Scriverò il tuo nome
su altalene di cielo infinite,
tempeste d’ arena cristalline,
gote d’ oceano sibilline
e sulle ali d’ un tempio di sole,
lacrime di vento sussurrerà il mio cuore.
Scriverò il tuo nome
su cristalli di luce accoccolati,
comete di fiori alluvionati,
ragnatele d’ arcobaleni aggrovigliati
e sulle ali d’ un tempio di sole,
lacrime di vento sussurrerà il mio nome.
su altalene di cielo infinite,
tempeste d’ arena cristalline,
gote d’ oceano sibilline
e sulle ali d’ un tempio di sole,
lacrime di vento sussurrerà il mio cuore.
Scriverò il tuo nome
su cristalli di luce accoccolati,
comete di fiori alluvionati,
ragnatele d’ arcobaleni aggrovigliati
e sulle ali d’ un tempio di sole,
lacrime di vento sussurrerà il mio nome.
8 commenti
Semi che cadono nella terra
che li accoglie
ma non sempre li ama.
Frutti di amore dato e avuto,
sogni vaghi,
legati a fili sottilissimi.
Sogni che non volano
perchè naviganti vaganti,
in attesa di approdare.
… Siete i figli di quest’era,
impauriti e scoraggiati.
… Fragilità!...
Tutto il sognar vi rubano,
l’amore non vi scalda più
e vi perdete in effluvi di niente,
in fiumi di malesseri
in questo tempo
che non ha più tempo.
… Riflessi di tramonto dorato
che attende l’alba
per poter brillare a nuova luce.
Cenere sopra un fuoco che arde
ma non ancora scalda.
Si aspetta pioggia che lavi,
e, avida, la terra berrà.
Sarete, allora,
fiori che si schiudono
al bacio del sole…
che li accoglie
ma non sempre li ama.
Frutti di amore dato e avuto,
sogni vaghi,
legati a fili sottilissimi.
Sogni che non volano
perchè naviganti vaganti,
in attesa di approdare.
… Siete i figli di quest’era,
impauriti e scoraggiati.
… Fragilità!...
Tutto il sognar vi rubano,
l’amore non vi scalda più
e vi perdete in effluvi di niente,
in fiumi di malesseri
in questo tempo
che non ha più tempo.
… Riflessi di tramonto dorato
che attende l’alba
per poter brillare a nuova luce.
Cenere sopra un fuoco che arde
ma non ancora scalda.
Si aspetta pioggia che lavi,
e, avida, la terra berrà.
Sarete, allora,
fiori che si schiudono
al bacio del sole…
Oggi è triste
perché non ti sento
sei qui vicina
ma non ti sento
ti cerco tra la sabbia
quasi nel mare
nascosta al sole
ma non ti trovo
oggi è triste
non è come gli altri giorni
cerco il tuo profumo
ma il vento chissà dove l’ha portato
voglio solo sedermi
sono stanco
chissà se chiudendo gli occhi
riuscirò a volare via
perché non ti sento
sei qui vicina
ma non ti sento
ti cerco tra la sabbia
quasi nel mare
nascosta al sole
ma non ti trovo
oggi è triste
non è come gli altri giorni
cerco il tuo profumo
ma il vento chissà dove l’ha portato
voglio solo sedermi
sono stanco
chissà se chiudendo gli occhi
riuscirò a volare via
E continuo a parlare d'amore
perchè non mi stanco mai
forse fa bene
mi fa sentire più vivo
anche se il mondo ha perso i colori
più belli.
Parlo d'amore si!
Non perchè non riesco a parlare d'altro
e solo che in certi momenti
dove tutto manca
se manca un pò di gioia, d'affetto,
cosa si può fare?
E allora riparto parlando ancora
d'amore,
l'unico argomento per distogliere i pensieri
fa bene parlarne
a qualsiasi età,
anche i bambini seppur piccini
s'innamorano,
per non parlare delle persone
di una certa età
poverini!
Gli è rimasto solo quello,
l'amore...
