Mi avevi giurato
che con la primavera sarebbe cambiato tutto
e il sole avrebbe brillato sempre nel cielo,
ma oggi sono solo e fuori piove,
tanto da sembrare novembre,
non me la prendo con il sole se alla notte va dormire,
ma con le mie lacrime che mi vogliono far morire.
Volevo fermarmi ad aspettare,
lo sto facendo, ora è l’unica cosa che so fare,
non è il momento di partire,
novembre dal mio cuore non se ne vuole andare. 
Mi son fermato dal fioraio a comprarti dei fiori,
te li volevo regalare quando saresti arrivata
con la primavera, essa è arrivata,
ma tu non ci sei, li porterò in chiesa,
non so se servirà, ma ti dedico una preghiera.
Vorrei venire a cercarti al calar della sera,
sono pallido come una statua di cera,
ho bisogno del tuo sole che mi scaldi,
aspetterò quello dell’estate
lasciando passare la primavera,
tanto non sto sognando,
perché vivere è una cosa vera.
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Profilo Autore: Horion Enky  

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… c’era una magica città

Rimangono fantasmi
vagabondi di sovrumanità
Rimangono pagine sgualcite
ingialliti papiri

Si avverte l’eco
ossimoro simbiotico
di un senso superiore
d’inferiorità

False illusioni

Apofisi di banalità

 

 

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Profilo Autore: sasha  

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Sei ciò che è stato ieri
per lui ricerca dell'approdo, privo
d'identità di terra
gelo
che non sa accogliere.

Lo sguardo ruvido di meta
ricorda mani basse
si perde come goccia
precipita
e non si fonde.
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Profilo Autore: Diego Bello  

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Se la vita fosse una pellicola , non dovremmo avere paura di viverla, 
la riavvolgeremmo all'infinito, gustando l'ultima parte quella dove capitano le cose migliori , la fine ....


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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Tra veglia e sonno,
nel torpore del mattino
il tuo soffio dolcissimo
accarezza la mente e il cuore.

E' un dolce cullare
l'emozione che sento
ma anche il ristagno dei momenti
vissuti in una favola rosa
che mi fa apprezzare
questo convivio colmo di pace
immerso nella luce
che va oltre gli spiragli del tempo
donanti spire di sole
carezze di vento
qualche nuvola chiara
ad intrecciare le nostre essenze
in un pulviscolo d'universo
assorbito nella magia del sentimento
sospeso nella beatitudine gioiosa
vissuta attimo per attimo
della nostra vita
che scorre luminosa.
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Profilo Autore: Grace D  

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Nella città che è un coro di singhiozzi

al centro di un vivaio che germoglia

c’è la vetusta via dei cento pozzi

policromia di luci sulla soglia.

 

Ma a destra e a manca della strada corta

quasi a ridosso d’angolo più basso

tondeggia ognuna buca incontro al passo

dal diametro ridotto d’una torta.

 

Son pozzi bui e dentro ogni passante

senza mai esporsi addosso con lo sguardo

vi lancia un desiderio secco in versi

 

e la parola levita all’istante

di miele dolce effluvio in gola a un bardo

che il vento spinge giù negli universi.

 

 



 
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Profilo Autore: Diego Bello  

Questo autore ha pubblicato 112 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Da vivo non ricordo d'aver mai
guardato così i grappoli del tiglio -
solo ieri invece tu aggrappata a una fronda come un'attrice
del muto al suo tendone 
me lo facesti vedere che era fatto di ali di nulla

nel ventaccio di maggio,
nel silenzio dei trattori.
E che fiore sei diventata subito dopo
dicendomi a farfalla: "E senti come frizza il pioppo!".




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Profilo Autore: Alberto Automa  

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dalla fronte alla luna

ove s'allarga la morsa del vento




Dentro le cime del giglio -a sera-

quando la foglia di Adamo oscilla

nell'abbandono del fiore, del figlio




Leggi la trama del mio risveglio

sul turbinio d'onda che cade al guanciale

La morte è al sicuro come i tuoi palmi

-custodia l'arsura del mio quinto mese-
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Profilo Autore: Aita Carla  

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Non porterò con me la rabbia,
se è stato infausto, il destino.
Non me la prenderò con i miei piedi,
se mi doleranno in certi momenti nel cammino.
Non mi fermerò ad ascoltare il mio passato,
continuerò andare avanti guardando il sole
che nasce ogni mattino,
lasciando le ombre che mi seguono,
al loro destino.
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Profilo Autore: Horion Enky  

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Sangue scorri ancora nelle vene
come fiume in piena
porta linfa nuova
ti sorregge anche lo sguardo

simmetria di un corpo
che vaga
nelle stanze chiuse e vuote
dove polvere s'annida
muri muti non ascoltano
risate infantili
ne aspirano profumo di biscotti
o odono colpi di lame sguainate.
vaga scorgi tra i vetri
quello che rimane di una vita condivisa
fai uscire lo stantio odore
che prevale su ogni cosa
quel che vale di un ricordo
e un abbraccio di bambino.

