Foglie,
strappate alle braccia materne
strappate alle braccia materne
rimaste nude nelle spire del vento,
coprono gli umidi marciapiedi
mentre il sole nasconde i raggi
all’umanità.
Il tetto cambia colore
e l’azzurro si copre di nero,
qualche filamento d’argento
punzecchia la terra.
Là nell’angolo,
una rondine s’è persa,
sola,
non rivedrà un’altra primavera.
non rivedrà un’altra primavera.
6 commenti
Musica araba
passa alla radio.
Amore ricordi
quell'alba a Dendera?
La guida ti mise,
opposta ad un'altra,
ai lati della colonna
all'ingresso del tempio
dedicato
a non so quale dio.
Ricordi le risa?
E' strana l'età,
dimentico
la spesa di ieri
e rammento
episodi lontani.
Però a volte
ti giuro
mi pare sentire
di nuovo quei canti
e a chiudere gli occhi
rivedo i colori
di quella mattina.
Passa il tempo,
sembra
che non sia così.
Era il secolo scorso.
passa alla radio.
Amore ricordi
quell'alba a Dendera?
La guida ti mise,
opposta ad un'altra,
ai lati della colonna
all'ingresso del tempio
dedicato
a non so quale dio.
Ricordi le risa?
E' strana l'età,
dimentico
la spesa di ieri
e rammento
episodi lontani.
Però a volte
ti giuro
mi pare sentire
di nuovo quei canti
e a chiudere gli occhi
rivedo i colori
di quella mattina.
Passa il tempo,
sembra
che non sia così.
Era il secolo scorso.

La falsità?
Prender per mano… e buttar
in un dirupo.
<=> <=> <=>
Considerazione in versi (1-4-6) formulata scorrendo un aforisma del filosofo olandese Baruch Spinoza, del 1600:
“Falso è il vanto di chi pretende di possedere , all'infuori della ragione, un altro spirito che gli dia la certezza della verità”.
Alla fine di una grande fiera
vi è un banco che prima non c’era.
Tutti di corsa a caccia di doni
tanti e vari i regali da fare
è quasi festa del Santo Natale.
Nè dolci nè addobbi o sfavillanti luminarie,
esposti in bella vista su tale bancarella,
bensì grandi scatole e pacchettini,
dalle forme più svariate.
Neanche vende la sua merce
quel commesso dietro il banco,
ma tutto quel che c’è, è garantito,
tutto sarà gratuito, tutto regalato.
Ognun si affretta a scegliere, così,
la più gradita scatolina,
la mano lesta, afferra quella più pesante,
sperando di trovare proprio lì,
un dono più importante.
In fondo, ultimo della fila,
appoggiato al suo bastone,
un anziano triste e solo,
anch’egli in attesa sta del suo pacchetto.
L’ultimo, è risaputo, tanta scelta non avrà,
una scatola schiacciata, misera e sbiadita,
per certo a lui toccherà.
Presa tra le mani, com’è grande la sorpresa,
leggera come piuma e tanto calda e profumata…
L’ora è giunta ormai, si aprono quei doni
ma grande delusione sul volto di ciascuno,
in essi solo il vuoto, il nulla, il buio,
ancor più bui e vuoti quelli tanto pesanti,
creduti più importanti.
Ciascuno dentro tuffa lo sguardo
e tra le trame della storia,
mente e cuore si mettono a frugare.
Ogni pensiero come foto di un ricordo
si muta in viva e nuda verità.
Giorni vuoti, non vissuti,
perduti ormai, colmi solo
di odio, violenza e morte,
tempo distrutto che mai potrà tornare.
Quanto è triste ora ogni presente.
Pesante allor quel pacco tra le mani,
seppur vuoto, perché ha il peso del dolore…
E’ dal pacchetto dell’ultimo uomo,
ahimè, sebbene dai colori sbiaditi,
che sorpresa! E' da lì che del Natale,
nasce tutta la fragranza.
Un Natale di bontà, misericordia e amore.
