VIENI A ME MIA DOLCE RICCIOLINA
VIENI TRA LE MIE BRACCIA
FATTI COCCOLARE DALLE MIE RUDE MANI
AVVOLTE SGARBATE E AFFRETTATE
TRASCURANDO IL PIACERE TI TOCCARTI E AMARTI
E SE TE TUTTO QUESTO NON GRADIRAI
UN SUSSURO DI BUONANOTTE AVRAI
POI JOHNY SI FARA' SENTIRE
E TUTTO A MONTE ANDRA FINIRE
VIENI TRA LE MIE BRACCIA
FATTI COCCOLARE DALLE MIE RUDE MANI
AVVOLTE SGARBATE E AFFRETTATE
TRASCURANDO IL PIACERE TI TOCCARTI E AMARTI
E SE TE TUTTO QUESTO NON GRADIRAI
UN SUSSURO DI BUONANOTTE AVRAI
POI JOHNY SI FARA' SENTIRE
E TUTTO A MONTE ANDRA FINIRE
Finché resterà semplicemente un’eco che lenta va sfumando…
Allora, i vostri rintocchi più non sentirò
e la tristezza, l’impotenza, travestita di gaie risate
e le parole e gli occhi
su di me si faranno leggeri
evanescenti memorie
a sbiadire - fino al prossimo arrivederci -
Chissà se in quei posti tornerò a camminare, ridere, giocare, sperare...
ed i letti saranno odorosi prati, e vorticose ore, mirabolanti colori, magiche scritture...
senza l’attesa di un domani inesistente
chiuso
tra un non vivere
ed il germoglio che chiede acqua
Pathos...
Mondo…
…quale massa d’energia
e processualità continua!.
Dialettico principio
e passione di principio:
Logos + caos …
…Unicità di formula!
Assolutezza d’organizzazione
e strutturalità Divina.
Forma,
spinta infinita,
senza meta alcuna.
Danza celestiale
e armonia di relazioni.
Oscura abissalità
e Intreccio metamorfico
che si espande,
creando... Creazione!
Spinta vitale,
gesto inarrivabile
che colloca
ogni essere vivente
in seno al proprio
Esistenziale Dramma...
…LOGOS +CAOS= PATHOS!

Mondo…
…quale massa d’energia
e processualità continua!.
Dialettico principio
e passione di principio:
Logos + caos …
…Unicità di formula!
Assolutezza d’organizzazione
e strutturalità Divina.
Forma,
spinta infinita,
senza meta alcuna.
Danza celestiale
e armonia di relazioni.
Oscura abissalità
e Intreccio metamorfico
che si espande,
creando... Creazione!
Spinta vitale,
gesto inarrivabile
che colloca
ogni essere vivente
in seno al proprio
Esistenziale Dramma...
…LOGOS +CAOS= PATHOS!

Ognuno cerca
per vìver, toni seri.
Rivolte abòrran…
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Verseggio nato in stile haiku, leggendo un espressivo pensiero, al fine di omaggiare il celebre personaggio Umberto Eco, improvvisamente scomparso a 84 anni. Per tutti noi, era apprezzato come semiologo, filosofo, scrittore e saggista italiano:
“Quando la maggioranza sostiene di avere sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia.”
La tua poesia
la scrivi adesso
versi indelebili
non troppo facili da dimenticare.
Parli di lei
ne parli così! Come viene,
sicuramente ti verrà bene
perché scrivi col cuore,
mentre la tua mano trema.
La tua poesia
è quell'oasi che se pur lontana
da tanta pace,
non ti turba per niente
anzi la sogni tutte le notti
e ti stai dissetando
di quell'acqua purissima.
Parli di lei
che come un onda
t'attraversa il cuore
e come un onda ti culla
facendoti riaddormentare
per risognarla ancora...
