
Sento una malinconia
che l'aria fa vibrare
e l'inumidisce di fluidi molecolari.
Un disordine immane
ha cancellato il fraterno abbraccio
di comunione fra esseri fratelli
sotto lo stesso cielo
in un odio che arruffa
quelle immense terre
dove sorge il sole.
Come terremoto del sangue
gonfia ogni vena, fa gemere la carne
riducendola in polvere
atta a giacere nell'urna del silenzio
senza misericordia di ritorno.
La luna ha indossato un velo nero
il sole si è ritirato nell'oltretomba
di un enigmatico sentiero
mentre l'acre fumo s'alza in cielo
in puzzo di orrenda carneficina.
Nel nostro tempo è stata cancellata
la parola Amore Universale
che ha mosso in ribellione grandi masse
rivolte al muro della pietra nera
giurando odio al diverso
inviso occidentale
e di annientare come agnelli sacrificali
coloro che non condividono
il loro ugual pensiero.
14 commenti
Mia zia, colta e pia,
viveva in compagnia,
suo unico piacere,
di libri e di preghiere
e coi suoi novant’anni con cui parlava spesso.
libando al buon Barbera,
costante li curava e se ne compiaceva.
Trascorreva il giorno a leggere e a pregare,
ma, costumava a sera parlare con Gesù.
Una di queste disse:
<Signore Onnipotente,
Tu sai che la tua serva ormai non vale più,
sono pesante e zoppa, curva nella groppa,
il mio cuore frena e m’offre poca lena.
Anche se poco vedo, provvedo alle mie cose,
innaffio le Tue rose e tanto mi consola
legger la Tua Parola.
Il mio orecchio è sordo, ma sento quel che dici,
di quei tanti amici rimani solo Tu.
Ora vorrei pregarti, permettermi di osare:
se dovrai bussare per caso al mio portone,
vorrei farti passare qualche metro appresso,
di là c’è un altro ingresso.
viveva in compagnia,
suo unico piacere,
di libri e di preghiere
e coi suoi novant’anni con cui parlava spesso.
libando al buon Barbera,
costante li curava e se ne compiaceva.
Trascorreva il giorno a leggere e a pregare,
ma, costumava a sera parlare con Gesù.
Una di queste disse:
<Signore Onnipotente,
Tu sai che la tua serva ormai non vale più,
sono pesante e zoppa, curva nella groppa,
il mio cuore frena e m’offre poca lena.
Anche se poco vedo, provvedo alle mie cose,
innaffio le Tue rose e tanto mi consola
legger la Tua Parola.
Il mio orecchio è sordo, ma sento quel che dici,
di quei tanti amici rimani solo Tu.
Ora vorrei pregarti, permettermi di osare:
se dovrai bussare per caso al mio portone,
vorrei farti passare qualche metro appresso,
di là c’è un altro ingresso.
Pelle al profumo di incenso amaro
e la striscia rossastra
che non consente equivoci
Sento le tue ferite sotto le dita
e la mia bocca intuisce il sale del sangue
nell'accostarsi al tuo petto
il sapore di ruggine dei chiodi
piantati tra le costole
le nere spine
del dolore di una crocifissione
e il sussulto di un brivido
che contiene cento inverni
nel fuoco divenuto ghiaccio
dei tuoi strani inferni condensati
in un silenzio mortale
Sento le tue ferite sotto le dita
ed il mio senso di colpa
si fa cancrena nel cuore
tra vene di pianto
e la striscia rossastra
che non consente equivoci
Sento le tue ferite sotto le dita
e la mia bocca intuisce il sale del sangue
nell'accostarsi al tuo petto
il sapore di ruggine dei chiodi
piantati tra le costole
le nere spine
del dolore di una crocifissione
e il sussulto di un brivido
che contiene cento inverni
nel fuoco divenuto ghiaccio
dei tuoi strani inferni condensati
in un silenzio mortale
Sento le tue ferite sotto le dita
ed il mio senso di colpa
si fa cancrena nel cuore
tra vene di pianto
Quello che le parole non dicono il cuore urla.
Urla attraverso le mani, urla attraverso la pelle, urla attraverso gli occhi.
