Come potrei essere diverso,
quando nei miei passi c’è tutta la mia storia
che gli occhi hanno visto e raccontato al cuore....
Come potrei essere diverso da quello che sono,
essendo il frutto di quello che ho imparato,
non potrei rinnegare me stesso, per qualcosa che ho fatto di sbagliato,
ma solo ricercar, dentro di me, l’umiltà
e ammettere di aver errato.
Come potrei non essere un uomo,
avendo preso il nome da mio padre e io, ad un figlio, averlo tramandato.
Come potrei essere diverso,
se i miei passi non mi avessero portato lontano,
ora sarei solo prigioniero delle altrui parole,
le cui mi avrebbero fatto diventar diverso da quello che sono.
Un uomo che guarda al futuro.
quando nei miei passi c’è tutta la mia storia
che gli occhi hanno visto e raccontato al cuore....
Come potrei essere diverso da quello che sono,
essendo il frutto di quello che ho imparato,
non potrei rinnegare me stesso, per qualcosa che ho fatto di sbagliato,
ma solo ricercar, dentro di me, l’umiltà
e ammettere di aver errato.
Come potrei non essere un uomo,
avendo preso il nome da mio padre e io, ad un figlio, averlo tramandato.
Come potrei essere diverso,
se i miei passi non mi avessero portato lontano,
ora sarei solo prigioniero delle altrui parole,
le cui mi avrebbero fatto diventar diverso da quello che sono.
Un uomo che guarda al futuro.
2 commenti
Ciò
che non
si dimentica
sta al di qua
dell'altrove,
molto
al lato
di una
buona
poesia,
fra l'assai
conveniente
memoria del bene
e quella più scomoda
del peccato.
Abbiamo
avuto fretta, noi,
di risolvere i fallimenti
con l'infallibilità dell'oblio,
abbiamo creduto possibile
adorarsi senza conoscersi,
perdersi per poi ritrovarsi.
E non mi sembra più
un campo eliso
la mia vita,
oggi,
se
per
di qua
o per di là
ch'io mi volti,
trovo soltanto
impronte
che
conducono
tutte quante
allo stesso
allettante
incrocio
.
| 1 Non è la strada del rivoltare i porti e nell’esiguità di un soffio -arido- toccare spazi (del): “è questo il momento, l’ultimo maledetto per accarezzarti stelo di un laccio esile”. Vederle quelle ossa nel campo aperto, scorrerci sopra una luna triste (…) non è mai il caso che generi la vita. Non ci sarò a guardarti, non lascio ombre per case sconosciute, una dentro l’altra a specchio di un notturno senza grida virgola nel firmamento che dici senza dire -riuscire a trovare scampo dal percorso rotto sul filo liscio senza rete- Ed io a scavare un tempo non tempo figurare le battaglie per combattermi cento e cento volte sconfitto e nascere daccapo senza bocca in un’ ortica urlando nei profumi che non sono né saranno: “Ecco, sarò lì, nel tuo germoglio di parole traccia d’ape sul limite di un palmo.” 2 Che strano il tuo volto una luce la perde rifugge il tuo corpo ma è bello vederti quasi nulla… soltanto uno stelo spezzato e ti tocco ti sfioro la mente nel ghigno feroce di un grido mi accechi di luce non mia non nostra del fiume che scorre nel petto e fa gorghi di ritmi fecondi che basta che giri una mano e dai vita alla vita: Sono qui, un chiodo ti affigge non sembra nemmeno\soltanto parola! Troveremo un gallo, vedrai, ci darà un indizio di rotta: è nostro il ritorno del giorno, alla casa il sorriso di madre poi il fumo si adatti alle voci, in un verso un vagito potente. 3 Rimasi solo a vederti scomparire in un giglio di presagi e dire che già c’ero nel morso-bruco negli anni che trascorrevi in riva ad un olfatto senza vie d’uscita. Quelli erano i giorni, gli attimi confusi in un firmamento oscuro senza tregue da rosicchiare come fanno le coscienze\impaurite nel guardarsi intorno. Non avevo scorte da chiamare amore vestendolo di baci\ulivi toccarsi senza gli occhi -essenza amara spremuta dalla pelle- tutto in un ruscello che scorre lento sui fianchi dello stare. Non so dov’è che vai se ti cosparge il seno un orizzonte d’occhi Rimasti dentro a meravigliare Mi resta uno shamano\cormorano che scuote sullo scoglio il sole con le ali. 4 Continuerò a seguire passi dell’inverno indurirmi il ghiaccio del diamante Che importa, dimmi, del biancospino se il sabba dei sonagli è qui nel muro Sarò l’esile cormorano nel ventre-porto, e tu mi danzerai con ali potenti Cigno o donna -custodia del dolore – attorcigliando piedi sul collo fragile, non è questo il tango dei colombi e non c’è musica negli occhi sconosciuti solo vetri e porpora di un giorno che s’acceca uguale ed io non so come… distilla rosa il petto di un gabbiano. |
|
Sentirti
oltre i confini spazio temporali
che ci separano
annullando barriera su barriera
avvicinarsi strato dopo strato
Sentirti
come un fiume dentro
ribelle agli argini
come un fuoco che divora foreste
per arrivare alla mia pelle
assorbirti invisibile in un respiro
Tu, seme di un'assenza
che diventa fiore presente in me
io assassina di distanze...
oltre i confini spazio temporali
che ci separano
annullando barriera su barriera
avvicinarsi strato dopo strato
Sentirti
come un fiume dentro
ribelle agli argini
come un fuoco che divora foreste
per arrivare alla mia pelle
assorbirti invisibile in un respiro
Tu, seme di un'assenza
che diventa fiore presente in me
io assassina di distanze...
