non c’è spazio per le paure
corre la tua mente
verso il prossimo gioco
nei tuoi occhi
solo sorrisi e gioia
accompagnano quel momento
fatto di camici e Patch Adams
non ti curi del dopo
cerchi il sonno lenitivo
fino a quando lo trovi
e sei già là
solo bei sogni
passano lentamente dentro te
il tuo cuore li accompagna
fino al loro lieto fine
Capitano Coraggioso
ci sorridi e saluti
senza alcun lamento
arrivi vittorioso
bisognerebbe imparare
da voi bambini
come comportarsi
anche nel difficile
e poi verso casa
il passato è già ricordo
c’è il presente che ti aspetta
ed un futuro azzurro
Capitano Coraggioso
vinci anche il buio
battaglia assai più leggera
di quella raccontata
A quel tempo leggero,
che si spargeva tra nuvole rosa,
e rincorreva fuggenti attimi
che si allargavano nel cuore
e lievitavano sulla pelle.
… Tu sei quella che lontano mi porta…
A frivole poesie d’amore che,
al sorriso tuo, più belle si facevano.
… Tu mi porti lontano…
A quel vivere l’amore,
i sogni a mille, grandi,
che il cuore, sfrenato dall’età,
andava carezzando,
sfacciatamente vestito
di chimere e speranze.
… Lontano tu mi porti…
A quando, fuggendo l’ora noiosa,
con riso di bimbe gioiose,
furbamente s’andava.
…Tu sei quella che,
con gli occhi dolci
di bambina di sempre,
col sorriso fermato nel tempo,
mi porta quella parte di me
di tanto tempo fa…
Fallo stare bene
non c’entro niente,
sono un ingombro,
uno scarto,
un pupazzo,
un a specie di pierrot abbandonato;
ed io tra voi
sono un di più,
non mi vedi,
non mi senti,
non hai tempo,
non mi ascolti,
e non stai con me;
ed io,
tra voi due,
son un intruso,
e pensi poco a me,
mi guardi e sei distratta,
e non capisci,
non capisci,
ed io,sono solo,
uno straniero,
in mezzo a voi,
e tu non mi pensi,
non mi vuoi,
non vuoi.
vergine frale? Sei tu in quell’ombra
tremula ch’il cipresso in terra tinge,
o immota giaci sotto questo sasso?
Così gli interi giorni passo gemendo;
così gli interi giorni vago,
la tua bella imago cercando tra le genti,
o nel cielo, quando il vento
lo disvela più profondo e arcano.
Ahi come vano,
come vano è questo cercare;
non tu ancor viva,
non un simulacro di te m’appare,
e pur finge alle mie lacrime conforto
tornare alle perdute cose,
tornare là dove col mio
il tuo corpo pose,
in quell’immensità assorto.
Perduto in questi pensieri,
la lontana sponda andavo guardando,
e mentre mi chiedevo dov’eri,
la luna, appena svelatasi all’orizzonte,
una dorata luce
andava sopra il mare spandendo,
e tu in quella luce apparisti, amore,
ond’io al crespo andar de l’acque
il tuo crine al vento andavo comparando
e de l’onde al mormorio non greve
il tuo sussurro lieve.
e il cielo indossava colori nuovi
arancio giallo azzurro
e anche il suo sorriso
ed io inzuppavo i miei sogni nel latte
profumo di dolci di caffè
e la prima gente in strada
dondola sui muri tenue l'estate
panchine vuote
di persone andate via
pescavo sorrisi e occhi
e la tua maglietta mai indossata
sa di lui mi dicevi
ma non buttarla via
e le bancarelle affollavano il lungo mare
ti ho persa un attimo
per ritrovarti dopo
nella dolce confusione che mi assale
vado a casa non sopporto la folla
non sopporto più me
intanto compravi noccioline
e parlavi con le amiche
io col mio gelato all'uva
gustavo progetti e fantasie
aspettando dicembre
dal 15 luglio...
“E nella luce fredda io vidi diecimila persone, forse più. Persone che parlavano senza dire, persone che sentivano, ma non ascoltavano, persone che scrivevano canzoni che le voci non potevano cantare assieme. Che nessuno osi disturbare il suono del silenzio.”
(Paul Simon)
In questo
collo di bottiglia
che è la mia vita,
la nostra clausura
non mi punisce,
al contrario
mi libera
dalla fretta
e dall’errore.
Per davvero
il suono
del vuoto
non mi annoia,
ma è come se fosse
un nugolo di parole
che esistono
da sole,
per me,
nel buio
sotto scala
della memoria.