E’ una voce che riecheggia in un luogo angusto e solitario.
La tua immagine è dipinta sulla tela dei miei sogni, la sfioro, ma al contatto dolcemente si dissolve …
eppure abiti ogni mio sorriso, ogni mia lacrima, ogni mia paura.
Urla attraverso le mani, urla attraverso la pelle, urla attraverso gli occhi.
E’ una voce che riecheggia in un luogo angusto e solitario.
La tua immagine è dipinta sulla tela dei miei sogni, la sfioro, ma al contatto dolcemente si dissolve …
eppure abiti ogni mio sorriso, ogni mia lacrima, ogni mia paura.
Una voce amica con cui parlare
della natura, della famiglia,
dell'amore.
Lei...la mia voce amica
che parla con la penna
e riempie di poesia i fogli.
Da lei non ti puoi aspettare
il silenzio, non è da lei
non è nel suo spirito.
Mi illumina con il sorriso
dimostrandomi affetto
forse quello che non ho mai ricevuto.
Mi manca,
ma so che tornerà, so che quel sorriso
non sarà solo virtuale.
E' un momento difficile
ma dopo la tempesta
torna il sereno.
So che arriverà quell'alba
a sorprenderci in riva al mare
a raccontarci sorridendo.
E questo momento
sarà solo
un brutto ricordo.
La voce amica
squillante e sorridente
tornerà come prima.
L'AMICIZIA VERA E' UNICA, CON TANTO AFFETTO DEDICATA A CATERINA.
Voce (non la mia ho capito) :-) e pianoforte ...un po' di immaginazione :-)
Lei
È sabbia fine di un deserto che
Scivolò
Nella clessidra della fantasia
Raggelò
Capì che il tempo miete vittime
Si fermò
Scelse una lacrima e si innamorò
Mai fuggi dal suo pianeta
Mai salì su una cometa
Fai una magia
Quando sei un po’ a corto di fantasia
E la realtà
Indifesa ti sorprenderà
Dai
Fai un grappolo del cuore
Dagli un acino d’amore
Stai dormendo amore mio
Sogna pure che qui ci sono io
Lui
È un vento caldo del deserto che
Trasportò
La sabbia fuori dalla prigionia
Dopo un po’
Capì che tutto era più semplice
Si fermò
Cercò un sorriso e si innamorò
Si fuggì dal suo pianeta
In due salì su una cometa
Fanno magie
Quando sono a corto di fantasie
E la realtà
Indifesi non li sorprenderà
Dai
Fai un grappolo del cuore
Dalle un acino d’amore
Stai dormendo amore mio
Sogna pure che qui ci sono io
Lei
È sabbia fine di un deserto che
Scivolò
Nella clessidra della fantasia
Raggelò
Capì che il tempo miete vittime
Si fermò
Scelse una lacrima e si innamorò
Mai fuggi dal suo pianeta
Mai salì su una cometa
Fai una magia
Quando sei un po’ a corto di fantasia
E la realtà
Indifesa ti sorprenderà
Dai
Fai un grappolo del cuore
Dagli un acino d’amore
Stai dormendo amore mio
Sogna pure che qui ci sono io
Lui
È un vento caldo del deserto che
Trasportò
La sabbia fuori dalla prigionia
Dopo un po’
Capì che tutto era più semplice
Si fermò
Cercò un sorriso e si innamorò
Si fuggì dal suo pianeta
In due salì su una cometa
Fanno magie
Quando sono a corto di fantasie
E la realtà
Indifesi non li sorprenderà
Dai
Fai un grappolo del cuore
Dalle un acino d’amore
Stai dormendo amore mio
Sogna pure che qui ci sono io
« Vuoi essere un grande? Comincia con l'essere un piccolo. »
(Sant’Agostino)
Quando
il mio amore
mi sorride con gli occhi,
e quando accorda tempo e spazio
per definire con lo sguardo
l’armonia del cosmo,
io mi dimentico
degli assiomi
e dei concetti.
Sento la pace
quasi fosse
musica
blu,
e
la
vedo
quasi
fosse
un pennello
intriso di giallo.
