Mi mancano i tuoi occhi e il tuo sorriso
quelli che fai quando ti specchi nel mare
e l'espressione del tuo viso
quando mi pensi e cominci a sognare
Mi appoggio al vento delle tue parole
quelle che portano il profumo della voce
al ghiaccio, quello spesso delle gole
all'impeto del fiume quando trova la sua foce.
Ho bisogno di camminare dentro l'anima
a piedi nudi senza la voglia di arrivare
di sentire fuoco e acqua che si baciano
dolcemente come se fosse normale
ti chiamerei anche senza avere un nome
e scioglierei dentro a un vulcano i lineamenti
di ogni amore ascoltandone i lamenti.
Ti accorgi di ciò che perdi tutti i giorni?
come le lacrime che non fermi nei tuoi occhi
e i desideri a volte spogli e a volte adorni
lasciati in aria come i baci che tu lentamente scocchi.
Ho bisogno di fermarmi a respirare
nella soffitta polverosa dei pensieri
come gli scogli che vorrebbero nuotare
ma di quel mare non conoscono i sentieri
Avrei bisogno di poterti respirare
come un bambino cerca l'aria quando nasce
fosse per lui ci proverebbe a camminare
ma della vita i sentieri non conosce
fosse per lui ci proverebbe a camminare
ma come l'amore aspetterà se cresce
aspetterà se cresce.
quelli che fai quando ti specchi nel mare
e l'espressione del tuo viso
quando mi pensi e cominci a sognare
Mi appoggio al vento delle tue parole
quelle che portano il profumo della voce
al ghiaccio, quello spesso delle gole
all'impeto del fiume quando trova la sua foce.
Ho bisogno di camminare dentro l'anima
a piedi nudi senza la voglia di arrivare
di sentire fuoco e acqua che si baciano
dolcemente come se fosse normale
ti chiamerei anche senza avere un nome
e scioglierei dentro a un vulcano i lineamenti
di ogni amore ascoltandone i lamenti.
Ti accorgi di ciò che perdi tutti i giorni?
come le lacrime che non fermi nei tuoi occhi
e i desideri a volte spogli e a volte adorni
lasciati in aria come i baci che tu lentamente scocchi.
Ho bisogno di fermarmi a respirare
nella soffitta polverosa dei pensieri
come gli scogli che vorrebbero nuotare
ma di quel mare non conoscono i sentieri
Avrei bisogno di poterti respirare
come un bambino cerca l'aria quando nasce
fosse per lui ci proverebbe a camminare
ma della vita i sentieri non conosce
fosse per lui ci proverebbe a camminare
ma come l'amore aspetterà se cresce
aspetterà se cresce.
10 commenti
Nun pe ariscimmiottà nota canzone,
che da mi donna faccio ora menzione.
Che, nun se sa che ognuno è diverso ?
Magari pò apparir puro controverso.
Magica no, pò apparire strana,
io dico ch’è sortanto un po’ barzana.
Ma è bona!
Bona de core e bona all’apparire,
sarà pe questo che a me me fa morire.
Nun è nemmeno superaccessoriata,
n’e su fattezze e pur morigerata.
Ma, l’infingarda, sa come colpire,
arzanno appena a gonna, per capire.
Lingua tagliente, lingua biforcuta
se beve Socrate co tutta la cicuta.
Trilussa e er Belli nun hanno ancor capito
che d’ironia sono sortanto un mito,
perché da quanno che è nata lei
i loro sono solo piagnistei.
Me gira attorno come fosse distratta
e a un tratto torna a fa la matta.
Botta de vita je viene l’esigenza
de dare un senso all’intraprendenza,
m’ammolla li indò m’avea lassato
come se fossi ‘n rincojonito !
Ma io adoro quegli occhi belli
che quanno sverza son più brillarelli
e mostrano co gran lucidità
la granne dote che è ‘a semplicità.
Che devo di de più da mi regazza,
si nun che è totalmente pazza ?
e n’artro pazzo so artrettanto io,
pazzo de lei, te ringrazio Dio !
che da mi donna faccio ora menzione.
Che, nun se sa che ognuno è diverso ?
Magari pò apparir puro controverso.
Magica no, pò apparire strana,
io dico ch’è sortanto un po’ barzana.
Ma è bona!
Bona de core e bona all’apparire,
sarà pe questo che a me me fa morire.
Nun è nemmeno superaccessoriata,
n’e su fattezze e pur morigerata.
Ma, l’infingarda, sa come colpire,
arzanno appena a gonna, per capire.
Lingua tagliente, lingua biforcuta
se beve Socrate co tutta la cicuta.