Credimi
quando ti sussurro amore
quando mi lancio a testa in giù
sulle tue colline
quando le mie lacrime innaffiano la morte
quando prosciugo le pozzanghere del tempo
Credimi
quando striscio come un verme
tra le tue cosce
quando m'inerpico incosciente
e ingoio le tue bellezze
Credimi
e poi dimenticami
ma lascia sulla pelle il mio respiro
sulla lingua il mio sapore
tra le unghie il mio stupore
Credimi
quando domani sarò a vagare tra le scogliere
urlando il tuo nome
e dalla mia bocca usciranno fiamme
che prosciugheranno il mare
naufrago sarò
cuore spento e cantilene
nel deserto della notte
quando ti sussurro amore
quando mi lancio a testa in giù
sulle tue colline
quando le mie lacrime innaffiano la morte
quando prosciugo le pozzanghere del tempo
Credimi
quando striscio come un verme
tra le tue cosce
quando m'inerpico incosciente
e ingoio le tue bellezze
Credimi
e poi dimenticami
ma lascia sulla pelle il mio respiro
sulla lingua il mio sapore
tra le unghie il mio stupore
Credimi
quando domani sarò a vagare tra le scogliere
urlando il tuo nome
e dalla mia bocca usciranno fiamme
che prosciugheranno il mare
naufrago sarò
cuore spento e cantilene
nel deserto della notte
Nell’assenza di prospettiva il cielo alletta
l’idea irretita all’incomprensione desta
d’una coscienza che s'annoia nell’angoscia,
anonima ammissione di involontà scevra
di potenza dell’essere misero d’essenza.
Inerme, la caducità scivola dallo scempio
di flussi d’onde virtuali dal fluire esile
richiamanti al silenzio chi, convinto di sapere
non sa nulla, se non il futile dell’istante
orfano d’idealismo, funambolico relitto
falso buffo d’un credo dal volto tradito.
Sigilla il martirio l’oscura marea impotente
del tempo inesistente al nulla.
Plaude la ragione armata al buio della speranza
e nei suoi lievi volteggi ha nella solitudine
dello spazio cosmico il soliloquio laico
Sole d’intima istanza.
l’idea irretita all’incomprensione desta
d’una coscienza che s'annoia nell’angoscia,
anonima ammissione di involontà scevra
di potenza dell’essere misero d’essenza.
Inerme, la caducità scivola dallo scempio
di flussi d’onde virtuali dal fluire esile
richiamanti al silenzio chi, convinto di sapere
non sa nulla, se non il futile dell’istante
orfano d’idealismo, funambolico relitto
falso buffo d’un credo dal volto tradito.
Sigilla il martirio l’oscura marea impotente
del tempo inesistente al nulla.
Plaude la ragione armata al buio della speranza
e nei suoi lievi volteggi ha nella solitudine
dello spazio cosmico il soliloquio laico
Sole d’intima istanza.
SE MERITARE SARA' LA VIA
STRETTI AL SUO FARE
QUASI IMMOBILI NELL'IMPARARE
CI FAREM COMPAGNIA
ALLA RICERCA E SCOPERTA
DAREMO SICURO IL NOSTRO APPORTO
SENZA ESAGERARE, SENZA TORTO
CI SAZIEREM COME VAMPIRI, DI FERITA APERTA
NON LASCIEREM CHE IL TEMPO MORTO
COLPISCA DURO, COME COSA CERTA
NEMMEN CHE LA GOLA, NEL SUO RITORTO
NASCONDA I SUONI, LE GRIDA DI PASSION INFERTA
MA CHE FACCIAN DA SUPPORTO
A CHI VUOL STAR FUORI AL FREDDO, SENZA COPERTA.
STRETTI AL SUO FARE
QUASI IMMOBILI NELL'IMPARARE
CI FAREM COMPAGNIA
ALLA RICERCA E SCOPERTA
DAREMO SICURO IL NOSTRO APPORTO
SENZA ESAGERARE, SENZA TORTO
CI SAZIEREM COME VAMPIRI, DI FERITA APERTA
NON LASCIEREM CHE IL TEMPO MORTO
COLPISCA DURO, COME COSA CERTA
NEMMEN CHE LA GOLA, NEL SUO RITORTO
NASCONDA I SUONI, LE GRIDA DI PASSION INFERTA
MA CHE FACCIAN DA SUPPORTO
A CHI VUOL STAR FUORI AL FREDDO, SENZA COPERTA.