E pochi sono quelli fortunati
ad averlo ancora accanto.
Continuerò a parlare d'amore
finché avrò vita e voce
perché fa bene
perché mi fa rinascere
tutti i giorni
e non mi farà mai morire
di noia...
La società
È un sistema decomposto,
in cui,
tutto sommato ,
non vale la pena di vivere;
la società non
è un sicuro bene,
la solitudine,
non è un sicuro male;
nel sistema,
hanno la prevalenza
i peggiori,
i più cretini,
gli idioti,
gli incolti,
gli stupidi
e i beceri;
il peggiore stà a galla,
e i buoni faticano
a sopravviere,
e sono
spesso disprezzati,
finchè ci sono.
La mandria di pecore sociali,
teme disprezza ,chi cerca
di esser elibero,
di volare,
di staccarsi
da branco,
dal gregge,
e cerca di uscire dal seminato;
non odiano tanto il tuo aspetto,
o i tuoi
modi,
ma quello
rappresenti,
la libertà.
Libertà
Che i pecoroni
Rincretiniti,
non hanno più,
e ci hanno rinunciato,
per scelte sbagliate,
da cui,
non possono tornar ein dietro,
per passivismo,
inerzia
conformismo.
Ma i peggiori stanno agalla,
gli altri,
non tanto.
Nell’alba già calda,
e nell’azzurro albeggiare
d’un mattino d’estate,
tra i tanti biondi sentieri,
che gioia recarsi in campagna.
Scelto avrei di sicuro il mare
in un giorno normale, come tanti,
ma la prospettiva era a dir poco
allettante, euforica ed eccitante.
Non il solito andare di sempre,
e in quel dì speciale, tradii di mamma,
la mitica cinquecento.
Un mezzo assai più divertente
avevo a mia disposizione,
quale, l’asinello di una dolce, cara zia.
Che festa, che allegria, allorchè
in groppa ad esso mi trovai.
Di lassù tutto era diverso, più bello,
tutta un’altra prospettiva, in sella a quel ciuchino,
persino il suo incedere, quel melodico suono
di zoccoli ferrati, sembrava cullarmi,
dolce favola, ad occhi aperti, vivevo.
Con le gambe penzoloni più di un’ora cavalcai,
seppur troppo breve, mi parve quel tragitto.
Povere gambe mie, alla fine di quell’andare,
non risposero più ai comandi miei,
dritta in piedi più non mi reggevo,
e scesa che fu da quel groppone,
tra l’erba, mamma, quanti rotoloni….
Risate a crepapelle per ogni mia caduta,
rideva anche la zia, tra l’erba a riposar seduta….
Cari e caldi, come quel mattino d’estate,
tornano nitidi oggi i ricordi,
velati solo di nostalgico bene, provato
verso chi più non c’è.
Ricordi indelebili d'infanzia, tornano vivi,
e se silente e attenta io sto ad ascoltare,
di quel simpatico ciuchino, il suo raglio
riesco persino ancora a percepire.

C'era una volta,
un uomo, che aveva
un unico gentile sogno.
Era quello... di ascoltare
e di farsi ascoltare.
Era quello,
di donarsi
per insegnare a donare.
Era quello,
di portare sorrisi
per illuminare i volti.
Era quello,
di far guarire
per manifestarsi.
Sapeva porgere
anche l'altra guancia...
..egli era capace di equilibrio
e grande chiarezza!

un uomo, che aveva
un unico gentile sogno.
Era quello... di ascoltare
e di farsi ascoltare.
Era quello,
di donarsi
per insegnare a donare.
Era quello,
di portare sorrisi
per illuminare i volti.
Era quello,
di far guarire
per manifestarsi.
Sapeva porgere
anche l'altra guancia...
..egli era capace di equilibrio
e grande chiarezza!