Ho tentato inutilmente di dimenticare,
come se fosse possibile per me vivere nell'oblio.
Purtroppo ogni volta che chiudo gli occhi
mi ritrovo con le pupille fisse su un finestrino
mentre sento un corpo estraneo pulsare su di me.
Non riesco mai a dimenticare i dettagli scabrosi,
sono demoni che mi tormentano sotto ogni letto vuoto.
Nemmeno piangere o implodere in piccoli cerchi
ha aiutato granché, mi sono annullata sperando di cambiare forma e nome.
Il momento peggiore era la notte, socchiudevo le palpebre
e cadevo in finta apparenza in uno stato di calma apparente.
Eppure le sue mani ingrate e rugose tornavano a farmi visita
pronte a strappare via quello che avevano lasciato per dessert.
Ho iniziato a temere le mani del mio stesso sangue
come se fossero capaci di tale oscenità
e al contempo ogni mano appartenente a un secondo cervello pensante
mi terrorizzava nel mio profondo più cieco.
Stringersi in posizione fetale fra le lenzuola gelide
ha solo spostato il mio vuoto un centimetro più in là.
ha solo spostato il mio vuoto un centimetro più in là.
Perché so l’urtimo a sapè le cose.
siano gioiose o anche sol curiose?
Sarò distratto o ‘n po’ superficiale
e nun do retta ar sensazionale !
Sarà perché ‘mpicciarmi nun potrei
me piace farmi li cazzacci miei !
Ma ora c’ho saputo che mi fija
s’è data a uno co l’occhi de trija
e l’ho saputo subito, de prima mano
‘n po’ la cosa me fa tanto strano.
Perché vengo subito a conoscenza ?
Ne avrei potuto fare anche senza !
Però nun ve nasconno, so orgojoso,
che quanno er problema è spinoso,
guardano tutti a me, er salvatore,
de li problemi er gran risolutore.
E co ’o stesso pijo je risponno
dietro ad un dito manco me nasconno.
Nun vojio imità certo lo struzzo
nemmeno sono, però, un bello stro….
siano gioiose o anche sol curiose?
Sarò distratto o ‘n po’ superficiale
e nun do retta ar sensazionale !
Sarà perché ‘mpicciarmi nun potrei
me piace farmi li cazzacci miei !
Ma ora c’ho saputo che mi fija
s’è data a uno co l’occhi de trija
e l’ho saputo subito, de prima mano
‘n po’ la cosa me fa tanto strano.
Perché vengo subito a conoscenza ?
Ne avrei potuto fare anche senza !
Però nun ve nasconno, so orgojoso,
che quanno er problema è spinoso,
guardano tutti a me, er salvatore,
de li problemi er gran risolutore.
E co ’o stesso pijo je risponno
dietro ad un dito manco me nasconno.
Nun vojio imità certo lo struzzo
nemmeno sono, però, un bello stro….
Lo vedo il sorriso, è il nuovo giorno
la tuta, le scarpe da tennis, gli occhiali
e le foto scattate ai fiori che trovi per strada
passi lunghi, ricorda da dove sei partita
forse il futuro si è fermato ad aspettarci
se sbircio dai miei versi, ne scorgo il profilo
uno scoglio sull’acqua, cui aggrapparsi
nelle notti di nebbia. E le barriere
che più non ci sono quando siamo in ascolto
delle note della canzone perfetta, mi hai raccolto
tra i fiori di campo, aedo e corriere
del disincanto. E in quel lungo sondarsi
dei fiati, nel cucirsi addosso con ago e filo
i vestiti della bellezza, c’è il fondamento dell’amarci
a un unico suono vibrato. Non è stata una gita
chiamala luna di miele piuttosto, comunque vada
sarà stata la notte più bella, ma saremo normali
e di questo viaggio faremo il biglietto di andata e ritorno.
Erano strati sbriciolati di fogliame -quello sottostante-
a contrastare abbagli e ore del mio giorno
Era la greppia dei miei gigli dannati e d'irti abbracci
a consolare il giorno e quei miei baci persi
Era disteso ed era verde, il verde
che solo dei miei anni non cavalca più la chioma
ed era e non più "fosse" che dio mi vide e mi baciò
Baciò quel lembo di pelle ombrata e tesa nel turbinio d'ombre ed ambre perse
così che il suolo restuisse il tronco
e il falco le mie membra
L’orizzonte finisce…
là dove l’occhio
diventa tavolozza
e rami scarni come mani
pare vogliano stringersi
come patto emozionale
di un’amicizia ancestrale!