Candido guanciale di nuvola
è un fragile ventaglio di margherita,
graziosa sillaba del firmamento floreale,
stralcio d’ un lenzuolo di primavera,
sorriso d’ orchestra di petali bianchi
da tenera rugiada cristallina inabissati.
Dea dei prati dal sole accigliati,
magmatica tempera d’ oro accaldato
è il tuo polline d’ ambra meringato,
screziata monetina corpuscolare
d’ alveari di scaglie di luce tempestati.
è un fragile ventaglio di margherita,
graziosa sillaba del firmamento floreale,
stralcio d’ un lenzuolo di primavera,
sorriso d’ orchestra di petali bianchi
da tenera rugiada cristallina inabissati.
Dea dei prati dal sole accigliati,
magmatica tempera d’ oro accaldato
è il tuo polline d’ ambra meringato,
screziata monetina corpuscolare
d’ alveari di scaglie di luce tempestati.
E, sorgendo, già ti baciava il sole,
così che di primavera,
papavero, tarassaco, o qual era,
schiudeva presto il fiore,
e ne la fredda stagione la brina,
il raggio riverberando,
la nuda terra sembrava indorare.
Tu, solatia fino al morir dell’ombra,
il tuo aspetto e le tue forme prestando,
al diletto arridevi,
e allegria si spargeva, e chiasso, e risa.
Poi che il diurno tumulto s’assopiva,
e tutto d’intorno pareva che tace,
dei vicini campi la voce
ti recava il vento:
il mormorio delle fronde,
del grano maturo il fermento;
e su quel serale canto t’adagiavi,
e veniva la notte.
Tale ti lasciai,
ma ora che sui tuoi passi torno,
più non ti conosco.
Chi tanto presto ti consunse? Dimmi.
E il giovanile incanto ove smarristi?
Ove la roggia che nei caldi dì,
l’acqua recando ai nascenti germogli
e alle nascenti speranze,
fanciullo m’accolse ?
Ove il roseto, d’onde il passero, posando,
cantava il suo ritorno
e mi rideva il cuore,
mi rideva il nuovo giorno?
E le magnolie, e gli albicocchi,
e il glicine odorato,
e i primi sospiri d’amor?
Ahi viuzza mia, come cambiasti!
Ahi vita, come fuggisti!
Cemento vedo, e ferro, e asfalto,
non le speranze,
or che svelato è l’inganno,
or ch’il tempo è breve,
or che perirono i fecondi campi,
d’onde nutrimento ancora giovani
trassero allora;
non gli ameni giorni,
or ch’il tormento ingombra,
or ch’il pensiero è greve,
or ch’impedito è l’orizzonte,
e il vento tace, e il sole non luce;
non i sussulti del cuor,
or ch’in petto giace inerte,
or che beltà rifugge,
or che ramo non si porge
al musico uccellino.
E lacrimo.
E pur lacrimando, talora sorrido.
Forse perché noverando,
torna la sembianza de la spensierata età,
forse perché la felicità
dimora solo nei perduti anni.
O forse perché al tanto sospirato oblio
vicino son io, e alla fine degli affanni.
così che di primavera,
papavero, tarassaco, o qual era,
schiudeva presto il fiore,
e ne la fredda stagione la brina,
il raggio riverberando,
la nuda terra sembrava indorare.
Tu, solatia fino al morir dell’ombra,
il tuo aspetto e le tue forme prestando,
al diletto arridevi,
e allegria si spargeva, e chiasso, e risa.
Poi che il diurno tumulto s’assopiva,
e tutto d’intorno pareva che tace,
dei vicini campi la voce
ti recava il vento:
il mormorio delle fronde,
del grano maturo il fermento;
e su quel serale canto t’adagiavi,
e veniva la notte.
Tale ti lasciai,
ma ora che sui tuoi passi torno,
più non ti conosco.
Chi tanto presto ti consunse? Dimmi.
E il giovanile incanto ove smarristi?
