Testardo cuore che rimane infranto,
abbracciato a se stesso
e alla sua solitudine.
… Cuore di pietra, duro e implacabile
che batte il pugno ma poi,
dentro,
chissà se si pente.
E c’è cuore che muore eppure germoglia!...
Se di mamma è d’amore
come cuore, puro, d’amante.
E’ caldo, ti stringe
e ti è sempre vicino.
Se soffre ancora sorride,
poi si gira e s’asciuga il dolore.
Ti dona carezze
con gli occhi e la voce.
E quando, la sera, resta nel buio,
si dice da solo:
mio povero cuore!...
e senza ombre
la pelle scalda
e riflette
specchi d'intenso
e profondo
senza ore
e senza stagioni
il corpo cerca
e snoda
incastri di perfezione
e voluttà
senza legami
e senza restrizioni
la libertà disegna
figure di rispetto
e gioco
senza paure
e senza pesi
i sospiri coprono
respiri di magia
e colori
senza nulla
e con tutto
l'amore
apre le sue ali di farfalla
Gocce di miele
si fondono nel palato
aprendo ai ricordi
sottili righi di pensieri
mescolando l'immaginario
con il reale presente.
Fuse dal calore
scendono al cuore.
Nelle membra ora morbide
affiora la dolcezza
che come materia
di languidi desideri
appare
Domani gli dirai
Al di là dell’idea la verità infetta
ha bocche che ricamano adunanza
il cielo ricuce il temporale
e il pensiero s’alimenta di sole
ridimensionando le proporzioni
con la carezza che nel dolore
è ridotta a dire io son Amore.
Tra parola e parola il silenzio
sbaglia le misure alle intenzioni
non ascolta ignorando l’altro
fantasma anoressico di malumore
fuga che non insegue nessuno
senza giudizio d’ipotesi al muro.
Testardo essere nonostante tutto
ostinato al nulla comprendere
o cedere senza rinunciare al passo.
L’amore colora le sue intemperanze
nell’istante refrattario che trema
e ondeggia propositi indifesi
nella delicatezza dell’invisibile cerchio
giaciglio caldo d’ambiziosi sentieri
violentando le dighe dell’anima
le felicità lasciate arenare sul fondo
le favole dimenticate nelle tasche bucate
attrici in balia del caso mai accaduto.
Morte senza scelta in mancanza d’altro
dove l’attesa è letto d’indifeso oltre.
un piatto sciapo, ahimè poco condito,
ormai di esso se ne fa incetta,
chi più ne ha, più ne accetta.
Er diavolo…l’inferno..
che voi che sia !
Si, moro me confesso bono bono,
tanto otterrò subito er perdono.
Questo è er peccato pure der buon Dio
che sembra dirci a tutti :”fijo mio,
tu pentiti che poi ce penso io !”.
Spiegateme perché, allora, nun debba fare
peccato grande più dell’originale,
perché mi debba sentì peccatore
si, penitente, tutto quanto more.
Ma, nelle more, de sta convinzione,
stamoce attenti, facciamoci attenzione,
se Dio se pente de questo suo “peccato”,
diventa tutto più che complicato.
Se voi far peccato t’è concesso,
ma vestete d’amianto e nun fare er fesso !
lo squarcio che la proditoria mano
al petto inferse;
non sangue ma lacrime, disperse
sul mio consunto corpo
e su lenzuola insonni.
Svelati son gli inganni
che, maligna, all’umana stirpe celasti
onde ogn’ora serba,
se pur incerta, quella speranza,
onde al dì felice ancora guarda,
onde, ignara ch’ogni far sia vano,
assidua ad opre varie attende;
o lungi dal vero è questo mio pensare,
vano non per te,
forse a te giova questo nostro fare.
O forse a noi non è dato saper
cosa ci spinge, e dove, forse più grato,
questa via seguendo,
a noi sarà nei sepolcri il fato;
altro non so, se non che questo dolor,
che dentro mi strugge,
compagno mio di culla, là si diparte;
ma se pure lì non fugge,
se me seguirà in ogni parte,
allor non so.
O forse tu non promettesti nulla,
e di quella vana speranza
l’uomo solo si vanta,
l’uomo solo d’illusioni s’empie,
e di vaghi pensieri.
Eguali ci facesti,
perché eguali nascemmo, e gioiamo
e soffriamo, e trapassiamo,
eppur non vedo animale alcuno
adoprarsi invano.
Eppur anche l’uomo è figlio tuo,
e se mai, non come d’altre madri,
il tuo far è male,
perché allor lo facesti tale?
Dove ci porta questo prodigarci oltre,
questa spinta fatale?
