Il silenzio conversava,
s’imperlava d’un breve temporale,
raggomitolava calligrafia di giglio,
cipria silvestre d’un palpito solare.
Un plenilunio febbricitava d’emozioni,
scampoli di luce naufragavano solitari
come orologi di cuore accartocciati
fra sbadigli d’aurora scarmigliati
ed il cielo è ora passeggiata stellare,
scalza bocca aranciata d’estate
fra briciole roventi di crepuscoli autunnali.
s’imperlava d’un breve temporale,
raggomitolava calligrafia di giglio,
cipria silvestre d’un palpito solare.
Un plenilunio febbricitava d’emozioni,
scampoli di luce naufragavano solitari
come orologi di cuore accartocciati
fra sbadigli d’aurora scarmigliati
ed il cielo è ora passeggiata stellare,
scalza bocca aranciata d’estate
fra briciole roventi di crepuscoli autunnali.
4 commenti
Succede che mi chino dai tramonti in Giugno
quando nei tuoi occhi di garofano fioriscono
petali di luce,
e più in là papaveri solitari ondeggiano
sotto le dita di glicine del vento
e il mio cuore sanguina come una vergine.
Passeggio con calma e spiccioli in tasca,
la sera spande la rosa sui miei vestiti che odorano di strade
e succede che sono stanco di me stesso,
delle parole,
della poesia che cerco come un piccolo Majakovskji
quando l'aria calda come sangue mi spinge in certi angoli,
in vicoli profumati con caffè e cipolle,
presso mura stonacate di case umide dove stanno
orribili volti di cera intagliati sulle porte,
dentiere lasciate a macerare in un bicchiere,
fermacapelli abbandonati su lavatrici stanche,
ombrelli nudi come ombelichi, fiori morti sulle gonne delle donne
e balconi con biancheria stesa su fili di ferro.
Io non voglio che un giardino in cui piantare una radice,
una bottiglia per serbare l'anima
perchè anche il mare può starsene in una conchiglia
e la terra nuda nel palmo della mano
ma l'uomo è più alto del cielo e più profondo dello spazio
e può se vuole sentire lacrime di farfalla
quando lo splendore è accovacciato sulla terra umida
come un bambino nascosto sotto al tavolo.
Lasciatemi piangere il tempo ora,
ricucire anello per anello le mie vene in un fiume di spighe azzurre
e datemi l'acqua e il fuoco,
la lotta e la resa,
il Sole avvolto in fasce tra le braccia della Luna
e datemi un bacio con labbra piene d'amore.
quando nei tuoi occhi di garofano fioriscono
petali di luce,
e più in là papaveri solitari ondeggiano
sotto le dita di glicine del vento
e il mio cuore sanguina come una vergine.
Passeggio con calma e spiccioli in tasca,
la sera spande la rosa sui miei vestiti che odorano di strade
e succede che sono stanco di me stesso,
delle parole,
della poesia che cerco come un piccolo Majakovskji
quando l'aria calda come sangue mi spinge in certi angoli,
in vicoli profumati con caffè e cipolle,
presso mura stonacate di case umide dove stanno
orribili volti di cera intagliati sulle porte,
dentiere lasciate a macerare in un bicchiere,
fermacapelli abbandonati su lavatrici stanche,
ombrelli nudi come ombelichi, fiori morti sulle gonne delle donne
e balconi con biancheria stesa su fili di ferro.
Io non voglio che un giardino in cui piantare una radice,
una bottiglia per serbare l'anima
perchè anche il mare può starsene in una conchiglia
e la terra nuda nel palmo della mano
ma l'uomo è più alto del cielo e più profondo dello spazio
e può se vuole sentire lacrime di farfalla
quando lo splendore è accovacciato sulla terra umida
come un bambino nascosto sotto al tavolo.
Lasciatemi piangere il tempo ora,
ricucire anello per anello le mie vene in un fiume di spighe azzurre
e datemi l'acqua e il fuoco,
la lotta e la resa,
il Sole avvolto in fasce tra le braccia della Luna
e datemi un bacio con labbra piene d'amore.
A
volte
eroico,
altre volte
un po' meno,
io
sono
comunque
solo uno che sogna
vecchi sogni già sognati:
come i fallimenti delle illusioni
e i fantasmi che tengono svegli.