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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

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                                                                     Oh madre coraggiosa,
                                                                    faro nelle intemperie,

                                                                    contemplo il volto tuo scarno
                                                                    ed una carezza scompiglia
                                                                    la bianca tua chioma.

                                                                    Ricordi lontani riaffiorano..

                                                                    Solerte,di buon mattino,
                                                                    una scia zuccherina
                                                                    saliva nella stanza imbandita;

                                                                    e l'odore del latte
                                                                     nella gelida stanza
                                                                    si diffondeva.

                                                                    Profumo di sposa novella!

                                                                    Le giovani mani
                                                                   a rinnovare di bianco candore
                                                                    frammenti di quotidiana vita;

                                                                   il canto tuo melodioso
                                                                   la fanciullesca inquietudine placava
                                                                   e ogni dubbio svaniva nell'abbraccio materno.

                                                                  All'imbrunire,
                                                                   una preghiera
                                                                  all'Infinito Amore;

                                                                   e noi,fanciulli,
                                                                  attendevamo trepidanti,
                                                                  la tua benedizione,

                                                                  oh madre mia!                     
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Profilo Autore: Annamaria Latini  

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Ancora cammini con gli occhi avidi del mio respiro

ombra sul collo divori la mia speranza

ricordandomi la tua presenza in ogni dove

nonostante i nascondigli in cui ti infili

belva silente in attesa della preda

Il tuo regno ha un trono d'ossa 

e fiumi di sangue in cui ti specchi

la tua  vanità tramortisce ogni umiltà

ferisce la mia umana fragilità

annichilisce la mia esistenza di cui tu

crudele serva della fine ti prendi gioco...





“ Prendermi gioco? Pensi che ami scherzare?

Non sono la fine e nemmeno il tempo,

non prendo io le decisioni. E non sono mie

tutte le colpe, cosa posso farci se un pazzo

si fa saltare in aria massacrando innocenti?

O se un presidente in stato d’ubriachezza

scatena l’inferno dal cielo su una città

di gente inerme? E’ uno sporco lavoro

a volte mi piace, come quando raccolgo

le ultime confessioni di un’artista

altre un po’ meno, quando mi tocca

guardare nell’abisso del cuore dell’uomo.

Vedi di me l’astratto e mi maledici, sono l’eterno

che sogni, ma pensaci un attimo, è ciò che vuoi

davvero? Nel mio trono di ossa c’è il dubbio

e il nucleo di ogni percorso di tolleranza.
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Profilo Autore: mybackpages  

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fotoconfine
Quale confine
sottende l'universo,
se poi le porte
della conoscenza
si fermano
al limite della scienza?
Potessimo uscire da esso,
forse troveremmo
i confini della nostra mente.
Infiniti nello spazio.
Finiti negli occhi
del nostro pensiero.

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Profilo Autore: TIZIANA ELIA  

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le donne non ridono

Passano le curve dei propri anni e non rammentano giorni caldi

che guardavano notti dileguarsi a lunghi addii

Non piangono a mattina quando si attutiscono rumori e luci della sera

dove un gatto -solo- chiede tempo all'amore




Siamo gatte, feline,

chiediamo amore al tempo ma è lui che comanda e non è la strada

non ci fa paura quella

ma sono i fossi a farci cadere -noi, su membra fragili

che si accartocciano al tempo d'una sigaretta-




Vedi, le luci creano ombre e viceversa

ma è quando il raggio si fa buio che nasce la distanza

e le notti piangono

come le donne.




