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Era nata in primavera
e di questa stagione
portò nella sua vita
temporali e schiarite.
Fu il vento di marzo
che irruentemente
la trascinò come foglia dispersa.
Ebbe persa la mente
in agoni tortuosi e gironi infernali,
patì grandi pene...
tante volte risorse e ricadde
ma del cristallo suo lucente
non s'offuscò il brillio
nella sua mente.
Poetessa di grande talento,
donna sensibile d'alto spessore
anche se la labilità dell'anima
le causò immane dolore.
Nei suoi ultimi anni
per le sue opere osannata,
dopo la morte
da una moltitudine di gente adorata.
Nella giornata mondiale della poesia: omaggio ad Alda Merini!

La primavera è il rinascere.
Germoglia il fiore.
Fiorisce l’albero.
Ritorna la rondine.
Cinguetta l’uccello.
Muove la lucertola.
Svolazza la farfalla.
Puliamo il nostro cuore…
Sarà la primavera
del nostro vivere piu’ sereno!
Rendiam nobile il nostro anima…
Sarà la primavera
del nostro cammino più fecondo!
Saniam la nostra mente…
Sarà la primavera
d’un leggiadro connubio d’affetto!
Tu sai dove sono
sai dove abito
forse...nei tuoi pensieri
che si posano leggeri
sopra paesaggi che veloci passano.
forse ...nei tuoi occhi
che rispecchiano i miei
cosi diversi
ma cosi simili nel vedere.
forse ... Nel cuore che batte forte
così pieno di vita
ma con uno strappo
che ha il mio nome.
forse...nell'anima
così indifferente ma solo per finta.
vivo nel tuo amore
anche se non lo sai....io ci sono
Invincibili
come il riccio
della castagna,
e sempre puntuali
come il disordine
del sottobosco,
siete
piante
di specie
avventizia.
Tu, tempo,
che corri
sul filo
della
vita
come
fa il respiro
in un affanno.
E tu, spazio,
che non hai
vergogna
di mostrarcele,
le forme delle nostre
mal celabili, ovvie,
smisurate
miserie.
Primavera di freschi germogli di Poesia
antica ninna nanna
che culla sentieri di viole e
ranuncoli colorati a fantasia.
Primavera
di striduli battiti alati
rami protesi a porpore albe
e vespri accorati.
Primavera è festa
per chi ritorna e resta
a rallegrare la via .
Accòccolati in me, chè
tutto il resto non mi svegli,
abitami, ora o per sempre.
Respira dentro al mio respiro,
ammansiscimi le rabbie e
disperdi questi pensieri furibondi,
che siano carta d'aquilone
nell'abbraccio del vento.
Regalami riposo, una tregua,
intiepidisci il freddo,
snoda quest’angoscia.
Cerco carezza per le mie ombre,
lasciale impallidire.
Accoglimi!... Rinchiudimi in te!...
Dormi con me e imprigionami
stringimi forte e resta con me...
Lo sbuffo di verde nella notte cavernosa
le luci spente delle stelle e la città
silenziosa che dorme tra guanciali di rose.
Lo vedi il murales in fondo alla strada
senza sbocco? È proprio lui dicono
che lo ha dipinto, è strano, un giorno
che aveva bisogno di colore e di grida
di gioia. Sembra imperfetto come le cose
che fioriscono dalla terra, ma è d’eternità
la sua essenza, non muore e non riposa.
E noi che dell’umano sentiamo tutto il peso
corse e fermate, strade senza sbocchi
fiamme d’amore, ustioni garantite, ciechi
gli occhi e sorde le campane, le trame
a sorpresa come nei libri, l’assassino
non è il maggiordomo ma il divino
che soffia il calore e sottrae il lume
che può spiegare l’ignoto. I fuochi
nelle grotte, il vino, i volti senza occhi
ci muoviamo a caso sul ponte nel vuoto sospeso.
E se vedi un’ombra trasparente nella notte
quasi d’estate e se solo la sua vista serena
ti atterrisce, è perché non c’è solo l’umano
tra le presenze di questo squarcio di cielo
ma anche un senso di leggerezza, la bellezza
che si fa perfezione e scaccia l’amarezza
la goccia che separa l’anima muta dal velo
di sogni che ancora la circonda. E se non è vano
alzare lo sguardo da questa sosta terrena
navigherò sino allo stremo tutte le rotte.
si riempiono la bocca di frasi latine
e il deretano con liquami di pensieri
sperando che dio non confonda le due facce.
All’ombra colpevole dei confessionali,
allungando mani lebbrose intarsiate d’oro,
spengono le vite degli altri
come fossero candele lasciate all’aperto.