Un Natale di Suoni, colori, nenie e profumi…
Quel Natale degli antichi sentimenti,
genuino, al profumo di cannella,
che viaggiava forte nell’aria
inondando le vie addobbate di poco
e tutti profondamente felici
delle misere ricchezze.
Quel profumo di cannella,
che, tra le pieghe del cuore,
risvegliava il vero senso della festa,
parlando d’amore.
vi è un banco che prima non c’era.
Tutti di corsa a caccia di doni
tanti e vari i regali da fare
è quasi festa del Santo Natale.
Nè dolci nè addobbi o sfavillanti luminarie,
esposti in bella vista su tale bancarella,
bensì grandi scatole e pacchettini,
dalle forme più svariate.
Neanche vende la sua merce
quel commesso dietro il banco,
ma tutto quel che c’è, è garantito,
tutto sarà gratuito, tutto regalato.
Ognun si affretta a scegliere, così,
la più gradita scatolina,
la mano lesta, afferra quella più pesante,
sperando di trovare proprio lì,
un dono più importante.
In fondo, ultimo della fila,
appoggiato al suo bastone,
un anziano triste e solo,
anch’egli in attesa sta del suo pacchetto.
L’ultimo, è risaputo, tanta scelta non avrà,
una scatola schiacciata, misera e sbiadita,
per certo a lui toccherà.
Presa tra le mani, com’è grande la sorpresa,
leggera come piuma e tanto calda e profumata…
L’ora è giunta ormai, si aprono quei doni
ma grande delusione sul volto di ciascuno,
in essi solo il vuoto, il nulla, il buio,
ancor più bui e vuoti quelli tanto pesanti,
creduti più importanti.
Ciascuno dentro tuffa lo sguardo
e tra le trame della storia,
mente e cuore si mettono a frugare.
Ogni pensiero come foto di un ricordo
si muta in viva e nuda verità.
Giorni vuoti, non vissuti,
perduti ormai, colmi solo
di odio, violenza e morte,
tempo distrutto che mai potrà tornare.
Quanto è triste ora ogni presente.
Pesante allor quel pacco tra le mani,
seppur vuoto, perché ha il peso del dolore…
E’ dal pacchetto dell’ultimo uomo,
ahimè, sebbene dai colori sbiaditi,
che sorpresa! E' da lì che del Natale,
nasce tutta la fragranza.
Un Natale di bontà, misericordia e amore.
Un Natale di Suoni, colori, nenie e profumi…
Quel Natale degli antichi sentimenti,
genuino, al profumo di cannella,
che viaggiava forte nell’aria
inondando le vie addobbate di poco
e tutti profondamente felici
delle misere ricchezze.
Quel profumo di cannella,
che, tra le pieghe del cuore,
risvegliava il vero senso della festa,
parlando d’amore.
Scesi all’inferno,
coi piedi nel fango m’imbrattai di lerdume
e l’anima arse…
Senza scampo né appiglio,
sola nel mio gelo e il vuoto,
più nero della notte…
Correre?!... Dove?!...
Il male sotto la gola, senza più aria,
rotolavano capriole
fradicie di sudore e peccato.
Dagli occhi laghi che non lavavano
né cancellavano.
… Scesi all’inferno!…
Poi, qualcosa,
Qualcuno aprì la porta...
fuori c’era il sole…
coi piedi nel fango m’imbrattai di lerdume
e l’anima arse…
Senza scampo né appiglio,
sola nel mio gelo e il vuoto,
più nero della notte…
Correre?!... Dove?!...
Il male sotto la gola, senza più aria,
rotolavano capriole
fradicie di sudore e peccato.
Dagli occhi laghi che non lavavano
né cancellavano.
… Scesi all’inferno!…
Poi, qualcosa,
Qualcuno aprì la porta...
fuori c’era il sole…
Non sai che ti farei…
tu sei quello che sei,
accendi sogni erotici
rendi i miei occhi strabici.