Tu invece sei triste, accigliato,
atterrito dalla tua stessa
inutile sofferenza;
e io mai farò
quel che
scrivo
per
te.
Un uomo
vecchio e cieco
non la cerca, ma piange,
quando pensa a casa sua.
Camminando sull'umida terra
adornata a festa,
nella penombra del bosco,
contemplo:
le foglie,
coccolate dal sole,
mostrano fiere
le vesti sfolgoranti
e sembrano mani
che cullate dal vento,
dondolano "unite"
nell'aria autunnale.
Stupita,m'appare improvviso,
un piccolo cuore variopinto.
E' il cuore del Mondo
stampato nell'immensita'.
E mentre gli arbusti
intrecciano storie fatate di cavalieri,
mi adagio sul manto festoso.
La quiete del bosco,
sublime dimora
dell'anima mia,
risveglia i ricordi.
Fluttuano leggiadri i pensieri..
ed una piccola foglia dorata
accarezza la mia memoria.
adornata a festa,
nella penombra del bosco,
contemplo:
le foglie,
coccolate dal sole,
mostrano fiere
le vesti sfolgoranti
e sembrano mani
che cullate dal vento,
dondolano "unite"
nell'aria autunnale.
Stupita,m'appare improvviso,
un piccolo cuore variopinto.
E' il cuore del Mondo
stampato nell'immensita'.
E mentre gli arbusti
intrecciano storie fatate di cavalieri,
mi adagio sul manto festoso.
La quiete del bosco,
sublime dimora
dell'anima mia,
risveglia i ricordi.
Fluttuano leggiadri i pensieri..
ed una piccola foglia dorata
accarezza la mia memoria.
Sarà che mi sento al sicuro
nel mio cubo di altari
che gusto a distanza
le arpe e i corni
dove bacche rosse
facevano da sogno al cinghiale -
ancora pochi giorni di attesa
e i pettirossi saranno liberi
di cadere dolci
con ossa di foglia,
con la stessa anima simmetrica
delle mie pareti.

e i pettirossi saranno liberi
di cadere dolci
con ossa di foglia,
con la stessa anima simmetrica
delle mie pareti.
Sotto nuvole perlacee,
fumanti umidità sospese
fumanti umidità sospese
e imponenti migrazioni.
Di ciò che sembrava amore,
la cicatrice è forte…
la cicatrice è forte…
…curata in acini da bere.
Dell’eterno inganno
è prostrata malinconia,
è prostrata malinconia,
con raffiche aguzze come freccia.
Un sottile veleno,
per il calvario vano, del battuto cuore.
ore.
ore.Svejateve signori che leggete
‘e poesie mie senza pretese,
‘o so che, a vorte, faccio addormentà
anche chi c’ha na granne volontà.
Ma io so questo ,solo ‘ntentativo
co sti strambotti d’esse riflessivo,
pe farlo uso solo ironia
si nun riesce , nun è corpa mia.
Che poi so pure tanto presuntuoso
mejo sarebbe restare silenzioso.
Ma quanno a fregola de scrive me prenne,
è come ‘n foco, ‘n ardere perenne.
Nun so specializzato nell’amore,
niente a che fa nemmeno cor dolore,
l’acquarelli nun sono c…asi miei,
ad un filosofo nun ricorrerei.
Scrivo così, tanto p’esternà
quello che ho dentro e me fa pensà.
Ve faccio ride perché ho una capoccia
più dura de ‘na granne roccia,
più l’utilizzo e più fa sembrà
‘na barzelletta tutto er mio pensà.
Roba de poco conto er mio “poetare”
‘n po’ svampito e da interpretare.
Quello che mi farebbe imbestialire
è sapere di fare assopire
qualsiasi mio granne estimatore
si c’è quarcuno…si quarche lettore.
Perché, vedete, io a poesia
a ‘ntendo semplice, senza ipocrisia.
S’a scrivo bella te poi divertì,
s’a scrivo brutta nun te poi addormì!
‘e poesie mie senza pretese,
‘o so che, a vorte, faccio addormentà
anche chi c’ha na granne volontà.
Ma io so questo ,solo ‘ntentativo
co sti strambotti d’esse riflessivo,
pe farlo uso solo ironia
si nun riesce , nun è corpa mia.
Che poi so pure tanto presuntuoso
mejo sarebbe restare silenzioso.