Trilussa e er Belli nun hanno ancor capito
che d’ironia sono sortanto un mito,
perché da quanno che è nata lei
i loro sono solo piagnistei.
Me gira attorno come fosse distratta
e a un tratto torna a fa la matta.
Botta de vita je viene l’esigenza
de dare un senso all’intraprendenza,
m’ammolla li indò m’avea lassato
come se fossi ‘n rincojonito !
Ma io adoro quegli occhi belli
che quanno sverza son più brillarelli
e mostrano co gran lucidità
la granne dote che è ‘a semplicità.
Che devo di de più da mi regazza,
si nun che è totalmente pazza ?
e n’artro pazzo so artrettanto io,
pazzo de lei, te ringrazio Dio !
E’ un’alba di settembre in via della Stazione
della città sconosciuta, mi stai aspettando
è tutto pronto per la colazione, la radio
è ancora spenta. Ti chiamo dal cellulare
da sotto il portone di casa, è questo l’accordo
i tuoi non vanno svegliati, non scordo
nulla, cosa credi? Non so se è questo l’amore
corpi avvinghiati, respiri asincroni, lo stadio
del piacere all’ultima tacca e il fondo
delle energie in riserva, la canzone è finita.
L’assegno lo hai firmato, è una liquidazione
uno schiaffo in faccia, l’ho visto nei tuoi occhi
quando stavo sopra di te che tutto era compiuto
che il ciclo era chiuso. Ciò che mi chiedo
ora che il tempo ha cancellato ogni emozione
cosa è successo quel giorno in via della Stazione
se appena qualche ora prima non c’era un chiodo
fuori posto, il saldo era attivo e un altro fiato
ci univa, se in quella mansarda di occhi e specchi
le immagini non erano sfocate dalla delusione.
Non c’è voluto molto per dimenticare, un anno
un mese, prima di farti sparire dai dintorni
della mente e del cuore, se è il sesso a dominare
mi sono detto è più facile ritrovare la strada smarrita.
Quando a settembre ho visto le arance sugli alberi
mi sono stupito, ma erano marce, virus e batteri
ci hanno infettato ed è girata in fretta la vita
su cardini arrugginiti, poi è bastato solo scuotere
l’albero per spogliarlo dalle foglie e dai contorni
di luce. In via della Stazione ora è inverno.
della città sconosciuta, mi stai aspettando
è tutto pronto per la colazione, la radio
è ancora spenta. Ti chiamo dal cellulare
da sotto il portone di casa, è questo l’accordo
i tuoi non vanno svegliati, non scordo
nulla, cosa credi? Non so se è questo l’amore
corpi avvinghiati, respiri asincroni, lo stadio
del piacere all’ultima tacca e il fondo
delle energie in riserva, la canzone è finita.
L’assegno lo hai firmato, è una liquidazione
uno schiaffo in faccia, l’ho visto nei tuoi occhi
quando stavo sopra di te che tutto era compiuto
che il ciclo era chiuso. Ciò che mi chiedo
ora che il tempo ha cancellato ogni emozione
cosa è successo quel giorno in via della Stazione
se appena qualche ora prima non c’era un chiodo
fuori posto, il saldo era attivo e un altro fiato
ci univa, se in quella mansarda di occhi e specchi
le immagini non erano sfocate dalla delusione.
Non c’è voluto molto per dimenticare, un anno
un mese, prima di farti sparire dai dintorni
della mente e del cuore, se è il sesso a dominare
mi sono detto è più facile ritrovare la strada smarrita.
Quando a settembre ho visto le arance sugli alberi
mi sono stupito, ma erano marce, virus e batteri
ci hanno infettato ed è girata in fretta la vita
su cardini arrugginiti, poi è bastato solo scuotere
l’albero per spogliarlo dalle foglie e dai contorni
di luce. In via della Stazione ora è inverno.
Ivan Graziani,un po’di pietà per il tuo chitarrista
Ivan graziani,
un personaggio unico nel suo genere,
nel panorama musicale dei tempi miei,
del mio tempo,
e della mia generazione;
Ivan graziani,
forse
il miglior chitarrista italiano che abbiamo
mai avuto;
divenne famoso nel 70 credo,
con canzoni come Pigro,
che lo impose nel panorama musicale,
e poi,
da quel momento,
vennero tante altre canzoni;
tra cui la bellissima Addio a Lugano,
e Paolina,
Abbi pietà del tuo chitarrista,
e tante altre.
Un musicista talentuoso,
come ce ne sono stati pochi in italia,
una sorta di Jimmy Hendrix italiano,
o poco ci manca.