Solo a veder il tuo fisico,
già io mi sento in bilico
se fare il gran signore
o mostrarti il lato peggiore!
E non finisce qui !
Hai un caratterino
salato e peperino
mi prendi in giro e poi
mi fai quello che vuoi.
E ancora.
Sei piena di cultura
che mostri a dismisura
ne hai tanta dentro te…
sicuramente una spanna più di me !
Allora ciò che dico mi è più chiaro,
non sono mica diventato baro !
Sei come sei
sei anche troppo per i gusti miei.
Sei donna… e cosa dir di più ?
Quanto sole,quanta beltà nei tuoi occhi,
mille rose non avranno mai il tuo splendore.
Tingi l’orizzonte dei sogni
e come un vento di verde stagione
porti amore,nell’aria ,nel tempo.
Mille giorni,mille anni,mille pensieri;
un solo sogno,una sola carezza,un solo respiro.
Ahimè! che del tuo costume il cuor mio è infranto,
tutto del tuo presente sarà pianto del mio domani.
Tu che di bellezza Dea rivesti
e rinverdisci i cuori e fai luce nelle notti intorno;
cosa può fare un uomo,se non morir d’amore!
mille rose non avranno mai il tuo splendore.
Tingi l’orizzonte dei sogni
e come un vento di verde stagione
porti amore,nell’aria ,nel tempo.
Mille giorni,mille anni,mille pensieri;
un solo sogno,una sola carezza,un solo respiro.
Ahimè! che del tuo costume il cuor mio è infranto,
tutto del tuo presente sarà pianto del mio domani.
Tu che di bellezza Dea rivesti
e rinverdisci i cuori e fai luce nelle notti intorno;
cosa può fare un uomo,se non morir d’amore!
In preda agli ultimi deliri,
trascinò il suo corpo in mezzo alla pioggia.
Con le gambe vacillanti,
rimase lì per minuti e minuti,
quasi incosciente.
Come se un antico istinto
gli suggerisse una preda ormai lontana,
come se potesse fregare lo spazio
tradendolo con altro spazio.
Quello era il suo impero
ma non poteva ricordarsene.
E allora gli misero le mani addosso
monchi leggendari,
rapitori disinteressati al riscatto.
trascinò il suo corpo in mezzo alla pioggia.
Con le gambe vacillanti,
rimase lì per minuti e minuti,
quasi incosciente.
Come se un antico istinto
gli suggerisse una preda ormai lontana,
come se potesse fregare lo spazio
tradendolo con altro spazio.
Quello era il suo impero
ma non poteva ricordarsene.
E allora gli misero le mani addosso
monchi leggendari,
rapitori disinteressati al riscatto.
Tanti inverni già andati,
quel clima i cuori infiammava!
Rivoglio il mio Natale,
col suo cielo sgombro da nubi
e a volte plumbeo
spargeva fiocchi danzanti,
col suo freddo pungente
le guance colorava come cipria,
e ad ogni respiro, la bocca
sembrava fumare.
Rivoglio il mio Natale,
con l’odore acre del fumo
dei forni accesi.
Quel profumo di casa,
di zeppole e caldarroste,
di arance e mandarini,
aromi di noci, uva e fichi secchi
e con mandorle, nocciole e miele,
il torrone della nonna.
Il gioco della tombola,
e lenticchie per celare
i numeri già estratti.
Quel presepe in movimento,
con l’albero gigante.
Rivoglio il mio Natale,
la dolce musica per le vie
e le nenie d’una zampogna.
La piccola piazza con visi cari,
lo scambio degli auguri.
L’odore d’incenso,
che l’animo, alla festa, preparava,
quel fischio spontaneo dettato dal cuore
allorchè Gesù nasceva.
La chiesa gremita Lo adorava,
nudo seppur già re
e pari a luce accecante
accendeva amore e speranza.
Dal piccolo coro un inno incalzava
“ Adeste Fideles laeti triumphantes”!
Questo era il mio Natale,
il Natale d’allora.
quel clima i cuori infiammava!