Ma quanno a fregola de scrive me prenne,
è come ‘n foco, ‘n ardere perenne.
Nun so specializzato nell’amore,
niente a che fa nemmeno cor dolore,
l’acquarelli nun sono c…asi miei,
ad un filosofo nun ricorrerei.
Scrivo così, tanto p’esternà
quello che ho dentro e me fa pensà.
Ve faccio ride perché ho una capoccia
più dura de ‘na granne roccia,
più l’utilizzo e più fa sembrà
‘na barzelletta tutto er mio pensà.
Roba de poco conto er mio “poetare”
‘n po’ svampito e da interpretare.
Quello che mi farebbe imbestialire
è sapere di fare assopire
qualsiasi mio granne estimatore
si c’è quarcuno…si quarche lettore.
Perché, vedete, io a poesia
a ‘ntendo semplice, senza ipocrisia.
S’a scrivo bella te poi divertì,
s’a scrivo brutta nun te poi addormì!
Sulle tue corde tese
arpeggio la sinfonia
calda e impetuosa
che dalle mie dita attendi
rallento nel solfeggio ipnotico
delle mie mani
sul tuo corpo
giocando cambi di ritmo
e le mie labbra
accennano melodie proibite
sul tuo pentagramma segreto
incantando i tuoi sensi
pienamente sedotti
arpeggio la sinfonia
calda e impetuosa
che dalle mie dita attendi
rallento nel solfeggio ipnotico
delle mie mani
sul tuo corpo
giocando cambi di ritmo
e le mie labbra
accennano melodie proibite
sul tuo pentagramma segreto
incantando i tuoi sensi
pienamente sedotti
Come il cielo
respiro i giorni e le notti
e conto i giorni e le notti
mentre piove
esce il sole
soffia il vento
e due foglie un pò arrossate
mi parlano di Autunno.
Come il cielo
danzo contando le nuvole
e ascolto cento mille voci
odori e rumori
che assordano ed intrecciano il mio tempo.
Tu ... Tu sosti contando le ore
addormenti gli occhi su cotone e lino bianco
fiori di lillà e quadretti colorati.
Nel silenzio delle bianche pareti
e senza troppi pianti
mi dici che come un temporale
passerà…

respiro i giorni e le notti
e conto i giorni e le notti
mentre piove
esce il sole
soffia il vento
e due foglie un pò arrossate
mi parlano di Autunno.
Come il cielo
danzo contando le nuvole
e ascolto cento mille voci
odori e rumori
che assordano ed intrecciano il mio tempo.
Tu ... Tu sosti contando le ore
addormenti gli occhi su cotone e lino bianco
fiori di lillà e quadretti colorati.
Nel silenzio delle bianche pareti
e senza troppi pianti
mi dici che come un temporale
passerà…

stattene ad ascoltare ragni
immaginari sulle tue spalle
spaventato dalle tue unghie
stattene a galla
nel sangue di ieri
che diventa corpuscolo
di nervi
stattene
oh vecchia anima
a far l amore con i fantasmi
ad eccitarti con i tuoi morti
a sorridere di resti
a far compagnia a questi corvi
stattene
solo con la morte
che si beve a galloni
quella che arde i corpi
degli ormai senza cuori
stattene
a scrivere scenette di romanzi
per la vergara all angolo
della tua stanza ormai infiamme
dopo quell ultimo vero bacio
dopo le stelle che tramontano
con l ultimo treno
stattene
ad aspettare albe inutili
piovose e cieche ai tuoi occhi
di povero angelo senza ali
ne corpo ne corraggio
ne morte. pronto alla fine
stattene
vecchio idiota a chiacchierare
con le tante
sguattere che attraversano i tuoi polsi
il tuo polso sinistro freme
il tuo cuore pero' geme
e stattene
a farlo piangere
tanto non ci hai mai capito niente.
immaginari sulle tue spalle
spaventato dalle tue unghie
stattene a galla
nel sangue di ieri
che diventa corpuscolo
di nervi
stattene
oh vecchia anima
a far l amore con i fantasmi
ad eccitarti con i tuoi morti
a sorridere di resti
a far compagnia a questi corvi
stattene
solo con la morte
che si beve a galloni
quella che arde i corpi
degli ormai senza cuori
stattene
a scrivere scenette di romanzi
per la vergara all angolo
della tua stanza ormai infiamme
dopo quell ultimo vero bacio
dopo le stelle che tramontano
con l ultimo treno
stattene
ad aspettare albe inutili
piovose e cieche ai tuoi occhi
di povero angelo senza ali
ne corpo ne corraggio
ne morte. pronto alla fine
stattene
vecchio idiota a chiacchierare
con le tante
sguattere che attraversano i tuoi polsi
il tuo polso sinistro freme
il tuo cuore pero' geme
e stattene
a farlo piangere
tanto non ci hai mai capito niente.
