di un Aprile ballerino,
inebriata dalle essenze,
quieta cammino
per le vie del borgo antico.
E in questo mattino,
nell'incontro di tanta umanita'
" nascosta" e sola
triste e' il mio cuore.
Voci tremolanti
inviano un saluto
dai balconcini fioriti;
e sulla soglia
fredde mani tremanti
cercano " calore."
Nel lungo abbraccio,
gli occhi azzurro mare
offuscati dalle avversità,
brillano di una nuova speranza.
Proseguo..
Sguardi mesti
intrisi di solitudine,
padroni sono di candide sorelle.
E cosi',indecisa e trepidante
propongo un invito;
e accarezzando i loro volti piangenti,
un piccolo sorriso prende vita.
Un pensiero mi sovviene..
Questa breve esistenza terrena
che con impeto ci travolge,
una lezione vuole impartire:
vietato sorvolare.

Ho ritrovato, pensando di averlo perso, questo straccetto di carta,
quasi abbandonato nel mio cassetto
e con la mente mi sono inabissato in pensieri e ricordi…
Si tratta di un frammento, la scheggia di un tratto di vita di una giovane donna,
poi tradita e lasciata
da quello che credeva essere il suo unico senso di vita.
E’ ricorrente e salta agli occhi il continuo richiamo di un Tu, di Te, con Te e senza di Te…
e la disperazione fa da padrona; tanto che si avverte un’atmosfera di asfissia;
la mancanza di ciò che dà la vita e che senza si muore: l'Amore.
Ho conosciuto e ho condiviso la massacrante situazione
e sono stato molto vicino a questa ragazza:
ho quindi assistito ad una piccola morte, alla tragedia che spacca il cuore
quando un amore finisce ma,
col tempo… lentamente, ho avuto modo di vedere come la lacerazione si suturasse.
Con l’arrivo dell’estate, eventi nuovi e belli si riaffacciarono negli occhi che prima,
avevano versato fiumi di lacrime.
Quelli è già da molto tempo che non li conto più,
li lascio scorrere insieme alla vita.
Lascio scorrere il tempo come il sangue nelle vene
e quello non invecchia mai.
Non mi ricordo quando sono nato.
Mi sembra d’esistere da sempre
vivendo nel tempo non tempo,
dove il passato s’intreccia con il presente e il futuro.
La mia mente ha assorbito tutte le storie che ho vissuto,
che vivo e ho da vivere, continua la sua corsa,
non guarda gli anni e non si dà tempo,
essa mi dice che esisto da sempre.
Perché non dovrei credere a quello che mi racconta,
se voglio lo posso verificare, essa non mi ha mai tradito,
accompagna la mia anima da un’eternità.
Oppure sono solo un sognatore e non so più
se quello che vivo sia solo sogno, pazzia o realtà.
Io sono così come mi vedi, sempre me stesso.
Tante volte mi nascondo dentro i miei silenzi,
per ascoltarmi e guardare dentro il mio cuore.
Tu mi guardi e vuoi capire perché. Non c’è un perché.
Ogni volta sono me stesso e vivo nella consapevolezza
di una ricerca interiore, per poter essere un uomo migliore.
E quel batticuore che ritorna nei versi
come a scapigliarsi, un’acconciatura diversa
per ogni volta e la rotta sconosciuta
è un rimorso che risuona lento, che batte le ore
a intermittenza. Poi ci sono solo suoni
a intrecciarsi, sillabe e pensieri complessi
nel torto di avere ragione. E l’alba di un’immagine
che ci sfiora, veloce e sensuale, di bocche
che si toccano ancora e di sensi al galoppo
in prossimità del traguardo. C’è il groppo
alla gola e il rischio di prendere stecche
nell’esecuzione perfetta del canto. L’origine
si sposta ogni volta, come il confine, gli stessi
non saremo più, filo e ago, a volte bottoni
di camicia bianca o anche fiamma e candore
sul palco della vita, ti avrò o ti ho già avuta
poco cambia, se in questo sfogliarsi alla riversa
c’è il gioco che ci contiene e il nostro amarsi.
Sono ore piovose,
queste, che non passano,
che lasciano sui miei pensieri
un sottile strato di polvere.
Scaldo l'acqua per il tè
per vederla bollire
ed evaporare
nel nulla,
come la nebbia
della prima mattina
sull'Appennino ligure.
E mi dico che fra poco
passerò anche io di lì:
dove si fermano
le nuvole,
e dove
ogni
giorno
il mio cuore
ha il suo primo
inevitabile singulto.
Quella frontiera per me
segnalerà sempre
il cambio del
clima,
ma
una
volta
era lì
anche
per dirmi
che a breve
ogni mio male
si sarebbe sciolto
nel caldo della tua voce.
declina la chioma a vezzeggiare il collo,
prorompe di bellezza il seno,
flette l’onda dei fianchi
in sopra l’anche;
arde di vita la figura.
Rivolto all’orizzonte
lo sguardo controlla l’andatura
e di profumo invade
angoli e strade.
Non voglia il tuo scrutare
distogli l’insano tuo mirare:
soltanto una decina;
gli anni di così tanta bellezza,
rassegnati è solo una bambina
degna di tanta tenerezza.
'Na vota 'o scuorno teneva 'a faccia soja:
'nun appena 'o 'ncucciave te n'accurgive!
Quale viso tene mo': 'nun ce stà traccia.
Tenarra' forse a forma 'e 'nu currivo?
'Nu tiempo 'o scuorno teneva 'nu volto speciale:
era assaje cchiù aggarbato e regolare.
Certo quacche piccolo spigulo ce steva:
'nu spacchetiello ca a stiento se scurgeva.