Sodomiti dalle croci falliche,
peccatori resi puri col silenzio,
osano parlare di giustizia e di valori
violando l’innocenza altrui al ritmo dei sermoni.
Intanto, dal suo varco per l’inferno
il massone dall’abito bianco,
ricevendo tributi dallo stato vassallo,
offre al suo stesso nemico l’agnello sacrificale.
Sulla sua testa, un Giudizio Universale sbiadito,
piange i figli di una nuova Gomorra,
indulgenza in cambio di un’espiazione
concessa da un dio nato già morto.
frugo tra i fili spezzati delle vite parallele
e dissotterro piccoli cedimenti destabilizzanti
o veri precipizi legati da ponti tibetani.
Come ospite di diritto gioco a guardare il fondo….
ma poi chiudo gli occhi.
Tra perpetui volteggi della mente
Dimentico le anime perse nel profondo
Incespicano,cadono…
Mi difendo….guardo oltre.
Anche oggi Dea Felicità si nasconde
ed inutile è cercarla tra le righe di un’esistenza,
essa è la pagina stessa.
E così mentre aprono i saldi dei giorni…
svenduti, umiliati…
un impalpabile dubbio è dentro….
Solo i ladri, forse, vivono davvero.
Esserci o non esserci.
Farci, provarci? Starci… ma…
starci o non starci, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
o gettare ancore e corone adorne sui lidi
e prender nella rete mari di amorosi sogni
rischiando che la stessa s’incagli malamente?
Morire, dormire.
Nient’altro.
E con un sonno dire che poniamo fine
al dolore cardiaco e ai mille colpi
che la natura della carne ha ereditato.
- in collisione e senza ragione alcuna -
Morire, dormire.
Scoop… are.
Dormire, baciare, forse sognare.
Ahi, qui è l’ostacolo, perché nel sonno di passione
ce la siamo cavata, cavandoci gli occhi
per non vedere la morte
-Immortale nella Sventura-
E poi le frustate, i frustrati, il torto e gli scherni
nello schema del tempo che opprime:
battendo a scherma le possibili schermate!
La legge che elegge
non legge ed affligge… ed infligge:
l’ Immeritocrazia.
L’illusione di toccarsi a quattro mani
e sudare per il peso della camicia
o per la paura di quel che sarà quando non saremo.
Perché nessuno torna vivo per ripetere il male
o tendere le braccia all’ignoto.
Ci si accontenta dunque
codardi e bugiardi
ad esplodere dardi di Eros
o dardi di cera e pensiero
e impallidire ogni azione
- da non chiamarsi più tale -
Essere. Esserci. Provarci. Starci… e poi, lasciarsi…
Ofè… oh, adorata mia, per favore, statte zitta…
nun m’encasinà de più e ricordame pe’ sempre!!!
nel tempo
se mi fosse dato, vivere ancora il mio tempo,
dal primo vagito,
e perché no anche prima.
Se fosse possibile
vagare, cellula tra le cellule
pensiero, tra i pensieri
se fossi solo un potenziale
e niente più
libera, di una liberta
assoluta,
vivrei l’essenza del mio essere
in un universo cosi infinitamente vasto
e silenzioso
in viaggio verso il nulla e il tutto
scorrendo in fiumi di miele
cullata dal battito incessante
del mio cuore.
Se fosse possibile
Essere niente più che un respiro,
Impercettibile all’orecchio della vita stessa,
finalmente in pace.

Stamattina al parco
nel rigoglio della natura:
magica visione
quei ciliegi in fiore,
trine rosate
a carezzare il cuore.
Noi due in gioia di parole
irradiati da un fulgente sole
fra gli olezzi delle piante
a respirare
trama celeste d'emozioni
nel lieto progredire delle ore.
alle strade più amiche,
alle vecchie viuzze,
alle soglie più care,
al viale del passeggio,
al turchino paesaggio.
E addio al tuo profumo leggero
che saliva nel celo lasciandomi.
Anche alla spiaggia
e al poggio che videro il sogno
addio.
Addio a quei baci sinceri
che videro ieri
con me la tua vita.
Coi miei pensieri senza futuro
oggi è sicuro che baci un angelo.
Tra piogge di rose e luci d’argento
rivedo la mia bambola,
sento il suono che l’avvolge.
e già si volge a rapirmi
come quando seppe rubarmi
un angolo di cuore.
L’idillio mise le ali, tutto è svanito.
Ho seppellito nel petto
il diletto contorno di te,
ciuffetto di rimpianti,
culla di rose,
stupenda fanciulla:
tutto oltre il nulla.