Distese di grano
ardono come aquiloni di stelle.
Sfavilla il brusio della sera
intarsiando i miei capelli
d’un calice sfibrato di vino d’agosto
e temporalesca poesia di primavera.
Nevica un firmamento di luce
nell’ampolla recisa del cuore,
tavolozze di sole son zagare di rose.
Inciprio segmenti d’universo,
annodo farfalle alle arpe del vento.
ardono come aquiloni di stelle.
Sfavilla il brusio della sera
intarsiando i miei capelli
d’un calice sfibrato di vino d’agosto
e temporalesca poesia di primavera.
Nevica un firmamento di luce
nell’ampolla recisa del cuore,
tavolozze di sole son zagare di rose.
Inciprio segmenti d’universo,
annodo farfalle alle arpe del vento.
Voglio morire
tra le braccia dell’amore,
tra i sospiri che mi alitano
accanto e addosso.
Voglio ammalarmi di vita e
sprofondare negli abbracci
che ho vestito di tenerezza,
cullato con gioia e condiviso
con i dolori.
… E morrà il mio corpo ma, libera,
l’anima migrerà nel ricordo che
scorrerà sui semi che interro.
… Lupa che ulula alla luna,
ogni notte…
Voglio morire al canto di cicale,
ad un primo bacio del sole
e sulla spuma di mare.
Inabissarmi come sirena
per cambiar lido
ma lì lasciar la mia orma.
E su quelle ali di gabbiano
lascerò la mia voglia di sognare,
che sia di me l’emblema più forte.
… Morirò, tra le braccia della vita…
tra le braccia dell’amore,
tra i sospiri che mi alitano
accanto e addosso.
Voglio ammalarmi di vita e
sprofondare negli abbracci
che ho vestito di tenerezza,
cullato con gioia e condiviso
con i dolori.
… E morrà il mio corpo ma, libera,
l’anima migrerà nel ricordo che
scorrerà sui semi che interro.
… Lupa che ulula alla luna,
ogni notte…
Voglio morire al canto di cicale,
ad un primo bacio del sole
e sulla spuma di mare.
Inabissarmi come sirena
per cambiar lido
ma lì lasciar la mia orma.
E su quelle ali di gabbiano
lascerò la mia voglia di sognare,
che sia di me l’emblema più forte.
… Morirò, tra le braccia della vita…
Vedo i tuoi occhi e parte dei tuoi capelli.
Tu no.
Tu mi vedi bene.
Sposti gli occhi dalla strada allo specchietto.
Ti piaccio.
Lo sento.
E quando punti gli occhi nello specchietto trovi i mei.
Sguardi.
Sarebbe bello sentire la tua voce
Sapere come ti chiami.
Sarebbe bello aprirti il mio cuore
Sorriderci
Vederti giocare con i capelli mentre parliamo.
Parlarti di questa mattina,
parlarti dei miei sogni,
di me da bambino
e delle mie fantasie inconfessabili.
E ascoltarti.
Raccontarsi ad uno sconosciuto come se ci si conoscesse da sempre.
Sarebbe bello fermarsi in un motel
In una stanza
Guardarti mentre ti spogli.
Fare la doccia assieme
Corpi sconosciuti che si presentano
Che scivolano coperti di sapone.
La tua bocca
Sfiorarla con le dita
Poi premerle contro con forza
Schiacciandola contro i denti
Asciugarci a vicenda sentire il tuo profumo
I tuoi capelli
Poi rivestirci
Abbiamo fatto l’amore, senza farlo.
Abbiamo FATTO l’amore, prima non c’era
L’abbiamo fatto , costruito, realizzato noi due da sconosciuti.
Bello
Sarebbe bello.