Ma quando
le stelle
nel
cielo
ci sono
davvero,
e tu dormi,
e io tremo,
allora sì
che
i soli
colori
che sento
e che vedo
sono quelli
di un piccolo
e dolce pensiero;
che ora è un'immagine,
ma forse un dì sarà poesia.
Averti con me un attimo solo,
guardare i tuoi occhi e
trovarci una fata e tanti folletti.
… Tornare bambina…
Accostarmi alla bocca a coglierne
strofe, una ninna-nanna d’amore.
… Era il tempo di ieri…
Accordo note malinconiche
e somiglio sempre più a te,
perché i figli invecchiano
come le madri…
Ha mangiato i piccoli ricordi,
il tempo, perchè fragili
in una memoria bambina.
… Ah, riaverli in un abbraccio…
Sarebbe come stringere te
e tornare nel guscio delle tue braccia.
… Per un attimo, con me,
ancora bimba e poi ancora figlia
e piangere qualche lacrima
tra le tue carezze….
guardare i tuoi occhi e
trovarci una fata e tanti folletti.
… Tornare bambina…
Accostarmi alla bocca a coglierne
strofe, una ninna-nanna d’amore.
… Era il tempo di ieri…
Accordo note malinconiche
e somiglio sempre più a te,
perché i figli invecchiano
come le madri…
Ha mangiato i piccoli ricordi,
il tempo, perchè fragili
in una memoria bambina.
… Ah, riaverli in un abbraccio…
Sarebbe come stringere te
e tornare nel guscio delle tue braccia.
… Per un attimo, con me,
ancora bimba e poi ancora figlia
e piangere qualche lacrima
tra le tue carezze….
Sono quasi muta,
prossima al silenzio
delle cose senza voce.
Vedo il filo su cui - come un rubino -
vengo fatta scivolare.
Chi ne tiene gli estremi? Chi li muove?
Cosa mai mi fa passare
dal ristagno, dal fumo maligno
di quell'angolo buio
che non osi guardare,
al rinnovarsi segreto
del vento, al controluce esaltante
del mondo,
al ritrovarsi attaccati alla vita,
come spina come filo
alla corrente?
prossima al silenzio
delle cose senza voce.
Vedo il filo su cui - come un rubino -
vengo fatta scivolare.
Chi ne tiene gli estremi? Chi li muove?
Cosa mai mi fa passare
dal ristagno, dal fumo maligno
di quell'angolo buio
che non osi guardare,
al rinnovarsi segreto
del vento, al controluce esaltante
del mondo,
al ritrovarsi attaccati alla vita,
come spina come filo
alla corrente?
Sono nato nel 1986.
Mia madre dice che c'era la neve
anche se non era Inverno.
Dopo siamo venuti qui
dove abito ancora oggi.
Quando avevo 3 anni
abbatterono il muro di Berlino
ma sinceramente non lo ricordo
però so che ne hanno costruiti altri
molto, molto più alti.
A 13 anni ho messo i punti sulla lingua
a 23 ho preso la mononucleosi
e a 20 abbiamo vinto i Mondiali.
A 7 anni rubavo vento per un aquilone
a 17 avevo Internet, 56k, conessione lenta
come questa mano che vorrei passsare nei tuoi capelli
poi, è diventato tutto più veloce, precoce, feroce.
A 14 anni giocavo solo a pallone.
A 15 imparai una nuova parola:
Terrorismo, era l'undici settembre;
e dall'età di 16 anni
affondo le mani nella notte
impiastricciandole di stelle
Mia madre dice che c'era la neve
anche se non era Inverno.
Dopo siamo venuti qui
dove abito ancora oggi.
Quando avevo 3 anni
abbatterono il muro di Berlino
ma sinceramente non lo ricordo
però so che ne hanno costruiti altri
molto, molto più alti.
A 13 anni ho messo i punti sulla lingua
a 23 ho preso la mononucleosi
e a 20 abbiamo vinto i Mondiali.
A 7 anni rubavo vento per un aquilone
a 17 avevo Internet, 56k, conessione lenta
come questa mano che vorrei passsare nei tuoi capelli
poi, è diventato tutto più veloce, precoce, feroce.
A 14 anni giocavo solo a pallone.
