i giganti di pietra che riprendono vita
le oasi che fanno luccicante il deserto
l’immensità del mare che divora gli occhi
il loro potere che si specchia
nel magnifico nome di questa stagione
Primavera
come d’ambra quell’onda
che bocciolo di cielo storna,
come zaffiro di sguardo rubato
che il cuor rastrella affamato
e nel tempo di un valzer solare
biografia d’inverno carezzerò,
come giunco di luce ghiacciato,
cera d’ombra mia e clessidra
in questa soffitta d’anima sfinita.
nudi, scultorei,
come bronzi duraturi,
un incastro perfetto,
d'avorio, irrefrenabile.
mescolati sangue a sangue,
dimmi tante cose,
dimmi dell’incanto:

son così pochi i pensieri rivolti a te
che non una mia mano ti sfiora di già….
… No, non è sbagliato il momento,
è che la mente è troppo distratta,
ci sono occhi ammiccanti,
sorrisi impertinenti che giocano
sulla mia attenzione,
sulla consapevolezza
di questa nuova realtà…
… Non è indifferenza,
non è mancato amore,
perché, nonostante, io aspetto,
aspetto te che già sei parte di me….
… Perché sei lì da un bel po’,
è vero, in silenzio perchè
è tutto ciò che puoi, per ora
ma, in fondo, io ti stringo già sul cuore…
e si alimenta con caldi venti di scirocco
che dal deserto raggiungono il funebre mare
e la terra mortale stesa al sole? Ci hai provato
a dire che sono il passato e il tempo che gira
è tornato a ripetere la stessa risposta di sempre
c’è il fossato, lo vedi, è profondo, il solco
a forma di cuore slabbrato, degli occhi il calco
e il palco da cui recitare. Siamo attori, ombre
in movimento sul muro, ho visto il futuro la sera
che ho versato lacrime sulle tue guance, è stato
un volteggio di foglie, le faglie ampie a separare
i lembi dei pensieri dai sogni d’entrambi. Ti tocco
e ti sfioro le labbra, poi ebbra, la notte inciampa.
Eccomi
qua
Yazjemal
dove
la
tua
prima
poesia,
a leggerla,
non sarà mai
come questa:
che è l'ultima.
Che
se la leggi
al rovescio
la capisco
solo io.
Che
se
ci
pensi
un attimo,
è meglio
così.
Che
se
lo
dici tu,
io posso
crederlo
il
contrario.
C'è chi
dice addio
Yazjemal,
e c'è chi
resta.
C'è
chi
piange,
e chi fa
festa.
E
poi
per
quelli
più capaci
c'è un futuro
che cancella
ogni cosa
non più
bella.
Non sporgerti dal finestrino, che tanto passa ugualmente
Sulle alture dei colli
l'aspro odore del bosco
si fa spazio tra le menti
e offusca ogni piccolo opercolo di dolore.
stride in cielo il grido del falco
che salendo nel suo volo circolare
zittisce ogni altro canto
terra aspra
terra dura
che spacca crepe nel profondo
dove radici contorte l'uniscono a se'.
e poi il cielo s'inchina come manto vellutato
che ricopre e ogni nuvola quasi timida
chiede il permesso per andare verso il mare.
nel fulgore della sera il riverbero del sole
lentamente le richiama a se'.
terra aspra e senza frutti
veglia il cuore sopra i tetti.

Giunchiglie in fiore
i tuoi occhi mio Signore
nel delta del tuo cuore mi rifugio.
Gonfia è l'anima mia
per ciò che hai subito,
per le pene che hai patito
ma l'uomo ha rimosso
il tuo grande sacrificio.
La vita eterna c'hai donato
a discapito
del tuo preziosissimo sangue.
Sento una voce interiore
che mi guida in silenti passi
convergendomi verso te
mia radice!
La notte è chiusa.
Finalmente arriva l'alba
che avvolge e bacia il mio viso
come apostolo di luce.
Ho abbandonato gli inferni
cenere sui miei abiti
gli occhi feriti di striscio dal fuoco
ed adesso cammino su un fiume di lava spenta
L'unica cosa che ricordo
è il tuo sorriso antico così meraviglioso
come potrei ora non cercarti?
Sventro la notte con l'arma della forza rimasta
per seguire la guida di una stella che laceri il buio
di questo tempo che ancora mi divide da te
Ho affrontato i guardiani degli abissi dell'io
Credo solo l'amore doni questo arcano potere
li ho vinti al ricordo del tuo nome
e proseguo il viaggio con i piedi piagati
ma per te
verserei il mio sangue stilla a stilla
pur di ritrovarti sulle vie della luce