Ma tu giri a destra e io proseguo dritto
Oggi sarà una bella giornata
Quando fai l’amore ti resta addosso
E chi ti sta intorno ne beneficia
Come quelli che lavorano con l’oro
E un po’ di polvere gli resta sui vestiti, sulle mani tra i capelli
E incontrandoli il vento ne trasporta un poco su di te
Oggi è un giorno di sorrisi.
Tu no.
Tu mi vedi bene.
Sposti gli occhi dalla strada allo specchietto.
Ti piaccio.
Lo sento.
E quando punti gli occhi nello specchietto trovi i mei.
Sguardi.
Sarebbe bello sentire la tua voce
Sapere come ti chiami.
Sarebbe bello aprirti il mio cuore
Sorriderci
Vederti giocare con i capelli mentre parliamo.
Parlarti di questa mattina,
parlarti dei miei sogni,
di me da bambino
e delle mie fantasie inconfessabili.
E ascoltarti.
Raccontarsi ad uno sconosciuto come se ci si conoscesse da sempre.
Sarebbe bello fermarsi in un motel
In una stanza
Guardarti mentre ti spogli.
Fare la doccia assieme
Corpi sconosciuti che si presentano
Che scivolano coperti di sapone.
La tua bocca
Sfiorarla con le dita
Poi premerle contro con forza
Schiacciandola contro i denti
Asciugarci a vicenda sentire il tuo profumo
I tuoi capelli
Poi rivestirci
Abbiamo fatto l’amore, senza farlo.
Abbiamo FATTO l’amore, prima non c’era
L’abbiamo fatto , costruito, realizzato noi due da sconosciuti.
Bello
Sarebbe bello.
Ma tu giri a destra e io proseguo dritto
Oggi sarà una bella giornata
Quando fai l’amore ti resta addosso
E chi ti sta intorno ne beneficia
Come quelli che lavorano con l’oro
E un po’ di polvere gli resta sui vestiti, sulle mani tra i capelli
E incontrandoli il vento ne trasporta un poco su di te
Oggi è un giorno di sorrisi.
Pensiero, che dalla mia segreta anima mi giungi,
lieve come un tacito alito di vento;
come limpida rugiada spilli dalle mie meningi
e che senza alcun suono io ti sento.
Sento il tuo fremito che trapassa la mia mortale mente;
t’espandi nell’etere circostante, immateriale, impalpabile,
misterioso e nessun altro cuor ti sente.
Sol con le parole mie ti rendi all’altri comprensibile.
Un poeta solo a te si rivolge per ascendere alle più alte mete;
egli sente e trasmuta il tuo vibrare, come un violino che suona una sinfonia,
per saziar l’anime che, arse, cercano di lenir, d’arte, la loro sete
e a tutti sa dare amore, gioia, profonde estasi e melanconia.
Poesia, che alle note musicali unisci l’armonia;
limpida fonte dove il verso suona e crea arie nuove,
per l’anima sognante, che và verso la perfetta ed eterna via
e che dell’uomo il ferino sussulto, rimuove.
Tu arricchisci, con essenze pure, lo spirito che punta all’infinito;
crei il vero, il bello, il divino e il giusto,
sintesi di vibrante luce, d’illusione e mito,
e ai nobili cuori dai, consolando, il tuo sublime gusto.
Porti negli animi miseri, sterili e inariditi,
quel palpito che sublima e arricchisce;
ravvivi quegli amor che si sono già spenti o un po’ sopiti;
dai l’impulso a colui che ad alte vette ambisce.
Tu, o pensiero, al pittor prendi la mano, che il pennello e i colori tiene,
e che sulla tela esprime immagini limpide e supreme;
porti l’umana mente a studiar, nelle notti serene,
i pianeti, le stelle e l’universo che, infinito, freme.
Anche l’intimo della materia a te si svela,
dove l’atomo scintilla e crea la vita;
e come il marinar solca il mare con la sua vela,
fai solcare i cieli dove l’atmosfera si fa finita.
Tu, sempre, sai realizzare tutti i sogni più sublimi;
le arcane memorie sai ridestar e sai renderle più vicine,
ebbre di ricordi lieti, mesti o di ruggenti amori primi;
di vittorie, di sconfitte, lieti eventi e soavi paroline.
Ininterrottamente cerchi di sanare il male inaspettato
di una umanità che dolorante si trascina amaramente,
sulla superficie d’un pianeta bello, ma spietato;
sai asciugar le lacrime di questo essere splendido e innocente.