Non sento più niente
la mia mente si è rotta
è entrata in collisione con un pensiero oscuro
ora mi avvolge
mi tiene alle corde
stritola il cuore
offusca la mia lucidità
ho perso i ricordi, blocatto nel mio bozzo
non riesco ad aprirmi, eppure vi vedo
non posso interagire
forse son morto?
no, sono in un sonno profondo
lasciatemi andare, faccio capo alla mia vita
non sopno una macchina
vi prego ascoltate!
voglio staccarmi, spegnermi in pace
non sono un giocattolo in mano alla scienza
ma un libero essere con la propria fierezza
la mia mente si è rotta
è entrata in collisione con un pensiero oscuro
ora mi avvolge
mi tiene alle corde
stritola il cuore
offusca la mia lucidità
ho perso i ricordi, blocatto nel mio bozzo
non riesco ad aprirmi, eppure vi vedo
non posso interagire
forse son morto?
no, sono in un sonno profondo
lasciatemi andare, faccio capo alla mia vita
non sopno una macchina
vi prego ascoltate!
voglio staccarmi, spegnermi in pace
non sono un giocattolo in mano alla scienza
ma un libero essere con la propria fierezza
Sento Lei
mentre ascolto il silenzio
Vedo Lei
mentre osservo il mare
Ancora Lei
Quando rifletto sul domani
Ispira Lei
le poesie che scrivo
Sogno Lei
nelle mie notti insonni
Ricordo Lei
quando ripenso a ieri.
Altrove Lei
Sempre Lei
Nei pensieri miei.
mentre ascolto il silenzio
Vedo Lei
mentre osservo il mare
Ancora Lei
Quando rifletto sul domani
Ispira Lei
le poesie che scrivo
Sogno Lei
nelle mie notti insonni
Ricordo Lei
quando ripenso a ieri.
Altrove Lei
Sempre Lei
Nei pensieri miei.
Di che segno sei?
Quanto potrà stare?
Senti come batte forte il cuore.
Quanti anni ha?
Forse non lo sai,
pochi più di te
ed è un uomo intrigante, coinvolgente,
non scherza mai con l'amore.
Da dove vieni?
Questo ancora non lo sa,
sa solo che sei bella
e sai di primavera
anche se primavera ancora non è.
Guardi dalla finestra stasera?
E prova a contare le stelle,
poi chiudi gli occhi e sogna.
La vedi?
C'è né una più grande di tutte,
ecco quella è la tua stella,
dille di che segno sei può portarti lontano.
Ora riaprili piano,
vedi? E' già l'alba
ed hai un anno in più...
Assorta nel silenzio l’anima ascolta
planata sul mare d’azzurro incanto
il candore intatto d’una trama di luce
fili d’aurora figli del lanuginoso sole .
Son lacrime sospese le carezze al vento
caduche intese traboccanti miracoli schiusi
arcobaleni di colori a piedi nudi e occhi franchi.
L’amore custodisce l’unione dell’universo
ha la gentilezza del gesto d’una rosa china
il coraggio del perdono planato sulla fragilità d’uomo.
Ha passi di libertà la parola sigillata
salvata dai vuoti claustrofobici del mondo
svelata all’avara vista di chi ha smesso di credere.
Acquieta la ragione in un letto di perdono
l’ascesa sanguinante piuma d’ali mute .
Il volo della rivelazione ha il pianto della passione
il silenzio, il battito nel cuore del mondo
gemente nenia d’antico legame cosmico
che incendia l’ascolto simile ad una confessione.
L’ultima speranza che al cuore giunga il soffio offerto.
In attesa
del trasferimento
ecco che tornano
i gabbiani a migliaia.
Strida
e ali sopra la testa,
stasera fanno quasi paura.
La collina
al confine della sera,
acre l'odore
nauseabondo,
la brezza non mitiga.
Vide la fine alla rete,
vana la loro richiesta
di entrare.
Avrebbero trovato
certamente la cena,
nei rifiuti
certamente la cena.
Vide la fine
e aveva gli occhi
di giovani poveri e sporchi.
Il mancato permesso,
la testa ciondolante
al diniego,
la sua che si piega
a questo mondo
nel quale fatica.
