Piume di cristallo
scaldano petali d’aquiloni,
s’adagiano fra lenzuola di colori,
accartocciano pannocchie d’alba,
asfaltano timidi zigomi di grano.
Calligrafia di luce s’increspa,
ricama l’aritmetica del silenzio,
una farfalla scheggiata di marea
annusa un bacio di piume di cristallo:
nevica d’azzurro l’infinito immago.
scaldano petali d’aquiloni,
s’adagiano fra lenzuola di colori,
accartocciano pannocchie d’alba,
asfaltano timidi zigomi di grano.
Calligrafia di luce s’increspa,
ricama l’aritmetica del silenzio,
una farfalla scheggiata di marea
annusa un bacio di piume di cristallo:
nevica d’azzurro l’infinito immago.
6 commenti
Tra la folla
seguendo passi silenziosi
ascoltando il tempo
ho alzato ancora gli occhi
sfiorando l’idea
di chi ha dato il verde
al cielo
nelle tue mani
ho stretto il desiderio
di alzarmi in verticale
proprio come loro
e non aver paura
costruendo il tuo spazio
dentro ilo mio
respirando quanto anima e cuore
potevano suggerire
ancora immaginazione
ancora bellezza
in quel verde
che poteva
e doveva
donare libertà
in verticale
senza fili
senza scale
seguendo passi silenziosi
ascoltando il tempo
ho alzato ancora gli occhi
sfiorando l’idea
di chi ha dato il verde
al cielo
nelle tue mani
ho stretto il desiderio
di alzarmi in verticale
proprio come loro
e non aver paura
costruendo il tuo spazio
dentro ilo mio
respirando quanto anima e cuore
potevano suggerire
ancora immaginazione
ancora bellezza
in quel verde
che poteva
e doveva
donare libertà
in verticale
senza fili
senza scale
C’è un temporale in corso in città
esci a prendere una boccata d’aria
e qualche secchiata d’acqua gelata
il mendicante con l’ombrello non fiata
ma tende la mano, vedi che ha l’orticaria
l’ha preso raccogliendo margherite e lillà.
Il rullante del cielo è in gran forma
picchia duro sulle casse, sembra un concerto
non un acquazzone notturno, batti le mani
a tempo, sarà pure una notte da cani
ma è così che ti piace stare all’aperto
bastian contrario e fuori da ogni norma.
Hai il cuore di una pozzanghera, esisti
solo quando fuori si scatena la bufera
c’è calma piatta nelle giornate di sole.
L’alba è già dietro le nubi, le tue parole
non le ascolta nessuno, la cerniera
del tempo è chiusa, ma ancora resisti.
La città si risveglia, puoi fare colazione
comprare il giornale e gettarlo nel cestino
dell’immondizia senza averlo neanche letto
sbirciare da una vetrina il tuo aspetto
magari chiedere una canna a un postino
e ordinare il caffè al bar della stazione.
Forse lo fai per gioco o per dispetto
ti piace vagare sotto la pioggia battente
per riordinare le idee e tornare al passato
con la mente, ma ora lo sai, ciò che è stato
non torna, e se il futuro è una lente
sfocata, non c’è pace sotto questo tetto.
Verrà giorno,
in cui la bella Italia soccomberà
per volontà di onorevoli persone;
non avrà più rispetto e dignità
e l’alto prezzo sarà l’abiezione.
Di tanta distruzione sono rei
loschi politicanti e immondi farisei,
tutti quei cittadini indifferenti,
irresponsabili ed acquiescenti;
tutti i vili che possono e non fanno,
ma, pur sofferenti, attendono, inerti,
i tempi, che saranno bui e incerti,
non pensando così al grave danno.
I capi, che del popolo sono reggitori,
in discordia tra loro sempre stanno
non per comune bene, ma da rapinatori
imbottiscono il portafoglio senz’affanno.
La corsa al denaro è l’unica fatica,
così rubano per sé e per l’amica;
è solo tornaconto il loro governare,
non rispettano le leggi, né i valori,
né della Giustizia i fondamenti;
sono indegni i loro comportamenti,
ma passano per “nobili signori”
mentre il popolo si lascia denudare.
L’Italia oggi è caduta in servitù
e questo, purtroppo, è l’alto prezzo,
che degli annosi governi del ribrezzo
ogni cittadino pagherà quaggiù.
Eppure è estate !