Purtroppo scomparso prematuramente.
Ivan graziani,
un personaggio unico nel suo genere,
nel panorama musicale dei tempi miei,
del mio tempo,
e della mia generazione;
Ivan graziani,
forse
il miglior chitarrista italiano che abbiamo
mai avuto;
divenne famoso nel 70 credo,
con canzoni come Pigro,
che lo impose nel panorama musicale,
e poi,
da quel momento,
vennero tante altre canzoni;
tra cui la bellissima Addio a Lugano,
e Paolina,
Abbi pietà del tuo chitarrista,
e tante altre.
Un musicista talentuoso,
come ce ne sono stati pochi in italia,
una sorta di Jimmy Hendrix italiano,
o poco ci manca.
Purtroppo scomparso prematuramente.
Che ne è stato di quelle “parentesi”
dentro cui a tuo dire la proteggevi?
Grosse e alte catene di monti son
diventate: impedimenti. Barriere
che tagliano l'aria, allontanano il mare,
e fanno che tu più non senta il suo cuore.
E di tutta quella lava incandescente,
che ne è stato? A contatto con l'aria
si sarà irrigidita, trasformata.
Ma ricorda che fu brama di vulcano
e che non si consuma: resiste,
sopporta ogni sfacelo e rigetta la sua
gemma d'eternità verso il cielo.
dentro cui a tuo dire la proteggevi?
Grosse e alte catene di monti son
diventate: impedimenti. Barriere
che tagliano l'aria, allontanano il mare,
e fanno che tu più non senta il suo cuore.
E di tutta quella lava incandescente,
che ne è stato? A contatto con l'aria
si sarà irrigidita, trasformata.
Ma ricorda che fu brama di vulcano
e che non si consuma: resiste,
sopporta ogni sfacelo e rigetta la sua
gemma d'eternità verso il cielo.
bastonami duramente
te nesupplico.
Incenerisci
come mozzicone di sigaretta
il vivo desiderio
di strappar lodi
dagli uomini.
fa' che ogni giorno
possa destarmi
con la lucidità
di essere il nulla
mescolato al nessuno.
Granellodi polvere
sballottato dal vento.
persino un malvagio
lo scrollerebbe dalle sue scarpe.
E' peggio di lui.
te nesupplico.
Incenerisci
come mozzicone di sigaretta
il vivo desiderio
di strappar lodi
dagli uomini.
fa' che ogni giorno
possa destarmi
con la lucidità
di essere il nulla
mescolato al nessuno.
Granellodi polvere
sballottato dal vento.
persino un malvagio
lo scrollerebbe dalle sue scarpe.
E' peggio di lui.
Ti prego
non guardarmi superficialmente,
osservami oltre l'esteriorità
fino a captare il mio intimo sentire.
Non pensare sia banale,
la mia anima palpita
nell'anelare desideri di te
che tengo conservati
nello scrigno dei segreti.
Ruscelli di lacrime
gonfiano i miei occhi
nell'ora della solitudine coatta,
il vento mi sbatte come cespuglio arreso
alla sua primordiale veemenza.
Quando la tua bocca si offre
come rossa melagrana
percepisco sempre il sole allo zenit
ma quando non ci sei la tristezza mi pervade
come tessuto di pesante trama
che ricade dalle spalle sulle fredde pietre
che feriscono il mio corpo.
Il mio cammino è lastricato d'irte strade
stratificato di foglie morte, ormai marcite
su cui faccio fatica ad avanzare
tendendo sempre a scivolare.
Tu sei l'eterno mio sanguinare interno...
