Un fungo nel cielo all’alba e tutto cambiò in un attimo
la fine era una possibilità e le generazioni
non si sarebbero susseguite all’infinito, c’era la notte
a incombere sui sogni collettivi. Il pulsante è nella valigetta
ora può essere schiacciato pure col wi-fi o con un messaggio
vocale. Vai e colpisci il nemico, lo zar, l’uomo in nero
a capo dell’esercito del male. C’è il pianeta intero
appeso a un filo, già ha rischiato, il coraggio
è cercare la pace, darsi la mano e tenerla stretta
alla propria. Vai e affretta in un lampo la morte
dei fanti, saremo meno, scriveremo versi e canzoni
al buio nella notte stellata o al sorgere del mattino.
E cambieremo le note, avremo nuove vocali, numeri doppi
quadri senza colori, poi le marce forzate, le braccia tese
dei soldati e le urla dei generali, roba già vista
quando l’orizzonte era scuro. A che sono serviti
i pianti delle madri, se il cuore dell’uomo è un muro
a Berlino è caduto, il prossimo sarà più duraturo?
Costruiremo un altro passato invece del futuro
già s’intravede lo sfondo, per ogni nascituro
ci saranno due morti, sono pronte le viti
per imbullonare le bare tra ali di folle in festa.
E’ questa la strada da seguire? Lotte, contese
e torrenti di bugie? La follia mostrerà i suoi drappi.

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