Gola d’inverno dove il brio s’ottunde
estuario di tremori umidi e lenti
nel cinto in ferro dell’iconostasi.
Nippoli in consistenza della luce
appesi in maglie di cianuro argento
in cielo così gonfio, androne chiuso
o smorto nel prolasso in finto azzurro.
4 commenti
Il tuo cappellino blu,
che si mescola alla notte
assieme alla risacca
delle tue ciglia.
L’ aria è rarefatta
soltanto dopo noi,
mentre è raro il fatto
di respirarsi con le dita,
spontanea invenzione dei corpi.
Che poi è adesso …
Perché rimandare
quel che non abbiamo fatto mai?
Come stringersi intorno a un uragano,
come sciogliersi dentro una mano.
Chiudi gli occhi
E dimmi cosa vedi,
se una fabbrica di brividi
o l’ esilio delle correnti fisiche.
Incontriamoci per sempre
dove sembra impossibile …
tra le chiese sconsacrate dal destino,
nel quotidiano traffico dei mutamenti,
incontriamoci per sempre
che niente sembra poi così vicino
come noi …
Scriverò il tuo nome nella mia giornata;
Ogni carta mi porterà a te;
Ogni gioia ed ogni dolore avrà le tue iniziali.
L'inchiostro sarà l'amore e il sacrificio il foglio;
Scriverò il tuo nome nella mia giornata e imprimerò il mio sulle tue labbra;
E questo capitolo della mia vita si chiuderà con la parola felicità.
Mentre un silenzio colorato
accompagna l’ultimo saluto del sole
una figura mi tende la mano
e mi trascina verso il mare.
Io mi lascio trasportare
da questa soave presenza
la osservo mentre leggiadra cammina.
Mi compiaccio quando il suo volto
volge verso il mio
con occhi divini.
Ed è nel mezzo del blu che lei si ferma.
Allarga le braccia
e come per magia
appaiono tante figure, divine come lei.
Dalle loro virtuose mani
suoni scintillanti fanno tornare il sole.
E gli archi
con le loro corde
disegnano il cielo.
Oh! com’eri dolce e viva nei tuoi verdi anni,
quando il cuore mio, per la prima volta, palpitava amore;
le tue nere chiome esposte al vento e le rosse gote,
che m’infiammavano l’anima d’acerba gioia.
Giocavi ancora al girotondo, lieta, soave e sorridente,
con l’amiche tue compagne della giovinezza, intorno.
E come saltavi col tuo piccolo piede i cerchi sulla terra,
agilmente deliziosa, spensierata e su una gamba sola.
Certo non pensavi che il cuor mio d’amor mi s’agitava;
non t’infiorava amore entro il tuo grazioso e giovane petto,
pensavi solamente al magico gioco e al lieto trastullo
e non alle gioie e alle delizie che sa donare il cuore.
Primavera era d’intorno e sembravami che tutte le rose,
cingessero di loro colori i tuoi folti capelli corvini,
e l’erbe ti sorgessero d’intorno, coi ruscelletti mormoranti,
le dolci odi di poeti e di cantori e degli augelletti il volo.
Anche le farfalle ti volteggiavano sempre d’intorno,
con il loro volo ondeggiante e sfolgorante di colori.
Forse erano i tuoi nastri rossi fra i capelli lucidi di sole
o il tuo profumo che inebriava e che il respiro mi toglieva.
Oh! Come desideravo stringere la tua mano nella mia,
accarezzare il tuo dolce viso risplendente al sole del mattino,
ma mi bastava di gridare il tuo nome e di esserti vicino
e nel gioco amico sorriderti in questo giorno divino.
Ho visto un uomo,
non saprei dire l'età,
vestito con quindici euro
comprese le scarpe
rubare prosciutto
al bancone del supermercato.
Portato lontano,
fra sputi ed insulti
assicurato alle legge
per la sicurezza
e la soddisfazione di tutti.
Al resto e alle nostre coscienze
penseranno le ruspe.
Scrivere della povera gente
e restare seduto
sul divano in salotto
non fa di me una buona persona.
Avrò il mio inferno se esiste.
Come è giusto che sia.
non saprei dire l'età,
vestito con quindici euro
comprese le scarpe
rubare prosciutto
al bancone del supermercato.
Portato lontano,
fra sputi ed insulti
assicurato alle legge
per la sicurezza
e la soddisfazione di tutti.
Al resto e alle nostre coscienze
penseranno le ruspe.
Scrivere della povera gente
e restare seduto
sul divano in salotto
non fa di me una buona persona.
Avrò il mio inferno se esiste.
Come è giusto che sia.
Vivi di notte
nella luce soffusa
nei rumori ovattati
agli angoli dei bar...
la pelle tra i denti
le unghia nella schiena
i piedi rigidi
le labbra calde...
il nulla
lo spazio si dilata
i sospiri
l'infinito nella carne...
rotoli sul fianco
mi compari davanti
sei sopra di me
sei sotto di me...
fusi i confini dei corpi
il tuo sguardo perso
il tuo volto tremante...
parole spezzate
la punta dei canini
mi giro e tu mi seguì
ti giri ed io ti seguo
in fondo
in fondo
in fondo...
nella luce soffusa
nei rumori ovattati
agli angoli dei bar...
la pelle tra i denti
le unghia nella schiena
i piedi rigidi
le labbra calde...
il nulla
lo spazio si dilata
i sospiri
l'infinito nella carne...
rotoli sul fianco
mi compari davanti
sei sopra di me
sei sotto di me...
fusi i confini dei corpi
il tuo sguardo perso
il tuo volto tremante...
parole spezzate
la punta dei canini
mi giro e tu mi seguì
ti giri ed io ti seguo
in fondo
in fondo
in fondo...