Il vento, poi, ti porta via lontano fino ai più remoti ultimi confini,
come raggi di luce che viaggiano veloci e trasparenti;
l’eco tuo rimbomba in quei lontani liti e li rende più vicini
e, come il suono ritorna, tu ritorni portando le gioie a lenir le lacrime e i tormenti.
Dedicata a Vera Lezzi con tanto affetto. Luigi
lieve come un tacito alito di vento;
come limpida rugiada spilli dalle mie meningi
e che senza alcun suono io ti sento.
Sento il tuo fremito che trapassa la mia mortale mente;
t’espandi nell’etere circostante, immateriale, impalpabile,
misterioso e nessun altro cuor ti sente.
Sol con le parole mie ti rendi all’altri comprensibile.
Un poeta solo a te si rivolge per ascendere alle più alte mete;
egli sente e trasmuta il tuo vibrare, come un violino che suona una sinfonia,
per saziar l’anime che, arse, cercano di lenir, d’arte, la loro sete
e a tutti sa dare amore, gioia, profonde estasi e melanconia.
Poesia, che alle note musicali unisci l’armonia;
limpida fonte dove il verso suona e crea arie nuove,
per l’anima sognante, che và verso la perfetta ed eterna via
e che dell’uomo il ferino sussulto, rimuove.
Tu arricchisci, con essenze pure, lo spirito che punta all’infinito;
crei il vero, il bello, il divino e il giusto,
sintesi di vibrante luce, d’illusione e mito,
e ai nobili cuori dai, consolando, il tuo sublime gusto.
Porti negli animi miseri, sterili e inariditi,
quel palpito che sublima e arricchisce;
ravvivi quegli amor che si sono già spenti o un po’ sopiti;
dai l’impulso a colui che ad alte vette ambisce.
Tu, o pensiero, al pittor prendi la mano, che il pennello e i colori tiene,
e che sulla tela esprime immagini limpide e supreme;
porti l’umana mente a studiar, nelle notti serene,
i pianeti, le stelle e l’universo che, infinito, freme.
Anche l’intimo della materia a te si svela,
dove l’atomo scintilla e crea la vita;
e come il marinar solca il mare con la sua vela,
fai solcare i cieli dove l’atmosfera si fa finita.
Tu, sempre, sai realizzare tutti i sogni più sublimi;
le arcane memorie sai ridestar e sai renderle più vicine,
ebbre di ricordi lieti, mesti o di ruggenti amori primi;
di vittorie, di sconfitte, lieti eventi e soavi paroline.
Ininterrottamente cerchi di sanare il male inaspettato
di una umanità che dolorante si trascina amaramente,
sulla superficie d’un pianeta bello, ma spietato;
sai asciugar le lacrime di questo essere splendido e innocente.
Il vento, poi, ti porta via lontano fino ai più remoti ultimi confini,
come raggi di luce che viaggiano veloci e trasparenti;
l’eco tuo rimbomba in quei lontani liti e li rende più vicini
e, come il suono ritorna, tu ritorni portando le gioie a lenir le lacrime e i tormenti.
Dedicata a Vera Lezzi con tanto affetto. Luigi
Cerchi l’ago in un pagliaio e ci trovi una biscia
che striscia sul cuore, la stalla non è una stella
e il guano è opaco. Ci sono case disabitate
di fronte, stanno cadendo a pezzi, non è stato
un uragano, è il tempo che è passato in fretta.
Qualcuno dice che è stata un’illusione usa e getta
del viandante sulla strada, è un vero peccato
che sia tutto falso. Le statistiche vanno aggiornate
ora c’è una croce in più sul petto, la bidella
ha stregato il marito, ma non la passerà liscia.
Colombo non ha scritto la Traviata, ha scoperto
l’America mentre cercava l’India, ci sarà rimasto
male sulle prime. Può capitare a chi sonda l’ignoto
di sbagliarsi, a volte la prima impressione
può essere errata oppure è proprio l’ultima
a dimostrarsi corretta. Il paziente in coma
si è risvegliato per Natale, c’è stata emozione
e la festa è stata perfetta, poi ha trovato una foto
sul comodino di casa, quella di un posto
sconosciuto e di una donna che l’ha tradito.