Rivoglio il mio Natale,
col suo cielo sgombro da nubi
e a volte plumbeo
spargeva fiocchi danzanti,
col suo freddo pungente
le guance colorava come cipria,
e ad ogni respiro, la bocca
sembrava fumare.
Rivoglio il mio Natale,
con l’odore acre del fumo
dei forni accesi.
Quel profumo di casa,
di zeppole e caldarroste,
di arance e mandarini,
aromi di noci, uva e fichi secchi
e con mandorle, nocciole e miele,
il torrone della nonna.
Il gioco della tombola,
e lenticchie per celare
i numeri già estratti.
Quel presepe in movimento,
con l’albero gigante.
Rivoglio il mio Natale,
la dolce musica per le vie
e le nenie d’una zampogna.
La piccola piazza con visi cari,
lo scambio degli auguri.
L’odore d’incenso,
che l’animo, alla festa, preparava,
quel fischio spontaneo dettato dal cuore
allorchè Gesù nasceva.
La chiesa gremita Lo adorava,
nudo seppur già re
e pari a luce accecante
accendeva amore e speranza.
Dal piccolo coro un inno incalzava
“ Adeste Fideles laeti triumphantes”!
Questo era il mio Natale,
il Natale d’allora.
ora non parli, non dici niente
eppure quella bocca e la tua pelle
sono venute a trovarmi
ora sei andata via, hai detto
"non posso farci niente"
sei stata mia…non è importante
eppure quelle mani, quelle labbra
sapevano parlarmi
così è l’amore, cattivo e duro
per chi non fa le sue scelte presto
su quei "ti amo lo giuro"
io ci sono rimasto adesso
con gli occhi aperti
in un silenzio vuoto
poi hai detto "mi aspetti"
ma adesso sono solo
così è l’amore cattivo e duro
ti regala il passato e ti cambia il futuro
Le luminarie si contendono
il silenzio delle stelle
sfogliate le finestre
hanno scambi scomposti di speranza e di allegria.
Ma io respiro accanto all'Inverno
e mi stringi il petto nostalgica festa
arrivi inondando ricordi disfatti
come d'estate dimori
di memoria d'acqua e sale
di memoria d'acqua e sale
sfiori il mio cuore
ricamando sorrisi
anche se sono rose amare.
anche se sono rose amare.
Non dimentico no
e spunto germoglio
le ombre scure diventano chiare
senza pretese mi vesto di luce
accendo cosi
il mio Albero e il mio Natale.

il mio Albero e il mio Natale.

Seduto
dentro la mia postazione
stanotte il rumore
mi esclude dalla vita reale
separando il silenzio
che è dentro di me.
Provo a buttare
giù qualche frase,
il solito verso banale.
Niente,
i ricordi non vengono
nessuna emozione.
Mi chiedo
a cosa possa servire
spremersi
così inutilmente.
Il turno è finito.
Io scrivo per aiutare
i miei occhi,
scrivo perchè sento
la memoria
che mi sta abbandonando
e mi affido allo schermo
affinchè resti
con me
e con te
se mi leggerai.
Sono a casa
vado a dormire.
Non mi interessa
se queste parole
sono senza valore.
dentro la mia postazione
stanotte il rumore
mi esclude dalla vita reale
separando il silenzio
che è dentro di me.
Provo a buttare
giù qualche frase,
il solito verso banale.
Niente,
i ricordi non vengono
nessuna emozione.
Mi chiedo
a cosa possa servire
spremersi
così inutilmente.
Il turno è finito.
Io scrivo per aiutare
i miei occhi,
scrivo perchè sento
la memoria
che mi sta abbandonando
e mi affido allo schermo
affinchè resti
con me
e con te
se mi leggerai.
Sono a casa
vado a dormire.
Non mi interessa
se queste parole
sono senza valore.