E' un desiderio
nero,
notturno,
maschile.
L’esuberanza di un abbraccio,
avvolgente come una cascata.
Un’esplosione olfattiva
di spezie e cedro d’iris.
Carezze sfaccettate,
frasi sfumate e irregolari.
E sguardi bianco argento,
così che gli immensi gemiti dell’istinto,
arrivino all’audace compimento.


Assassinata dal dissanguarsi
di ogni sua poesia
la mia musa è morta
le hanno strappato le vesti di luce
i colori delle parole
giace a terra senza voce
spogliata dei suoi fiori
inerte sotto un cielo di catrame
Non mi ha lasciato nessuna rima
in eredità
solo occhi chiusi e palpebre trafitte
Il suo carnefice è stato
questo mondo crudo e freddo
armato di odio mortale
e di famelica fretta
La mia musa è morta
e io piango sull'ultimo verso
che ancora ricordo
con l'ultima goccia di dolcezza
di ogni sua poesia
la mia musa è morta
le hanno strappato le vesti di luce
i colori delle parole
giace a terra senza voce
spogliata dei suoi fiori
inerte sotto un cielo di catrame
Non mi ha lasciato nessuna rima
in eredità
solo occhi chiusi e palpebre trafitte
Il suo carnefice è stato
questo mondo crudo e freddo
armato di odio mortale
e di famelica fretta
La mia musa è morta
e io piango sull'ultimo verso
che ancora ricordo
con l'ultima goccia di dolcezza
- Ammirando rime di ere passate
- immote, su candide pietre impresse,
- il pensier mi volge ad antichi allori,
- di uomini che han decantato del mondo
- gioie splendenti e profondi dolori,
- vincendo, di Chronos, l’oblio.
- Qual eterna Musa avrà lor bussato
- all’anima, sussurrando sì lieve
- parole senza tempo, come neve
- la cui danza si impiglia negli occhi
- e di gran meraviglia li fa brillar.
- Con tal domanda riprendo il cammino,
- ammainando stretto il mio pensiero
- in questo inverno ricolmo di perché.
- Ed ecco in piedi in sfida con il vento,
- persi l’uno negli occhi dell’altra,
- scorgo due cuori accesi di luce
- che han fermato il tempo con un bacio.
- Musa dell’amore a te il mio inchino:
- Immortale compagna dei poeti,
- Cavalier cortesi dal rosso manto.
- Tu che eri lì, tra le chiare e fresche acque
- e con chi ha toccato l’infinito;
- sei l’acqua che scende nel pineto,
- e colei che muove il sole e le stelle.
- Guidami per questa via d’inchiostro,
- soffia tra le vele dei miei pensieri,
- corri con me.
Poeti che spariscono
si immergono nel tempo
di una lacrima sottile
senza volto ne nome
in cerca di cosa
Volano come ballerini
sognando di essere
ancora vivi mentre
si sentono persi
posseduti dal nulla
da un buio
che li acceca
e non li fa ritrovare
continuando a cercarsi
con la rabbia di fuoco
fiamme alte li prendono
portandoseli via
in una distesa solitaria
dove stanno con se stessi
a disvelare la fine
delle illusioni
Dondola deliziosa l'armonia
strozzata,
catene strette,
preghiere,
odore di sudore ferruginoso.
Nascono le note dalle urla di dolore,
dagli stupri di gente ingenua,
dalle traversate salate di mari freddi,
dalle mani punte
e dalle frustate crudeli di uomini senz'anima...
Eppur spunta il sole indifferente,
si alza il vento fresco,
si rinnova il giorno.
Si rinnova la rabbia,
la presunzione di essere nel giusto,
il razzismo dei punti cardinali...
Negro...
Negro il nord arrabbiato e pallido,
il sud caldo e indifferente,
l'est serioso e senza pietà,
l'ovest altezzoso ed arrogante...
Negro...
Dorata la tromba stretta fra le labbra
carnose,
argentea la nota che rende il mio
amplesso più bello,
pallidi i volti dei giudici e dei
Carnefici...
Negro...
Negro l'infinito,
il verbo che unisce i popoli,
il ricordo che riaffiora,
il punto alla fine della frase...
Negro il volto di Dio.
strozzata,
catene strette,
preghiere,
odore di sudore ferruginoso.
Nascono le note dalle urla di dolore,
dagli stupri di gente ingenua,
dalle traversate salate di mari freddi,
dalle mani punte
e dalle frustate crudeli di uomini senz'anima...
Eppur spunta il sole indifferente,
si alza il vento fresco,
si rinnova il giorno.
Si rinnova la rabbia,
la presunzione di essere nel giusto,
il razzismo dei punti cardinali...
Negro...
Negro il nord arrabbiato e pallido,
il sud caldo e indifferente,
l'est serioso e senza pietà,
l'ovest altezzoso ed arrogante...
Negro...
Dorata la tromba stretta fra le labbra
carnose,
argentea la nota che rende il mio
amplesso più bello,
pallidi i volti dei giudici e dei
Carnefici...
Negro...
Negro l'infinito,
il verbo che unisce i popoli,
il ricordo che riaffiora,
il punto alla fine della frase...
Negro il volto di Dio.












