cullata come per saluto,
testa girata, indifferente e offesa
quasi per dir <ma chi t’ha mai veduto!>
Ma quella mano lisca affusolata
s’è aperta e chiusa,
modellata a ciao,
a segno di non aver scordato
quel bacio appassionato
e il contorno
che turbò quel giorno.
La rimanenza è storia,
ma basta così,
trionfi la memoria.
D'alcol della notte
Il vento d'estate caldo
Su per la chioma degli
Alberi sciolti lo spirito
Poeta divampa dal
Morente tetro arbusto
Fin sulle estinte pelli
D'angelo nel parco
Turchese vetro del mondo,
Scevro di penna e di foglio
Attende gocce di pioggia
Sulla fronte e sul corpo nudo
Sicché si raffreddi
L'inatteso ardore.
fiorisce tra altalene di gigli,
un graffio di cielo arrossisce
ed il giorno è compleanno di cuore,
pentagramma di neve sbucciato d’errore.
Fra sassolini di zucchero diamantati,
zigomi di foglie e corolle
son grembiule d’un volo di rondine,
cocktail d’orizzonte sorseggio
ed il pensier è sagitta scagliata nel vento.
la vita.
Ed ho resistito
alle intemperie.
Ho imparato
a lottare.
Ed a capire
il bene dal male.
Ho aperto
il cuore all'amore.
Ho aperto
l'anima alla felicità.
Ma non
è servito.
La vita mi
ha girato le spalle.
Mi ha sconfitta
mi ha battuta.
Adesso cammino
con il cuore infranto.
Ho chiuso
le porte alla vita.
Un giorno dopo l'altro
si spegne la speranza
in una vita all'insegna della fratellanza.
Le strade ormai non sono più sicure
e le città son divenute antri di paure.
Ogni giorno è uguale all'altro,
non dà avvenire di pace e sicurezza.
Branchi di lupi mimetizzati tra gente civile
predano ignari agnelli da aggredire
e sangue innocente far scorrere
impunemente.
Occhi speranzosi cercano invano
un ritorno ad avvenire normale, sereno, tranquillo
che si prospetta alquanto incerto ed assai lontano.
Dilaga la paura di colpi
che troppo spesso attaccano basso.
La speranza è ormai un'abitudine,
l'abietto orrore arriva da altra latitudine.
per questa notte
infinita come l'amore,
muovi i fianchi della mente
agita il desiderio del cuore
dammi il bacio più puro
più impuro del mio pensiero.
Ti tengo tra le braccia
con il respiro della mia pelle
e avvolgo le tue paure
dentro la forza di questo amore
che balla sulle punte
di anime come le nostre
come due cieli sfiorati
come due mari affogati.
Quando parli di una donnaascolta il vespro della sera riempie la mente .
LEI è l’acqua santa che
nutre e scorre.
L’aroma diffuso nelle tue nariciuna dea vestita d’acqua e saleun angolo di vento che scuoteuna bellezza che mai sfumauna bocca custodita.
Prospera musaforte e fragileamata risata che rallegraalchimia che placa!Amica ,Madre ,Sorella.
Addestra i tuoi spiriti di fuoco!
LEI è un bianco di nuvolail sognato domaniil taglio della menteun accumulo di luceuna perla d’ambrail poema nel solletico del mare.Benedetta da DIO
e dall’intenso rumore del cuore.
si gira e si rigira nella coperta grigia,
egli ha il voltastomaco e scende,
coi ginocchi contro il tremulo ventre,
col le dita dei piedi contratte.
Si desta continuamente,
in ricordo un debole suono,
lo spasmo di fanciulle innamorate.
Era una verde radura dove cantava un ruscello
che appendeva ai suoi steli i suoi cenci lucenti.
La luna scendeva come luminoso sipario
sul silenzio campestre.
Dormiva di schiena distesa,
non si curava del tormento,
dei piedi nudi e leggeri,
della gelida sera.
Su lacrime buone un lieve sorriso.
La sera, i raggi di luna sbavavano sul soffice seno,
sulla bagnata rosea pelle,
sugli aggrovigliati capelli,
nel verde cantuccio riposavano gli amanti
e i loro nidi di baci.