A 15 imparai una nuova parola:
Terrorismo, era l'undici settembre;
e dall'età di 16 anni
affondo le mani nella notte
impiastricciandole di stelle
Spesso mangio tantissimo
ma non sono grasso.
Passo intere serate a bere
ma non sono alcolizzato.
Non ricordo le donne che ho incontrato
ma quelle che ho amato
di cui sono stato anche geloso.
Sono salito sulla torre Eiffel
ho visto l'architetura di Gaudì
ma non entrai al Casinò:
ero minorenne.
Ho creduto in tante cose
finendo col persuadermi in niente.
Ho provato vergogna per gli altri.
Ho mentito per non far pena agli altri.
Non ho detto male degli amici
e non sono mai andato al Cinema
né tanto meno a teatro
ma conosco film ed opere
che chi c'è stato non ha mai visto.
Non credo a maghi ed oroscopi
ma mi è capitato di far leggere
la mano ad una zingara.
Possiedo tre chitarre rotte
che di tanto in tanto suono male
ed ho imparato che il ritmo della musica
è nei silenzi del suono,
come quello che senti
che non è quando parli.
Ho appreso di sconfitte che valgono onori
gioie che richiedono dolori
fedi che intersecano il dubbio
verità truccate dall'inganno
traguardi come ricordi
assenze che nelle ore tristi diventano presenze
e questa poesia che devo ad Hikmet
ora che di anni ne ho 28
e non so cosa vedrò
ignoro tutto
e forse scorderò i giorni mesi ed anni
o mi chiuderò come una porta sbattuta
o lascerò il mio cuore saccheggiato
dentro un sacchetto di plastica
o forse ancora rimarrano fragili parole
perché nient'altro so inventare...
Ma voi
potreste
anche solo immaginarlo?
ma non sono grasso.
Passo intere serate a bere
ma non sono alcolizzato.
Non ricordo le donne che ho incontrato
ma quelle che ho amato
di cui sono stato anche geloso.
Sono salito sulla torre Eiffel
ho visto l'architetura di Gaudì
ma non entrai al Casinò:
ero minorenne.
Ho creduto in tante cose
finendo col persuadermi in niente.
Ho provato vergogna per gli altri.
Ho mentito per non far pena agli altri.
Non ho detto male degli amici
e non sono mai andato al Cinema
né tanto meno a teatro
ma conosco film ed opere
che chi c'è stato non ha mai visto.
Non credo a maghi ed oroscopi
ma mi è capitato di far leggere
la mano ad una zingara.
Possiedo tre chitarre rotte
che di tanto in tanto suono male
ed ho imparato che il ritmo della musica
è nei silenzi del suono,
come quello che senti
che non è quando parli.
Ho appreso di sconfitte che valgono onori
gioie che richiedono dolori
fedi che intersecano il dubbio
verità truccate dall'inganno
traguardi come ricordi
assenze che nelle ore tristi diventano presenze
e questa poesia che devo ad Hikmet
ora che di anni ne ho 28
e non so cosa vedrò
ignoro tutto
e forse scorderò i giorni mesi ed anni
o mi chiuderò come una porta sbattuta
o lascerò il mio cuore saccheggiato
dentro un sacchetto di plastica
o forse ancora rimarrano fragili parole
perché nient'altro so inventare...
Ma voi
potreste
anche solo immaginarlo?
Ti sento lontano,
se non fosse per i brevi istanti, scritti nell'arte:
lieta musa, e dolce unione.
Ma nel fumo, non scorgo la tua illustre bellezza,
nè la voce, nè il travaglio delle tue pupille ardenti.
Hai paura che io scorga il tuo
segreto...ma il desiderio è smisurato.
Contiene il fremito e l'ebbrezza di ogni amante ignoto:
ha la crudeltà, l'orgoglio, tutta la gelosia e la poesia!
Non puoi lasciare la Menade,dopo la lunga danza:
assetata e stanca vuole essere presa,
scossa, guidata allo spasimo finale
dal tuo seme violento.
Vuol placarsi infine, nel tuo sudore palpitante.
Amico dolce,sorridi pure,
ma ogni voluttà è cosa seria!
L'affanno si accumula ,e ogni accento trema d'amore...
....Ora guardami, ma con febbre divina!

