Non piangerò se mi dirai addio.
Farò piangere al posto mio la mia anima,
cossiché il pianto sarà anche un po' tuo.
E i giorni tristi, li sotterrerò in un posto lontano dalla mia vita.
Nel mio giardino farò crescere la speranza, la voglia di cercarti.
Cercarti in qualsiasi angolo di un'amara solitudine.
Non piangerò se mi dirai addio.
Farò piangere al posto mio i miei ricordi,
quei ricordi che hai lasciato e che mi hanno regalato certezze.
Certezze che volevo abbracciare all'infinito.
No, sta pur tranquilla.
Non piangerò se mi dirai addio.
I morti non piangono.
Farò piangere al posto mio la mia anima,
cossiché il pianto sarà anche un po' tuo.
E i giorni tristi, li sotterrerò in un posto lontano dalla mia vita.
Nel mio giardino farò crescere la speranza, la voglia di cercarti.
Cercarti in qualsiasi angolo di un'amara solitudine.
Non piangerò se mi dirai addio.
Farò piangere al posto mio i miei ricordi,
quei ricordi che hai lasciato e che mi hanno regalato certezze.
Certezze che volevo abbracciare all'infinito.
No, sta pur tranquilla.
Non piangerò se mi dirai addio.
I morti non piangono.
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“Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo.”
Io:
sono
il raspo
che porta
uva malata
e che oramai
non sa neppure
come nasconderlo
il suo sconforto.
Ma
se
fossi
seme d'acero,
mi saprei innamorare
al primo soffio di vento:
per tentare una planata,
distante quanto basta,
dalle radici dei padri,
e dai diritti e doveri
dell'uomo giusto.
«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.»
Luce, luce, luce,
tu della terra sei il canto audace.
Senza di te le foglie non danno gioia, i fiori pace.
Frugale o maestosa, superi ogni notte, sempre puntuale.
Vicino a te non piango più per le mie scarpe rotte,
o il cuore delicato. Siamo tuoi figli,
Luce, nonostante il peccato.
E' li che aspetta
dietro l'angolo
in agguato.
E' li che muore,
è li che vuole arrivare
il pugnale che trafigge.
E' li che capisci
che non c'è un grado
per misurare
la sofferenza,
il dolore.
E' li
nell'agguato
della notte
che il
pugnale ferisce.
dietro l'angolo
in agguato.
E' li che muore,
è li che vuole arrivare
il pugnale che trafigge.
E' li che capisci
che non c'è un grado
per misurare
la sofferenza,
il dolore.
E' li
nell'agguato
della notte
che il
pugnale ferisce.
Era come in un silenzio soffocato
in una culla di parole
come laccio che si è spezzato
calpestato dalle suole
o una carezza di gabbiano sopra il mare
cancellata da mollica di pane
Sembrava fosse luminoso il suo tracciato
e perfetta la sua fame
come inchiostro sopra foglio incollato
di cotone le sue trame
e una spremuta di sorrisi dentro il cuore
rovesciati dal suo buonumore
E lui annegò nell'aria e respirò nell'acqua
Spingeva forte come seme sotto terra
tagliente come un nubifragio
consumò il dolore in una guerra
e planò su un fiume adagio
ritornò il sudore di giornate afose
lui capì le verità tortuose
Spalmò i suoi occhi e le sue mani di speranza
si voltò per salutare
accorciò più volte la distanza
smise il fiato di fischiare
rotolò un pennello asciutto di vernice
tagliò i fili come falciatrice
E lui annegò nell'aria fresca della notte
e respirò nell'acqua pulita della morte
si accovacciò per un istante e per sempre se ne andò
uscì da sè stesso come gioco da una scatola e per sempre se ne andò
come già una volta aveva fatto scegliendo la vita
per sempre
adesso, adesso, adesso
se ne andò
in una culla di parole
come laccio che si è spezzato
calpestato dalle suole
o una carezza di gabbiano sopra il mare
cancellata da mollica di pane
Sembrava fosse luminoso il suo tracciato
e perfetta la sua fame
come inchiostro sopra foglio incollato
di cotone le sue trame
e una spremuta di sorrisi dentro il cuore
rovesciati dal suo buonumore
E lui annegò nell'aria e respirò nell'acqua
Spingeva forte come seme sotto terra
tagliente come un nubifragio
consumò il dolore in una guerra
e planò su un fiume adagio
ritornò il sudore di giornate afose
lui capì le verità tortuose
Spalmò i suoi occhi e le sue mani di speranza
si voltò per salutare
accorciò più volte la distanza
smise il fiato di fischiare
rotolò un pennello asciutto di vernice
tagliò i fili come falciatrice
E lui annegò nell'aria fresca della notte
e respirò nell'acqua pulita della morte
si accovacciò per un istante e per sempre se ne andò
uscì da sè stesso come gioco da una scatola e per sempre se ne andò
come già una volta aveva fatto scegliendo la vita
per sempre
adesso, adesso, adesso
se ne andò
Kerouac Kerouac,
il lungo cammino per la libertà
il libro dello scrittore,
on the road,
una ricerca mistica,
quasi religiosa della libertà,
di se stessi,
di un modo migliore di vivere,
fuori dagli schemi e dal
sistema,
una ricerca sofferta,
spasmodica,
cruenta incasinata,
tra viaggi,
sbronze,
momenti di solitudine e confusione,
in cui ,a volte,non si ha altro da offrire,
se non i propri dubbi e l’incertezza;
una ricerca di libertà,
di spazi liberi,
di poter scegliere da soli.
