Riporta
la normalità
in questa vita
che oramai
si è fatta
piazza
vuota.
E
poi
ridona
un senso
a questo
viaggio
dove
io
non
ho più
direzione.
Leggi le carte,
i vecchi tarocchi,
e il mio diario:
scoprirai
che
non
vi
è
alcun
dubbio
che ti amo.
Qui le lettere
sono mille gocce
di inchiostro suicida:
un tuffo dopo l'altro
e prima o poi
anche il
mare
si farà
ammasso
di china blu.
Sarà una lunga
dolcissima poesia,
sarà indecifrabile,
ma tu lo sai già
che parlerà
di te.
Dice, a modo suo, dice, a modo suo, la vita.
Stava in un monte di spirea
traversato dal treno da Verona.
Mi ha parlato di stelle, di un genere di panico bianco
che non conoscevo, ma
poi dopo un quarto d'ora
non ho capito più nulla, forse
non ho capito più nulla, forse
era una lettura veloce e così sparì
una volta arrivato in stazione - il ricordo invece andava
avanti macchiandosi di vino.
Sbuffa nel cielo azzurro una nuvola
Pesante d’acqua s’aggrappa e torce il muso
Che viaggio cari miei, piccoli cirri,
ho corso a destra e a manca
e adesso
stanca,
vorrei finire il tempo che mi manca
cullandomi nel vento,
ormai sfinita, e goccia dopo goccia
dare alla luce l’acqua,
per ritornar domani
bianca e paffuta leggera come un fiocco
di bambagia.
Pesante d’acqua s’aggrappa e torce il muso
Che viaggio cari miei, piccoli cirri,
ho corso a destra e a manca
e adesso
stanca,

vorrei finire il tempo che mi manca
cullandomi nel vento,
ormai sfinita, e goccia dopo goccia
dare alla luce l’acqua,
per ritornar domani
bianca e paffuta leggera come un fiocco
di bambagia.
Il tuo dolore
l'ho sentito anch'io
ho pregato che passasse
e mentre speravo
mi sono chiesta
ma quanto dovremo ancora
sopportare questa lunga attesa
che logora e risposte certe
non ne abbiamo nemmeno una
come sarà il suo futuro
dove la porterà quel male invadente
schiacciato dall'ira che si domanda
ove si nasconde la verità
forse sotto un cumulo di macerie
molto sudate
forse sotto un cumulo di macerie
molto sudate
È troppo piccolo
questo paese, troppo
lunghe queste vedute
che mi portano
tutte quante
a pensare
oltre la
cortina
del vero.
È un incubo
livido e languido
questo mesto scorcio
di infelicità infantile;
che se cammino
e poi mi volto
di qua o
al di là,
sento
vedo
e respiro
soltanto te.
Ma è quando
ti penso e non
riesco a muovermi,
che la distanza appare
così tanto smisurata,
il futuro così triste.
È quando ti vedo
in sogno,
felice
alla
mano
di un altro,
che sopravviene
quel qualcosa
che non so
definire.
E allora
dimmelo tu.
Sto morendo?
Nuovi
sono gli amori che voglio
con lievi
sogni avvolti nel mistero
e vele
vedo, con evidenti segni di guerra,
cerco leve
per scardinarle il cuore e sotto
la neve
un fluttuar di sensi ... apprezzo.
Verso nuove tentazioni
spingo il mio battello
e tento
la sorte, spendo parole e ricevo consensi,
stento
a parodie che vendo, per poco compenso confesso,
ma distante
dall'apparenza vorrei restare
e distratto
in attesa di sentenza resto,
tanto ...
con la gradazione, di sicuro mi salvo.
Guarda che luna
è tutta piena
ha tutto intorno
tantissimi cuori,
sono le stelle amore.
Sai ogni tanto
ne cade una
se in quell'istante
tu chiudi gli occhi
e pensi a qualcosa
che per te è importante
quello è un desiderio
e si potrà avverare.
Guarda che luna
amore mio
se osservi bene
ci siamo dentro noi
con la nostra vita
passata insieme
e la gioventù
che mai più ritorna,
invecchieremo insieme
ti dissi una volta,
la luna era la stessa
e noi siamo sempre uguali
due cuori dentro un cielo
che aspettano una stella...
Quella dei desideri.
A dire quanto questo nodo è affine
luogo degli occhi liquidi di cera
dal solco dell’anello si fa sera
col fiato lungo d’anima alla fine.
E si drappeggia verbo alle terzine
asole al sole della gioia vera
nel lume della mente è primavera
d’unico viaggio sfibro ballerine.
Dove saresti dimmi aperta coltre?