Discorsi che
io sento,
e che ti
ripeto,
anche
se tu
sei
sempre
più sorda,
ed il silenzio
non lo vuoi
proprio
ascoltare.
la notte è scesa in me
e come nel primo mattino la nebbia avvolge la pianura
lo stesso accade al mio cuore
quanta tristezza
quanto dolore
sento la sofferenza in ogni cosa che mi circonda
è uno stato che non ho mai vissuto
non so affrontarlo
non capisco cosa accade
il mio dipinto è diventato inreale
mi guardo attorno cerco una via d'uscita
ma più la cerco e più mi accorgo che è tutto inutile
mi trovo in un sogno?
sono morto?
non trovo risposta a nessuna delle mie domande
ora una musica mi circonda, sento delle voci in lontananza
inizio a capire dove sono
o meglio cosa sono
sono il vento che soffia nella valle di lacrime di mille cuori infranti
Corre il mio tempo
come un fiume in piena,
travolge fiori e spine,
illusioni e sogni
della mia giovinezza.
Rotolano i miei giorni,
come granelli di sabbia,
sul fondo di un fiume
che corre all'impazzata.
Guardo le mie mani
e stringo forte i pugni,
carichi di ricordi,
e di tante piccole
ma preziose briciole.
cammina radente,
la testa che muove
in maniera smodata.
Gesticola solo
discute nel vento
chissà con chi parla
chissà dove va.
In paese da sempre
i ragazzi
ne deridono i gesti
non sarà uguale
negli anni a venire,
ma ora
che passa davanti
vorrei si fermasse
per dirmi
puoi sognarmi sereno
io sono felice,
quando cammino
discuto con gli angeli
e ho sempre ragione.
fin dove ti spingerai
fino a quando continuerai
perchè ti definisci evoluto?
perchè dici di essere intelligente?
perchè credi che tutto ciò che ti circonda non conti nulla?
è la Natura che ti parla
uomo cosa sei o meglio cosa sei diventato?
non ti riconosco più
il mio frutto miglioreè diventato il mio aguzzino
perchè? perchè mi deturpi?
mi distruggi?
sono diventata una specie in via d'estinzione
uomo apri gli occhi, cerca nel tuo futuro il tuo destino
lo vedi?
lo sapevo non vedi nulla
la tua indifferenza ed il tuo egoismo
sono l'arma di estinzione della tua specie.
Madre Natura ho ascoltato il tuo pianto
il suono della tua voce è pieno di dolore
di quel male che noi uomini
i tuoi figli
l tuo frutto più complesso
con la nostra errata evoluzione ti abbiamo arrecato
siamo diventati i tuoi aguzzini
i nostri aguzzini
siamo annebbiati dal nostro egoismo, dalla mania di grandezza e potere
ora anche se vediamo ciò che accade e sappiamo ciò che potrà accadere
non facciamo nulla
siamo indifferenti al nostro destino
al destino dei nostri figli
io come uomo chiedo perdono, Natura farò del mio meglio
crescerò i miei figli nel segno del tuo rispetto
ma ti chiedo aiuto
un aiuto che una madre nonpuò rifiutare al proprio figlio
aiutami
aiuta l'umanità a capire
a comprendere il tuo fondamentale ruolo nel film della nostra vita
prendi parte alla battaglia
alla guerra contro un male
un male chè è diventato un marchio dell'uomo
un virus globale
aiutaci a capire l'importanza della tua esistenza
che sono più grandi del sole
Ma io lo credevo il migliore
dalla finestra lo fissavo per ore
farsi bello tra la gente
Un giorno camminando
ad ogni passo era allo zenit
come il capo di una tribù
e stavo litigando con la mia l'ombra
ma l'ombra dopo un attimo non c'era più
Ed un giorno lo vidi sparire
quasi come un padre vigliacco
Lo vidi sciolto come un rifiuto nel mare
e lo ritrovai a specchiarsi in un sasso
Non lo diceva in casa
ma al lavoro lo prendevano in giro
ma per noi valeva ancora qualcosa
lui col sangue cattivo
e noi protetti dal vampiro
Ma il sole da tempo restava a prendere il sole
nella sua macchina per tutto il giorno
per farci credere che fosse a lavorare
e darci quel che non aveva al suo ritorno
Quante cose col tempo ti accorgi
che sono più piccole del sole
per un po' l'ho creduto il peggiore
in quelle notti lo fissavo per ore
farsi forza in mezzo al niente
le mie labbra
come nettare d'ambrosia
per i sensi
gli occhi son golosi
bramano voglie.
Morigerati i respiri
in tramutate onde
scompigliano i capelli
in frammenti animati.
Odori rubati
impregnati
proibiti
ritrovati
e baci baci infiniti.
Ho le vertigini
quando
la tempesta si placa.
Degli allegri venti
rimane la quiete
e l'alba
ci addormenta.