Parlami di te
stella nell'oscurità
profuma la tua pelle mentre il treno se ne va
sciogli i tuoi capelli dai
mi piace tutto quello che fai
Chiudi gli occhi e poi
ti addormenti e il treno va
e adesso stai sognando ma che cosa chi lo sa
sai che sei bellissima
se ti svegli sono qua
Metti i tuoi occhi dentro l'anima
specchio della tua felicità
sai che sulle labbra tue
io le mie le metterei
amore
non ti conosco ma sei già parte di me
sai che sei bellissima
sarai anche dolcissima
Manca poco ormai
tu ti svegli e cosa fai
mi guardi mi sorridi e poi mi dici vieni qua
mi avvicino piano e tu
svanisci non ti vedo più
Apro i miei occhi ho dormito un po'
eri solamente un sogno tu
mi hai fatto compagnia
donna della fantasia
non esistevi ed eri già parte di me
stella nell'oscurità
ombra della mia realtà

Nella farsa
d’un cammino vulnerabile
azzero
crude percussioni del passato
zolle trasparenti
che equilibrino
salti d’eclisse
nel suo tornar di brillantezza
E nell’altalenare
d’epoche in contrasto
faccio tesoro di conoscenza
filtrando pensieri e parole
lanciati
nella realtà afferrata con le dita
Confido nel suo ascolto
assaporando intonazioni
e scivoli emotivi
negli assaggi di mare
e le sue malinconie
L’uomo dell’ultimo tavolo
Sono qua,nel locale bar,
ma è colmo,
c’è il pienone per il pranzo,
e devo mettermi
nella saletta contigua;
è un po’ triste e solitaria,
stò nell’ultimo tavolo,
e vedo la vetrata,
con la gente che passa e
và a fare shopping;
nel bar profumo di arrosto e leccornie
culinarie;
io consumo i miei caffè,
e stò nel silenzio,
guardo la gente transitare e rifletto;
cerco di riposare ma non riesco;
un giorno di sabato così,
tra noia e malinconia,
quanto mi manca lei.
Sono qua,nel locale bar,
ma è colmo,
c’è il pienone per il pranzo,
e devo mettermi
nella saletta contigua;
è un po’ triste e solitaria,
stò nell’ultimo tavolo,
e vedo la vetrata,
con la gente che passa e
và a fare shopping;
nel bar profumo di arrosto e leccornie
culinarie;
io consumo i miei caffè,
e stò nel silenzio,
guardo la gente transitare e rifletto;
cerco di riposare ma non riesco;
un giorno di sabato così,
tra noia e malinconia,
quanto mi manca lei.
Un sole rosso
su origami di carta di riso
gli occhi di una geisha
perle nere incastonate
su un diafano viso
e labbra di corallo
La seta scivolosa
di un kimono
su cui gemmano
splendidi fiori
Il profumo caldo
di un sakè
ventagli aperti
come ali
appese ai muri
il luccichio di una katana
e una lanterna rossa
accesa nella sera
Japanese dream
su origami di carta di riso
gli occhi di una geisha
perle nere incastonate
su un diafano viso
e labbra di corallo
La seta scivolosa
di un kimono
su cui gemmano
splendidi fiori
Il profumo caldo
di un sakè
ventagli aperti
come ali
appese ai muri
il luccichio di una katana
e una lanterna rossa
accesa nella sera
Japanese dream
Ogni cosa è soggetta al mirabile Fuoco
e al Vento geloso del Vero e del Tempo.
Ne uscirà purificata o distrutta. Non c’è scampo.
Ma è legge a cui guardare con fiducia
perché è lì dove non hai di che appoggiarti
che ha da nascere la fede nuda e assumere
- l’Amore - resistenza adamantina
Un paradiso di delizie e sapori
un paese di giocatori di vita
una parola che racchiude fatti e rifatti
un paese di artisti e mezze tacche
una potenza piena di risorse ma non sfruttate
un contenitore di fenomeni che vivono nell'ovatta
un'impronta geografica di paesaggi incantevoli
un girovagare di parole parole parole
un'espressione di spensierata anarchia
un'impronta piccola che vacilla quotidianamente
una grande speranza che regna nei nostri pensieri
un sogno che rimane sovranamente tale .
un paese di giocatori di vita
una parola che racchiude fatti e rifatti
un paese di artisti e mezze tacche
una potenza piena di risorse ma non sfruttate
un contenitore di fenomeni che vivono nell'ovatta
un'impronta geografica di paesaggi incantevoli
un girovagare di parole parole parole
un'espressione di spensierata anarchia
un'impronta piccola che vacilla quotidianamente
una grande speranza che regna nei nostri pensieri
un sogno che rimane sovranamente tale .
Costellazione d’un respiro di maggio
scolpiva valigie d’iride di rose.
Pentagrammi di lacrime rosse
brizzolavano i fiori del melo
ed il sospiro del cuor fu sciroppo di cielo,
pomeriggio d’anima e nudo pensiero.
Le tele d’un timido paesaggio marino
brontolarono come aquiloni di grano,
il vento rapì tralicci d’immago
e fu costellazione d’un respiro di maggio.
scolpiva valigie d’iride di rose.
Pentagrammi di lacrime rosse
brizzolavano i fiori del melo
ed il sospiro del cuor fu sciroppo di cielo,
pomeriggio d’anima e nudo pensiero.
Le tele d’un timido paesaggio marino
brontolarono come aquiloni di grano,
il vento rapì tralicci d’immago
e fu costellazione d’un respiro di maggio.