Il nostro fanciullo, ancora desto,
allora si dava gran pena:
"Quanta bellezza espressa tutta in quel giovane viso! Fanciulla cara non aprire quegli occhi! Ti prego!".
Poi pianse, più di tutti i fanciulli del mondo.
Affogato nella notte sorda
e nella fuga della felicità.
l’ho visto io stesso con i tuoi occhi.
Perché credi ai tuoi strani specchi
deformati non l’ho capito, ma ti assicuro
che per un baro quattro assi nella manica
sono meglio di una pistola carica.
C’è David col fantasma della madre
e Lizzy che sposa Collins, quel cretino
qualcuno cerca Lara sotto un tombino
mentre lei insegna storia a delle ladre.
La primavera qualcuno l'ha creata
Vivaldi dico io, tu ti fai una gran risata.
Come per l’estate, sostieni, è stato Dio
per autunno e inverno, non è dimostrato.
Il vicolo che dà sul porto è dissestato
e il bacio della buonanotte non è mio
sarà stato di un cacciatore di streghe
o di un balordo che ruba per farsi di droghe.
Ponzio Pilato oggi non si è visto
ha qualcosa di grosso per le mani
di sicuro si farà vivo domani
per sbrigare quella faccenda di Cristo.
C’è Bonaparte che intanto s’è intristito
s’è fatto un goccio alla festa di partito.
Distogli lo sguardo dai tuoi libri
e torna alla realtà, è tutto grigio
intorno e sulla tua bocca c’è lo sfregio
dell’età. I tuoi fantasmi sono ancora sobri
ma hanno già svuotato dei bicchieri
l’oggi è questo, ma i ricordi sono di ieri.
Annuncio l’estate
con la piena dei prati
-sono l’agronoma nei tuoi perimetri,
semino e m’innesto
E di quanti frutti saremo voraci
sai: come il succo ci fa bambini
-le gote diventano pesche di rossore
Così il tempo gira un’altra volta
al senso del sole
e brilli in emozioni
da scalfire le stelle e credere
che tutto stia lì scritto e censito,
con una lente il gioco nuovo
è conquistare l’universo
per mettercelo in tasca.
Ridendo
viaggiamo dentro la pelle
d’anima, maree e forze
d’attrazione
come spigoli di roccia
in un soliloquio di marea,
così orlerei grondaie di stelle,
grandinerei acquitrini di cuore,
sarei brina lunare sulla tua pelle.
Se tu mi amassi
come lacrima d’autunno
in un freddo giorno di settembre,
così scapiglierei frumento d’emozione,
abbacinerei aquiloni di cielo,
sarei valigia di colori ritrovata nel vento.
la vita cittadinesca, anima
fanciullesca, solleva dalle mura
a valle del pioppo e cattura: Ferrara.
Aulisce il suo vecchio respiro,
è perspicuo all'ombra dei rami,
il suo cuore nel castello celato,
che si leva lontano, ma batte
rinchiuso piacevoli ritmi, sicché pare
che vibri e pianga, ma di piacere,
sin dai porfidi della piazza,
su per la cattedrale, finché leggero
sfiora ogni pietra, ogni balcone o porta
o finestra tra le volte scure, ai giardini
sereni. Il tramonto su Ferrara lo si rammenta
fin da bambini, le mani intrecciate come
il tronco d'Olmo irto e pensoso, quanti
pianti hanno asciugato le tue radici,
quanto hanno udito i tuoi rami i sorrisi,
o le tue foglie accarezzato. Ferrara sei
bella, sei dei poeti la terra, che patria
hanno questi artisti se non nei crepuscoli
ammantati di luci, qua e là per vie giubilanti
e piazze allestite, e nelle fresche mattine
assopite, giacigli di braci di notturne passioni,
danzano con te tutte le anime, ti incontrano
sempre, anche quando non vogliono,
ti abbracciano, e tu doni loro il bacio
d'oro sulla fronte illibata, col canto
di musici di strada, ai confini di ebbre
taverne incantate e corroboranti
viottoli selciati, dove si mesce la fulgente
ardenza di animi buoni. Ferrara sei bella,
sei la farfalla azzurra appoggiata
su una bianca corolla, starti accanto
è stare accanto a un vecchio sogno.





gran Dio!




