Veloce orbita veemente,
là dove il tempo doma
in gravità ch’è assente
fluttuandone la chioma,
la Samantha sorridente
che confondesi col sol
quando più volte appare
nel dì celere in vol
repente assurto al mare
come stesse a fare un goal
nell’angusta navicella
tra i comandi e i compagni
d’avventura e di novella
a desinar privati e bagni
di sognar no: ritorno appella…
… fluite decadi “oh, my God!” una ventina
per, al finir d’un viaggio così lunge
la navigante tanto simile a fatina,
poter goder d’odor d’erba che punge
‘sì amata dai puelli –ella– Fata Turchina…!
4 commenti
Son azzurri gli spiriti
fusi nell'ossigeno
nel respiro del cielo
Sciolgono carezze
fra i lunghi capelli
fiori dolci sulle ali
e sogni soffiati
su soffici nuvole
nei giochi del vento
le piccole fate d'etere
danzano festose
sembran eterne bambine
Girandole di luce
appena visibili nei miei occhi
riempiti d'incanto
il volo delle Silfidi
mi sfiora il cuore
e sembro un'eterna bambina
Stringimi ai tuoi pensieri
come un caldo raggio di sole,
annodami ai colori dell’anima,
annoverami fra i baci dell’inverno
come una lanterna di mute parole.
Ingarbugliami al tuo cielo
come aquilone impigliato fra i rami,
enumerami fra i petali di un fiore,
cucimi alle rive del tuo cuore
come orizzonte di rondine in volo.
come un caldo raggio di sole,
annodami ai colori dell’anima,
annoverami fra i baci dell’inverno
come una lanterna di mute parole.
Ingarbugliami al tuo cielo
come aquilone impigliato fra i rami,
enumerami fra i petali di un fiore,
cucimi alle rive del tuo cuore
come orizzonte di rondine in volo.
Penso al singolare che c’è in te
che sei venuto a leggere,
ma son pochi minuti.
Nel luogo deserto, siamo noi due soli
e nel tuo selvaggio avvolgimento
stai lì, senza parlare.
Io non so, se porti fiori, oppure spade,
ma sento l’interno del tuo fuoco,
l’eroica rivolta, la tua presenza dura…
…misteriosa e folta.
Per te, il mio andamento ora è ansante
in stanze chiuse e profumate di piacere temerario;
di foglie sempreverdi,
di sacra carne, e audace pratica d’amore.
Il desiderio è brama lucida e ricchissima.
Il mio urlo stanotte, ha avuto cento registri…
…e tutti i suoni!