Ove la roggia che nei caldi dì,
l’acqua recando ai nascenti germogli
e alle nascenti speranze,
fanciullo m’accolse ?
Ove il roseto, d’onde il passero, posando,
cantava il suo ritorno
e mi rideva il cuore,
mi rideva il nuovo giorno?
E le magnolie, e gli albicocchi,
e il glicine odorato,
e i primi sospiri d’amor?
Ahi viuzza mia, come cambiasti!
Ahi vita, come fuggisti!
Cemento vedo, e ferro, e asfalto,
non le speranze,
or che svelato è l’inganno,
or ch’il tempo è breve,
or che perirono i fecondi campi,
d’onde nutrimento ancora giovani
trassero allora;
non gli ameni giorni,
or ch’il tormento ingombra,
or ch’il pensiero è greve,
or ch’impedito è l’orizzonte,
e il vento tace, e il sole non luce;
non i sussulti del cuor,
or ch’in petto giace inerte,
or che beltà rifugge,
or che ramo non si porge
al musico uccellino.
E lacrimo.
E pur lacrimando, talora sorrido.
Forse perché noverando,
torna la sembianza de la spensierata età,
forse perché la felicità
dimora solo nei perduti anni.
O forse perché al tanto sospirato oblio
vicino son io, e alla fine degli affanni.
Placido eremo
specchio dell'anima
brama regnante,
melodico cullare
soavi sponde,
brezza solveggiare
crespate onde,
origami spiegati,
lacustre selva
sfiorati, tacito
distogli angoscia
profonda ambrata
divina, in panne lacuale
bellezza trascina, mesto
destare solerte tepore,
nitido risveglio
solitario cuore.
specchio dell'anima
brama regnante,
melodico cullare
soavi sponde,
brezza solveggiare
crespate onde,
origami spiegati,
lacustre selva
sfiorati, tacito
distogli angoscia
profonda ambrata
divina, in panne lacuale
bellezza trascina, mesto
destare solerte tepore,
nitido risveglio
solitario cuore.
IO VORREI ESSERE IL TUO AMANTE PREFERITO
E CON PAROLE SEMPLICI TE LO DICO:
IL TUO VISO VORREI COCCOLARE
IL TUO SENO TOCCARE
LE TUE LABBRA BACIARE
IL TUO CARATTERE AMARE.
UN PO DELUSO OGGI MI SONO SENTITO
PERCHE' INSODDISFATTA TI HO VISTA
E IL TUO SORRISO ERA QUASI SVANITO
E CON PAROLE SEMPLICI TE LO DICO:
IL TUO VISO VORREI COCCOLARE
IL TUO SENO TOCCARE
LE TUE LABBRA BACIARE
IL TUO CARATTERE AMARE.
UN PO DELUSO OGGI MI SONO SENTITO
PERCHE' INSODDISFATTA TI HO VISTA
E IL TUO SORRISO ERA QUASI SVANITO
Le pareti si avvicinano
non capisco cosa accade
mi guardo attorno
ma ciò che vedo non mi pare reale
mi sento perso e senza rotta di viaggio
ora capisco
sono chiuso in me
nel mio guscio di pelle umana
non voglio interagire con l'esterno
ormai non più mi diverto
cerco di capire cosa fare
come scappare
dal mio eterno vuoto mentale
non capisco cosa accade
mi guardo attorno
ma ciò che vedo non mi pare reale
mi sento perso e senza rotta di viaggio
ora capisco
sono chiuso in me
nel mio guscio di pelle umana
non voglio interagire con l'esterno
ormai non più mi diverto
cerco di capire cosa fare
come scappare
dal mio eterno vuoto mentale
Lì dove c'è l'inguine dove la seta sdrucciola giapònica,
la fotografia dei lillà è il sognare del sole
nascosto, nascosto dietro un paravento di faraone perlate
nei ricami fra i pioppi del cielo.
Macché poesia, un'alchimia stanca, piuttosto,
quando io ti faccio dire: "- Ma che insistenza questi baci!"
come lo direbbe una vecchia suora.