Pensavo ai binari del cielo,
da Monaco di Baviera a Oslo
ci vuole tanto poco - Ma
s'attraversano gli spiritelli dei morti
lasciando petali rigonfi d'aria bianca
agli sbuffi d'incenso dei chierichetti;
ce n'è sempre uno con le scarpe sbagliate
e uno pettinato come un angelo.

s'attraversano gli spiritelli dei morti
lasciando petali rigonfi d'aria bianca
agli sbuffi d'incenso dei chierichetti;
ce n'è sempre uno con le scarpe sbagliate
e uno pettinato come un angelo.
La pazzia di erasmo,
ognuno di noi,
ha in se stesso,
un lato di pazzia e
di follia,
anche se spesso,
lo nascondiamo ;
è necessario per vivere,
essere sempre in bilico,
tra follia e normalità,
e un po’ di pazzia,
aiuta a tirare a vanti,
a sognare,
a staccare,
a non pensare troppo;
molte cose che realizziamo,
sono spesso frutto di pazzie,
di ribellioni,
colpi di testa,
di scelte contro tutto e tutti;
come dice Erasmo,
siamo spesso un po’ pazzi,
e un po’ savi, o tutte e due le cose,
messe insieme.
ognuno di noi,
ha in se stesso,
un lato di pazzia e
di follia,
anche se spesso,
lo nascondiamo ;
è necessario per vivere,
essere sempre in bilico,
tra follia e normalità,
e un po’ di pazzia,
aiuta a tirare a vanti,
a sognare,
a staccare,
a non pensare troppo;
molte cose che realizziamo,
sono spesso frutto di pazzie,
di ribellioni,
colpi di testa,
di scelte contro tutto e tutti;
come dice Erasmo,
siamo spesso un po’ pazzi,
e un po’ savi, o tutte e due le cose,
messe insieme.
Sul monte salimmo con novo disegno
le forti braccia disteser l’impegno,
il Maestro brigliava l’opra legale
al postero ostello universale.
La paura si sciolse sulle tinte dei muri,
lasammo l’antico co’ novi futuri;
imbrattati di polvere di diverse stagioni,
intrisi co’ risa e parol di ragione.
Le donne contente nelle sale canore
diluivan colori co’ anema e core:
il vociare di canti nelle stanze di gelo
portovvi l’opra al decimo cielo.
Costruivvi la casa per vista d’immenso,
per cose grandi,di mistero,sì intenso;
nelle notti profonde del limpido eterno
guardovvi l’enigma del Sommo Paterno.
Co’ novo puntator del Galileo maestro,
oltre lo spazio sinistro e destro,
luci immense e astri allo sconfino
mirovvi co’ pensier d’altrui destino.
Lo firmamento incanta e il capo avvolge
tutto,son passati anni-luce e ancor si svolge
l’opra,che dall’amor del Fattor Divino
contempla e genia l’omo nel so’ cammino.
Ristrutturazione di una vecchia scuola a osservatorio astronomico.
le forti braccia disteser l’impegno,
il Maestro brigliava l’opra legale
al postero ostello universale.
La paura si sciolse sulle tinte dei muri,
lasammo l’antico co’ novi futuri;
imbrattati di polvere di diverse stagioni,
intrisi co’ risa e parol di ragione.
Le donne contente nelle sale canore
diluivan colori co’ anema e core:
il vociare di canti nelle stanze di gelo
portovvi l’opra al decimo cielo.
Costruivvi la casa per vista d’immenso,
per cose grandi,di mistero,sì intenso;
nelle notti profonde del limpido eterno
guardovvi l’enigma del Sommo Paterno.
Co’ novo puntator del Galileo maestro,
oltre lo spazio sinistro e destro,
luci immense e astri allo sconfino
mirovvi co’ pensier d’altrui destino.
Lo firmamento incanta e il capo avvolge
tutto,son passati anni-luce e ancor si svolge
l’opra,che dall’amor del Fattor Divino
contempla e genia l’omo nel so’ cammino.
Ristrutturazione di una vecchia scuola a osservatorio astronomico.