Fu allora,
capì che no
non ne aveva più voglia.
Raccontano poi
di averlo visto ballare
al chiaro di luna,
da solo coi ratti
in attesa della fine del turno,
poi non è più tornato.
Ma forse
è solamente una storia.
del trasferimento
ecco che tornano
i gabbiani a migliaia.
Strida
e ali sopra la testa,
stasera fanno quasi paura.
La collina
al confine della sera,
acre l'odore
nauseabondo,
la brezza non mitiga.
Vide la fine alla rete,
vana la loro richiesta
di entrare.
Avrebbero trovato
certamente la cena,
nei rifiuti
certamente la cena.
Vide la fine
e aveva gli occhi
di giovani poveri e sporchi.
Il mancato permesso,
la testa ciondolante
al diniego,
la sua che si piega
a questo mondo
nel quale fatica.
Fu allora,
capì che no
non ne aveva più voglia.
Raccontano poi
di averlo visto ballare
al chiaro di luna,
da solo coi ratti
in attesa della fine del turno,
poi non è più tornato.
Ma forse
è solamente una storia.
Era il tempo in cui
al sorgere del sole
uomini, donne
giovani volenterosi
al lavoro si recavano
Con un fischiettio allegro,
canticchiando un canzone
soddisfazione nel cuore
dignità nello sguardo
La schiena doleva, il cuore sorrideva …
Al calar della sera
al ritorno verso casa,
un caffè, un bicchiere di vino
due risate al bar del paese,
mogli affaccendate ai fornelli
gustose cene a preparare,
il ritrovarsi era gioia,
era raccontarsi la giornata
La notte riposo donava
al corpo ed al cuore sereni
La schiena doleva, l'anima sognava
Nel giorno del Signore
assaporato il riposo,
indossare l'abito della festa
per la Santa Messa
passeggiate lungo il fiume,
merende nei prati
Vita semplice, arricchita
emozionando nel veder
spuntare le margheritine a primavera
ad assaporare il profumo del vento
ad assaporare il profumo del vento
La schiena doleva, lo sguardo brillava
Passi frettolosi, sguardi abbassati
sorrisi di circostanza,
il giorno scivola lento
scorrendo annunci sul giornale,
i mesi durano tre settimane circa
i sogni sfumano, l'aria è pesante
Cene frettolose cosa ci si racconta?
Di giornate vuote, di cuori dolenti
in questa società amareggiata, depressa
Il cuore piange, l'anima non sogna più ….
… Sul gradino che ascoltò i miei pianti
e mi raccontò di storie fantastiche
nelle sere d’estate.
Tra i ciottoli del cortile,
si svincolano
girotondi e corse sfrenate,
ginocchia sbucciate e
il richiamo di una campana a festa.
Bianchi di ricami e merletti,
calzettoni nuovi
calzavano scarpette di vernice
per vivere il giorno
della colomba bianca.
Giochi sereni si rincorrevano
sotto il sole d’aprile,
tra buffi sorrisi un po’ sdentati
e lunghi capelli, tra i nastri intrecciati.
… Correvano,
correvano incoscienti,
appesi alla vita che mi forgiava,
gli anni rosa degli aquiloni.
… In mano semplicemente un filo
e i sogni volavano alti…
e mi raccontò di storie fantastiche
nelle sere d’estate.
Tra i ciottoli del cortile,
si svincolano
girotondi e corse sfrenate,
ginocchia sbucciate e
il richiamo di una campana a festa.
Bianchi di ricami e merletti,
calzettoni nuovi
calzavano scarpette di vernice
per vivere il giorno
della colomba bianca.
Giochi sereni si rincorrevano
sotto il sole d’aprile,
tra buffi sorrisi un po’ sdentati
e lunghi capelli, tra i nastri intrecciati.
… Correvano,
correvano incoscienti,
appesi alla vita che mi forgiava,
gli anni rosa degli aquiloni.
… In mano semplicemente un filo
e i sogni volavano alti…