Il sole oramai s’alza gioioso
e un mare l’accoglie festoso
pronto al suo nuovo nascere!
Rocce affioranti…
attendono le onde del mare
schiumando…
nel palcoscenico di una magica alba!
"L'ALBA" - DIPINTO di TANIA MICCICHE'

là dove l’occhio
diventa tavolozza
e rami scarni come mani
pare vogliano stringersi
come patto emozionale
di un’amicizia ancestrale!
Il sole oramai s’alza gioioso
e un mare l’accoglie festoso
pronto al suo nuovo nascere!
Rocce affioranti…
attendono le onde del mare
schiumando…
nel palcoscenico di una magica alba!
"L'ALBA" - DIPINTO di TANIA MICCICHE'

Nel giardino del Nilo,
nei pressi di Menfi,
s’annidano loti
come fossero incensi.
come fossero incensi.
S' innestano aromi,
si corrompono i sensi.
si corrompono i sensi.
Attraversano l’aria
come fumi leggeri,
come fumi leggeri,
s’insinuano oltre
l’eterna sorgente,
l’eterna sorgente,
reclamano vie
che sanno d’oriente.
che sanno d’oriente.
Concedono amori
che presto verranno
che presto verranno
emanano sogni,
senza filtri o l’inganno.
senza filtri o l’inganno.
Sono aromi ancestrali,
riflessi di stelle,
riflessi di stelle,
voci di Dee
dal cuore ansimante;
dal cuore ansimante;
ti reinventano il fato
mentre vanno odorando
mentre vanno odorando
e nei loro soffi tu vai rinascendo,
respirando...
respirando...
quell’esser felice soltanto vivendo.


Non è fresca la sera quanto lo sarebbe
se avessi speranza,
o neve d'inverno che prende la forma
sotto la scarpa
di farfalle tanto belle da usare in oreficeria.
Non è fresca la sera,
è come un giorno senza speranza
ora uscirò in giardino a vedere
se le barche della magnolia
si sono riempite di cascata,
e forse mi sembrerà
un tuo divertimento innocente
l'avermi dimenticato per sempre.
Viole, tremate com’io tremo.
Temete la mano brutale
che possa -nel cogliervi-
straziare il velluto vivo.
Ma, ancor più temete
che per sua indolenza
vi lasci all’erba;
umida di rugiada
al mattino o flaccida
nei meriggi, dal sole
consumata.
Viole, spargete nell’aria
col vento d’aprile il profumo
dei sogni più segreti.
Fate che stregato, venga a voi
E poi, con gli occhi
ancora chiusi
portatelo a me.
Ch’io possa sfiorarlo
sulle palpebre sognanti
e rubargli un sospiro
nel tempo di un bacio.
Temete la mano brutale
che possa -nel cogliervi-
straziare il velluto vivo.
Ma, ancor più temete
che per sua indolenza
vi lasci all’erba;
umida di rugiada
al mattino o flaccida
nei meriggi, dal sole
consumata.
Viole, spargete nell’aria
col vento d’aprile il profumo
dei sogni più segreti.
Fate che stregato, venga a voi
E poi, con gli occhi
ancora chiusi
portatelo a me.
Ch’io possa sfiorarlo
sulle palpebre sognanti
e rubargli un sospiro
nel tempo di un bacio.
Cammina piano, tanto il tempo non ha fretta,
segui i tuoi passi e vai con loro, non correre,
tanto il futuro rimane di fronte a te, ha anticipato la storia.
Allunga pure le tue mani, non temere di stringere l’amore,
se guardi dentro di te, lo puoi trovare nel tuo cuore.
Conta pure i giorni della tua vita,
tanto molti li avrai scordati e saranno sola la somma,
su dei calendari sbiaditi e consumati.
Ora sei un uomo adulto e non più un bambino
che, ingenuamente, aveva fretta di crescere e di correre,
inseguendo il destino, seppur esso non insegni che s’invecchia
e ti conduca a conoscere il tramonto del sole.
Siedi e guarda le tue scarpe, hanno suole consumate,
non avere fretta, lascia i tuoi piedi riposare,
tanto il futuro è sempre di fronte a te, che ti aspetta.
segui i tuoi passi e vai con loro, non correre,
tanto il futuro rimane di fronte a te, ha anticipato la storia.
Allunga pure le tue mani, non temere di stringere l’amore,
se guardi dentro di te, lo puoi trovare nel tuo cuore.
Conta pure i giorni della tua vita,
tanto molti li avrai scordati e saranno sola la somma,
su dei calendari sbiaditi e consumati.
Ora sei un uomo adulto e non più un bambino
che, ingenuamente, aveva fretta di crescere e di correre,
inseguendo il destino, seppur esso non insegni che s’invecchia
e ti conduca a conoscere il tramonto del sole.
Siedi e guarda le tue scarpe, hanno suole consumate,
non avere fretta, lascia i tuoi piedi riposare,
tanto il futuro è sempre di fronte a te, che ti aspetta.