“Fa' ch' ogn' uno tralasci e balli e canti, l' aria che temperata dà piacere, e la staggion ch' invita tanti e tanti d' un dolcissimo sonno al bel godere.”
Dimesso
come l’aspetto
del nibbio che fischia,
l’autunno del flauto dolce
era adagio molto,
non lento
quanto
largo,
ma
ben più
arancione
della buccia
della zucca.
Anche noi
eravamo
stanchi
di un
sonno
greve:
esposti
al bacio
del sole
d'ottobre
come
la
pagina
superiore
della foglia
della vitis
vinifera.
Ma
era
ieri.
Noi
oggi
siamo
quasi vecchi,
già oltre la collina
e al di là dell'equinozio:
io, Jack il fabbro ubriacone,
tu una lanterna cucurbita
che emana una luce
azzurro intenso.
Come quello
del cielo
vicino
alla mia
buona stella.
Ero in viaggio in Africa, conobbi una gazzella e mi ci fidanzai.
All’inizio le cose erano un po’ complicate
Lei vegana io onnivoro.
Ma il sesso era fantastico.
Così arrivammo al primo anniversario.
La portai in Italia
L’Africa è bellissima ma troppi pericoli
Il leone e gli altri maschi di gazzella con cui lottare.
Lei si adattò immediatamente, cibo abbondante tutti i giorni
Nessun pericolo, niente più corse per fuggire.
Ingrassò
Una notte tornando a casa all’improvviso
La trovai a letto con tale Leone Batticarne, il macellaio.
Fu la fine, e per colpa del Leone,
non come immaginavo,
i casi della vita.
Lei disse che la colpa era mia e che il macellaio le dava quel brivido
Necessario per la felicità di una gazzella.
Mi diedi nell’ordine:
All’ alcool, a 12 puttane, a un corista della chiesa di Bergamo Alta,
al banghi giamping, al biliardo, alla corsa, alla frusta, alle barzellette
e a una nuova fidanzata.
Tutto in una settimana.
Andai in Africa
Lei si adattò immediatamente
Vivevamo in una grotta difesa dal fuoco.
Io andavo a caccia, stavamo bene.
Poi un giorno, nella savana, per caso la rivedo.
Lei la MIA gazzella.
Dimagrita era bellissima.
Non mi avvicinai, non mi feci vedere non ne ebbi il coraggio.
Morì sbranata da un leopardo,
non un leone,
i casi della vita.
Vai a capirli.
Io e la mia fidanzata
La stessa notte ci addormentammo
E uscimmo dai nostri corpi
Consapevoli – noi non i corpi-
Che non saremmo più tornati.
Ci disperdemmo diventando universo.
Pensare che ero un ragioniere di Voghera
Prima del viaggio in Africa.
Inaspettati squarci di vita.
Vivete la vostra
ci vediamo a parte, in parte, a parti nell’universo.
All’inizio le cose erano un po’ complicate
Lei vegana io onnivoro.
Ma il sesso era fantastico.
Così arrivammo al primo anniversario.
La portai in Italia
L’Africa è bellissima ma troppi pericoli
Il leone e gli altri maschi di gazzella con cui lottare.
Lei si adattò immediatamente, cibo abbondante tutti i giorni
Nessun pericolo, niente più corse per fuggire.
Ingrassò
Una notte tornando a casa all’improvviso
La trovai a letto con tale Leone Batticarne, il macellaio.
Fu la fine, e per colpa del Leone,
non come immaginavo,
i casi della vita.
Lei disse che la colpa era mia e che il macellaio le dava quel brivido
Necessario per la felicità di una gazzella.
Mi diedi nell’ordine:
All’ alcool, a 12 puttane, a un corista della chiesa di Bergamo Alta,
al banghi giamping, al biliardo, alla corsa, alla frusta, alle barzellette
e a una nuova fidanzata.
Tutto in una settimana.
Andai in Africa
Lei si adattò immediatamente
Vivevamo in una grotta difesa dal fuoco.
Io andavo a caccia, stavamo bene.
Poi un giorno, nella savana, per caso la rivedo.
Lei la MIA gazzella.
Dimagrita era bellissima.
Non mi avvicinai, non mi feci vedere non ne ebbi il coraggio.
Morì sbranata da un leopardo,
non un leone,
i casi della vita.
Vai a capirli.
Io e la mia fidanzata
La stessa notte ci addormentammo
E uscimmo dai nostri corpi
Consapevoli – noi non i corpi-
Che non saremmo più tornati.
Ci disperdemmo diventando universo.
Pensare che ero un ragioniere di Voghera
Prima del viaggio in Africa.
Inaspettati squarci di vita.
Vivete la vostra
ci vediamo a parte, in parte, a parti nell’universo.
Stretta nella mia fretta mattutina
tra gelidi e ruvidi grigiori
un passo alla volta, dispiego le ali
di una mente stropicciata dal sonno;
e nei cieli di fine Settembre
di sconfinati e leggeri celesti,
di batuffoli d'oro e rubino,
l' audace e sferzante pensiero
distende le sue ali nel vento:
si ridesta e rinasce a nuova vita
nell'infinito della fantasia.
Un nuovo giorno è qui.
tra gelidi e ruvidi grigiori
un passo alla volta, dispiego le ali
di una mente stropicciata dal sonno;
e nei cieli di fine Settembre
di sconfinati e leggeri celesti,
di batuffoli d'oro e rubino,
l' audace e sferzante pensiero
distende le sue ali nel vento:
si ridesta e rinasce a nuova vita
nell'infinito della fantasia.
Un nuovo giorno è qui.

Ogni volta…
che poso
il mio sguardo
su la gelida pietra,
su la muta immagine,
su l’assente cortese
per invocarti,
per ritrovarti,
per rianimarmi
oh mio gentil estinto,
oh mio dolce cuore,
oh mio fiero giorno
d’un tempo migliore,
d’un tempo pacioso,
d’un tempo cordiale…
de le stille
inondan
il presente amaro,
il presente avaro,
il presente avverso.
Ogni volta
vorrei fosse
la prima volta
d’un sorriso.
Ogni volta
vorrei fosse
l’ultima volta
d’un atrabile.
La nube bianca ha varcato l’uscio
e gli amanti hanno il volto coperto
il bacio è impossibile, ma la passione
è infuocata. Qualcuno scende dal cielo
è il marito di Mary Poppins o uno svitato
qualunque che lavora in banca? L’invitato
è in ritardo, c’è un sole nero ed è un velo
la notte, è l’iride che è scuro o la ragione
che scambia la realtà con un porto
di mare? C’è silenzio in questo fruscio.
Pensi anche tu che siamo alla frutta
se è una mela a farci respirare
o se è un sasso nel cielo a indicare
la via ai sognatori? La donna truccata
mi copre la vista del cielo, ma il mare
è una tavola piatta questa mattina
il sole ha piccoli occhi, non c’è brina
nei prati. Con questa pipa non puoi fumare
perché non esiste, se sei la mia fata
ti voglio accanto in questo vagare
nel regno della bellezza. Il colore
può cambiare, è calda ora questa grotta.

L’oscillazione è lenta,
ma è sempre tardi.
Suona l’ansietà crescente,nel non trovarti.
La clessidra è spaventosa
e il suo scorrere è possente.
Si scioglie il candelabro con le sue candele;
ancora per un po’ l’odore acre
di un liquefarsi resistente,
poi,un lampo che si spegne.

ma è sempre tardi.
Suona l’ansietà crescente,nel non trovarti.
La clessidra è spaventosa
e il suo scorrere è possente.
Si scioglie il candelabro con le sue candele;
ancora per un po’ l’odore acre
di un liquefarsi resistente,
poi,un lampo che si spegne.