Fino a domani riparando dentro
lingua, lima indelebile di voce
dei sogni dove sei sorge la foce
intima del mediastino e più al centro
materia senza tocco in aria d’oltre.
È arrivato.
L'ultimo accesso.
E già si è fatta l'ora
di rielaborare il lutto,
di preparare con cura
il corredo: una sola
grande valigia
e il vecchio
zainetto
nero,
quello delle
fughe più dolci.
Ehhh, cosa devo fare?
se quella lunga inconsistente
e sottile linea di te è sempre qui,
avvinghiata con le sue spire
alla mia vita magra?
Non ce la faccio.
Cambierò
città,
vita,
lavoro,
cambierò
abito e scarpe.
Lo dicono le carte,
ma sono tutte bugie.
Loro non lo capiscono
che io non sorrido
da mesi,
e che
l'ultima volta
erano solo le 00:55
quando il maligno
si è palesato
in sogno
per
portare via
il tuo capello.
Io gridavo forte
e mi dimenavo
per cercare
il tuo piede
col mio,
però
non c'era
più nessuna
traccia di vita
fra le maglie
della tua
flanella
rosa.
Sì,
è
lì
che la notte dorme
quel solo frammento di te:
lo sorveglio io, attentamente,
dal vento e dal peso grave
del passare dei giorni.
Simile a mimosa pudica che si sottrae al tatto:
non schiusa come guscio aperto, ma ritratta.
Il vento sinuoso e morbido ti confuse:
ti carezzò e tu fidandoti t'apristi.
Lasciasti che ti carezzasse il volto
e ti scompigliasse i lunghi capelli.
Ascoltavi il mare nelle conchiglie e ti beavi.
Non avevi fretta: verde era la tua età.
Fu il vento che percuotendoti ti strappò
la folta chioma e ti lacerò le vesti.
La sofferenza ti indurì: affilasti le unghie.
Ora sei di spine cosparsa: graffi rilasciando
stille sanguinanti.
Bella, profumata e intoccabile.
Fu il vento che schiaffeggiandoti tinse di rosso
le tue gote e quando ti mostrò pentimento,
tu sbiancasti e divenisti rosa bianca.
Ora non ti lasci toccare: emani odore e rilasci dolore.
Sei rosa profumata: tante spine e niente amore...
non schiusa come guscio aperto, ma ritratta.
Il vento sinuoso e morbido ti confuse:
ti carezzò e tu fidandoti t'apristi.
Lasciasti che ti carezzasse il volto
e ti scompigliasse i lunghi capelli.
Ascoltavi il mare nelle conchiglie e ti beavi.
Non avevi fretta: verde era la tua età.
Fu il vento che percuotendoti ti strappò
la folta chioma e ti lacerò le vesti.
La sofferenza ti indurì: affilasti le unghie.
Ora sei di spine cosparsa: graffi rilasciando
stille sanguinanti.
Bella, profumata e intoccabile.
Fu il vento che schiaffeggiandoti tinse di rosso
le tue gote e quando ti mostrò pentimento,
tu sbiancasti e divenisti rosa bianca.
Ora non ti lasci toccare: emani odore e rilasci dolore.
Sei rosa profumata: tante spine e niente amore...
Vorrei essere quel tuo sogno tanto desiderato e realizzato,
l’altare che dà corpo alle tue aspettative,
la candela che illumina l’anima,...
l’eterno amore che vive dentro il cuore.
Vorrei essere le tue lacrime di gioia,
chiamami folle se vuoi,
ma le tramuterò in diamanti,
perle per lo scriba del tempo
che ti renderà immortale
con le più belle parole.
Non disturberò il silenzio per dirti cose banali,
non ti porterò con me su un'inaridita terra;
insaporirò le tue labbra con il profumo della giovin notte.
Così vorrei vestirmi di tentazione
per mettere a nudo quello che dà fuoco
e brucia dentro la mia anima in ogni momento
ai miei continui ti vorrei.
l’altare che dà corpo alle tue aspettative,
la candela che illumina l’anima,...
l’eterno amore che vive dentro il cuore.
Vorrei essere le tue lacrime di gioia,
chiamami folle se vuoi,
ma le tramuterò in diamanti,
perle per lo scriba del tempo
che ti renderà immortale
con le più belle parole.
Non disturberò il silenzio per dirti cose banali,
non ti porterò con me su un'inaridita terra;
insaporirò le tue labbra con il profumo della giovin notte.
Così vorrei vestirmi di tentazione
per mettere a nudo quello che dà fuoco
e brucia dentro la mia anima in ogni momento
ai miei continui ti vorrei.