Libertà.
il lungo cammino per la libertà
il libro dello scrittore,
on the road,
una ricerca mistica,
quasi religiosa della libertà,
di se stessi,
di un modo migliore di vivere,
fuori dagli schemi e dal
sistema,
una ricerca sofferta,
spasmodica,
cruenta incasinata,
tra viaggi,
sbronze,
momenti di solitudine e confusione,
in cui ,a volte,non si ha altro da offrire,
se non i propri dubbi e l’incertezza;
una ricerca di libertà,
di spazi liberi,
di poter scegliere da soli.
Libertà.
Sento volare il suono di quella canzone
Quella che ti vedeva vagare fra le nuvole
Le nuvole infinite dei sampietrini
Dove io calcavo a mani ferme ed occhi instabili
Le tue pupille
In quella sera Ripassata a morsi sulle mie labbra
Tra le onde del tempo
Sulla mia faccia.
Mi vien da dirti vieni
Sarà banale,
anelami
Mentre suonano queste campane
Su questa città in fiamme
Anelami
Fammi sentire il tuo respiro
Alla mattina quello caldo
Durante un tuo lieve abbraccio
- quando mi par di vagare fra le braccia del vento
Questo sento
Questo sento-
Suoniamola noi
Ora Adesso Quella melodia del vento
Stringendoci sopra le onde di questo letto
sudiamoci Stringiamoci
I lembi di carne stanca
Straziata da tutto il resto
Non da noi... Del resto,
questo voglio... Questo Sento.
Quella che ti vedeva vagare fra le nuvole
Le nuvole infinite dei sampietrini
Dove io calcavo a mani ferme ed occhi instabili
Le tue pupille
In quella sera Ripassata a morsi sulle mie labbra
Tra le onde del tempo
Sulla mia faccia.
Mi vien da dirti vieni
Sarà banale,
anelami
Mentre suonano queste campane
Su questa città in fiamme
Anelami
Fammi sentire il tuo respiro
Alla mattina quello caldo
Durante un tuo lieve abbraccio
- quando mi par di vagare fra le braccia del vento
Questo sento
Questo sento-
Suoniamola noi
Ora Adesso Quella melodia del vento
Stringendoci sopra le onde di questo letto
sudiamoci Stringiamoci
I lembi di carne stanca
Straziata da tutto il resto
Non da noi... Del resto,
questo voglio... Questo Sento.
… Tjen’ ‘a vocca comme
‘a ‘na frav'l ‘e sciardin’,
ll’uocchje, duje cristalli ‘e mare,
song comme ‘e stelle
int’ ‘a notte ‘e luna chjena,
mmiez’ ‘o mar d’austo….
… ‘Sti ricci,
nir’ cchiù d’ ‘a pece,
addoren’ ‘e limone e percoche
e accarezzen’ ‘a pelle toja
ca’ è seta rara
e smove nu’ profumm’ orientale.
… Tu s'i ‘ddora ‘e mar e fantasia,
faje sunnà ‘e suonni cchiù bbell’
e je me ne mor’ vicino a te…
La bocca tua è fragola di giardino,
gli occhi cristalli di mare,
due stelle di una notte
di luna piena, sul mare d’agosto.
… I riccioli,
più neri della pece,
profumano di pesche e limoni
e accarezzano la pelle tua,
seta rara, che smuove
un profumo orientale.
… Sei profumo di mare e fantasia,
regali i sogni più belli
ed io mi sento impazzire vicino a te…
‘a ‘na frav'l ‘e sciardin’,
ll’uocchje, duje cristalli ‘e mare,
song comme ‘e stelle
int’ ‘a notte ‘e luna chjena,
mmiez’ ‘o mar d’austo….
… ‘Sti ricci,
nir’ cchiù d’ ‘a pece,
addoren’ ‘e limone e percoche
e accarezzen’ ‘a pelle toja
ca’ è seta rara
e smove nu’ profumm’ orientale.
… Tu s'i ‘ddora ‘e mar e fantasia,
faje sunnà ‘e suonni cchiù bbell’
e je me ne mor’ vicino a te…
La bocca tua è fragola di giardino,
gli occhi cristalli di mare,
due stelle di una notte
di luna piena, sul mare d’agosto.
… I riccioli,
più neri della pece,
profumano di pesche e limoni
e accarezzano la pelle tua,
seta rara, che smuove
un profumo orientale.