Imparerai a stare al mondo
imparerai a tue spese
incontrerai mascherate, ipocriti e falsi
imparerai a non fidarti più di nessuno
nel tempo li riconoscerai guardandoli negli occhi
amati non perdere tempo per chi non ha tempo per te
amati , vivi e sorridi canta , balla
per ogni caduta sarei sempre più forte
non farti mettere da nessuno con le spalle al muro
imparerai , imparerai .
“Per essere creduto non bisogna dire che le menzogne necessarie.”
(Italo Svevo)
A
vent’anni
ero un parassita
senza una coscienza
che mi potesse ospitare;
e se parlavo con me stesso,
era in un confuso
linguaggio
onirico:
un dolcissimo
monologo interiore
che scandiva menzogne
e qualche sporadica verità.
Oggi sono un mutaforma
che si guarda vivere
e che aspetta
miraggi
e
visioni
che non
si avverano
davvero
mai.
È
tempo
di un'ultima
sigaretta, Zeno,
per sentirsi grandi
di grandezza latente;
e poi il finis terrae,
Cabo
de Boa
Esperança
e l'orizzonte
che si agita
nelle nostre
coscienze.
Noi siamo
ammalati a vita,
e non è colpa nostra
se questo continuo
riprodursi
di panorami
che ammaliano
è una meravigliosa
ipnotica Fatamorgana.
“Il pianto offusca le proprie colpe e permette di accusare, senz'obiezioni, il destino.”
(Italo Svevo)
Non andare, oh tu che tanto mi hai sopportato
Che per me sei morta...
ora..settimane...sei andata
Resto ricordo, resto vecchio che chiacchiera
nelle vie di quella panchina
buio di mesi
mi voglio nascondere in piazza
mia vecchia cara
a volte ricordo
i tuoi occhi blu ghiaccio di cartone animato
a volte ricordo, i tuoi pianti,
perche', io, piano, morivo, ogni secondo come il tempo
non voglio restare un male
preferirei morire
nei tuoi ricordi o nei sottoscala di un fienile
urla di rantoli, rantolavo giu per la vita.
urlo di sandali, l eco dei tuoi passi andati in questa mente
il mio ginsberg ce l hai tu
come la mia pioggia e anima
scale di strazi poi
birre di pianti sai
vini di stragi
pugni distrutti in faccia ai muri
sogni dileguati nei miei letti sudati
nei mesi al sud o in questa nuova casa
la mia spiritualita' resta l unica strada
i miei libri l unica fata
ora... settimane...sei andata..
io gioisco forse se bevo
qualche buona annata
qualche nuovo cuore
che mi stuzzica, mi ruggisce
almeno alla facciata...
Che per me sei morta...
ora..settimane...sei andata
Resto ricordo, resto vecchio che chiacchiera
nelle vie di quella panchina
buio di mesi
mi voglio nascondere in piazza
mia vecchia cara
a volte ricordo
i tuoi occhi blu ghiaccio di cartone animato
a volte ricordo, i tuoi pianti,
perche', io, piano, morivo, ogni secondo come il tempo
non voglio restare un male
preferirei morire
nei tuoi ricordi o nei sottoscala di un fienile
urla di rantoli, rantolavo giu per la vita.
urlo di sandali, l eco dei tuoi passi andati in questa mente
il mio ginsberg ce l hai tu
come la mia pioggia e anima
scale di strazi poi
birre di pianti sai
vini di stragi
pugni distrutti in faccia ai muri
sogni dileguati nei miei letti sudati
nei mesi al sud o in questa nuova casa
la mia spiritualita' resta l unica strada
i miei libri l unica fata
ora... settimane...sei andata..
io gioisco forse se bevo
qualche buona annata
qualche nuovo cuore
che mi stuzzica, mi ruggisce
almeno alla facciata...
Acrobazie d’orizzonte
son spirali di caduca neve,
fazzoletti d’un respiro di sole,
baci stellati fra sillabe di cotone.
Intonaco di cielo e poesia di cartone,
clessidre lunari e polvere d’alluvione,
riflessi d’anima s’inchinano alla sera:
brilla dolcemente metafora di cuore
ed il vento è un piccolo acquerello di primavera.
son spirali di caduca neve,
fazzoletti d’un respiro di sole,
baci stellati fra sillabe di cotone.
Intonaco di cielo e poesia di cartone,
clessidre lunari e polvere d’alluvione,
riflessi d’anima s’inchinano alla sera:
brilla dolcemente metafora di cuore
ed il vento è un piccolo acquerello di primavera.

t'ho vissuto nel sogno d'ansimanti vertigini
nell'aria stremata di te su calde orme di passi silenziosi
assottigliano l'essenza d'una dolce cadenza passionale
alleata d'un richiamo conturbante
sfuggente nell'incertezza che accresce la cupidigia dei sensi
tessuti in un'implosione d'erica
nel suo ridestare vezzi amaranto
dischiusi nel tuo cielo nascosto
mentre la luna calante armoniosa di mani gestuali
plasma il tuo volto...
che invano ho cercato nel rumore della folla