Spenti. Sospesi. Irrisolti.
È questo che si diventa a un certo punto, anche se non sai mai in quale punto. Succede solo che tutta l'energia, la vitalità, la spensieratezza, si dissolvono lentamente, silenziosamente. Talmente in sordina che te ne rendi conto solo una volta che navighi inesorabile in un mare di apatia.
Magone alla sera, sospirando i ricordi di una te diversa, lontana ormai, di una te viva dentro le piccole cose di ogni giorno, che sembrava sempre poter essere una nuova e sorprendente avventura.
Ora i giorni passano uguali, anche se fai cose diverse. Vivi, ma non vivi per davvero. Ti trascini in mezzo a un fango di vicende delle quali non riesci a cogliere nulla se non la funzionalità di quel momento. Trascini te e i tuoi colori, che lentamente sbiadiscono, in una melma di neutralità e d'ingombrante pesantezza, che attimo dopo attimo ti affossa.
Normale. Diventi schifosamente normale, scialba, incolore.
"Non ti spegnere, ti prego non ti spegnere". Le parole rimbombano nel tuo cervello come un pianto, rassegnate, rimbalzando tra una parete e l'altra della tua esistenza, al buio. Senti solo il rumore sordo dell'impatto. E non vedi niente, coi tuoi occhi vitrei. Occhi Spenti. Ti sei spenta.
Forse è il ciclo naturale delle cose, tutto si attutisce, si affievolisce, trova una sorta di neutralità, di equilibrio. Una dimensione nella quale non è concepito l'eccesso, che sia di vitalità, di spensieratezza, di leggerezza oppure di tristezza, astio o rabbia. Tutto racchiuso nel limite verde dell'insulsa stabilità di un animo vuoto.
In quella parentesi così stretta e piatta, persino la più vivace delle personalità affievolisce come una fiammella in un barattolo chiuso, che soffoca e poi muore. Rimane solo il fumo di quella fiamma spenta, che neanche riesce a uscire. Sta lì, sospeso, in quell'intervallo sottovuoto, a ricordarti insistentemente che una volta al suo posto c'era altro.
È questo che si diventa a un certo punto, anche se non sai mai in quale punto. Succede solo che tutta l'energia, la vitalità, la spensieratezza, si dissolvono lentamente, silenziosamente. Talmente in sordina che te ne rendi conto solo una volta che navighi inesorabile in un mare di apatia.
Magone alla sera, sospirando i ricordi di una te diversa, lontana ormai, di una te viva dentro le piccole cose di ogni giorno, che sembrava sempre poter essere una nuova e sorprendente avventura.
Ora i giorni passano uguali, anche se fai cose diverse. Vivi, ma non vivi per davvero. Ti trascini in mezzo a un fango di vicende delle quali non riesci a cogliere nulla se non la funzionalità di quel momento. Trascini te e i tuoi colori, che lentamente sbiadiscono, in una melma di neutralità e d'ingombrante pesantezza, che attimo dopo attimo ti affossa.
Normale. Diventi schifosamente normale, scialba, incolore.
"Non ti spegnere, ti prego non ti spegnere". Le parole rimbombano nel tuo cervello come un pianto, rassegnate, rimbalzando tra una parete e l'altra della tua esistenza, al buio. Senti solo il rumore sordo dell'impatto. E non vedi niente, coi tuoi occhi vitrei. Occhi Spenti. Ti sei spenta.
Forse è il ciclo naturale delle cose, tutto si attutisce, si affievolisce, trova una sorta di neutralità, di equilibrio. Una dimensione nella quale non è concepito l'eccesso, che sia di vitalità, di spensieratezza, di leggerezza oppure di tristezza, astio o rabbia. Tutto racchiuso nel limite verde dell'insulsa stabilità di un animo vuoto.
In quella parentesi così stretta e piatta, persino la più vivace delle personalità affievolisce come una fiammella in un barattolo chiuso, che soffoca e poi muore. Rimane solo il fumo di quella fiamma spenta, che neanche riesce a uscire. Sta lì, sospeso, in quell'intervallo sottovuoto, a ricordarti insistentemente che una volta al suo posto c'era altro.











