Va il pensiero
s'invola su alture
su monti e pianure
s'alza più in alto
e s'imbeve di cielo
raccoglie nuvole di velo
poi ridiscende
e si tuffa nel mare
ne assorbe il colore
e si fa trasportare
sopra un'isola senza persone
per un attimo si ferma a riposare
poi riprende il viaggio e giunge da te
ti porta i doni
che ha trasportato
sono piccole cose ma molto preziose
una stilla di pioggia
un'onda di mare
un profumo di bosco
trasparenti luci suoni e voci
ogni piccola parte che ti è giunta
parla per me
parla del mio amore
fatto di niente.
la signora dado star
mostra il medio
alla gioconda,
quanta invidia
a mezzaluna
per le lacrime di
beautiful.
sopra il sole
aiutano il cane
a starnutire
alla faccia di geox e deox
qui respira
tutto il mondo,
tranne il morto
al primo piano
con le scarpe
dentro il letto,
ma non bussate
a quel portone
ché l'altro giorno
é uscito un mostro.
Come sta senza gioia la bicicletta di papà,
contro il muro e protetta
da un pezzo di polistirolo
tutta immobilità sta come il mio volto
alle nove di mattina quando m'incammino,
e vedo verniciare il cancello
piuttosto che cader le foglie
e il mio pensiero non lascia un segno
né all'andata né al ritorno -
il giardiniere forse seppelliva un passero,
l'acqua dell'estate ancora non arriva.
Nel buio
c'è una porta,
oltre...
c'è una scala.
Scende, scende.
Oltre, ancora buio.
Solo le mani
solo i pensieri,
avanzano.
Mostri invisibili,
sconosciuti...
si affacciano,
mi osservano.
Non li temo
ma non dormo.
C'è una scala
oltre la porta
e c'è il buio
oltre la scala.
C'è la paura
di un bambino
e c'è un bambino
nascosto...
dietro le sue paure.
Poi c'è un uomo
e c'è un mostro,
cresciuti insieme,
ai lati della scala.
Non m’immischio in affermazioni che saltano voraci come nutrie
ma mi piace sostenere una mia vivida sensazione.
Che tutto sia frutto del tacito accordo volto al non danneggiare.
Perché fa male dire ciò che si pensa.
Sia che il pensiero ci riguardi, sia che riguardi gli altri.
E allora inarchiamo i sopracigli
dimeniamo le mascelle
sprechiamo le smorfie
scambiamo favori per costrizione. Rasentando la morale. O cercandola proprio.
Lasciamo scorrere la noia
senza dirci quanto quest’ultima ci stia avvolgendo.
Lasciamo gli occhi in stand by
poiché unici e “pericolosi” detentori di verità.
Sorprende che cerchiamo di fregarci anche davanti a noi stessi.
Se la conseguenza è una risata e un vaffanculo allo specchio, si può continuare
In caso contrario
è meglio resettare tutto.
Piccolo mio …
tesoro mio grande
virgulto che s’apre alla vita
e mani grandi proteggono
il tuo corpicino…
sicure e piene di calore!
Piccolo mio…
tesoro mio grande
nato da un grande amore
in un mondo
che ne brama l’essenza…
tal che fiorisca e viva!
Il tuo respiro raccoglie ormai
teneri profumi di vita…
batte forte il tuo cuoricino
e dolcemente…
in questa notte piena di stelle
finalmente giungi a rallegrare
anche l’umano andare!
“PICCOLO MIO” di Caterina DORE – Acrilico su tela – 40 x 50.

il calore d'asfalto
pare pietanza
inchiostro di seppia
profumo di mare
ondulare dalla greppia
nel calore disumano
asciutto interiore
già pomeriggio
nel pieno delle ore
La vista
imbambolata
fa sospirare
il fiuto rovente
smette di annaspare
quella ricerca di sollievo
mite nella frescura
resta sogno delle notti
miraggio d'avventura
S'abbassano le gambe
nel fondente appoggio
è soddisfatta la richiesta
del sol leone
limpido nel cielo
battente come maglio
a fondere il piombo
il mestiere di Luglio

S’affacciano
sugli argini pietrosi
dolori
E si cammina mano nella mano
mentre ogni giorno tocca
scorticare il fatidico vuoto
- abisso impunito -
Si perde ogni dignità a stare
senza ciò che dovrebbe colmare
eppure accade
e l’impotenza disintegra
quando steli in divenire
sono incendi spenti
Aride praterie
Ho bisogno di stare da solo
quando il Tempo… è solo un dispetto
Non colpirmi
non colpirmi in una notte come questa
Mi passa agli occhi il cielo e con esso le sue nubi
quelle stanche
accorpate ad altre per dissimulare assolo
Non tingermi le gote e il cuore alterato
del colore di rosa -porpora-
ma sfiora quella che ancora di me è la pelle
al di là del dolo
del mignolo caduco
delle coccole aulenti che ti segnano il rito
ma stancami di te
il sole ne illuminò il cammino,
il vento leggero cullò i suoi i sogni.
Soffici nuvole dipinsero tersi cieli e
arcobaleni d'amore.
Gocce di diamante lo accrebbero ,
fosche nebbie vennero trafitte da dardii di luce,
Ora sei nel tempo e nello spazio, nel sole e nella luna,
piccolo mio,
cielo, nuvole, arcobaleno di speranza,
diamante nel mio cuore,
linfa d'amore.
Impercettibile vento
che sospendi
le nebbie
dell'anima.
su un'isola deserta
costruire un castello
per ammirar le stelle.
Volevi cercare l'orizzonte
slacciandoti i capelli
seguire scie diverse
da questi compromessi.
Volevi, ed io volevo.
Ma i sentieri
non sempre sono veri
scacciano la noia
non i nostri dolori.
Volevi ritrovarti
dove io ancora mi cerco
volevi svelarmi
i segreti dei tuoi boschi.
Volevi naufragare
nei miei infiniti tormenti
baciarmi il cuore
e affogare nel mio sangue.
Volevi, ed io volevo.
Ma adesso che ti cerco
tu dove sei?
Mentre io mi perdo
in sogni non più miei.
sotto la pioggia il vento e il sole, non mi sono arreso,
nonostante mi sia perso in mille domande,
trovando duemila inutili risposte.
Non credevo d'avere un’anima,
ma soltanto un indomito cuore,
seicento anni ad aspettarti per avere un minuto del tuo amore.
Se tu sapessi quanto incredibile sia stato aspettarti,
veder scorrere i granelli di sabbia mentre segnavano il tempo,
dovevi ancor nascere e poi morire.
Nell’attesa mi son mutato in una lacrima,
un gigli, il profumo di un fiore,
per trovare la mia anima nascosta dentro il tuo cuore.
Ergo sarò maledetto
tra i due vesto Caino, tra i dodici calzo Giuda
e dunque assassino di mio fratello
segno sulla fronte a seminare ortiche
e quindi traditore di ogni Dio
in logica di una logica che non deroga
gravità che penetra ogni cosa
magari nessuno sa cosa fomenta la coscienza
la nausea della velocità in uno sguardo
appagamento nella pubblicità
ah calze ah bellezza ah tranquillità
di un vivomorto nel 2017
C’è poco da festeggiare
quel poco che si poteva mi è stato tolto
un assalto al Palazzo d’Inverno
la scomparsa dei T-Rex
appeso per decreto eterno
esposto in piazza dagli Ayatollah