Se dunque tu tacesti,
rea no, anzi benigna,
perché il viver sotto il sole ci donasti,
sotto le stelle,
dove un poco questo dolor si lenisce;
se il labbro tuo non fu mendace,
fummo noi, sviando dai tuoi sentieri,
cagion di nostra sorte?
Questo vivere a noi stessi mentendo,
questo vivere noi stessi illudendo,
quest’aspettare, senza sussulti, la morte?
Oh Natura, Natura,
quel che sarà io non discerno,
ma forse niente resterà di noi
quand’anche ogni memoria
svanirà nel nulla eterno.
A ricordo del giorno della sua nascita: 18-02-1888

Quel di che nascesti,
forse l’ingrato destino,
già scritto aveva,
la tua prematura fine.
Decantar la tua fisica bellezza,
oggi forse non è cosa tanto essenziale,
quanto bensì proferir dei sentimenti tuoi,
chiusi in fondo all’animo, giovane e gentile,
dell’acuta mente e capacità
di tesser relazioni in sì
ambienti d’alta cultura.
L’amor per la scrittura, la storia,
e l’eccelsa poesia,
delineano te, quale giovane, capace, sobrio,
valoroso e studioso di grande acume.
Amavi le tue radici, la tua Calabria,
e ne volevi sollevar la sorte sua,
sognando per essa, un avvenir
più roseo e dignitoso.
Ma quell’animo altruista,
quando la storia lo decise,
orgoglio profondo esplose in petto,
e in un acuto canto si levò
quel tuo fervente motto:
“Non più calabresi oggi,
ma italiani per l’Italia”,
divenendo reale la volontà,
d’onorar l’amata Patria,
e scelta volontaria fu,
contribuir ad unificar l’Italia.
Giammai tornasti in quella Terra,
ad attuar l’ambito tuo progetto,
quale, intrecciar tra ordito e trama,
la tela dei tuoi sogni,
e dipingere su essa,
col pennello del tuo cuore,
usando delle tue virtù i colori,
il futuro della Calabria, “Terra Nostra”.
Della tua breve vita,
poche foto in bianco e nero,
volto aperto al sorriso,
ma malinconico il tuo sguardo,
sebbene, resta alto il nome tuo
inciso su stele, come altri eroi,
e gli scritti tutti custoditi stanno,
pari a prezioso oro e argento
in robusto forziere chiusi.
ogni giorno ogni ora da me un po'
ti allontani
Il tempo scorre così lento …
eppure è già domani
Era solo ieri
quando conobbi i tuoi occhi,
quando le tue mani
donavano brividi al mio corpo
Scandiva l'orologio
lo scorrere del tempo
lentamente
granello dopo granello
nella clessidra dorata
Il tempo scivola lento
ma troppo presto
fu già domani
Quante occasioni perse
quante parole sfumate nel vento
in fondo era solo ieri,
la vita intera ci attendeva
Trent'anni, un'eternità
davanti a noi ancora,
i capelli mossi dal vento
dall'azzurro del mare bagnati,
la pelle non ancora da rughe solcata
al sole si bruniva
Era solo ieri
presto sarebbe arrivato domani
Il tempo gocciolava lento
dal rubinetto arrugginito
di una vecchia fontana
ed era sol ieri
Sempre di più da me ti allontani
troppo in fretta darà dopodomani ….
Mi perdo
Nei meandri della mente
Tra briciole ingiallite
E fantasmi senza volto
Che vagano alla deriva.
Un torrente silenzioso
Di schegge impazzite
Mi attraversa l’anima
E riesce ancora
A farmi tanto male.
Vorrei spezzare
Quella catena logora
Che ormai da tempo,
Mi tiene prigioniera
In una morsa stretta.
Solo nei sogni
Metto ali vellutate
Come petali di rose
E come una farfalla
Mi scrollo dalle spalle
Il peso che mi spossa.
Riesco così a volare
Sospinta da una brezza,
Che dolcemente mi culla
E ritrovo quella pace
Che profuma di perdono.
Cinguettano gli uccelli
Felici di stare al mondo
E mi vezzeggiano
Come una bambina.
Guardando l’orizzonte,
Finalmente intravvedo
Bagliori di speranza.
restano con me
mentre tu saluti chiudi piano
e non sorridi
lasci qui soltanto
le ore che non vivrò mai più
torni li da lui nel traffico in città
torni in quell'ufficio dove la gente
tutto sa
Come i poeti greci
scrissi di te
pagine d'epiche gesta
carezza e amori
tra calici di vino e lenzuola
niente è più lo stesso
nemmeno la mia vita
l'amore io non so dov'è
non l'ho mai cercata
mai lo farò
sono un cittadino di ogni letto
e domani un'altra donna
sarà con me...