… Sei profumo di mare e fantasia,
regali i sogni più belli
ed io mi sento impazzire vicino a te…
Or desta, pur bambina tornar vorrei,
per stringerti e farti tutta mia.
Saltar tra fresche acque di ruscello,
giocar a nascondino dietro siepi
di fiorito biancospino,
e cavalcar indomiti puledri
sulla giostra di una luna nuova.
.
.
Volar alta legata al ciuffo di una nuvola,
confondermi nel volo di bianchi gabbiani.
Tuffarmi nel mio mare
quando la luna ricama merletti
sull’acqua assopita,
farmi cullare a ritmo danzante
mentre di tra le barche contemplo
innamorate anime viver l’amore.
Torna a me mia libertà
quale volo di candida colomba,
bussami al cuore t’aprirà gagliardo,
fermati nei miei muti occhi,
e ne assaggerò il tuo caldo e dolce miele.
Vola sublime nel soave canto di un coro,
che eccelsi inni a te dedicherà
e trasforma la pelle di tutti
in un unico e solo colore.
Quando poi a sera il sole
ci ossequierà da dietro il monte,
allungando le ombre intorno
e il buio con se porterà gli affanni,
sbriciolando il cuore alla malinconia,
io donna sola per la via andrò,
e sulle spalle, quale mio segreto,
oltre la notte ti porterò.


Ci incontrammo
in una notte di plenilunio
due lupi che per secoli
avevano ululato solitari
contro le fauci spalancate del cielo
L'argento del pallido astro
riflesso nei nostri occhi
e dentro già il sole infuocato
del nostro cuore selvatico
all'arrivo dell'alba rossa di sangue
Ci fondemmo insieme
strofinandoci pelle su pelle
a mischiare i profumi aspri
ci mostrammo le ferite
amari intagli sul petto
le unghie come lame spuntate
infilate sulla terra dura
testimoni del nostro sopravvivere
e nel nostro amore selvaggio
non abbiamo mai smesso di urlare
i nostri nomi nel vento
alla bianca signora
che ogni notte ci attende
noi due soli sulla scura collina
dove i lupi si amano
in una notte di plenilunio
due lupi che per secoli
avevano ululato solitari
contro le fauci spalancate del cielo
L'argento del pallido astro
riflesso nei nostri occhi
e dentro già il sole infuocato
del nostro cuore selvatico
all'arrivo dell'alba rossa di sangue
Ci fondemmo insieme
strofinandoci pelle su pelle
a mischiare i profumi aspri
ci mostrammo le ferite
amari intagli sul petto
le unghie come lame spuntate
infilate sulla terra dura
testimoni del nostro sopravvivere
e nel nostro amore selvaggio
non abbiamo mai smesso di urlare
i nostri nomi nel vento
alla bianca signora
che ogni notte ci attende
noi due soli sulla scura collina
dove i lupi si amano
Scruto nell'oscurità
aspettando l'alba
che in seno culla il giorno,
non so cos'aspettarmi:
un giorno è uguale all'altro...
intanto s'asciuga la mia linfa
nell'attesa, non so se vana,
del tuo ritorno.
Pochi fiori adornano il giardino
e nulla si spande come tappeto
innanzi al mio cammino.
Tutto è gelido marmo
come monumentale mausoleo.
La casa è tetra dal tuo abbandono
e ciò si ripercuote in ogni angolo,
in ogni stanza, in ogni crepa
del muro del giardino.
Solitario il mio vivere quotidiano,
nel mio petto s'agita il rimpianto
che sovente scaturisce in pianto.
Son qui che dondolo i miei giorni
nella tristezza e sul filo del dolore
ma attendo in questa casa
il tuo ritorno amore...

Nulla potrà
Or per sentieri d'allegro
Imboscar candido amor!
Domani ancora
Unti d'amico moveremo.
Ebbro l'eterno!
Narrar saprà
El tempo l'attimo...
Leggiadro scorrere!
Menar soliam
Orda bonita
Ne l'ora lesta.
Diurni mielosi!
Obbligo apprezzo!
Eccelso... sgorga ne lo core affetto!
Novella stenne
Effusa brama
Lo spirto... di lieto intriso,
Lo spirto... di brioso ingordo!
Amore sempre
Ne lo cammino soltanto
Il core, zucchero spanne
Mostranno, al monno stupìto
Acciacco dolce infatuato!
Fuochi di stelle
d’autunno son pastelli,
cicatrici di cristallo,
geometrie di luce corallo.
Schiude la pioggia
poesia di corteccia
e zigomo di solitaria foglia.
Nubi s’agrumano sulla soglia,
un ramo s’inchina alla nebbia,
lacrimano panchine scucite d’arena.
d’autunno son pastelli,
cicatrici di cristallo,
geometrie di luce corallo.
Schiude la pioggia
poesia di corteccia
e zigomo di solitaria foglia.
Nubi s’agrumano sulla soglia,
un ramo s’inchina alla nebbia,
lacrimano panchine scucite d’arena.















