei campi.
Con un cristallo di luce
io cerco il tuo ritorno
e sei una goccia di pioggia
un vento di foglie che cade
sui gradini di pietra
ora siedi "Anima mia ".
Ma è uno specchio
un riflesso
di piccole fiammelle
ovattate e sospese
come le sterlizie gialle sfrangiate
cornice delle tue sere grigie
senza stelle.
Tornerai
su questi gradini di pietra
come le tue parole
e dove hai posato la tua voce
io ora poso la mia neve.
chiedendo aria nuova
ho sussurrato al sole
chiedendo luce diversa
ho letto nella luna
guardando con occhi sinceri
ho trascinato le stelle
solo dove io volevo
mi sono vestito di abito di piume
leggero ho volato
sopra il nostro mondo
disegnando scie da seguire
ho indossato il profumo
che ti portava a me
ho dischiuso porte
senza chiave
ed ora qui
appeso alle stagioni
aspetto che quel tempo
ritorni e che
danzi a braccetto
con me