E intanto piove,
e un languore strano
mi attraversa, poi m’abbatte:
il pianto della pioggia, non ha ragione…
…è senza ragione!
Ahi! La noia del mio cuore,
né amore, né odio,
nessun pensiero verticale,
nessuna quantica sensualità.
nessuna quantica sensualità.
Oh, mio annoiato cuore...
…il (no) orizzontale della pioggia!


I tuoi occhi mi leggono dentro.
La tua mente coglie
le mie emozione
accarezzando la mia.
Senti la mia anima in burrasca.
Delicatamente
plachi i miei marosi
accogliendo gli impeti miei
come spiaggia sabbiosa
con le onde del mare calmo.
E mi riporti alla realtà
Fatta delle tue
delicate attenzioni
della tua dolce presenza.
E cresce il sentimento
Si infuoca la passione.
La tua mente coglie
le mie emozione
accarezzando la mia.
Senti la mia anima in burrasca.
Delicatamente
plachi i miei marosi
accogliendo gli impeti miei
come spiaggia sabbiosa
con le onde del mare calmo.
E mi riporti alla realtà
Fatta delle tue
delicate attenzioni
della tua dolce presenza.
E cresce il sentimento
Si infuoca la passione.
È notte fonda e sono qui
che ti osservo e ti spio
sfiatato dai vani clamori dell'estate
svuotato nel lucido ricordo di un addio
Sono solo e sono qui
esploro un coniugare
l'essenza di un verbo sconosciuto...
con il respiro rapito
immagino
i gesti morbidi
e sinuosi dei tuoi fianchi
nelle frenesie dell'amore.
È notte fonda e sono qui
che ti osservo e ti spio
sfiatato dai vani clamori dell'estate
svuotato nel lucido ricordo di un addio
Sono solo e sono qui
esploro un coniugare
l'essenza di un verbo sconosciuto...
con il respiro rapito
immagino
i gesti morbidi
e sinuosi dei tuoi fianchi
nelle frenesie dell'amore.
È notte fonda e sono qui
Sei fugace estate,
estasiata nelle tue braccia,
nelle tue acque di sirena
nei tuoi echi sovrani.
Fugace come un tramonto
e onda che scorre,
un respiro d'amore.
Ti sfiorano le mie dita
nel mare e con lui giocano
come fanciulli.
I tuoi canti forti
le tue notti insonni,
troppo breve il tuo viaggio,
troppo scarne le parole.
estasiata nelle tue braccia,
nelle tue acque di sirena
nei tuoi echi sovrani.
Fugace come un tramonto
e onda che scorre,
un respiro d'amore.
Ti sfiorano le mie dita
nel mare e con lui giocano
come fanciulli.
I tuoi canti forti
le tue notti insonni,
troppo breve il tuo viaggio,
troppo scarne le parole.
Non ho il pudore di nascondere le emozioni,
Le provo e le gusto
Come un bimbo col primo gelato
le vivo
Come un marinaio in una burrasca.
Barcollo come un ubriaco
Per il dolce sapore del tuo bacio.
E continuo a
desiderare te,
la tua mente
la tua carne
oggi, ancora di più.
Le provo e le gusto
Come un bimbo col primo gelato
le vivo
Come un marinaio in una burrasca.
Barcollo come un ubriaco
Per il dolce sapore del tuo bacio.
E continuo a
desiderare te,
la tua mente
la tua carne
oggi, ancora di più.
L'attrice scendendo dalla bicicletta si coprirebbe un po' il viso
con la sua vecchia racchetta da tennis
per fare di quell'ombra bizzarra un cesto traforato
dal quale lasciar cadere le rose del campo, e il tramonto,
e chissà cos'altro di lontanissimo giallo. Un improvviso
pensiero triste - recita la parola - oppure un filo sottile di vita
che sale nel resto del fumo.
che sale nel resto del fumo.
Il gelo mi trafigge
spaesata, costretta dal cielo
a lottare per la mia incolumità.
Ho visto occhi pieni di tempeste
ma ho corso tra correnti impetuose,
un raggio trafigge lo spesso muro
che il tuo cuore di sassi e piume
ha ammassato come scogliere.
Di lacrime e polvere mi macchio,
ma non ho peccato. Non vi è
nulla di più sincero di un amore
sponteneo.
Ricerca ostinata dell'essere
Ferito d'estasi
Braccato, corre, fugge e mai
S'arrende!