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Profilo Autore: Aita Carla  

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Partivo per primo, bruciavo il terreno
spingevo le gambe fino a morire
pulsava passione
dentro il cuore gagliardo
nessuno obiettava tanto fervore,
striature perfette nel tessuto muscolare
con scatti severi
raggiungevo il traguardo.
Mi nutrivo del clamore
di padri e figli,
chiassosi come campane
quando ciò che lasciavo ai rivali
era la scia del mio passaggio,
tanto osannato dalle tribune.
Correvo come un baleno,
la mia ombra era il suo tuono
duecento metri di pura energia
di quella folla ne ammiravo il suono.
Anche nelle migliori favole, però
esiste il lupo cattivo!
l’etichetta unanime recitava “superbo”,
più un onere, che un aggettivo.
Beffavo i deboli in egual modo
tornassi indietro sarei diverso
adesso lo sono, ma fisicamente
ancora oggi penso
a quel ragazzo che guidava una sedia
e ovunque andassi era presente.
Mi annoiava quella sagoma triste,
venivo ammirato come suo idolo
storpio assillante: così lo chiamavo
tirando avanti passandogli affianco
per firmare autografi
alle donne che amavo.
Quanto splendore
nelle facciate di tutti i giornali,
il mio sorriso raggiava!
invece credevo che il suo fosse brutto
la mia espressione era truce
appena egli me lo mostrava.
Ho provato a cambiare,
ma il successo lo impediva
scattavo ancora, scattavo per primo
mentre dagli spalti, egli applaudiva.
“ammirate la grandezza dell’uomo
che ha fatto leggenda”
ovunque rimbombava costante
allora, l’adrenalina sfiorava le stelle
mentre egli soffriva,
rimanendo presente.
Ci furono cali d’ascolto,
dove nel profondo dimorava l’inferno
ma quel ragazzo buono e gentile
aveva fiducia nel mio grande ritorno.
Tornavo borioso, all’orizzonte
i pochi amici che avevo
supplicavano un miglioramento
“tratta bene il tuo prossimo”, dicevano
persino coloro dimenticati
nella mappa del firmamento.
Il fato ha poche parole
non implora come gli amici!
colpì duro e senza rimorso,
promise i peggiori giorni infelici.
Quella sera fu l’auto
ad accelerare oltre al suo limite
danzò come una ballerina,
sopra l’asfalto bagnato
dopo spettacolari capriole
scese giù nel dirupo
e quando mi tirarono fuori,
il mio arto destro rimase amputato.
Solo allora compresi
l’illuminazione si conquista col dolore
La cercai, attraverso grida lancinanti
e notti insonni, affogato dal sudore.
Non scatto più, non scatto per primo!
Toccai il piede rimasto,
pianse perché perse il fratello
dove siete vecchi amici?
statemi affianco
aiutatemi, con questo fardello.
Quel che vidi fu il niente
nessun soccorso al sorgere del sole
si aggiunse disprezzo alla mia condizione
la rabbia premeva il mio orgoglio,
con la protesi allora mi alzai
piansi un minuto ed entrai in azione.

“Non sto fermo, non ce la faccio!”
quei padri e quei figli
aspettano il Fulmine
guardo in alto e sgrano gli occhi
le nuvole nere fanno ombra,
sui posti vuoti delle tribune.
Nessuno ormai mi adora
assieme alla gamba perdo l’amore
gli ingegneri crearono la protesi
ma insabbiarono il vero dolore.
Dove sei? Io ti devo delle scuse
perdona l’arrogante che fui
il tuo sorriso mi darà la spinta,
ciò che serve per non cadere
seguimi ancora, seguimi ovunque
dopo lo sparo d’inizio,
la molla sotto il ginocchio
sostenta il corpo e fa il suo dovere.
Superato il primo, punto al secondo
e tu forse mi guardi da casa
raggiungo il terzo, affianco il quarto
rubando la sua posizione
davanti al quinto mi assesto
dammi una mano compagno
tieni acceso il fuoco,
della tua passata benedizione.
Non nasconderti al buio
fammi vedere il tuo viso
sono io che imploro,
colui che ho sempre deriso.
Quale folle destino,
ho dovuto subire
la gamba finta si spezza
così a terra mi fa cadere.
Non sono lacrime, né il male
a farmi contorcere
ma il sapore della vittoria
diventata un ricordo
la vista si annebbia dal pianto
si oscura la luce grazie a una sagoma
scaturisce un brivido appena mi dici...
“alzati e raggiungiamo il traguardo”.
Finalmente mio eroe, sei arrivato!
l'impossibile diventa realtà
hai sentito il richiamo
di questo povero indegno
il tuo abbraccio è poesia
allevia l’immane tragedia
i pochi rimasti sono estasiati,
dal coraggio abbagliante
che hai dimostrato
con forza a te sconosciuta
e smorfie che solcano le guance
mi sollevi, sulla tua sedia.
Un dono d’amore gratuito
con le mani assecondi le ruote
mi accompagni alla fine
e negli ultimi istanti,
i miei occhi inizi a fissare
la voce strozzata,
esce a strattoni
ora, l’idolo poco sensibile
ringrazia il giovane
che ha salvato il suo onore.
Siamo vicini alla linea
i giudici divengono bimbi
l’arbitro cambia espressione
i loro sguardi strabiliano
non osano interferire,
col nuovo campione.
Caro e unico amico
la giuria popolare sostiene
il tuo momento di gloria,
più di qualsiasi misero stolto
che si aggirava in strada
pronunciando vittoria.
Ansimi per condurmi all'arrivo
sono sereno, quanto estasiato
con fare umile e maestro
pronunci l’epilogo:
“ ricorderai a lungo il giorno
in cui un giovane uomo
ti indicò come valicare
le insidie dell’ego”.
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Profilo Autore: jostance  

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