'O vedive ca cammenava rasente 'e mure,
annascuso addereto 'e llastre scure.
'Nun steva 'ncoppa 'e ffeneste affacciato,
a spurca' 'e niro 'a faccia 'e uno o 'e n'ato.
Zuppechiava poco, spisso senza ragione:
ma nisciuno 'o considerava n'eccezione!
Quanno 'o scuorno teneva 'na morale,
se sapeva scarta' 'o bbene d'ô mmale.
Se facevene riga' deritte 'e disoneste
e se purtava annanze 'a ggente onesta.
Quanno capitava 'o tipo brutto e malamente,
te n'accurgive c'avive a cche ffà cu 'nu fetente.
S'avessa arrapi' 'na granda scola,
addò a ogneduno se 'mparasse ll'onestà.
'Nfaccia 'o purtone se mettesse 'na scritta,
ma c'avessa stà ll'obbligo a lla frequenta'.
'Na scola ca desse a tutte 'na licenza
e furmasse perzone oneste e d'eccellenza.
Putesse sempe capità ca tutt'attuorno,
'a ggente accumminciasse a pruva' scuorno.
Traduzione
La vergogna
Una volta la vergogna aveva una faccia sua:
quando la vedevi subito te ne accorgevi!
Quale viso ha ora: non c'è traccia.
Avrà forse la forma di una cosa che fugge?
Una volta la vergogna ci appariva con un
volto speciale: era molto più garbata e regolare.
Certo qualche piccolo spigolo c'era:
uno spacchetto che a stento si scorgeva.
La vedevi camminare rasente il muro,
nascosta dietro le lastre scure.
Non stava alla finestra affacciata,
a sporcare di nero la faccia di uno o di un altro.
Zoppicava poco, spesso senza ragione,
ma nessuno la considerava un'eccezione!
Quando la vergogna aveva una morale,
si sapeva dividere il bene dal male.
Si facevano rigare dritti i disonesti
e si portava avanti la gente onesta.
Quando capitava un tipo brutto e malandato,
te ne accorgevi che avevi a che fare con un
fetente.Si dovrebbe aprire una grande scuola,
dove ad ognuno si insegnasse l'onestà.
Sul portone si metterebbe una scritta,
ma dovrebbe esserci l'obbligo di frequenza.
Una scuola che ti desse una licenza
e formasse persone oneste e d'eccellenza.
Potrebbe sempre accadere che tutt'intorno,
la gente cominciasse a provare vergogna.
Currivo: cosa insolita o insignificante (che scorre, fugge, ecc.)
e la sua montagna, che dal passato
ancora veglia materna l’ingrato
figlio suo, che sol chiese e mai rese.
Antiche radici al tempo legate
in questa terra dall’Arno bagnata,
nella sua essenza, da me tanto amata,
e custode di vite altrove andate.
Ma camminando ancor, su queste strade,
tanto sono vividi i miei pensieri,
riporto alla vita i ricordi di ieri
e l’Infinito tutto pervade.
tra mura solitarie,
all'improvviso odo il silenzio
scardinare l'uscio.
Rimembro liete stagioni
ove il sole si confondeva
col nostro amore.
Tu lì, io qua, ma dove?
Scelgo te per inoltrarmi in gioiose vie
frastuono di vita,
per pensare forse alla vita?
Odore d'acque stagnanti
dove il piede affonda nel fango
schiena china al lavoro
su steli di riso nuovo.
cadono gocce di sudore come pioggia.
s'alza una voce a intonare un canto
e l'aria si riempie
risa per smorzare il lavoro
che stanca e si confonde
tra gli insetti che ronzano
sul mare a quadretti
dove perdere lo sguardo.
poi giunge la sera
e il rientro come pescatori dal mare
non vi e' riposo
e il dolore segna la schiena
ma un pezzo di pane e un sorriso
basta a risanare il cuore.
le notti chiuderanno gli occhi
su il domani
ricordi di vita antica da non annullare
che tu mi chiami amore,
ma che tu lo faccia per amore,...
solo per amore,
perché lo provi con il cuore.
Sai, mai ho visto un sentimento
che nasce nella mente e poi duri nel tempo,
dagli occhi non nasce mai l’amore,
se non lo nutri con il cuore.
Tu chiamami pure amore,
io ho bisogno di sentirtelo dire,
a chiare lettere,
sotto la pioggia o il sole,
non smettere mai
di chiamarmi amore.
Son felice nel sentirtelo dire,
perché il vero amore è mai un sentimento
che può finire,
sia che nasca maturo o adolescenziale;
l’amore non ha età,
quando nasce dentro il cuore.
Tu chiamami amore,
te lo chiedo ogni giorno: non smettere mai
di chiamarmi amore
e la nostra vita supererà ogni difficoltà e dolore,
se tu continuerai a chiamarmi amore.

La luce diversa del cielo
scioglieva l'ultima neve di primavera,
l'acqua scendeva per i crinali della montagna
oscurando quel bianco lucore
sciogliendolo in fluido vagante
andando a far crescere rii e fiumi
che scorrevano immergendosi
nell'azzurro mare.
Un'altra stagione s'appressava
con il caldo tepore di giornate gentili
fra le dita del tiepido vento
a percorrere miraggi di mare
ad ammirare giardini in fiore
a sbocciare rose d'ogni colore.
Tu sei andato via in quel frangente:
sei apparso e sparito,
folgore improvvisa in un cielo indaco
che all'improvviso s'è incupito
e di grossi nembi s'è riempito.
Dopo d'allora la mia anima affranta
è rimasta sommersa in un eterno temporale...
ma io mi chiedo ancora.
riuscirò a navigare nuovamente
nel tuo caldo mare?