È l'urlo poeta che lacera
Catene dal nudo corpo in
Brandelli la carne sull'altare
Della vergogna nell'ombra
D'ogni uomo giace in
Indifferente apparenza, attesa.
Conquista dell'essere
All'orizzonte notturno
Invisibile costa, oltre il
Mare danzante nella
Mattutina ebrezza.
Idee, suoni, immagini e
Totale scontro sulla roccia
Scoglio dell'ignoranza, un
Cervello cinto disperso migra
Verso nuovi mari del Nord,
Un mercante d'animi su la
Sacra onda d'incertezza.
Così la creativa notte
Si spegne, e termina
In un malinconico oblio.
Ferito d'estasi
Braccato, corre, fugge e mai
S'arrende!
È l'urlo poeta che lacera
Catene dal nudo corpo in
Brandelli la carne sull'altare
Della vergogna nell'ombra
D'ogni uomo giace in
Indifferente apparenza, attesa.
Conquista dell'essere
All'orizzonte notturno
Invisibile costa, oltre il
Mare danzante nella
Mattutina ebrezza.
Idee, suoni, immagini e
Totale scontro sulla roccia
Scoglio dell'ignoranza, un
Cervello cinto disperso migra
Verso nuovi mari del Nord,
Un mercante d'animi su la
Sacra onda d'incertezza.
Così la creativa notte
Si spegne, e termina
In un malinconico oblio.
Silente, seduto sul mio verone
miravo il cielo azzurro e terso,
ascoltando un’antica canzone.
Mentre scrivevo qualche verso
e leggevo per diletto alcune fole
all’ombra del rutilante sole
un passero dal piumaggio bianco:
un niveo diamante mandarino,
planando, si posò vicino a me;
con eleganza da vero saltimbanco,
senza timore e tanto birichino,
passò qua e là fintanto che
io, sorpreso della sua baldanza,
nonché della sua bella contradanza
con l’indice gli sfiorai la testolina,
il dorso e pure la morbida codina.
Il passero col becco dolcemente
lambì del mio dito il polpastrello
e, vibrando il suo soffice mantello,
il messaggio fu per me eloquente.
Poi, saltellando, visitò la stanza
sempre con la stessa stravaganza
ed io gli offrii briciole di pane
vicino ad una pianta di begonia,
frantumate non da me lontane,
che beccò con giusta parsimonia,
propria di quasi tutti gli animali.
Indi, dimenando il capo e le sue ali,
il candido augellin riprese il volo
e, adagiatosi un poco su un piolo,
emise un canto di ringraziamento,
essendosi sentito a suo bell’agio.
Quel dì io trassi lena dall’evento,
obliando in parte il mio disagio,
che il Fato impose al mio tramonto
e pure all’alba volle un alto acconto.
Ci ho messo tanto ma c’è l’ho fatta
mi dicono che sei alla frutta
io invece sono già al caffè
la cena sta per finire, era per tre
ma uno non si è presentato
al cancello della tentazione.
L’hanno visto in stazione
è vecchio, ma in buono stato
ti manda i suoi saluti e si scusa.
Ora tornerà a casa dicono
il biglietto è scaduto, l’avvisa
il controllore, ci sono
cento euro da versare
sul conto degli uomini in divisa.
Parli e mi viene da pensare
a quando ero io quello che fuggiva
il più veloce possibile da te.
Il cuore però non mentiva
non potevo stare lontano da me.
Chi ha preparato la cena
è una strega, l’intruglio
è una pozione d’amore, la scena
sa di farsa, c’è un miscuglio
di ricordi inventati di sana pianta.
Non è stato amore, canta
Angelina, solo un brutto sogno
di un pomeriggio d’estate.
Quando sto per darle un pugno
mi fermi, ma credi ancora alle fate?
Guardati intorno, qui non c’è il mare
e la strada che porta in città
è chiusa. Siamo i soli a restare
lontani un miglio dalla verità,
per tutti la messa è finita.
Perché non facciamo una gita
ti chiedo, c’è un posto che è nostro
non è una memoria sbagliata
o solo un fiume d’inchiostro
almeno per finire in bellezza.
Il vento è lieve come una brezza
ma il sogno sta per finire
il risveglio è imminente
sarà dolce, servirà a lenire
le ferite del cuore e della mente.











