Non vedo l’ora
che foglie incantate
scendano sui visi
con i margini di rosa canina.
Che il bosco del render grazie
cresca, stelo e corona
di ogni verbo- seme.
Tu leggimi mentre il vento
avrà dita d’espianto.
Scrivimi pure,
scavami di voce e presenza
in un momento punteggiato di mani
all’altro lato del tempo.
Dove ci ha estirpati,
tra strada e luna
che ancora non parla,
trascina argento
ammanta
sale.
perchè il sesso non ha un volume
non ha intensità né destino
Ci sono amori che la mente sceglie in combutta al cuore
e non muoiono nemmeno innanzi al feretro
che non sai di che colore la morte ha coperto
e non hai palpebre per non vedere né gioni in cui non sentire
Non scende mai la tenda del circonciso giorno
quello dove un gatto miagola ma dentro è volpe
son fatte di urla e grida di dolore,
hai buttato via le tue valige vuote di cartone. ...
Le ha svuotate chi ti ha predata,
non gli importava che tu volessi essere amata,
bruciando i tuoi sogni nel falò delle sue vanità.
Ti aveva promesso che ti avrebbe portata con lui,
fin dove finisce il mare,
ti aveva regalato acquerelli che puntualmente,
si scolorivano sotto la pioggia, nascondendoti il sole.
Avevi diari sui cui avevi scritto la tua storia,
per rabbia ti ha strappato tutte le pagine sulle quali avevi scritto:
"Oggi ho avuto momenti di gioia".
Meschino voleva che tu fossi triste
e tenerti in pugno come sua schiava.
Ora tu grida forte al cielo per far tornare nella tua vita il sole
e comprar nuove valige da riempire d’amore.
affiora simil melma
la stirpe dei Pipinidi impettita
dal fondo viscido della città sommersa
prima invisibile e inerte
ora contamina di putrescenza il fango.
Tronfia di fresco stemma comitale
lustra di concessione sine cura
ligia alla rotta a dritta, sacripante.
Pronta già è la stesura dell’Annale
e la prebenda frusta ai ministranti,
purché giurino tutti.
Ti ho amato come si ama solo la vita
trattenerti tra le braccia e' stato solo poesia
dolce peso che curvava le spalle.
verso te solo baci e carezze
come aria frizzante
le tue mani accarezzavano il viso
dolce cuore e sorriso
piccola fragile vita
totalmente dipendente da me
dentro al mio incavo braccio
t'addormentavi ascoltando
il ritmo del mio cuore
e socchiudevi gli occhi
con piccole smorfie.
fragile vita potente
che ha saputo regalarmi questo incanto
così bello
così grande da soffocare il respiro
la felicità ho toccato
ne ho provato l'ebbrezza
ho provato l'altezza del volo
piccolo angelo biondo
mentre dormivi già scrivevi il tuo mondo.
ai miei piedi, ancora una volta
la luna si spacca, in un lampo bianco
il mio cuore pure, in un lampo rosso
Quando il sole affoga la sera,
dentro le sue dorate bugie di luce
il buio trionfa, re di un momento mortale,
imperatore del silenzio sulle labbra
perciò non pronuncio nemmeno più il tuo nome
comunque inciso sui muri di questa casa
Quanti addii ancora mi saranno riservati
come amari saluti e cupe sorprese?
E questa malinconia furba che conosce
il giusto tempo in cui arrivare
adesso che la speranza del giorno sembra
così vana e remota, ormai insensata,
conoscerà mai anche l'ora buona per andarsene?
Eppure devo averla invitata io in qualche modo
anche solo con l'oscurità dei miei occhi
o per avere rinnegato inconsciamente
ogni alba a venire...Ecco, ho questo dubbio...
perchè la notte sa come restarti dentro
anche finito il suo giro di clessidra
e se, come me tu ami le sue ambiguità
fino a perdertici, sai quanto queste parole
siano colme di splendido, autentico dolore
Sei qui, e sparisci,
a saltelli vieni avanti non meno del passerotto

e del solenne volto gli occhi fanno tana
Dammi ore d'onda tra i fili dello stagno
dove rincorrevi cigno e il bianco suo allargarsi
Nel muricciuolo denso di color mattone
stavo inquietamente osservando il movimento
ma l'acqua mi travolse -in vortice- e breve fu il domani
stanotte mi posai lieve, stanca e piegata
su una traccia di ricordo.
Padre, dissi, vorrei toccare la tua schiena,
vorrei parlarti.
Parve, invece, di udire la tua voce,
d'annusare il tuo profumo
che avanzava dalla nuvola dietro il monte,
come la pioggia timida e scomposta.
Il tuo odore mi stava innanzi,
l'odore di acqua e talco,
che inumidiva le tue mani
che asciugate in un lino a frange,
antico, sbiadito, posato triste
sulla finestra socchiusa, all'ombra,
spezzava il pane.
Porto con me in viaggio
un nodo in gola
e come una campana a ore
si rintoccano le lacrime
e scandisce il tempo.
I fuochi del cannone
si posarono sul tuo viso,
le schegge dei nemici sui tuoi pensieri
e di quella guerra
di ogni suo segnale e segno
tu costruisti la tua casa.
Ti ricordo come seta, padre,
come la seta verde dei tuoi occhi,
come il velluto ingenuo
del tuo non saper le parole.
Oggi t'innalzo padre,
ti canto il giorno
tra le gioie di madre e i dolori di figlia.
Ti canto la notte
quando mi quieto
silenziosa e grave.
Perchè io t'amo, padre!
Soffiate alisei su canapi stesi
la vostra voce sia canto d'amore
parole d'ossidiana nera
scivolano su bianchi visi.
sorrisi
come perlacea luna
illuminano i volti di donne in attesa
di una promessa.
il calicanto emana note fiorite
stordisce l'aroma come liuto che ammalia.
sotto un sole d'oriente
una musica arriva da lontano
a muovere i fianchi.
sensuali richiami son le mani
che muovono l'aria.
nella notte tiepida d'Arabia
anche il velo non copre ma incanta
occhi scuri guarderanno i tuoi
e sarai solo schiavo.
In questa stanza fredda e buia,
dove l’inverno congela i pensieri,
non c’è più legna che arde nel camino.
Le ultime braci si stanno spegnendo
rilasciando un impercettibile tepore,
che lentamente affievolisce sempre più.
Nulla riscalda, nemmeno i ricordi del sole d’estate,
ora essi sono lontani e non danno più luce e calore.
Il freddo sta diventando il padrone di questa stanza
dove, sulla tavola spoglia, rimane acceso
l’ultimo mozzicone di candela.
Ormai del tutto consumata,
emana luce tremolante e fioca,
che induce a delirare la mente.
Tra le ombre vede perdersi e morire
pensieri di lucida follia che,
nel gelo della stanza, diventano poesia.











